Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

L’uomo e la donna del futuro?

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 ottobre 2014

ciberneticoMolto probabilmente avranno occhi, capelli e carnagione “mediterranei”, parleranno inglese, vivranno in città e mangeranno prevalentemente carne. Culturalmente si potranno definire democratici capitalisti occidentali e seguiranno una religione monoteista – se non saranno atei. Secondo Mark Pagel, saggista e docente di Biologia evolutiva dell’Università di Reading (GB) e membro della Royal Society, è questa la tendenza che ci attende, seguendo un processo inarrestabile e sempre più rapido di globalizzazione e di omogeneizzazione linguistica, culturale e genetica. Pagel, introdotto da Paolo Ermano, è intervento stasera al FF2014, il Future Forum che proseguirà a Udine fino al 20 novembre, in una conferenza realizzata in collaborazione con l’Università di Udine. «Se volete mantenere una diversità linguistica, in particolare – ha rimarcato rispondendo ad alcune domande del pubblico, che hanno evidenziato la specificità del friulano – dovete lavorare sodo, perché queste sono le tendenze che nel mondo stanno avvenendo spontaneamente». E allora ecco emergere l’esperienza della lingua gallese, confrontabile con l’esperienza del friulano. «Anche in Galles hanno introdotto lo studio obbligatorio del gallese per i bambini delle scuole, altrimenti la lingua locale sarebbe destinata a sparire in una ventina d’anni».
Pagel ha evidenziato come la globalizzazione sia un fenomeno spontaneo, che sempre è esistito («Probabilmente il Mediterraneo può definirsi il primo Internet della storia»), da che gli uomini hanno cominciato a scambiarsi conoscenze e merci. E la globalizzazione è un processo che tende alla prosperità e alla ingegnosità tecnologica: tutti vogliono vivere con queste due condizioni, che possono esistere solo grazie alla globalizzazione. Nel mondo ci sono 7 mila lingue parlate, ognuna delle quali strettamente legata alla cultura più “intima” di una popolo. «Ma sono 10 le lingue parlate dal 50% della popolazione mondiale, alcune delle quali sono lingue ponte, con cui ci si esprime per capirsi – ha rimarcato –. Anche questo processo sta portando a una omogeneizzazione linguistica. Le persone stanno tendendo verso le “lingue di maggioranza”, grazie alle quali il 90% della popolazione mondiale riesce a scambiarsi informazioni». Un fenomeno che fa il paio con l’omogeneizzazione culturale. «Il mondo si sta urbanizzando sempre più rapidamente. Nell’800 solo il 4% della popolazione viveva nelle città – ha ricordato il docente –. Nel 2006 siamo arrivati al 50%. Le proiezioni dicono che nel 2050 il 75% delle persone vivrà in città». Sono le città i luoghi in cui si cerca lavoro, in cui si cerca creatività, benessere, sicurezza. E non ci sono solo le città a uniformare il mondo: ci sono le unioni politiche (come l’Ue o l’Asean), ci sono le unioni monetarie, i trattati economici, le democrazie che via via stanno cercando di sostituirsi ai regimi autoritari, le diete, sempre più a base di carne. Tutto uniforma. E questa è la tendenza che porta la globalizzazione. Ci piaccia o no, però, è la globalizzazione che permette alle comunità di prosperare. «Più una società è isolata, meno è prospera», ha detto Pagel, e anche la tecnologia moderna dipende dalla globalizzazione, ossia dallo scambio di informazioni, idee, materiali e beni. Di converso, la globalizzazione rende il mondo più competitivo: le nuove imprese, per esempio, si estinguono molto più rapidamente delle vecchie imprese, nate in altri contesti economici. I giovani d’oggi sono la “generazione dipendente” (in senso familiare), ossia il 50% dei giovani vive più a lungo in famiglia, segno di una crescente difficoltà e competitività della vita.
L’ultimo processo descritto da Pagel nella sua prefigurazione di scenario, quello probabilmente più lungo in termini di tempo, è l’omogeneizzazione genetica, che comunque risponde a tutte le altre condizioni. La popolazione del mondo si sta muovendo ovunque e se le persone si mescolano, si mescolano anche i geni. In America, nel 2010, già il 10 % dei matrimoni erano matrimoni “interraziali”. Questa è una tendenza globale che tenderà a uniformare dunque anche i caratteri della popolazione mondiale. Da qui l’identikit dell’uomo del futuro. …Salvo imprevisti!

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