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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

La Calabria e il rischio sismico

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 gennaio 2015

Rischio-sismicoCappadona: “In Calabria il 100% dei comuni è in aree potenzialmente ad elevato rischio sismico. In Italia ben 24 milioni di persone vivono in zone a rischio sismico. Il 28 dicembre scorso abbiamo celebrato il 106 esimo anniversario del terremoto di Reggio Calabria e Messina con 120.000 vittime. La risposta dello Stato fu immediata con l’emanazione del Regio Decreto del 1909 che rappresentò l’inizio della moderna legislazione in materia di edilizia antisismica . Ed oggi ?”.“In Calabria il 100% dei comuni è in aree potenzialmente ad elevato rischio sismico e più di 2 milioni di persone vivono in tali aree. In aree potenzialmente ad elevato rischio sismico si trovano circa 719.500 edifici con un numero di abitazioni pari a 1.178.600. In Italia, complessivamente, ben 24 milioni di persone vivono in aree a rischio sismico”. Lo ha affermato Paolo Cappadona , Consigliere Nazionale del Geologi , ricordando i dati del rapporto del Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi e del Cresme.
“Per una circostanza assolutamente casuale – ha proseguito Cappadona – ma decisamente singolare, il terremoto del 28 dicembre scorso, a Cosenza è avvenuto nel 106° anniversario di quella che da tutti è considerata la più grande catastrofe naturale che ha colpito in tempi storici la regione del mediterraneo: il terremoto di Reggio Calabria e Messina: 28 dicembre 1908, Magnitudo 7.2, circa 120.000 vittime.Le due cose non hanno ovviamente alcuna relazione tra loro e, per altro, pur interessando la medesima regione geografica, si collocano in due distretti sismogenetici differenti per stili, modalità di rilascio ed entità di energia in gioco. La Calabria è di sicuro una delle regioni più sismiche.Eppure dopo quel terremoto si registrò per la prima volta il vero e proprio impegno dello stato a operare «in prevenzione» rispetto al terremoto con l’emanazione del Regio Decreto 18 aprile 1909 n. 193.
Tale norma rappresenta infatti l’inizio la moderna legislazione in materia di edilizia antisismica fondata sul binomio Normativa tecnica + Classificazione sismica. Da un lato quindi definire un insieme di regole costruttive rigorose in grado di garantire la resistenza dell’opera da realizzare rispetto a un ipotetico «terremoto di progetto» di intensità predeterminata, dall’altro individuare, sulla base di previsioni probabilistiche fondate sulla conoscenza della storia sismica del passato e sulle informazioni disponibili circa l’ubicazione delle potenziali sorgenti sismogenetiche, l’ambito territoriale nel quale rendere cogente il rispetto delle stesse.
Quella attenzione e sensibilità nei confronti del problema terremoto dimostrata dai decisori politici con l’emanazione di quella fondamentale norma di legge sembra oggi decisamente scemata se è vero come è vero che ad esempio in Calabria la legge Regionale n. 35/2009 (che detta regole specifiche sui controlli delle costruzioni e sulla pianificazione urbanistica in prospettiva sismica), a 5 anni dalla sua emanazione, riscontra non poche resistenze alla sua completa attuazione”.“La ricerca scientifica nel campo della sismologia, nel corso dell’ultimo secolo, ha fatto enormi passi in avanti. Oggi sappiamo – ha concluso Cappadona – con sufficiente dettaglio, quali sono i meccanismi che regolano la dinamica della litosfera terrestre, conosciamo le potenziali sorgenti sismogenetiche, e dunque quali sono le aree maggiormente sismiche che sono state in passato (e lo saranno ancora) colpite da terremoti. Nonostante ciò non è possibile ancora oggi assolutamente prevedere quando ciò avverrà e soprattutto con quale intensità.
Per tale motivo l’unico strumento unanimemente riconosciuto per difendersi dai terremoti, riducendo e mitigandone gli effetti negativi, è la adozione di una serie di comportamenti e di regole, tecniche e indirizzi edilizi e urbanistici adatti allo scopo; in una parola: PREVENZIONE!”In sostanza, se è vero che non è possibile prevedere i terremoti è tuttavia possibile prevedere gli effetti che questi potrebbero avere sul territorio; ciò significa dunque che è possibile mitigare o addirittura neutralizzare tali effetti attraverso una serie di misure di prevenzione. Un approccio in prevenzione al problema terremoto è dunque necessario e, ancor prima che tecnico e normativo, deve essere di tipo culturale coinvolgendo gli attori istituzionali ma anche la popolazione per concentrare gli sforzi prioritariamente in quelle aree là dove sappiamo con certezza che il terremoto si è manifestato in passato e che, in un futuro più o meno prossimo, tornerà”.

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