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Esce per Rubbettino “Il sesso dei gatti e altri racconti”

Posted by fidest press agency su sabato, 21 febbraio 2015

copertina GambinoUna silloge di Sharo Gambino in cui convivono, e si valorizzano a vicenda, le due fasi letterarie dell’autore: l’ironia alla Jerome e il neorealismo che caratterizza la seconda parte della sua produzione culminata con il romanzo Sole nero a Malifà, del quale è presente, nel volume, il nucleo originario, il racconto “Al di là della valle”. Lo scrittore calabrese, a quasi sette anni dalla scomparsa, rivive in questi racconti. Se ne percepisce la voce schietta, l’ironia serafica e il sarcasmo spigliato; ne riecheggia la voce, tra le casupole di mattoni rossi e pietra, tra le stradine sterrate e i paesaggi aridi e fiammeggianti della sua Calabria. E con lui rivive anche una Calabria sconosciuta ai più, nascosta tra le pagine di cronaca e opacizzata dai clichè che una regione complessa come questa si porta dietro.
Gambino rifugge dagli stereotipi e contemporaneamente delinea situazioni e caratteri in cui tutti possono rispecchiarsi, per empatia o grazie alla sua straordinaria capacità di rendere i dettagli così definiti da restituire al lettore una realtà comoda in cui immergersi. Comoda per l’immaginazione, ma sottilmente e piacevolmente sbilenca per il retrogusto amaro di certe storie.
È qui che si fondono le due anime di Gambino, romantico ed illuminista insieme, ricercatore attento e narratore sublime, realista e magico, raccoglitore di voci sommerse, fine conoscitore della tradizione e della storia.
Lontano dalle morali, dagli insegnamenti a piè di pagina, le storie di Gambino hanno una funzione catartica: per l’autore stesso, che attraverso la narrazione raggiunge l’immortalità; per i suoi personaggi, vinti e umili, emarginati e ribelli che con un guizzo, una trovata, o anche solo un’espressione conquistano la rivalsa; per i lettori che attraverso le piccole storie sono condotti, a volte per mano, a volte trascinati con foga, nei misteri della Storia. Nel saggio che introduce il volume Annarosa Macrì, sua amica da sempre ed estimatrice, sottolinea l’urgenza di Gambino di raccontare storie, ma anche la necessità di chi lo legge di averne ancora: “Abbiamo sempre bisogno di un’altra storia, anche quando sembra di no.” Antichi e moderni insieme, i protagonisti dei suoi racconti sono caratteri completi e tratteggiati nitidamente spesso con poche battute, specchio di un’umanità che per Gambino, scrittore di dettagli e paradossi, fu eterna ispirazione.
Definito da Vito Teti “il cantore delle piccole cose” o “il narratore delle Serre” per il profondo legame con Serra S.Bruno e Nardodipace, con la sua terra che è “aperta e isolata”, Gambino riesce a raccontare i luoghi in una molteplicità di colori che dal “locale” passa al “globale” e che chiarisce il rapporto di ogni calabrese con la sua terra, che è poi il rapporto dell’uomo con la sua casa:
“Il paese si ama e si odia, ma l’odio raramente è definitivo, aspetta l’occasione per stemperarsi, addolcirsi fino a trasformarsi del tutto e assumere la tinta e la sostanza del suo contrario, com’è di quegli innamorati che finito il bisticcio, chiarito un equivoco che aveva provocato la frattura, tornano ad amare con raddoppiata intensità” come egli stesso ebbe modo di scrivere. (foto copertina)

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