Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Archive for 20 febbraio 2015

The Civil Liberties Committee will hold a meeting on

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 febbraio 2015

BruxellesBruxelles Monday 23 and Tuesday 24 February Room: József Antall (JAN) 6Q2 This meeting will bring together national and European parliamentarians to discuss the smart borders proposals: an Entry/Exit System (EES) and a Registered Traveller Programme (RTP). Proposed by the Commission in 2013, the smart borders package aims to improve the management of the external borders of the Schengen member states, fight against irregular immigration and provide information on over-stayers, as well as facilitate border crossings for pre-vetted frequent third country national travellers. The input of national parliaments is sought not only in general terms but also against the background of very diverging national situations (as regards their geographical location, the types of borders, the travel flows etc.) and experiences (as regards, for example, the use of national entry/exit systems or types of registered traveller programmes). The meeting will provide input for the committee rapporteurs, Agustín Díaz de Mera (EPP, ES) and Tanja Fajon (S&D, SL), while awaiting revised proposals announced for late 2015/early 2016 by the European Commissioner for Migration, Home Affairs and Citizenship, Dimitris Avramopoulos.
– EU agency for law enforcement training (Cepol) – vote on a draft report by Kinga Gál (EPP, HU) (Tuesday, 15.00 – 15.20)
– Electronic mass surveillance of EU citizens: follow-up to the EP resolution of 12 March 2014 on the US NSA surveillance programme, surveillance bodies in various member states and their impact on EU citizens’ fundamental rights and on transatlantic cooperation in Justice and Home Affairs – consideration of a working document by Claude Moraes (S&D, UK) (Tuesday, 17.45 – 18.30)
– Annual report by the French Council of State (Conseil d’Etat) on digital technology and fundamental rights – presentation by Jacky Richard, Vice-President and general rapporteur of the Research & Studies Department, and Laurent Cytermann, deputy general rapporteur, master of petitions, Council of State (Conseil d’Etat), France (Tuesday, 17.00 – 17.45)
The Civil Liberties Committee will also meet on Thursday 26 February (agenda to follow)

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Detenzione amministrativa dei cittadini di Paesi terzi in Grecia

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 febbraio 2015

Onu palaceL’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime apprezzamento per la dichiarazione congiunta del Ministro Supplente Citizen Protection, Ioannis Panousis, e il Ministro Supplente delle Politiche Migratorie, Anastasia Christodoloupoulou, che riconosce e si impegna a risolvere immediatamente alcune problematiche riguardanti la detenzione amministrativa dei cittadini di Paesi terzi in Grecia.Questa dichiarazione arriva nel momento in cui tre cittadini di Paesi terzi detenuti sono deceduti (uno a causa di problemi di salute, gli altri due si sono tolti la vita) mentre erano in stato di detenzione amministrativa, ad Atene e Salonicco.In questo contesto, l’UNHCR accoglie come un passo nella giusta direzione l’annuncio della revoca immediata della decisione ministeriale che permette un prolungamento della detenzione oltre i 18 mesi, il rilascio immediato e rinvio alle strutture d’accoglienza dei gruppi vulnerabili, il rilascio dei richiedenti asilo e di coloro la cui detenzione ha superato i sei mesi, l’implementazione immediata di misure mirate a migliorare in modo sostanziale le condizioni di detenzione, così come l’uso di misure alternative alla detenzione. L’UNHCR, così come altre agenzie internazionionali e nazionali, ha più volte evidenziato i gravi problemi legati alla detenzione amministrativa in Grecia, riguardo sia alle modalità di esecuzione, sia alle condizioni di detenzione che sono di gran lunga inferiori agli standard minimi internazionali.Ad oggi, piuttosto che trattarsi di una misura d’eccezione, la detenzione era diventata una pratica consueta, mentre non venivano rispettate le garanzie e le procedure necessarie. Tra i cittadini dei Paesi terzi che sono entrati nei centri di “pre-allontanamento” erano presenti molte persone bisognose di protezione internazionale o persone con bisogni specifici. Lo scorso anno, il prolungamento del periodo di detenzione di una persona, insieme alle condizioni di detenzione altamente problematiche, hanno aggravato ulterioremente la situazione.
L’UNHCR vuole evidenziare la necessità di un impegno comune per il rapido esame delle domande d’asilo avanzate dalle persone in detenzione, cosi come per creare nuove strutture d’accoglienza per i richiedenti asilo e i minori non accompagnati, visto che le strutture al momento esistenti sono gravemente insufficienti in confronto alle esigenze attuali.
L’UNHCR è disponibile a lavorare con le autorità greche e sostenere qualsiasi impegno volto a razionalizzare la detenzione amministrativa dei cittadini di paesi terzi, oltre alla ricerca e all’applicazione di misure alternative alla detenzione.

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Whirlpool Emea: incontro al Ministero dello Sviluppo

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 febbraio 2015

ministero sviluppo economicoLa delegazione Whirlpool ha preso parte all’incontro organizzato al Ministero dello Sviluppo Economico presso la propria sede e ritiene questo incontro un ulteriore passaggio importante all’interno del dialogo continuo e del reciproco rispetto tra azienda, istituzioni, lavoratori, rappresentanti sindacali, clienti e partner commerciali che sono ‘stakeholders’ di Whirlpool. L’azienda ha apprezzato l’opportunità di avere questo primo confronto allargato dopo il perfezionamento dell’acquisizione di Indesit Company avvenuto a fine 2014. L’incontro ha permesso di aprire una discussione sulle linee guida riguardanti i piani futuri di Whirlpool in Italia, considerando la grande importanza che il Paese riveste nella strategia EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa) della società. Nell’apprezzare l’operato del Governo e ringraziando il Ministro Guidi per l’attenzione e la sensibilità dimostrata, Whirlpool sottolinea che il management è impegnato a fondo nella preparazione del piano industriale di cui discuterà ulteriori dettagli il prima possibile. Il piano è di ampio respiro e riflette la necessità di integrare le varie componenti aziendali in modo sostenibile, coinvolgendo oltre 26,000 dipendenti, 23 stabilimenti e molteplici centri di ricerca e toccando numerosi mercati nella regione EMEA. Sebbene il piano industriale non sia ancora ultimato, Whirlpool continua a confermare che l’Italia è un paese molto importante per la sua struttura regionale.
Il piano, la cui finalizzazione è prevista per i prossimi mesi, valorizzerà la legacy industriale di Indesit – che non è solo una grande azienda, ma rappresenta un pezzo importante della cultura d’impresa italiana ed europea – e terrà nel dovuto conto gli accordi sottoscritti nel dicembre 2013 tra Indesit Company e le parti sindacali.Whirlpool continuerà a condividere ulteriori dettagli con i dipendenti, i sindacati, il Ministero dello Sviluppo Economico e le ulteriori parti coinvolte sulla base dello sviluppo del piano industriale.
Con circa 26.000 dipendenti, una presenza sui mercati di oltre 30 paesi in Europa, Medio Oriente e Africa, e siti produttivi in nove paesi, Whirlpool Europe, Middle East & Africa (EMEA) è una società interamente controllata da Whirlpool Corporation, l’azienda leader a livello mondiale nella produzione e commercializzazione di grandi elettrodomestici. Nel 2014, Whirlpool Corporation ha avuto un fatturato annuale di circa 20 miliardi di dollari, 100.000 dipendenti e 70 centri di produzione e di ricerca tecnologica in tutto il mondo. L’azienda commercializza i marchi Whirlpool, Maytag, KitchenAid, Jenn-Air, Amana, Brastemp, Bauknecht, Indesit, Hotpoint e altri importanti brand quasi in ogni paese del mondo. Il Centro Operativo Europeo di Whirlpool si trova in Italia, a Comerio (VA) (foto fonte Wikipedia)

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Decisione del Consiglio di Stato conferma legittimità dell’impianto del Decreto Bondi

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 febbraio 2015

giustiziaLa sentenza parziale del Consiglio di Stato conferma la piena legittimità del Decreto dell’allora Ministro Bondi rigettando nel merito tutti i motivi di ricorso degli appellanti.“Le censure dedotte sono infondate e vanno respinte: le sentenze impugnate del TAR meritano di essere confermate”, un pronunciamento piuttosto eloquente ed emblematico a favore delle ragioni dei titolari dei diritti e del provvedimento del 2009 con si è previsto l’aggiornamento dei compensi per copia privata.La remissione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per uno specifico e limitato aspetto, relativo alla compatibilità del nostro impianto normativo (primario e secondario) per l’esenzione ex ante del prelievo per gli usi esclusivamente professionali, tramite protocolli applicativi, non sposta di una virgola il giudizio complessivo sul sistema di prelievo italiano e cioè di conformità, proporzionalità e ragionevolezza del quadro vigente, aggiornato, come noto, nel 2014 dal Ministro Dario Franceschini.La Sesta Sezione della massima giustizia amministrativa ha infatti ribadito, in tutte le sue parti, le decisione assunte dal TAR, confermando l’infondatezza e l’inconsistenza giuridica del ricorso degli appellanti, sottolineando, ancora una volta, che ciò che conta ai fini della soggezione all’obbligo di pagamento dell’equo compenso è che apparecchiature, dispositivi e supporti di riproduzione siano idonei (“la mera capacità, idoneità, potenzialità di realizzazione di copie private da parte di tali apparecchi”) a essere utilizzati per realizzare copie private, potendo causare un pregiudizio potenziale all’autore dell’opera protetta.

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La mafia in veneto

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 febbraio 2015

mafia in venetoIl Veneto è la Quinta regione in Italia per operazioni finanziarie sospette; decima per beni confiscati alla criminalità; operazioni di riciclaggio quadruplicate; casi di usura più che raddoppiati. Questo lo spaccato (dati al 2013) che emerge da «Mafie e criminalità in Veneto», ricerca di Unioncamere del Veneto presentata presso la Camera di Commercio di Padova da Fernando Zilio, presidente Unioncamere del Veneto e Cciaa patavina, Roberto Tommasi, referente regionale dell’Associazione Libera contro le Mafie, il giornalista Antonio Selvatici e Nando dalla Chiesa, presidente onorario Libera. La ricerca è stata realizzata nell’ambito del protocollo d’intesa tra Unioncamere del Veneto e Libera, sottoscritto nel febbraio 2012 e rinnovato nel 2014, al fine di sviluppare forme di collaborazione per una più efficace realizzazione d’iniziative destinate alla diffusione della cultura della legalità ed al contrasto alle infiltrazioni mafiose.«Per troppo tempo – ha detto il presidente di Unioncamere Veneto, Fernando Zilio – abbiamo ritenuto che la mafia, le mafie, fossero un problema solo del Sud. Chi sosteneva il contrario non solo doveva sopportare i sorrisetti di circostanza, ma doveva quasi sentirsi fortunato se non veniva accusato di “procurato allarme”. Ora che abbiamo “scoperto” che la mafia è nel bar e nel ristorante sottocasa, nel negozio da cui ci serviamo, nei trasporti, nelle costruzioni e negli alberghi, oltre che nel gioco d’azzardo, nella prostituzione e nel traffico di esseri umani, fatichiamo comunque a trovare gli antidoti. Quasi che scoprire “il re nudo” sia un fastidio da accantonare. Invece dobbiamo essere coscienti che le mafie, oltre che inquinare il mercato con prodotti contraffatti, oltre che annientare parti sane dell’economia, introducono anche la violenza come metodo sia nei confronti delle cose che delle persone. Prendere coscienza di tutto questo e sostenere l’azione di chi, come l’Associazione Libera, si batte per far emergere la legalità non solo è doveroso, ma diventa indispensabile se non vogliamo vedere l’economia della nostra regione passare dal ruolo di traino del Paese a quello di “lavatrice” di denaro sporco».«Le pagine del Quaderno raccontano di capitali sospetti, sporchi, ambigui, entrati chissà come, e in silenzio, nel tessuto della nostra comunità, come sottolinea Marcello Cozzi nella prefazione – spiega Roberto Tommasi di Libera –. Raccontano di inchieste che disegnano una geografia attraversata da estorsioni, usura, tratta degli esseri umani, traffici di droga, armi e rifiuti. Una geografia nella quale mafie e corruzione sono nel sistema dei mega appalti e dei fiumi dei finanziamenti europei. L’intento è soprattutto divulgativo, un contributo a sollecitare l’opinione pubblica affinché possa aumentare la coscienza e l’attenzione su un fenomeno spesso poco conosciuto o addirittura negato».Il Veneto è una regione dove i gruppi mafiosi ripuliscono e riciclano i proventi delle attività illegali investendoli per conquistare nuovi mercati. Le operazioni di riciclaggio sono quadruplicate: dalle 1.244 del 2009 alle 4.959 del 2013 in modo omogeneo in tutte le province. I mercati più a rischio sono edilizia, trasporti, turismo, smaltimento rifiuti, grande distribuzione, mercati ortofrutticoli, intermediazione di manodopera, gioco d’azzardo, contraffazione merci. Il Veneto è anche terra di transito di importanti partite di droga, armi ed esseri umani sfruttati nel lavoro nero e nel mercato della prostituzione. I gruppi criminali più presenti sono cinesi, nigeriani, moldavi e albanesi.Dai dati di Direzione Investigativa Antimafia, Direzione Nazionale Antimafia e Ministero dell’Interno, in Veneto i casi di estorsione sono cresciuti dai 95 del 2009 ai 221 del 2013. A fronte di una generalizzata riduzione delle operazioni sospette di riciclaggio, in controtendenza alla media nazionale si registra un aumento dalle 4.674 del 2012 alle 4.959 del 2013. Le altre regioni più colpite sono Lombardia (11.575), Lazio (9.188), Campania (7.174), Emilia Romagna (4.947), che col Veneto concentrano quasi il 60% delle segnalazioni nazionali.Nel primo semestre 2013 il Veneto risultava la quinta regione (8,42%) per operazioni finanziarie sospette (24 persone denunciate per riciclaggio, +26% sul semestre precedente). Nello stesso semestre denunciati 59 fatti di estorsione (+16%). Tra fine 2011 e fine 2013 la diminuzione dei prestiti bancari a famiglie ed imprese è stata di quasi 100 miliardi di euro.Sul fronte usura in Veneto la situazione sembra ancora rassicurante (terzultimo). Nell’ultimo anno però i numeri sono più che raddoppiati (da 29 a 76), in primis per l’industria del gioco d’azzardo col quale il fatturato delle mafie supera i 15 miliardi di euro. Si stima che in Italia sia coinvolto il 47,1% dei giovani che frequentano le scuole medie superiori e il Veneto è quinto in Italia per scommesse e giocate (5,5 miliardi di puntate nel 2013 tra videopoker, slot machines, gratta e vinci).Nell’ultimo anno le infrazioni accertate di illegalità ambientale sono state 1.004 (995 nell’anno precedente), le denunce 1.035 e i sequestri 213. Oggi in Veneto il termine corruzione viene “automaticamente” associato agli appalti al massimo ribasso e alla concessione dei grandi lavori in project financing. La Relazione per l’apertura dell’Anno Giudiziario 2015 evidenzia il triplicarsi dei casi di corruzione (da 31 a 122) e il quasi raddoppio di concussione (da 27 a 45).Al 7 gennaio 2013 la Sicilia è la regione con la maggior presenza di beni confiscati sia immobili (quasi la metà) che aziendali (circa il 40%). Seguono Calabria, Campania e Lombardia. Con 88 beni censiti il Veneto occupa il decimo posto. Anche per beni mobili registrati la Sicilia è prima (24% del totale), il Veneto nono con 39. Sono 84 gli immobili e 4 le aziende confiscate in modo definitivo in Veneto con 23 Comuni interessati da almeno una confisca: le più coinvolte Venezia (8) e Verona (9), ma la diffusione della criminalità organizzata è parcellizzata. La provincia di Venezia è prima per presenza di beni: i soli Comuni di Campolongo Maggiore (17), Campagna Lupia (6) e Stra (3) raggruppano quasi la metà di beni sul totale della provincia (beni confiscati alla Mala del Brenta). I Comuni con la maggior presenza di beni immobili confiscati sono Campolongo Maggiore (12), Belluno (10), Salzano (9) e Padova (7). Fra gli esempi di riutilizzo sociale dei beni confiscati figurano la base scout di Erbè (Verona); Villa a Salvaterra di Badia Polesine (Rovigo); Villa “Affari Puliti” a Campolongo (Venezia). Un importante elemento di indagine e di contrasto alle pratiche di usura ed estorsione è rappresentato dallo Sportello di ascolto “SOS giustizia”, operativo da maggio 2014 presso la Camera di Commercio di Padova. Lo sportello, gestito da Libera in attuazione del protocollo stipulato con Unioncamere del Veneto, nei primi otto mesi di operatività ha registrato 60 colloqui con persone che hanno evidenziato fatti o contesti inquadrabili nei disposti degli articoli 629 e 644 del Codice di procedura penale riguardanti i reati di estorsione ed usura. (foto: mafia in veneto)

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Marco Ruotolo: Dignità e carcere

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 febbraio 2015

dignità e carcereHo incontrato Marco Ruotolo, Professore di Diritto Costituzionale presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi “Roma Tre”, in carcere a Padova, come relatore del seminario di formazione per i giornalisti del Veneto. Ci siamo sorrisi. Presentati. Stretti la mano. E abbiamo scambiato due chiacchiere. Poi lui mi ha donato il suo libro “Dignità e carcere” II edizione (“Editoriale Scientifica” dalla Collana “Diritto penitenziario e Costituzione”).Ed io ho ricambiato donandogli il libro “L’Assassino dei Sogni. Lettere fra un filosofo e un ergastolano” con la corrispondenza fra me e il Professore di Filosofia Morale alla Federico II di Napoli, Giuseppe Ferraro, curato dalla brava giornalista Francesca De Carolis (prima edizione 06/2014 e prima ristampa 09/2014, “Stampa Alternativa”).Leggere sul libro del Professore Marco Ruotolo “La Costituzione sancisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato” e “La legge prevede che il trattamento penitenziario deve essere conforme a umanità e deve assicurare il rispetto della dignità umana” mi ha fatto pensare a come può una pena che non finisce mai come l’ergastolo essere compatibile con la dignità umana. E poi ho amaramente sorriso perché non c’è al mondo una persona che sappia bene come il prigioniero italiano la grande differenza che c’è in carcere fra i diritti dichiarati e quelli realmente applicati.E ho iniziato a ricordare di quella volta che mi hanno trasferito in uno dei carceri più duri d’Italia. Erano gli anni ’90. Ero appena stato condannato alla “Pena di Morte Viva” o, come la chiama Papa Francesco, alla “Pena di Morte Nascosta”. Ecco cosa scrissi nel mio diario di allora: Appena vidi la struttura provai una grande inquietudine. L’edificio era brutto. E sinistro. Pieno di alte e massicce mura. E cancelli e sbarre da tutte le parti. Ero arrivato in quel carcere con una riservata nel fascicolo, come detenuto che creava problemi. E sapevo già cosa mi sarebbe aspettato. Dopo la visita in matricola e in magazzino, invece di portarmi in sezione, mi accompagnarono alle celle di punizione. Avevo tre guardie davanti e due dietro. Loro mi guardavano con aria aggressiva. Ed io li osservavo di traverso. Per un attimo desiderai di essere invisibile. Ed ebbi uno strano presentimento, mi si stringeva la gola. Più andavo avanti e più le guardie continuavano a guardarmi con aria sprezzante. E minacciosa. I loro sguardi mi rivelavano quello che io sapevo già. Scendemmo una scala stretta e rigida, con i gradini di pietra. Poi sbucammo in un corto corridoio che sembrava un sotterraneo. La guardia davanti si fermò alla prima cella. Era chiusa con un pesante blindato di ferro, con macchie di ruggine dappertutto. La guardia infilò nella serratura una grossa chiave di ottone. E la girò con fatica. La porta di ferro si aprì cigolando. Poi la stessa guardia con un’altra chiave aprì il pesante e spesso cancello. E si mise di lato per farmi passare. Aggrottai le ciglia. Mi colpì subito un forte odore di umidità. E di urina. La cella era quasi buia. Diedi immediatamente un’occhiata veloce per trovare subito l’angolo più adatto per tentare di proteggermi. Subito dopo sentii un colpo di tosse alle mie spalle. E capii che quello era il segnale. Le guardie entrarono uno dietro l’altro nella cella. Ci stavamo appena. E si schierarono davanti a me. Nessuno si muoveva. Osservai il loro sorriso sarcastico. Trassi un respiro profondo. E gli restituii il sorriso. Non potevo fare altro. Poi serrai le labbra. Una guardia si strofinava platealmente le mani una con l’altra. Un’altra abbozzò un movimento. Un’altra ancora rispose con un cenno d’intesa appena percepibile. Erano in cinque. I deboli sono sempre in tanti quando picchiano un uomo solo. Li fissai per qualche secondo uno per uno. Avevano brutte facce. Visi da aguzzini. Per un attimo li guardai con lo sguardo spaesato. E mossi la testa da un lato all’altro. C’era un silenzio che si poteva tagliare solo con il coltello. Poi per farmi coraggio mi misi le mani sui fianchi. Alzai la testa all’insù. Li guardai dritto negli occhi. E per farmi forza parlai per primo io. E con aria di sfida mormorai più a me stesso che a loro: Figli di puttana. Il primo pugno mi arrivò alla tempia. Fatevi sotto. E siccome non avevo visto arrivare il colpo, andai a sbattere nell’altro lato del muro. Non mi fate paura. Un’altra guardia mi guardò con occhi di ghiaccio. Bastardi. Mi prese per una spalla. Se siete degli uomini… Mi fece girare dall’altro lato. E avete coraggio… Mi sbatté contro il muro. Fatevi sotto uno per volta. E nel rinculo mi diede un pugno nello stomaco che mi tolse il respiro. Barcollai. E cercai di aggrapparmi alla parete. Ansimaii, cercando di riprendere fiato. Poi le ginocchia mi si piegarono. E scivolai per terra con le spalle contro il muro. Strinsi i denti. E tentai di fermare il mondo che stava girando intorno a me. Nel frattempo però mi arrivò un calcio nella mascella da un’altra guardia. Uno nel ventre. Poi ancora un altro in faccia. E mi scese un rigolo di sangue dal naso. Me lo asciugai con la manica del maglione. E continuai a inveire contro di loro. Era come se le botte che ricevevo mi davano l’energia per urlare contro i miei aguzzini. Ad un tratto cercai di rialzarmi. Non ce la feci. Una guardia mi prese per i capelli da dietro. E mi sferrò un pugno. Un altro mi diede un calcio. Poi un altro. E un altro ancora. I colpi mi arrivavano da tutte le parti. E mi pestarono come l’uva. Pensai che finalmente fosse arrivata la mia ora. E decisi di mettermi le braccia attorno alle gambe. La testa rannicchiata nel petto. E desiderai di morire senza soffrire. Per fortuna persi quasi subito i sensi. Caddi in uno stato d’incoscienza. E in questo modo me la cavai perché solo il mio corpo sentì le botte più dolorose. Persi ogni legame con il tempo. E sprofondai nel pozzo nero dell’incoscienza. Le guardie dopo avermi massacrato, con la coscienza tranquilla di avere fatto il loro dovere, uscirono dalla cella sbattendo il cancello. E chiusero il blindato con la mandata.
Qualcuno potrebbe dire che questi episodi in carcere accadono di rado, altri che accadono anche nel mondo libero e altri ancora che ce la siamo cercata. Ed io posso rispondere che purtroppo il carcere è luogo più illegale di qualsiasi altro posto e la Carta Costituzionale e la Legge scritta qui dentro non sono altro che carta straccia. E non perché lo dico io, ma perché lo ha detto spesso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con le numerose condanne che ha subito il nostro Paese. Lo ha detto spesso il anche il nostro (adesso ex) Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e per ultimo leggo nel libro di Marco Ruotolo: l’11 marzo la Administrative Court di Londra nega l’estradizione di Hayle Abdi Badre, cittadino somalo accusato dalla Procura di Firenze di violazione della direttiva europea sui servizi finanziari, non avendo ricevuto adeguate garanzie sul trattamento che il detenuto avrebbe ricevuto nelle nostre carceri. Analoga decisione viene assunta il successivo 17 marzo per un latitante italiano, accusato di associazione mafiosa, sempre in ragione dei rischi di sottoposizione dell’estradato a trattamento inumano e degradante.Che altro aggiungere? Nulla! Posso solo sorridere perché il sorriso è l’arma migliore per il prigioniero. (Carmelo Musumeci)

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Alfano e la politica sull’immigrazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 febbraio 2015

immigrati“Con il prolungamento dell’operazione Triton e il finanziamento all’Italia di ulteriori 13,7 milioni di euro, la Ue ha dato concreta risposta all’appello dell’Italia. È un vero e proprio endorsement nei confronti della politica sull’immigrazione del ministro Alfano che è riuscito a creare in Europa la coscienza che il Mediterraneo è la frontiera di tutta l’Unione Europea, non solo dell’Italia”. A dirlo è Paolo Alli, deputato del Nuovo Centrodestra del Gruppo Area Popolare (Ncd-Udc) e Vice Presidente dell’Assemblea Parlamentare della Nato.
“Questa mossa della Ue – continua Alli – è un vero e proprio schiaffo verso chi, in particolare La Lega Nord e Salvini, continua a fare polemiche sterili e dal sapore fortemente populista. Alfano ha ottenuto un risultato finora non raggiunto da nessun ministro dell’Interno e nemmeno dal noto euro assenteista Salvini: coinvolgere la Ue nella gestione del dramma dell’immigrazione e non lasciare sola l’Italia”.

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