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Archive for 26 gennaio 2015

Concerti di Mozart e Mendelssohn con due eccellenti solisti e l’Orchestra Roma Sinfonietta

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 gennaio 2015

concerto sapienza1Roma Università Sapienza mercoledì 28 gennaio alle 18.00 musiche di Mozart e Mendelssohn con il pianoforte di Gesualdo Coggi, il violino di Marco Serino e l’Orchestra Roma Sinfonietta, per la stagione di concerti dell’Università di Roma Tor Vergata nell’Auditorium “Ennio Morricone” della Facoltà di Lettere e Filosofia in via Columbia 1, con l’organizzazione artistica di Roma Sinfonietta, il contributo del Mibact e il sostegno della Banca di Credito Cooperativo di Roma.Gesualdo Coggi, uno dei migliori giovani solisti della scena musicale italiana, eseguirà due Concerti per pianoforte e orchestra di Wolfgang Amadeus Mozart, quello in la maggior K. 414 e quello in mi bemolle maggiore K. 449: sono due perle nella collana di diciotto concerti pianistici composti a Vienna da Mozart tra il 17882 e il 1791, che rappresentano un vertice della sua arte e la più straordinaria serie di composizioni di questo tipo in tutta la storia della musica. Coggi si è diplomato presso il Conservatorio “Santa Cecliia” di Roma, si è poi perfezionato con docenti prestigiosi quali Elisso Virsaladze, Alfred Brendel e Franco Sala e ha vinto numerosi concorsi pianistici nazionali ed internazionali. Ha suonato in Italia e all’estero (New York, Chicago, Londra, Seoul, Salisburgo, Budapest, Praga, Rotterdam, ecc.) in prestigiose sale da concerto.
concerto sapienzaFelix Mendelssohn Bartholdy è considerato un prodigio paragonabile solo a Mozart per la precocità con cui si manifestò il suo genio musicale. Ed è appunto una sua opera giovanile che sarà eseguita da Marco Serino: il Concerto in re minore per violino e orchestra, scritto a tredici anni, nel 1822. É una musica ricca di freschezza giovanile, ma anche straordinariamente matura per l’eccezionale padronanza tecnica del giovanissimo compositore. Marco Serino ha suonato in Italia, Europa, Stati Uniti, Giappone e si è esibito come solista con importanti orchestre, quali la Toscanini di Parma, la Scarlatti di Napoli, I Musici, I Solisti di Bologna, la Sinfonica Abruzzese, la Filarmonica di Gyor, l’Orchestra del Conservatorio di Ginevra e Roma Sinfonietta.
L’Orchestra Roma Sinfonietta sarà diretta da Davide Latella, cha ha all’attivo concerti in Italia, Francia, Bulgaria, ecc.Biglietti E. 10,00, Ridotti E. 8,00, Studenti E. 5,00 in vendita all’Auditorium Ennio Morricone prima del concerto.

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Si chiude con un’ottima affluenza di pubblico la decima edizione del Festival delle Scienze dedicata all’Ignoto, un tema che ha suscitato l’interesse di 20 mila persone

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 gennaio 2015

festival delle scienzeRoma, 25 gennaio 2015. Oltre 20.000 presenze in quattro giorni e tanti incontri sold out: si chiude oggi con un nuovo successo la decima edizione del Festival delle Scienze all’Auditorium Parco della Musica.
Carlo Fuortes, Amministratore delegato della Fondazione Musica per Roma, esprime grande soddisfazione: «Dieci edizioni fanno del Festival delle Scienze l’evento meritatamente più longevo dell’Auditorium. Una volta di più la sua formula ha conquistato il nostro pubblico che ha potuto condividere il piacere della conoscenza scientifica con grandi scienziati capaci di divulgare contenuti complessi in maniera semplice. L’undicesima edizione – programmata dal 21 al 24 gennaio 2016 con tema Il Cambiamento – si prefigura come una nuova e affascinante occasione per comprendere alcune delle sfide che la scienza sta affrontando per trasformare la crisi sistemica in opportunità di crescita».
Prodotto dalla Fondazione Musica per Roma in collaborazione con Codice. Idee per la Cultura, e la direzione scientifica di Vittorio Bo e Jacopo Romoli, il Festival è stato un’avventura tra lectio magistralis, incontri, dibattiti, eventi per le scuole, exhibit, spettacoli, con grandi nomi della ricerca scientifica italiana e internazionale che si sono confrontati sul tema dell’ignoto. Perché «Per la scienza non esistono “certezze assolute”» e proprio per questo «essa è il migliore strumento che abbiamo per raggiungere quanto di più certo è concesso a noi creature mortali», ha spiegato Carlo Rovelli durante la sua affollatissima lectio magistralis, che ha registrato il tutto esaurito.
Sold out anche la lectio magistralis del filosofo della New School for Social Research Simon Critchley sul pericolo delle certezze (introdotta Antonio Pascale), il dialogo tra il cosmologo John Barrow, professore di Scienze Matematiche a Cambridge, e Caleb Scharf, direttore del Centro di Astrobiologia della Columbia University, introdotti da Amedeo Balbi, su Cosa ancora non conosciamo e forse non potremmo mai conoscere nell’universo e la presentazione del libro Particelle familiari di Marco Delmastro, fisico del CERN. Al completo anche gli spettacoli Quello che non so, a cura INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che ha condotto il pubblico in un viaggio alla scoperta di alcuni dei misteri più affascinanti della ricerca contemporanea (a cui ha partecipato in collegamento video di Fabiola Gianotti) e Natura non facit saltus, scientia facit di e con Giovanni Bignami prodotto da Media INAF, dedicato alla costanza dell’evoluzione e ai repentini balzi avanti della conoscenza.
Molto affollate anche le lectio magistralis del grande matematico Marcus du Sautoy dell’Università di Oxford su Numeri e incertezza (introdotto da Claudio Bartocci) e di Melissa Franklin, direttrice del dipartimento di Fisica di Harvard, che ha condotto gli spettatori attraverso La misura dell’incertezza e l’incertezza della misura (introdotta da Mauro Dorato).
Sala piena e pubblico attento e motivato per la conferenza dello scrittore e accademico inglese Dylan Evans su Risk intelligence. Come calcoliamo (male) l’incerto (introdotto da Simona Morini) e per l’intervento di Peter Ludlow, professore di Filosofia alla Northwestern University sulla Guerra per la conoscenza (introdotto da Fabio Chiusi). Sala colma anche per il dialogo tra il paleontologo e biologo evoluzionista dell’Università del Kansas Bruce Lieberman e Telmo Pievani, esperto di teoria dell’evoluzione dell’Università di Padova, che si sono confrontati su Il caso e l’incertezza nell’evoluzione della vita.
Numerose le prenotazioni per gli appuntamenti conclusivi di oggi: la lectio di Angelika Kratzer, docente al Dipartimento di Linguistica all’Università del Massachussets, che affronta alle 17 il tema del linguaggio dell’incertezza (introdotta da Paolo Santorio), Mangiocomeparlo, la lezione di cucina di Carmelo Chiaramonte in programma alle 18.30 e il dialogo su (In)certezze su libertà e responsabilità tra i filosofi Erin Kelly e, in collegamento Skype, Daniel Dennett della Tufts University (introdotti da Mario De Caro) che chiuderà stasera alle 19 il Festival.
Molto apprezzati anche gli altri appuntamenti del Festival: il concerto Mare Ignotum. La paura della paura, con la partecipazione di Maurizio Ferraris e interpretato da Patrizia Polia e dall’orchestra PMCE (Parco della Musica Contemporanea Ensemble) a cura di Oscar Pizzo, i dialoghi tra Jeff Leek, professore associato di Biostatistica e Oncologia alla Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, e David Hand, professore di Matematica all’Imperial College di Londra su come Calcolare l’incertezza con precisione, e quello tra Stuart Firestein, direttore del Dipartimento di Scienze Biologiche della Columbia University, e Achille Varzi, professore di Filosofia alla Columbia University (introdotti da Matteo Morganti) su Ignoranza e conoscenza.
Grande successo anche per la serie di iniziative dedicate alle scuole, patrocinate da Roma Capitale – Assessorato alla Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunità: il laboratorio didattico Chi ha paura del buio?, a cura di INAF Istituto Nazionale di Astrofisica in collaborazione con l’Osservatorio Astronomico di Roma, dove i ragazzi delle scuole elementari e medie hanno potuto fare nuove scoperte in compagnia degli scienziati di INAF – Osservatorio Astronomico di Roma. Gli studenti delle superiori hanno invece potuto assistere alla conferenza e proiezione Prossimamente… la scienza (a cura di INAF Istituto Nazionale di Astrofisica e RAI Educational). Dedicato ai ragazzi delle scuole medie anche un laboratorio di giornalismo a cura di Agenzia Ansa in cui è stato possibile seguire tutte le fasi della lavorazione di una notizia.
Apprezzati anche gli exhibit nei foyer: Indovina che?, un grande gioco in cui il pubblico si è divertito a indovinare i volti dei protagonisti del Festival, e Tutto quello che non so, un dizionario interattivo dell’ignoto per esplorare contenuti sconosciuti (a cura di Davide Coero Borga, dmostra | la scienza prende forma). Grande successo anche per Meet LHC, piccola mostra dedicata ai 60 anni del CERN e al contributo italiano ai suoi successi, in cui si è potuto ripercorrere la storia dell’LHC, il più grande e potente acceleratore di particelle mai realizzato (a cura di INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare).
Anche quest’anno il Festival è stato trasmesso in diretta dall’Auditorium da Radio3 Scienza, il quotidiano scientifico della terza rete, con interviste ai protagonisti della manifestazione. L’audio delle conferenze sarà presto disponibile in podcast sul sito http://www.auditorium.com .
(festival scienze)

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La première édition du Prix de la Photographie “Blumm Prize”

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 gennaio 2015

BruxellesBruxelles, le 28 Janvier (43, Avenue Legrand).avec la cérémonie de remise des prix à l’Ambassade de l’Italie (43, Avenue Legrand) , h. 18:30. Le prix de l’art, parrainé par Pomilio Blumm Social Ideas, a le partenariat de Reporters Sans Frontières, EMN Euro Mediterranean Network et ICO.Cinq artistes ont été sélectionnés par le curateur Stefano Schirato : ils ont différemment interprété le thème de l’événement: «J’appartiens».Les œuvres finalistes sont de Hadil Al-Ramli, Mazen Jannoun, Veronika Lukášová, Dionisis Moschonas et Laetitia Vancon.Dans “Le bâtiment de l’Amour” Dionisis Moschonas, Grec, raconte une histoire d’acceptation et de solidarité qui vient d’une Grèce affligée par la crise économique. Ainsi, certaines familles qui vivent les effets de la crise deviennent les véritables protagonistes de l’œuvre.Pour sa part, Hadil Al-Ramli offre le témoignage d’une situation sociale difficile. Son “Qui suis-je? “est un voyage dans sa patrie, la Palestine, dans les décombres d’un conflit éternel et trace des difficultés que les Palestiniens affrontent et avec lesquelles ils doivent vivre quotidiennement.Laetitia Vancon, Française, avec l’œuvre “Ma maison, ma prison” révèle comment “une tradition ancienne qui existe encore dans un pays moderne, tourmente une famille ordinaire”. A son tour, le Libanais Mazen Jannoun utilise la technique du documentaire et avec son “1×1” présente les caractéristiques, les plus représentatives et personnelles, de 25 immigrés qui vivent et travaillent en dehors des frontières de leur pays d’origine.
Dernière œuvre en compétition est “Mars: rêves et plans”, réalisée par l’artiste Tchèque Veronika Lukášová, qui a choisi de rencontrer des scientifiques, des designers et des astronautes de l’Agence Spatiale Européenne pour décrire le sens de la communauté et «pour apprendre à travailler avec le vide » et découvrir «si une mission humaine vers Mars pourrait être accompli en peu de temps par de nombreux groupes disparates”.

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Umanizzazione della cura

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 gennaio 2015

università cattolicaE’ iniziato nel week-end a Brescia il corso “Umanizzazione e dimensione spirituale della cura nei contesti interculturali” (responsabile scientifica Prof.ssa Marialuisa Gennari – Università Cattolica) organizzato dall’Alta Scuola di Psicologia Agostino Gemelli (Asag) dell’Università Cattolica e dall’Irccs San Giovanni di Dio – Fatebenefratelli di Brescia, che si concluderà nel mese di dicembre. Alla base del corso vi è la convizione che non si cura il corpo senza curare anche l’anima e quando l’anima parla un’altra lingua, altre geografie, altri costumi, per l’operatore sanitario si aprono nuove prospettive professionali. «Non è solo un problema di lingue ma di cultura e non è solo un problema di tecnica ma di empatia – spiega Antonino Giorgi, docente dell’Università Cattolica di Brescia – come ha evidenziato questo primo modulo». Il corso consta di otto moduli organizzati presso l’Istituto bresciano (due giorni al mese) e si rivolge a una platea di professionisti laureati con esperienza nei luoghi di cura, oltre che a cappellani, religiosi, operatori pastorali e volontari: l’obiettivo è formare operatori socio-sanitari e pastorali che siano in grado di supportare il malato e la sua famiglia, particolarmente se stranieri.
Alla base di quest’iniziativa vi sono la concezione olistica della cura (corpo-psiche-anima) e l’evoluzione del sistema socio-sanitario che richiede sempre più spesso delle nuove professionalità, solidamente formate e davvero capaci di mediare le proprie competenze in un contesto di integrazione con altre lingue ed altre culture. «Dal lavoro dei gruppi è già emerso un dato importante – sottolinea Giorgi – e cioè l’aumento della fragilità umana nella società attuale. L’aumento delle forme di demenza, ad esempio, è un indicatore macroscopico di questa tendenza, rispetto alla quale l’operatore deve cambiare il proprio punto di vista tradizionale, dotarsi di strumenti interpretativi nuovi e addirittura reinterpretare il concetto di fragilità».
In breve, il corso sta insegnando a riconsiderare la fragilità: «Dobbiamo smetterla di dipingere il demente come un bambino, perché sbaglieremmo approccio: la fragilità di un anziano malato è piuttosto una delle sue caratteristiche personali e l’approccio olistico alla sofferenza insegna a superare la visione tradizionale che segmenta gli aspetti psicopatologici e fisiologici come se fosse possibile curare la persona “a pezzi”. Ergo, dobbiamo fare un salto epistemologico per compierne uno professionale e il corso serve a decodificare questa realtà e aiuta il professionista a compiere questo passaggio, che si traduce in una migliore cura».
In questo contesto rientra anche il tema della spiritualità come parte integrante dell´essere umano, insieme a quello interculturale. In tal senso, presso l’Irccs Fatebenefratelli di Brescia è partito di recente anche un corso sull’accompagnamento spirituale dei sofferenti. Il corso dell’Università Cattolica di Brescia si articola in lezioni teoriche (150 ore), laboratori (100 ore) e un periodo di tirocinio, anche all’estero, grazie alla collaborazione dell’ospedale San Giovanni di Dio di Barcellona. Una delegazione di quel nosocomio ha partecipato al primo modulo di lezioni.

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