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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Perché i partenariati pubblico-privati non funzionano

Posted by fidest press agency su martedì, 17 marzo 2015

Onu palaceEsiste una strana contraddizione tra l’euforia per i cosiddetti partenariati pubblico-privati (PPP) e gli scarsi risultati ottenuti con questi strumenti negli ultimi 30 anni. Molti governi ricorrono ancora ai partenariati pubblico-privati nella speranza che il settore privato finanzi le infrastrutture e i servizi pubblici.Tale speranza permea anche il G20, l’OCSE e i negoziati in corso alle Nazioni Unite sugli obiettivi di sviluppo sostenibile, che saranno confermati dai capi di stato nel settembre 2015.
La privatizzazione sta per diventare politica ufficiale delle Nazioni Unite. L’esperienza con i PPP dimostra tuttavia che è fondamentalmente fallace.Il rapporto “Why Public-Private-Partnerships don’t work” (Perché i partenariati pubblico-privati non funzionano) redatto da PSIRU (Public Services International Research Unit) valuta l’esperienza dei PPP nei paesi ricchi come in quelli più poveri.In esso si giunge alla conclusione che i PPP rappresentano un modo costoso e inefficace di finanziare le infrastrutture e i servizi, perché occultano l’indebitamento pubblico e allo stesso tempo offrono a società private garanzie di Stato a lungo termine per i profitti. La ricerca svela le pratiche oscure dei PPP, in gran parte tenuti segreti e nascosti dietro negoziati riservati per proteggere vantaggi commerciali. Non ci sono consultazioni pubbliche, bensì molte false promesse e contratti commerciali estremamente complessi, tutti studiati allo scopo di proteggere gli utili delle imprese.“I governi e le Nazioni Unite sono fortemente influenzati da una potente lobby composta dalle maggiori società di servizi finanziari, di consulenza e legali, che cerca di trarre profitto da servizi pubblici primari come la sanità, l’acqua e l’energia“, sostiene Rosa Pavanelli, Segretario generale di PSI (Public Services International).“Dobbiamo tenere presente che le imprese del settore privato devono massimizzare i profitti se vogliono sopravvivere. Ciò è incompatibile con la necessità di assicurare un accesso universale a servizi pubblici di qualità, soprattutto per chi non è in grado di pagare tali profitti”.

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