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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 312

Archive for 18 febbraio 2015

UK Higher Education in Crisis

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 febbraio 2015

Queens University Belfast,Speaking at a breakfast meeting today, Robin Chater — Secretary-General of the Federation of International Employers (FedEE) — pointed out that “the UK spends less as a percentage of GDP on higher education than most of our major world competitors. According to the latest UNESCO statistics just 1.02% was spent on the tertiary educational sector in the UK compared to 1.29% in France, 1.38% in Germany and 1.39% in the USA.” Robin Chater went on to point out that, on closer examination, the pattern of spending was far from even. “The cost per head in England is far lower than in Wales, Scotland or Northern Ireland. In fact, the per capita expenditure in Northern Ireland is 60% higher than in England (Public Expenditure National Statistical Analyses 2014). This is largely due, of course, to the growth of student tuition fees and the fact that Wales and Northern Ireland heavily subsidize ‘home’ students, and Scotland has lifted tuition fees altogether.”
“It could be argued, however, that asking English students to pay excessive tuition fees does at least increase funding to higher education and thereby raise educational standards. The increased financial burden on students might also be seen as a greater incentive to apply themselves to their higher educational studies. Yet there is little evidence that standards of education or student diligence has risen. Many gifted students have decided to skip University education altogether, student drop-out rates are higher than ever and Universities have not responded by increasing staffing numbers to any significant extent. In fact, the preoccupation of many English Universities has been on recruiting foreign students who may be charged tuition fees around 50% higher than those of home students.” “If we take as an example Reading University. Funding body grants fell between 2009 and 2014 by ₤25.8m, but tuition fees rose over the same period by ₤50.8m. However, during the same period staff numbers fell by 2.1% . Moreover, over 20% of the extra student revenue came from foreign student tuition fees. So where has all the additional funding gone? One answer is in higher salaries for senior personnel. In 2009 there were 22 University staff earning over ₤100,000 a year, whilst by 2014 this had virtually doubled to 41.” “The present higher educational funding system in the UK can also lead to many anomalies and inequalities. For instance in Northern Ireland, at Queens University, Belfast, students from other parts of the UK are charged ₤9,000 a year in tuition fees whilst students from the Irish Republic or other non-UK EU countries are charged only ₤3,685. What is more, students attending institutions at the bottom of the University league table can pay virtually as much for tuition as those in the best institutions. For instance, The University of East London was ranked at the last review (http://www.thecompleteuniversityguide.co.uk/league-tables/rankings) as one from the bottom, but its annual fees are only ₤531 lower than the maximum that can be charged.”“If the pace of economic growth in the UK is to be regained and sustained at pre-2007 levels, much more needs to be done to increase public investment in the development of human capital. As things stand Universities are not providing good value for money to home students, they are directing resources away to more lucrative foreign students and there is a lack of centralized control by government to ensure that standards are maintained and fairness is achieved. England is trying to get its intellectual wealth on the cheap and in the resulting free-for-all it is only the most senior University staff who are winning out.”
The Federation of International Employers (FedEE) was established in 1988 with initial assistance from the European Commission. FedEE now operates on an independent basis from regional offices in the UK and Hong Kong. All its members are major multinational enterprises and it is currently chaired by the Ford Motor Company.

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Nuovi paradigmi per lo Storage IBM grazie al ruolo del software

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 febbraio 2015

ibmIBM ha presentato IBM Spectrum Storage, un nuovo portafoglio di software intelligente per lo storage concepito per eliminare le inefficienze. Il nuovo software archivia dinamicamente ogni bit di dati al costo ottimale, massimizzando le prestazioni e garantendo la sicurezza. IBM Spectrum Storage incorpora più di 700 brevetti ed è progettato per aiutare le imprese ad adottare un modello di business di cloud ibrido, gestendo enormi quantità di dati nel luogo e nella modalità prescelte in modo facile e veloce da un unico dashboard. Il software aiuta a spostare i dati nella sede giusta, al momento giusto – dal flash storage per un accesso rapido al nastro, al cloud – per minimizzare i costi. Per accelerare lo sviluppo del software di storage della prossima generazione, IBM ha annunciato inoltre piani di investimento per oltre 1 miliardo di dollari per il suo portafoglio di prodotti nell’arco dei prossimi cinque anni. Con questo investimento, l’azienda punta ad estendere la propria leadership nella tecnologia dello storage, dopo essere stata di recente nominata numero uno nelle piattaforme di Software Defined Storage da IDC1. L’investimento sarà incentrato sulla R&S di nuove tecnologie di software per lo storage cloud, object storage e open standard, tra cui OpenStack.“Serve un nuovo approccio per aiutare le organizzazioni a gestire i costi e la complessità generati dal crescente volume di dati. Lo storage tradizionale è inefficiente e inadeguato oggi perché il valore di ogni singolo dato cambia continuamente”, commenta Tom Rosamilia, Senior Vice President IBM Systems. “IBM sta rivoluzionando lo storage con il software Spectrum Storage, che aiuta i clienti a sfruttare con più efficienza i propri investimenti hardware per estrarre il pieno valore di business dei dati”. Ora che le nuove applicazioni richiedono la distribuzione e il delivery su cloud, cresce la domanda di archiviazione dei dati in questo ambiente. Ciò richiede un nuovo approccio alla gestione dei dati, con uno strato di software in aggiunta all’hardware esistente, per avere una gestione intelligente. A questo proposito Gartner prevede che “entro il 2019 il 70 per cento delle soluzioni storage esistenti sarà disponibile anche in versione “solo software” e che entro il 2020 tra il 70 e l’80 per cento dei dati non strutturati sarà conservato su storage a basso costo, gestito da ambienti di Software Defined Storage”.2. Per cogliere questa opportunità, IBM ha creato una roadmap accelerata per estrarre intelligenza dai suoi tradizionali sistemi storage su hardware, permettendo ai clienti l’utilizzo in qualsiasi forma: come servizio, come appliance o come software. IBM Spectrum Accelerate è il primo prodotto software realizzato sulla base del software derivato dalla sua appliance di storage di alta gamma XIV. IBM Spectrum Accelerate permette alle organizzazioni di inserire nella loro infrastruttura uno strato di funzionalità intelligenti derivate da XIV. Queste funzionalità comprendono un’architettura esclusiva, che non richiede messa a punto e consente di aggiungere capacità di storage in modo dinamico nel giro di minuti, un’operazione che oggi richiede l’installazione e la messa in produzione di nuovi sistemi hardware e che viene fatta nell’arco di alcuni mesi. Il software garantisce la business continuity in caso di malfunzionamenti o incidenti mentre con le soluzioni della concorrenza si corre il rischio di perdere 15 minuti o più di dati. Velocità e protezione dei dati sono fattori essenziali per tutte le organizzazioni che operano in settori guidati dai dati, come in campo finanziario, nella Sanità, nel Retail, nel mondo delle telecomunicazioni e che spesso scelgono il cloud ibrido per gestire nuovi carichi di lavoro.
Con questo annuncio di IBM Spectrum Accelerate viene introdotto il software più “aperto” del settore, basato su standard e disponibile per l’uso su hardware di largo consumo. I clienti possono usare Spectrum Accelerate per raggruppare le risorse di datacenter esistenti realizzando il proprio ambiente hyper-cloud scalabile e di livello enterprise. Utilizzando un unico dashboard user-friendly, creato da IBM Design Lab e da progettisti leader del settore, il software gestisce i dati in modo flessibile ed efficiente in termini di costi su tutti i datacenter esistenti e negli ambienti cloud appositamente realizzati dei clienti.L’architettura XIV è stata collaudata in grandi ambienti cloud, con clienti quali Netflix, la società di streaming online on-demand.Netflix si è rivolta di recente a IBM per creare un’infrastruttura di storage più agile per le sue sfide di gestione dei dati sempre più impegnative. La società ha adottato sistemi di storage IBM XIV Gen3 per gestire i database e le attività di sviluppo, test e back-up. È riuscita così a sostituire i 16 sistemi di storage esistenti con solo tre sistemi XIV, con una riduzione dell’80 per cento dello spazio fisico occupato dal datacenter e prevede che i sistemi le consentiranno di aumentare significativamente le transazioni di database al minuto.

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Chi è il nostro vicino di casa musulmano?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 febbraio 2015

?????????????????????????????????(di Giuseppe BIANCHI) Giorni fa, a Roma mi trovavo in autobus con alcuni passeggeri mussulmani. Non era certo la prima volta ma per la prima volta mi trovai a chiedermi: chi sono veramente, cosa pensano di noi, sono amici o nemici? Dopo i fatti di Parigi, ma anche di Londra, di Madrid, mi sentii parte di una comunità insicura e me lo confermava, guardandomi intorno, i poliziotti, i carabinieri posti a presidio delle piazze principali, dei monumenti storici, delle sedi istituzionali.
Un mutamento è già avvenuto nella nostra vita quotidiana che ci porta a riflettere sulla nostra società multi-etnica, sui diritti nostri e degli altri con cui viviamo in contiguità.
La nostra libertà di stampa, di religione contiene la possibilità di burlarsi delle altre religioni, di Maometto e di Allah? Queste libertà sono assolute o hanno dei limiti? D’altro canto non esistono già leggi che prevedono limiti alla libertà di negare il genocidio ebraico, e nella legislazione francese, (ho letto) quello armeno? Quanti sono stati gli inviati a giudizio per apologia del nazismo o del fascismo a mezzo stampa? E’ di senso comune che la libertà non può essere dissociata dalla responsabilità e dalla razionalità di chi ne fa uso. Che senso ha provocare quei miei compagni di viaggio nella loro credenza religiosa quando già devono affrontare i gravosi inserimenti in una società diversa dalla loro.Non sono però tanto ingenuo dal pensare che il rispetto della reciproca religiosità sia di per sé garanzia di pacifica convivenza. Ci sono montagne di scorie da smaltire prima di giungere, per lo meno, ad una reciproca comprensione.
Noi occidentali, ad esempio, non abbiamo mai cercato di capire la complessità di questi paesi mussulmani. Prima li abbiamo visti sotto il profilo dell’occupazione coloniale. Poi per soddisfare i nostri bisogni energetici ed economici senza guardare alla qualità democratica dei governi, poi intervenendo militarmente in nome di una supremazia dei nostri valori, infine gioendo, da molto lontano, della cosiddetta “primavera araba” senza capirla.
E nei confronti dei mussulmani immigrati li abbiamo abbandonati nelle periferie degradate delle nostre grandi città senza accompagnare la loro presenza con un potenziamento dei beni pubblici.
Una umiliazione di lungo periodo che porta con sé il senso della rivincita e che rende sfuocato ogni ricordo di quando a partire del X Secolo, soprattutto in Spagna, cristiani e mussulmani convissero in modo relativamente pacifico (per quei tempi) nel comune interesse allo sviluppo dei commerci e in presenza di una dialogante comunità di intellettuali interreligiosi che trovò il suo centro nella città di Cordoba.Ulteriore quesito che oggi si pone è: siamo in guerra con il mondo mussulmano? Siamo in guerra con l’islamismo radicale, con i terroristi, un fenomeno ormai globale, senza confine, una multinazionale del terrore che può colpire ovunque. Un movimento terroristico che si è dotato anche di uno stato, di un territorio, di un esercito, di una grande capacità di finanziamento, punto di riferimento e di aggregazione per nuovi proseliti combattenti e che ora si trova alle porte del nostro Paese.Se guerra è, essa va combattuta e non bastano le nuove tecnologie dei satelliti, dei droni, per vincere. Per vincere bisogna mettere in campo risorse strategiche militari e finanziarie; bisogna mobilitare le istituzioni internazionali a tutela della pace; bisogna far leva sulle forze locali più aperte al confronto; bisogna favorire la formazione di nuove statualità stabili.
L’Europa che marcia unita a Parigi, dopo l’aggressione terroristica, deve trovare il coraggio politico di mettere in campo cessioni di sovranità nazionali per combattere il terrorismo, al contrario di quanto sta avvenendo con la messa in discussione del trattato di Schengen.
Ma di quale guerra si tratta: di un conflitto di civiltà, di un conflitto religioso? E’ evidente che da parte dei mussulmani radicali l’uso della religione è strumentale perché in realtà si tratta di un conflitto di potere. Un conflitto di potere nei confronti dell’Occidente che essi giudicano sfibrato nei suoi valori identitari, ma anche tra le varie etnie (gli sciiti, i sunnniti e altri) per la conquista di una supremazia che sta provocando migliaia di vittime mussulmane. E’ in atto una guerra parallela contro l’Occidente e tra i diversi regimi islamici, la cui ambiguità nei confronti del terrorismo (Arabia Saudita, Qatar) dovrebbe cessare nella misura in cui rivendicano rapporti privilegiati con il mondo occidentale (esigenza rafforzata dopo le conquiste territoriali dell’Isis).
Da ultimo c’è il problema dei cosiddetti mussulmani moderati in casa nostra. L’insistenza con cui si chiede loro di schierarsi contro i fratelli che sbagliano ha un contenuto di provocazione. La grande maggioranza di loro è contro la violenza ma la religione di appartenenza è l’unica identità in cui si riconoscono.
Senza contare che pesa su di loro una lunga storia di sottomissione ai diversi califfi, pascià, prima ancora che nei confronti degli occupanti coloniali, per cui prevale una propensione all’attesa per accodarsi al carro dei vincitori. Più che chiedere a loro qualcosa sarebbe bene preoccuparci di offrire loro condizioni di una vita dignitosa che risponda alla speranza che hanno posto in noi.
Si ripropone il problema delle nostre periferie degradate, polveriere di violenza e di antagonismi fra ceti sociali ed etnie.
L’enfasi posta sulla sicurezza non può essere disgiunta dalla riqualificazione di queste aree, abbandonate a sé stesse. Renzo Piano ha parlato di “rammendo”, di una continuità da ricostruire fra centri storici e periferie. Non è solo un problema di risanamento edilizio ma anche di creazione di centri culturali, di punti di incontro, di volontariato sociale perché nel degrado si alimentano le forme più estreme di populismo razziale e, per contro reazione, di radicalismo religioso.
La conclusione è che siamo di fronte ad uno snodo della storia i cui eventi sono imprevedibili ma che già da oggi pongono problemi inediti ai cittadini sul piano del rapporto fra libertà e sicurezza, fra laicità e senso religioso, tra volontà di estirpare ciò che è diverso da noi e tolleranza.Siamo in presenza di una materia complessa ma è bene prenderne coscienza per avere una opinione pubblica informata in grado di sottrarsi alle semplificazioni che alimentano contrapposti fanatismi. (Giuseppe BIANCHI)

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Sel: bloccare gli sfratti famiglie più disagiate

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 febbraio 2015

blocco-sfratti“Negli ultimi tempi, vista la crisi che attraversa il nostro Paese, stanno aumentando gli sfratti s per morosità. Fino al 31 dicembre 2014,almeno per i nuclei con redditi inferiori ai 27 mila euro lordi e contemporanea presenza di almeno una delle seguenti condizioni: anziani ultra sessantacinquenni, minori portatori di handicap, malati terminali, era prevista una sospensione delle esecuzioni dello sfratto per finita locazione. La proroga di questa sospensione non è prevista nel Decreto del Governo detto “mille proroghe” in discussione in Parlamento. Questo sta determinando anche in questi giorni l’esecuzione degli sfratti anche per le famiglie che sono nelle condizioni di grave disagio sociale nonostante sappiamo che sono stati presentati numerosi emendamenti che chiedono di inserire la proroga del blocco degli sfratti ne Decreto. A questo si aggiunge il fatto che appare davvero insufficiente quanto stanziato dal Governo per aiutare le famiglie che subiscono uno sfratto per “morosità incolpevole”. I fondi che arrivano al Comune di Roma potranno dare risposte solo ad una minima parte delle richieste e quindi si estenderà il problema dell’emergenza casa anche nella nostra città. Chiediamo quindi il blocco degli sfratti per le famiglie più disagiate e interventi per quelle famiglie che hanno la sfratto per “morosità incolpevole”. E domani mercoledì 18 febbraio alle ore 18 saremo in piazza Santi Apostoli, sotto la Prefettura, insieme alle forze sociali e di movimento della città, per chiedere questo atto di civiltà e scongiurare che l’emergenza casa a Roma diventi esplosiva”. E’ quanto ha dichiarato il coordinatore Sel Area Metropolitana di Roma, Maurizio Zammataro.

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Sistema irriguo Irriframe

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 febbraio 2015

sistema irriguo IrriframeRisparmiare annualmente almeno 500 milioni di metri cubi d’acqua: è questo l’obbiettivo dichiarato anche in sede internazionale dall’Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni (A.N.B.I.) per il sistema irriguo Irriframe attualmente attivo in 60 Consorzi operanti su quasi il 50% della superficie irrigua nazionale (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria, Sardegna). L’annuncio è stato dato a Marsiglia, in Francia, durante il Forum sull’acqua, organizzato dalla Regione Paca, presenti i rappresentanti dei Paesi euromediterranei, interessati ad una virtuosa gestione della risorsa idrica. Ampio è stato l’interesse suscitato dal software italiano che, attraverso la combinazione di più parametri, offre il miglior consiglio irriguo all’agricoltore, permettendo un risparmio fino al 25% nel fabbisogno d’acqua (nel 2014 sono stati calcolati oltre 150.000 bilanci idrici, interessanti circa 9.000 appezzamenti di terreno ed inviati più di 30.000 sms di consiglio irriguo agli agricoltori); ne sono conseguenza le numerose richieste di missioni straniere per verificare l’applicabilità di tale tecnologia “made in Italy” in altre zone del Pianeta. Il sistema Irriframe, che sarà tra i protagonisti di Expo 2015, è stato molto apprezzato anche dalle associazioni ecologiste presenti, perché risponde ad esigenze ambientali (preleva una quota di risorsa sostenibile e mirata a raggiungere un equilibrio ambientale tra apporti naturali ed impieghi), produttive (crea valore aggiunto alla filiera acqua, massimizzando il reddito dell’agricoltore e liberando risorse crescenti per l’impiego nei settori industriale e civile), etiche (armonizza l’irrigazione con altre pratiche colturali per fornire prodotti agricoli sempre più sani e con ridotto impiego di antiparassitari, diserbanti, concimi).
“L’impegno green dei Consorzi di bonifica italiani – commenta Anna Chiumeo, Direttore dell’Unione Regionale Bonifiche Puglia, che ha rappresentato l’ANBI al Forum di Marsiglia – è attivo anche nel campo delle energie rinnovabili attraverso l’annuale produzione idroelettrica di oltre 380 milioni di kilowattora, cui aggiungerne altri 2 milioni circa derivanti dal fotovoltaico. Non solo: sono in atto in alcuni Consorzi di bonifica, di cui uno pugliese, sperimentazioni sull’uso di materiale boschivo e fogliame, in particolare di ulivi e viti, per trasformarlo in “pellet“ o per adoperarlo nel riscaldamento di edifici pubblici. Tutto questo impegno – conclude la rappresentante A.N.B.I. – porta alla conservazione della risorsa acqua ed alla riduzione dell’inquinamento, garantendo sviluppo economico e sociale.”

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