Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Archive for 22 febbraio 2015

Sicurezza: militari e poliziotti

Posted by fidest press agency su domenica, 22 febbraio 2015

DSC_0023Nel cotesto delle polemiche seguite alle violenze dei tifosi olandesi che hanno ridotto ad un letamaio, il centro storico di Roma, sino a danneggiare la “barcaccia”, il capolavoro del Bernini, che tutto il mondo ci invidia, il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha annunciato l’assegnazione, per l’apparato di sicurezza della Capitale, di 500 militari. Indubbiamente, tenendo conto del personale dei mezzi a disposizione, le Forze di Polizia stanno facendo ogni possibile sforzo per garantire l’ordine e la sicurezza pubblica nella Capitale. C’è da tener presente che a Roma, gli obiettivi sensibili, sono un numero indefinibile e che le opera d’arte, veri capolavori unici, a “cielo aperto”, sono innumerevoli ed a questo va aggiunto che a Roma, quotidianamente, vi sono manifestazioni e proteste, di tutti i tipi, che richiedono, ovviamente, la presenza delle Forze di Polizia. A questo va aggiunto il contrasto alla micro e macro criminalità, che in una città come Roma, con milioni di turisti che vi transitano ogni anno, rende indispensabile un aumento degli organi delle Forze di Polizia, di almeno il 40% . Certo, l’assegnazione di 500 militari, è utile e positivo, ma ci vuole ben altro, dal momento che se si considera la turnazione, i riposi settimanali, le malattie ecc. , la disponibilità quotidiana, nei vari turni di servizio, veramente esigua e, c’è poi da sperare che attenuatasi l’emergenza, questi militari non siano ritirati. – così ha dichiarato il Presidente Nazionale del Libero Sindacato di Polizia (LI.SI.PO.), Antonio de L IETO – Certo, è sin troppo facile scaricare ogni responsabilità, per le cose che non vanno per il verso giusto, sul Prefetto, sul Questore, sui Funzionari, forse anche sul più giovane piantone. C’è da sottolineare la carenza di personale e di mezzi, la politica della “lesina” posta in essere, da anni, nei confronti delle Forze di Polizia. Ben pochi pensano al lavoro del personale dei Reparti Mobili – ha continuato de Lieto – sempre in prima linea per assicurare l’ordine e la sicurezza pubblica che, forse, meriterebbero la riconoscenza e la solidarietà dell’interro Paese. Certo, è facile, seduti davanti la TV, criticare, se si ritiene che la Polizia è intervenuta con eccessiva o poca energia, ma chi critica forse, dovrebbe tener presente le condizioni in cui gli uomini e le donne delle Forze di Polizia, sono chiamati a fare il loro dovere e certamente, le critiche si tramuterebbero in un plauso. Non si può certamente ridurre gli organici – ha concluso de Lieto – assumendo meno operatori di Polizia, di quelli che vengono collocati in pensione: è necessario aumentare gli organici, anche con l’assunzione dei tanti giovani idonei e “non ammessi “.

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L’OIM: i trafficanti libici sempre più violenti nei confronti dei migranti

Posted by fidest press agency su domenica, 22 febbraio 2015

NUOVO DRAMMA DEI MIGRANTI, ANNEGANO DUE DONNE A PANTELLERIAGinevra. Lo staff dell’OIM ha parlato negli ultimi giorni con decine di migranti provenienti dalla Libia, per lo più di origini africane. L’OIM ha fatto sapere che sono arrivati in Italia, nel mese di febbraio 2015, circa 4.300 migranti, 3.800 dei quali soltanto nel periodo tra venerdì 13 e martedì 17. La maggior parte dei migranti sono originari dell’Africa sub-sahariana, anche se nell’ultime 24 ore si è saputo che ci sono anche alcuni siriani ed eritrei.I migranti sono stati portati in salvo e condotti ai porti di Lampedusa, Pozzallo, Augusta, Porto Empedocle, Trapani (Sicilia) e Calabria.
Domenica scorsa, 15 febbraio, sono stati portati a Lampedusa 1.215 migranti, grazie ad almeno 6 operazioni di salvataggio portate a termine dalla Guardia Costiera Italiana, dalla Guardia di Finanza, e da navi mercantili. La maggior parte è stata tratta in salvo a 100 miglie nautiche a sud di Lampedusa.Tra gli arrivati a Lampedusa c’era anche una neonata di 3 mesi. Sua madre, originaria della Somalia, ha descritto dettagliatamente alla ricercatrice OIM Marzia Rango il duro viaggio attraverso il deserto per raggiungere la Libia.Ha partorito in Libia in un edificio noto ai migranti come “casa di collegamento”, nella quale ha vissuto tre mesi e dove è stata vittima di soprusi alle mani dei trafficanti. Ha anche detto all’OIM che ha visto molti morire durante la traversata nel deserto ed i loro corpi sono stati abbandonati dove sono caduti.Lo staff dell’OIM ha anche parlato con un ragazzo quindicenne della Siria, che viaggiava da solo nella speranza di poter raggiungere la Germania.Da sabato scorso, 14 febbraio, sono stati fatti sbarcare 1.394 migranti nella Sicilia occidentale, a seguito di sette missioni di salvataggio. Tra il 15 ed il 17 febbraio, invece, sono stati salvati e portati nella Sicilia orientale circa 839 migranti (Pozzallo ed Augusta).Questi migranti provengono per lo più dall’Africa sub-sahariana e dalla Somalia. Tra loro vi sono anche donne e minori non accompagnati. Tutti sono riusciti a raggiungere le coste italiane in buone condizioni di salute; non sono state riportate vittime tra i migranti arrivati in quest’ultima settimana.I racconti sul viaggio variano in maniera considerevole. Famiglie siriane e palestinesi hanno percorso la rotta che passa per il Sudan, arrivando lì in volo da Amman, Beirut o Istanbul, per raggiungere Khartoum. Da lì, hanno attraversato il deserto per arrivare in Libia. Questa è una delle poche alternative che hanno a disposizione, da quando il governo algerino ha reso estremamente difficile a persone di queste nazionalità ottenere dei visti. Per questo motivo, la rotta che passava attraverso l’Algeria è stata ora sostituita da quella che passa attraverso il Sudan. I resoconti sui periodi e le condizioni di permanenza in Libia sono molto diversi fra loro: i migranti hanno raccontato di essere rimasti nelle case di collegamento per un periodo che andava dai 5 giorni ai 2 anni. Riguardo alle condizioni di permanenza, tutti gli intervistati hanno descritto la situazione come un vero stato di guerra. Tripoli stessa è ora sotto attacco; molti migranti asseriscono che è estremamente pericoloso rimanere nella città. Alcuni migranti arrivati a Lampedusa hanno raccontato di aver dovuto dato ai trafficanti cifre relativamente modeste ($400) per potersi aggiudicare un posto sui piccoli gommoni usati dai trafficanti in quest’ultima ondata di arrivi. Altri, invece, raccontano di essere rimasti bloccati anche per un mese nelle case di collegamento libiche: spesso erano in 100 a dover condividere una o due stanze e un bagno. Secondo un registro compilato questa settimana, gli eritrei sono stati i più numerosi tra i migranti arrivati a Lampedusa: 514, di cui 97 erano donne e minori. I secondi più numerosi sono stati i senegalesi, con 123 adulti e 12 minori, seguiti poi da migranti provenienti dalla Somalia (123), Nigeria (112), Palestina (76), Mali (56), e Costa d’Avorio (50). Sono arrivati poi anche persone del Benin, Burkina Faso, Ghana, e Gambia. I migranti arrivati nella Sicilia orientale hanno riferito allo staff dell’OIM che hanno dovuto pagare tra $700 e $1.000 per persona. I siriani, invece, dichiarano di aver dato ai trafficanti fino a $1.500, ma è possibile che i prezzi siano scesi a causa delle condizioni meteo proibitive. “La Libia è un posto molto pericoloso per i migranti, e la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente,” ha riferito Federico Soda, Direttore dell’Ufficio di Coordinamento dell’OIM per il Mediterraneo a Roma. “Queste persone hanno bisogno di aiuto, occorre soccorrerle non appena partono.” Molti hanno raccontato all’OIM che venivano direttamente dai centri di detenzione, e che erano obbligati a pagare le guardie per poter essere rilasciati. Le guardie poi li hanno portati al punto di partenza, Garabouli, una città costiera a 15km di distanza da Tripoli. Sono partiti da lì con “barche di plastica” sovraffollate, che trasportavano dalle 90 alle 120 persone ciascune.Un ragazzo diciassettenne del Gambia ha detto all’OIM di aver lavorato in Libia per un anno, mandando i soldi guadagnati alla famiglia. Ha spiegato che ha dovuto lasciare la Libia per la situazione proibitiva di questi tempi, visto che i migranti sono sistematicamente vittime di violenze ed estorsioni, specialmente chi proviene dall’Africa sub-sahariana.“Le testimonianze hanno confermato quanto i trafficanti stiano diventando sempre più violenti nei confronti dei migranti, sia nelle cosiddette “case di collegamento”, nelle quali aspettano per giorni o settimane prima di potersi imbarcare, che nei punti di partenza” ha aggiunto Soda.Un adolescente della Guinea Bissau ha raccontato all’OIM del suo viaggio per la Libia, attraversando il Senegal, Mali, Burkina Faso e Niger e di come i militari libici gli abbiano sottratto il cellulare al confine. Ha poi raccontato dei tre mesi che ha passato nel paese, sfruttato come operaio edile, e vivendo in condizioni veramente dure; ha dovuto assistere all’omicidio di tre dei suoi compagni per mano dei loro sfruttatori. Lui stesso è stato ripetutamente percosso: “Non augurerei di arrivare in Libia neanche al mio peggior nemico.”OIM ha lavorato nell’Italia meridionale insieme all’UNHCR, Save the Children, e la Croce Rossa italiana, nel quadro del progetto Praesidium, finanziato dal Ministero dell’Interno italiano e dalla Commissione Europea. Lo staff dell’OIM monitora le procedure di accoglienza, fornisce assistenza legale ai migranti, e aiuta le autorità competenti ad identificare i gruppi più vulnerabili, come le vittime di tratta ed i minori non accompagnati.

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Corso interateneo in scienze e tecniche psicologiche

Posted by fidest press agency su domenica, 22 febbraio 2015

Duomo_e_Battistero_di_ParmaUniversità degli studi di Modena e Reggio Emilia e Università degli studi di Parma si propongono di avviare un corso triennale interateneo in Scienze e tecniche psicologiche. La proposta, deliberata in sede locale dai rispettivi organi accademici, ora all’esame del CUN e del MIUR. Lezioni alternate tra Parma e Reggio Emilia. Accoglierà un massimo di 300 matricole che dovranno superare un test selettivo. Il probabile avvio dall’anno accademico 2015/2016.Il quadro regionale della formazione universitaria in ambito psicologico, dopo la decisione dell’Università degli Studi di Parma a partire dall’Anno Accademico 2013/2014 di non attivare la triennale in classe L-24 (Scienze e tecniche psicologiche), indica l’urgenza di ripristinare l’equilibrio regionale della formazione psicologica di primo livello, rendendo sostenibile l’esistenza di 7 lauree magistrali, di cui 2 (Psicobiologia e neuroscienze cognitive e Psicologia dell’intervento clinico e sociale) presso l’Ateneo di Parma e 5 presso l’Ateneo di Bologna. La constatazione di questa carenza ho convinto UNIMORE e l’Università degli Studi di Parma ad unire le loro rispettive competenze didattico-scientifiche per dare vita ad un nuovo corso di laurea (triennale) interateneo in Scienze e tecniche psicologiche, su cui si sono già pronunciati – tra dicembre e gennaio – approvandone l’istituzione i reciproci organi accademici, nonché il Comitato Regionale di Coordinamento, che ha espresso al riguardo il proprio parere favorevole.La proposta, che prevede il rilascio del titolo congiunto con l’attivazione del corso, quale sede amministrativa, presso il Dipartimento di Educazione e Scienze Umane di UNIMORE, dovrà superare il vaglio del CUN – Consiglio Universitario Nazionale e del MIUR, al quale spetta la decisione definitiva.”Siamo convinti che l’impegno congiunto dei due Atenei abbia portato ad una proposta di attivazione di un corso di studio con solide caratteristiche di sostenibilità in termini di docenti e infrastrutture e con un’offerta formativa moderna e di elevato profilo. Siamo quindi fiduciosi – afferma il prof. Marco Sola, Delegato del Rettore UNIMORE per la Didattica – che possa superare il rigoroso esame del CUN e dell’ANVUR ed ottenere quindi l’accreditamento ministeriale. Questo corso si inserisce perfettamente nella realtà scientifica e didattica delle aree dell’Educazione e della Comunicazione della sede di Reggio Emilia di UNIMORE. Esso ha una identità affermata e riconosciuta e permette ai due atenei di rispondere ad una forte domanda di formazione nel settore, con una prospettiva di inserimento lavorativo dei laureati (ancorché a conclusione del percorso magistrale e del tirocinio) ad ampio spettro, inclusivo delle realtà aziendali oltre che dei tradizionali settori sanitario-assistenziale ed educativo”.“La decisione che ha portato gli atenei di Parma e Modena e Reggio ad attivare questo corso di studio – ha affermato la prof.ssa Maria Cristina Ossiprandi, Pro Rettrice alla Didattica dell’Università di Parma – risponde sia alla domanda di comportamenti virtuosi da parte del MIUR in termini di valorizzazione delle esperienze interateneo, sia alla richiesta di “Modernisation of Higher Education”, presente nella strategia europea 2020, che nel nostro caso viene concretizzata attraverso una didattica di tipo “blended”. Parma porta in questa nuova realtà tutta la positiva esperienza maturata nel passato e il valore aggiunto dato dalla collaborazione con più di 1.500 strutture e organizzazioni di ambito psicologico, sia pubbliche che private. Sottolineo infine – ha continuato la Pro Rettrice – che questa nuova offerta formativa triennale si completa con due percorsi magistrali presenti all’Università di Parma, uno di ambito clinico-sociale e uno relativo alle neuroscienze cognitive”.
Il nuovo corso è stato strutturato, dunque, come un corso di laurea interateneo in cui sono messe a sistema le risorse accademiche di UNIMORE e dell’Università degli Studi di Parma, anche riguardo alla condivisione dei servizi informatici, poiché l’erogazione della didattica in modalità telematica avviene nell’ambito della convenzione con Edunova, il centro creato dalle Università di Ferrara, di Modena e Reggio Emilia e di Parma per il coordinamento dei servizi informatici necessari alle varie forme di didattica a distanza.
Il corso, infatti, che avrà sede amministrativa presso la sede d’Ateneo di Reggio Emilia di UNIMORE, prevede che un congruo numero di insegnamenti siano forniti a distanza seguendo il modello “blended”, un metodo di insegnamento per così dire “ibrido”, che alle lezioni in presenza alterna e integra lezioni a distanza, videolezioni e l’utilizzo sistematico di mezzi digitali, video, forum, tutoraggio on line, in grado di coinvolgere attivamente degli studenti.“Come Università di Parma – ha commentato il Rettore, prof. Loris Borghi – siamo particolarmente soddisfatti della “ripartenza” del corso di laurea in Scienze e tecniche psicologiche, che a Parma è stato presente fino all’a.a. 2012-13 e che in questi ultimi anni ha continuato a essere molto richiesto da parte di future matricole di tutta Italia. Tale corso viene oggi nuovamente attivato insieme all’Ateneo di Modena e Reggio Emilia: questa collaborazione rappresenta una nuova modalità di risposta alla domanda degli studenti e nello stesso tempo un valore aggiunto per i due atenei coinvolti e per tutto il territorio in cui si trovano ad operare”.“L’istituzione nei nostri ordinamenti didattici di questo corso di laurea che realizzeremo insieme a Parma – ha affermato il Rettore UNIMORE prof. Angelo O. Andrisano – è la conferma della comune volontà di sapere mettere al centro delle nostre preoccupazioni non gli interessi localistici o di campanile, ma quelli degli studenti. E’ questa attenzione ad offrire una proposta formativa coerente con la forte domanda dei giovani per le scienze umane ed anche del territorio, alle prese con sfide difficili sul piano della integrazione, della inclusione, del disagio giovanile, della disoccupazione, ecc che ci ha spinti a promuovere l’organizzazione di questo corso di studio, dai caratteri molto innovativi e che riunirà il meglio delle nostre esperienze accademiche in campo psicologico, educativo, sociale e clinico”.
Il corso di laurea in Scienze e tecniche psicologiche si propone di fornire i fondamenti teorici e le competenze di base della psicologia e di settori affini, utili per comprendere il comportamento degli individui, dei gruppi e delle organizzazioni sociali, ovvero competenze metodologiche adeguate per affrontare la ricerca nei settori psicologici, conoscenze di carattere interdisciplinare, relative a biologia, statistica, criminologia, sociologia e diritto, nonché conoscenze relative alle caratteristiche dei contesti lavorativi in cui opera lo psicologo.Al termine del percorso formativo gli studenti avranno sviluppato conoscenze sui processi cognitivi, psicobiologici, emotivi, educativi, sociali e clinici ed avranno acquisito competenze sui metodi di ricerca e di analisi dei dati.Il corso di studio adotterà il numero programmato, accogliendo un massimo di 300 matricole. Il numero chiuso è motivato in primo luogo dalla esigenza di garantire un’elevata qualità della formazione. Inoltre, la limitazione degli accessi facilita il tutoraggio degli studenti, per i quali è obbligatorio un tirocinio didattico presso strutture esterne agli atenei.Gli studenti saranno selezionati mediante un test di accesso che verificherà conoscenze di tipo logico-matematico, competenze linguistiche, capacità di problem-solving, capacità di comprensione dei testi, sia in italiano sia in inglese, conoscenza di cultura generale e attualità.Il piano formativo è organizzato in modo da soddisfare i criteri EuroPsy, una certificazione europea di qualità in Psicologia che fornisce uno standard di formazione accademica e training professionale.Il titolo di laureato in Scienze e tecniche psicologiche non fornisce, tuttavia, la necessaria competenza per la pratica indipendente nella maggior parte degli sbocchi occupazionali in ambito psicologico. Per conseguire il titolo di psicologo dovrà essere completato un percorso di formazione nella laurea magistrale che può caratterizzarsi in ambito clinico, sociale e psicobiologico.Per i laureati triennali in Scienze e tecniche psicologiche, dopo la laurea, si possono comunque aprire interessanti prospettive di lavoro nell’ambito della prevenzione, della diagnosi e della riabilitazione in strutture pubbliche e private, istituzioni educative, organizzazioni del terzo settore, nel cotesto di attività psicosociali, di valutazione, di gestione delle risorse umane, di assistenza, di formazione, di promozione della salute, ma sempre in collaborazione con uno psicologo con laurea magistrale.Va, tuttavia, precisato che secondo i dati dell’Ordine Psicologi dell’Emilia Romagna la quasi totalità dei laureati triennali completa il percorso con la formazione specialistica (84,7% – fonte AlmaLaurea).Allo scopo di minimizzare le difficoltà logistiche degli studenti, il piano degli studi è articolato in modo da erogare le attività formative in presenza nella stessa sede per ognuno dei semestri: in ogni anno di corso, un semestre di lezioni sarà erogato presso UNIMORE e un semestre presso l’Università degli Studi di Parma.Per quanto riguarda le attività didattiche in presenza che si terranno a Reggio Emilia, considerato l’elevato numero di iscritti che si prevede avrà il corso, d’accordo con il Comune di Reggio Emilia, è già stata contattata l’amministrazione del Centro internazionale Loris Malaguzzi che metterà a disposizione il proprio Auditorium, divisibile in due sale da 209 posti per ospitare le lezioni frontali. Mentre a Parma le attività didattiche in presenza saranno svolte nell’Aula F e nell’Aula B del Polo Didattico di via Del Prato.Per quanto riguarda i costi di iscrizione, agli studenti del corso di Scienze e tecniche psicologiche sarà richiesto un contributo aggiuntivo alla tassazione ordinaria, che varierà in base alla fascia ISEE da 0,00 euro per coloro che godono dell’esonero totale fino a 400,00 euro.

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Campi a banda ultra larga

Posted by fidest press agency su domenica, 22 febbraio 2015

alessandra serioA Bari, è stato presentato il programma per la realizzazione, in Puglia, della rete di nuova generazione in fibra ottica, che ha l’obiettivo di fornire connettività con banda ultra larga in 148 comuni, allo scopo di favorire il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea. Il progetto, presentato dal Presidente della Regione Nichi Vendola e dall’Assessore allo Sviluppo Economico Loredana Capone, è stato illustrato da Giuseppe Recchi, Presidente esecutivo di Telecom Italia e da Salvatore Lombardo, Amministratore delegato di Infratel Italia. Telecom Italia, che si è aggiudicata il bando indetto dal Ministero dello Sviluppo Economico attraverso Infratel per la Regione Puglia, sarà tenuta a realizzare, entro il primo semestre 2016, le infrastrutture di rete passiva in fibra ottica nei 148 comuni previsti dal bando. L’investimento complessivo è di 95 milioni di Euro, di cui 61,7 milioni di finanziamento pubblico e 33,3 milioni a carico di Telecom Italia. Oltre 1,2 le unità immobiliari che saranno abilitate alla fornitura di servizi digitali innovativi con connessioni da 30 a 100 Megabit al secondo per circa 2,7 milioni di abitanti. “Il Comune di Campi, presente all’incontro, entra a pieno titolo – spiega Alessandra Serio, Consigliere comunale delegata alle Nuove tecnologie e Politiche giovanili – nel progetto regionale della banda ultra larga, cogliendo in pieno le opportunità di sviluppo sottese a questa tecnologia, che mette a disposizione delle famiglie, delle realtà imprenditoriali di ogni dimensione e della pubblica amministrazione le infrastrutture adeguate che possono accompagnare lo sviluppo del territorio. Oggi l’accesso alla rete rappresenta uno dei modi di esercitare pienamente i diritti di cittadinanza, perché l’accesso alla rete garantisce l’accesso alla conoscenza ed al sapere, all’informazione e al mercato, alla cultura e alla formazione, e non solo. Per la nostra comunità –svolta digitale sottolinea ancora Alessandra Serio – è importante essere parte del progetto della banda ultra larga, strumento fondamentale per garantire un diritto all’accesso ai servizi digitali, pubblici e privati, a quelli già presenti in rete e soprattutto a quelli che, sostenuti da questa nuova tecnologia, potranno essere creati e implementati sul nostro territorio, per far viaggiare fino a 100 Megabit al secondo in special modo idee e progetti vincenti e innovativi, che possano davvero creare le premesse per uno sviluppo sostenibile del nostro territorio. E la speranza è che le potenzialità di questo prezioso strumento siano colte da tutti, dall’artigiano all’imprenditore, dal venditore al dettaglio al coltivatore diretto, dall’impiegato al medico, ma soprattutto dai giovani, che spero accolgano con entusiasmo una sfida che ha la possibilità di proiettare le loro idee verso il futuro, attraverso un’autostrada digitale su cui è più facile far correre i loro progetti”. (foto: alessandra serio, svolta digitale)

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La ricerca oncologica italiana

Posted by fidest press agency su domenica, 22 febbraio 2015

Cancro-sintetizzata-molecola-che-blocca-proteina-tumoraleE’ tra le migliori e più produttive nel mondo industrializzato. Ma le regole del sistema Italia ingessano i ricercatori, provocano ritardi nell’approvazione degli studi, impediscono l’arrivo di nuove molecole e la collaborazione con l’industria del farmaco e favoriscono la fuga di cervelli. L’allarme viene dal convegno del Gruppo Oncologico Italiano di Ricerca Clinica (GOIRC), che si svolge oggi a Firenze. “La ricerca cooperativa rappresenta una delle risorse da mettere in campo per migliorare la situazione – spiega il prof. Francesco Di Costanzo, Direttore dell’Oncologia Medica del ‘Careggi’ e Membro del Direttivo Nazionale GOIRC, durante un incontro con i giornalisti -. Ma l’Italia è svantaggiata nella competizione internazionale sia nei confronti degli Stati Uniti che dell’Europa. La riorganizzazione dei gruppi cooperativi ha portato negli USA a ridurne il numero e ad accorparli per formare un National Clinical Trial Network, dotato anche di una piattaforma comune per la scoperta e la validazione di biomarcatori. In Italia non si è realizzato ancora nulla. Se non si interviene subito, la ricerca accademica, indipendente, sparirà”. In cinque anni si è registrato un calo preoccupante del numero complessivo delle sperimentazioni: nel 2009 erano 761, nel 2013 l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ne ha autorizzate 583, 204 relative ai tumori. Una diminuzione sostanziale è stata quella degli studi indipendenti, calati dal 41,8% (318) del 2009 al 23,8% (139) del 2013. Il GOIRC, il più antico fra i gruppi cooperativi italiani, ha condotto nel gennaio 2015 un’indagine fra i principali gruppi oncologici attivi nel Paese per capire le difficoltà e le aree prioritarie su cui intervenire. “Hanno partecipato all’indagine oltre 10 gruppi cooperativi, fra cui GOIRC, GOIM, GONO, GISCAD, GIM, ITMO, IMI, MITO, Italian Sarcoma Group, SICOG – sottolinea il prof. Rodolfo Passalacqua, Presidente GOIRC e Direttore dell’Oncologia Medica degli Istituti Ospitalieri di Cremona -. Sono emersi tre ostacoli principali. Innanzitutto la mancanza di un sostegno finanziario pubblico ai gruppi in modo che possano mantenere un’infrastruttura organizzativa necessaria per la ricerca. Va evidenziata inoltre la ridondanza e la diversità dei Comitati Etici con regole e disposizioni diverse, che rendono massacrante e dispendioso l’iter di approvazione di uno studio. Basti pensare che negli Stati Uniti il tempo di approvazione è meno di un mese e il Comitato Etico è unico per tutto il gruppo cooperativo. Invece in Italia ogni ospedale deve approvarlo separatamente e spesso non si riesce nemmeno a partire con le sperimentazioni in cui l’arruolamento è competitivo a livello internazionale. Il terzo ostacolo è costituito dalle differenze legali e burocratiche post-approvazione con ulteriori ritardi e blocchi ingiustificati”.“I gruppi cooperativi – continua il prof. Andrea Ardizzoni, Segretario GOIRC e Direttore dell’Oncologia Medica al Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna – possono svolgere un’azione di ricerca e diffusione delle conoscenze unica, anche in campi dove l’industria non può o non ha interesse a intervenire. Sono una risorsa per il Paese e per il Sistema Sanitario Nazionale, vanno considerati un bene pubblico e preservati, dando loro finanziamenti rapportati alla loro capacità e impatto”. In Europa e in Italia la ricerca cooperativa è nata negli anni 70-80 e ha rappresentato un modello importante per la diffusione della ricerca clinica in senso capillare, per stabilire standard di cura omogenei nel Paese e favorire la crescita culturale dei ricercatori e dei centri oncologici. Ma in Italia non è mai stata sostenuta e finanziata con fondi pubblici. Dopo gli anni 2000, in tutto il mondo incluso il nostro Paese, si è registrata una crisi della ricerca cooperativa legata a molti motivi. Da un lato l’irrigidimento delle regole autorizzative per gli studi clinici con la necessità da parte dei singoli centri della creazione di uffici o nuclei dedicati alle sperimentazioni, data manager e altro personale. Dall’altro l’arrivo di nuovi farmaci a bersaglio molecolare, le cui sperimentazioni sono molto costose e vengono direttamente gestite dall’industria che detiene il brevetto tramite specifiche organizzazioni. Questo ha spinto nel 2010 l’IOM (Institute Of Medicine) americano a lanciare un piano per “implementare un sistema nazionale per la ricerca oncologica cooperativa per il 21° secolo”. Una delle raccomandazioni chiave dello IOM è rivolta verso una maggiore collaborazione fra i vari stakeholder nel campo della ricerca: Gruppi Cooperativi, NCI (National Cancer Institute), FDA (Food and Drug Administration) e Industrie Biofarmaceutiche. “La collaborazione fra questi – afferma il prof. Passalacqua – è cruciale per lo sviluppo di nuove cure specialmente se si considera che al momento sono oltre 800 le nuove molecole in fase di sperimentazione. I settori identificati dallo IOM come appannaggio della ricerca pubblica cooperativa sono molteplici, ad esempio confronto fra diverse molecole per sottocategorie di tumori, studi in neoplasie con specifiche mutazioni, pazienti anziani, combinazioni di più farmaci, identificazione di rare mutazioni con necessità di screening di molte migliaia di persone, studi di prevenzione”.
Uno dei temi centrali del convegno GOIRC 2015 è il confronto con gli altri gruppi europei, il titolo del meeting infatti è “La Ricerca Oncologica cooperativa italiana nel network europeo della ricerca”.Oltre agli USA, in altri Stati europei, come Germania e Olanda, i gruppi sono sostenuti direttamente dal servizio sanitario nazionale, perché vengono percepiti come un vero e proprio ‘braccio armato’ della ricerca. La consapevolezza che gli studi finanziati con fondi pubblici sono vitali per lo sviluppo di nuove conoscenze e la disseminazione dei risultati nella comunità medica e nel pubblico ha spinto anche l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) recentemente a proporre la creazione di una “Federazione Italiana dei Gruppi Cooperativi Oncologici”. “Nel convegno – conclude il prof. Ardizzoni – vogliamo confrontarci con i coordinatori dei maggiori gruppi cooperativi oncologici italiani ed europei per capire quali difficoltà stanno incontrando e le modalità con cui superarle. La speranza è quella di identificare strategie comuni per promuovere la sperimentazione clinica indipendente nei Paesi europei e identificare strumenti che favoriscano la collaborazione tra gruppi nazionali europei nell’ambito di trial clinici intergruppo, linea sulla quale il GOIRC ha già incominciato a lavorare”.

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