Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Archive for 18 marzo 2015

Zone a rischio di inondazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2015

rifugiatiL’UNHCR ha avviato questa settimana il trasferimento di più di 50.000 rifugiati sud sudanesi dalle zone a rischio di inondazioni, in vista della stagione delle piogge che dovrebbe iniziare a fine aprile. I rifugiati sono stati trasferiti dai campi profughi di Leitchuor e Nip Nip nella regione di Gambella, in Etiopia occidentale. Lo scorso anno, ad agosto, entrambi i campi erano stati duramente colpiti dalle alluvioni provocate da piogge stagionali insolitamente intense, che avevano causato la rottura degli argini del fiume Baro .Il primo gruppo di 377 rifugiati è partito con un convoglio di 11 veicoli, composto da autobus, ambulanze, un camion per i bagagli e scorta di sicurezza. A bordo degli autobus, i rifugiati hanno ricevuto biscotti ad alto contenuto energetico e acqua per affrontare il viaggio di 300 chilometri, della durata di circa otto ore.Il trasferimento coinvolgerà un totale di 51.316 rifugiati provenienti da zone a rischio di inondazioni (2.888 rifugiati provenienti dal campo di Nip Nip e 48.428 da quello di Leitchuor). Il gruppo di Nip Nip verrà spostato a Pugnido, un campo già esistente che ospita attualmente circa 56.000 rifugiati sud sudanesi. Un altro campo, situato a Jewi, circa 18 chilometri dalla capitale regionale Gambella, è stato aperto il fine settimana scorso. Il nuovo campo è ora in fase di sviluppo per ospitare la parte più numerosa del gruppo di rifugiati provenienti da Leitchuor, il cui trasferimento avrà inizio ai primi di aprile.È stato estremamente difficile trovare un luogo adeguato per allestire un altro campo rifugiati, dal momento che diverse aree, individuate dopo la stagione delle piogge dello scorso anno, sono state dichiarate in seguito non idonee. Tuttavia, è necessario individuare ulteriori aree per l’accoglienza dei nuovi arrivati ​​dal Sud Sudan.L’Agenzia sta portando avanti le operazioni di trasferimento in collaborazione con il governo etiope, rappresentato dall’ Amministrazione per gli Affari di Rifugiati e Rimpatriati (ARRA), ed altre organizzazioni, tra cui l’OIM, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, che si occupa del trasporto dei rifugiati.Dal dicembre 2013, circa 2 milioni di persone sono state costrette alla fuga a causa delle violenze in Sud Sudan. Quasi 1,5 milioni di persone sono sfollate all’interno del paese e più di mezzo milione oltre confine, in paesi limitrofi come l’Etiopia.L’Etiopia è il paese africano che ospita il maggior numero di rifugiati – più di 670.000 – provenienti soprattutto dalla Somalia, seguiti da Sud Sudan, Sudan e Eritrea. Tra questi si contano più di 250.000 rifugiati sud sudanesi nella regione di Gambella, di cui più di 194.000 arrivati ​​da metà dicembre del 2013.

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Protesi al seno e rischio di cancro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2015

mario pelle ceravolo«Le protesi mammarie continuano a essere considerate sicure. Non si ravvisano rischi per la salute». Esordisce con le parole della recente circolare del Ministero della Salute il presidente dell’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe), Mario Pelle Ceravolo, commentando la notizia della presunta relazione tra l’insorgere di una patologia tumorale, il linfoma a grandi cellule, e le protesi al seno.«Come già accaduto con lo scandalo delle protesi Pip, anche in questo caso vogliamo tranquillizzare sia le pazienti che aspirano a un seno nuovo, sia quelle che lo hanno già: non esiste nessuna correlazione tra protesi al seno e cancro». Il Ministero della Salute, nella circolare che ha diffuso, cita 173 casi in tutto il mondo a fronte di milioni di protesi al seno impiantate: «Il numero di casi è estremamente basso e non offre dati statisticamente significativi che possano mettere in correlazione la presenza dell’impianto con questa nuova patologia» scrive il Ministero.Il linfoma a grandi cellule è stato al centro di una tavola rotonda che si è svolta nelle scorse settimane al Ministero della Salute a Roma, a cui hanno preso parte il direttore generale del servizio dispositivi medici, Marcella Marletta, e le principali società scientifiche del campo, tra cui Aicpe con il presidente Mario Pelle Ceravolo e il presidente onorario Giovanni Botti, Sicpre e Sis, e la collaborazione di altri esperti come Fabio Santanelli direttore della scuola di specializzazione in Chirugia Plastica presso l’Università La Sapienza di Roma. Il problema è stato affrontato in ambito multidisciplinare e il Ministero della Salute ha concluso che«le protesi mammarie continuano a esser considerate sicure e sotto questo aspetto non si ravvisano rischi per la salute».«L’obiettivo delle autorità italiane è informare le pazienti sul fenomeno e tranquillizzarle, prevenendo paure ingiustificate che potrebbero nascere in seguito a notizie allarmistiche che dovessero essere diffuse in futuro – afferma Pelle Ceravolo -. Il Ministero raccomanda il monitoraggio della situazione. Sono sempre consigliati controlli periodici e un’attenzione a eventuali alterazioni, soprattutto gonfiore. Tutte le donne portatrici di protesi mammarie dovrebbero essere controllate una volta all’anno dal chirurgo che le ha operate per verificare lo stato delle protesi. Bisogna anche prestare attenzione a fenomeni di importante cambiamento di forma e in special modo di gonfiore di una o ambedue le mammelle, anche se sopraggiunto a distanza di tempo dall’intervento stesso. In questo caso bisogna sottoporsi ai dovuti controlli per accertare la natura del problema».Il linfoma a grandi cellule è una patologia rarissima che, nella stragrande maggioranza dei pazienti, si limita ad una patologia infiammatoria localizzata alla cicatrice interna che si forma intorno alla protesi e che viene, nella maggior parte dei casi, completamente curata attraverso la rimozione della stessa cicatrice. «Sono rarissimi i casi in cui questa patologia può evolvere e presentare indicazione a vere e proprie terapie oncologiche» conclude il presidente Aicpe.Si vuole insomma evitare un altro caso PIP, che creò grande scompiglio nel mondo medico e terrore fra molte pazienti. «In Francia, paese dove queste protesi venivano prodotte, il Ministero della Salute, forse anche per un senso di colpa nazionalistico, consigliò di asportare tutte le protesi incriminate; ciò spinse molti chirurghi a rimuovere e sostituire un gran numero di protesi, sottoponendo tante pazienti a un ulteriore e spesso ingiustificato intervento chirurgico – ricorda il presidente Aicpe -. Recentemente vari articoli scientifici, dopo attenti studi, hanno provato ciò che noi di Aicpe abbiamo sostenuto all’epoca e cioè che le protesi PIP presentavano un rischio di rottura leggermente superiore a quello delle altre protesi ma che nessun pericolo di cancro al seno o di altre gravi complicanze poteva addebitarsi a queste protesi che fosse diverso da quelli relativi agli altri impianti. Il Ministero della Salute italiano, diretto allora dal Ministro Renato Balduzzi e dalla dottoressa Marcella Marletta, recepì perfettamente la verità ed emise circolari informative precise e tranquillizzanti che hanno portato ad una saggia gestione del fenomeno nel rispetto dei principi scientifici di salvaguardia della salute fisica e psicologica di tutte le pazienti italiane».
AICPE: L’Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (www.aicpe.org), la prima in Italia dedicata esclusivamente all’aspetto estetico della chirurgia, è nata nel settembre 2011 per dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza. Ad AICPE, che è gemellata con l’American Society for Aesthetic Plastic Surgery (ASAPS), la più importante società di chirurgia estetica al mondo, hanno aderito oltre 200 chirurghi in tutta Italia. Membri di Aicpe possono essere esclusivamente professionisti con una specifica e comprovata formazione in chirurgia plastica estetica, che aderiscono a un codice etico e di comportamento da seguire fuori e dentro la sala operatoria. L’associazione ha elaborato e pubblicato le prime linee guida del settore, consultabili sul sito internet, in cui si descrive il modus operandi dei principali interventi. Scopo di AICPE è tutelare pazienti e chirurghi plastici in diversi modi: disciplinando l’attività professionale sia per l’attività sanitaria, sia per le norme etiche di comportamento; rappresentando i chirurghi plastici estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e politiche per tutelare la categoria e il ruolo; promuovendo la preparazione culturale e scientifica.

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La guerra infinita in Medioriente e altrove

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2015

agostino spataroQuel che propongo non è un saggio, nemmeno un articolo, ma una “tabella” contenente i dati relativi alla produzione e alle riserve petrolifere dei principali Paesi che, nell’ultimo ventennio, sono stati coinvolti, come vittime o promotori, in questa sorta di “guerra infinita” che sta sconquassando il Medio Oriente e provocando pericolose tensioni in Europa e nel Mediterraneo. Si tratta di dati fin troppo eloquenti che, da soli, spiegano perché i principali Paesi detentori delle più grandi riserve petrolifere (Venezuela, Libia, Iran, Iraq, Siria, Russia) siano stati inseriti nella “lista nera” e sottoposti ad attacchi di ogni tipo, anche militari. Da notare che ad attaccare non sono stati tutti gli Stati membri della Nato ma solo alcuni, specie quelli cui appartengono le principali multinazionali del petrolio ovvero: Usa, Francia, Gran Bretagna, Spagna e, purtroppo, anche Italia.
Nei giorni scorsi, nella “lista” è stato inserito il Venezuela, bollato con decreto del presidente Obama come una minaccia per la sicurezza nazionale degli Usa. Ovviamente, nessuno crede a questa boutade che, in realtà, rafforza il sospetto di una nuova, pericolosa ingerenza mirata ad assumere il controllo della più grande riserva petrolifera del mondo che- come si evidenzia nella tabella- corrisponde a una previsione di 300 anni di produzione ai livelli attuali. Ancora tre secoli di produzione contro i 10 anni degli Usa! Seguono la Libia con 139 anni, l’Iran con 135 anni, ecc. ecc. In tempi di esaurimento delle riserve proprie, il Venezuela, cosi come gli altri paesi della “lista” nera, come il colore del greggio che vi abbonda, è un boccone troppo ghiotto per lasciarlo al popolo venezuelano, unico e legittimo proprietario, per il suo sviluppo economico e civile. Siamo all’apertura di un fronte di destabilizzazione, di guerra anche in America latina? C’è da sperare che la reazione, forte e unitaria, dei paesi dell’Unasur dissuada, faccia rinsavire i governanti Usa, come sembra stiano facendo rispetto alla disastrosa guerra provocata contro la Siria con il cui presidente (Bashara Assad) -a detta di Kerry- si vuole negoziare. Potevano farlo prima questo negoziato e si sarebbero evitati quattro anni di morte e di rovina che hanno provocato circa 200.000 vittime e diversi (dieci?) milioni di profughi. Comunque, meglio tardi che mai! (Agostino Spataro)

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Preside manager? No grazie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2015

scuola-pubblicaUna buccia di banana enorme attende dietro l’angolo la riforma della scuola voluta dal governo Renzi: non tutti i presidi, su cui loro scommettono, sono all’altezza del compito richiesto. Quando poi i docenti si accorgeranno che 35 milioni dei loro scatti se ne andranno per arrotondare i già pingui stipendi dei dirigenti scolastici e altri 200 milioni finiranno a favore dei loro protégé, spiace dirlo, ma il governo rischierà da vicino l’effetto noto come “Berlinguer e il concorsone”.A essere sinceri, di dirigenti scolastici capaci e preparati ce ne sono e molti, ma non sono pochi neppure quelli che si arroccano sulle cose che non sanno e, forti della loro inadeguatezza, mettono a ferro e fuoco le scuole loro affidate. Sono cose sapute e risapute, nelle scuole e nei Provveditorati (e pure negli USR e magari anche al Ministero). Come è successo, che da una categoria di galantuomini (e ovviamente gentildonne) ferrei e preparati, tutti dediti alla scuola, forse non molto aperti al dialogo, ma comunque attenti a rispettare il ruolo di chi seriamente si pone nei confronti della scuola, si sia scivolati nel volgere di pochi anni in troppe situazioni di arbitrio totale? Indubbiamente, enormi carichi di responsabilità sono stati posti sulle spalle di chi ha fatto il concorso principalmente per insegnare: sicurezza, privacy, contrattazione sindacale, gestione del personale, tutti con gravosi carichi di lavoro nonché con annesse pesanti sanzioni. Poi c’è il fattore stipendio: troppo appetibile per non suscitare legittime ambizioni.
Insomma: Presidi manager? NO, grazie. Per far viaggiare su gambe sicure LaBuonaScuola di Renzi, occorrono professionisti appassionati di scuola con una preparazione mirata, più che dei managers gestionali; una radicale riduzione dei loro compiti amministrativi e il contenimento della dimensione degli istituti, specie di quelli comprensivi, dove coesistono tre ordini di scuola. Ricordiamo la proposta di un limite massimo di 1200 alunni, che nella consultazione LBS ha ricevuto un buon numero di ‘mi piace’.
”Come Associazione di genitori siamo molto preoccupati –afferma Rita Manzani Di Goro, presidente di A.Ge. Toscana- Si moltiplicano nelle scuole i casi di palese illegittimità e di pari passo le ritorsioni nei confronti dei genitori che osano chiedere il rispetto delle regole. E il fatto che la riforma della scuola sia contenuta in una proposta di legge che, dopo una settimana che è stata approvata dal governo, ancora nessuno conosce, e che si vogliano regolare aspetti fondamentali come il testo unico della scuola e gli organi collegiali tramite decreto, presumibilmente altrettanto blindato, certo non ci rassicura”. Abbiamo notizia che negli ultimi mesi in Toscana due ottimi Presidenti di Consiglio d’istituto si sono dimessi “in quanto non esistevano più le condizioni di una serena collaborazione con il dirigente scolastico”, che non li riceveva, non rispondeva alle loro comunicazioni e faceva quello che meglio riteneva opportuno, invadendo anche competenze altrui.In un’altra scuola, i genitori hanno chiesto di aprire una prima classe elementare a 40 ore invece di 36 e si sono sentiti rispondere picche. La dirigente, da noi contattata per far garbatamente notare che la loro consuetudine di avere classi di primaria a 36 ore è in violazione della normativa (riforma Gelmini), ha ammesso l’illegittimità della situazione, ma ha risposto che le maestre si rivolterebbero vedendosi assegnare una classe a 40 ore (infatti adesso hanno il venerdì pomeriggio libero), che lei è solo reggente e che farà quello che ritiene opportuno. Quando poi è stata inviata una protesta scritta, sono state messe in giro voci secondo cui, proprio per colpa di quei genitori, l’anno prossimo si avranno una classe a 40 ore e una a 32 (che non esiste), suscitando lo scontento generale. In una scuola media in cui il Consiglio d’istituto ha deliberato (a maggioranza e contro il parere del dirigente) di ampliare le classi di spagnolo, mantenendone però alcune di francese, è partito un attacco sui media locali e un consistente numero di docenti ha contestato con una lettera al Consiglio l’illegittimità di tutte le delibere a partire dall’aprile del 2013, quando è stata effettuata una surroga errata, invece delle elezioni suppletive. I genitori intravedono la mano del dirigente scolastico, riconoscono le sue espressioni tipiche, ma ci permettiamo di dissentire: quale dirigente di buon senso si auto-accuserebbe di aver sbagliato un adempimento, inficiando ben due bilanci e due conti consuntivi (senza parlare dei criteri del POF, delle liste d’attesa e della contrattazione d’istituto), quando era lui in persona quello tenuto a vigilare?“E’ urgente rivedere la riforma, aprire un serio dibattito all’interno della scuola –conclude Di Goro- in modo che buone iniziative (come l’organico funzionale, la riduzione delle ‘classi pollaio’, l’introduzione nella primaria di insegnanti di inglese madrelingua o specialisti e di professori di educazione fisica e di musica, gli investimenti sulla scuola) non vadano in malora insieme ad altre scelte assai meno felici”.

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La pena dell’ergastolo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2015

squarcio nelle tenebreAvvelena lentamente e inesorabilmente la tua esistenza, facendo attenzione però a non ucciderti. Ma se tenti di resistere è peggio per te, perché poi rischi di diventare matto. Questa terribile condanna ti porta via i sogni ma incredibilmente ti lascia la vita. Probabilmente per farti soffrire di più, perché aspettare un giorno che non arriverà mai conduce alla follia.Gli ergastolani vivono in una realtà tutta diversa dagli altri detenuti perché un uomo ombra deve scegliere tra la rassegnazione e la speranza. Io ho continuamente cercato di resistere fra l’una e l’altra, ma il mio cuore ha sempre preferito l’assurdità della speranza. Ed io in tutti questi anni gli ho sempre ricordato che gli ergastolani ostativi ai benefici hanno molte meno possibilità di finire la loro esistenza vicino ai loro cari di quante ne avevano gli internati nei campi di concentramento. Almeno loro avevano la speranza che con la sconfitta della Germania i vincitori li liberassero. Noi invece non abbiamo nessuna speranza, perché nessuno verrà mai a liberare noi. E la cosa più disumana è che non ci ammazzano, ma ci tengono in vita nonostante per un ergastolano ostativo ad ogni beneficio penitenziario non rimanga altro che prepararsi a morire in carcere. Da pochi giorni invece ho ricevuto la più bella notizia che un ergastolano ostativo possa aspettarsi. Dopo ventiquattro anni di carcere, il Tribunale di Sorveglianza mi ha concesso la cosidetta collaborazione impossibile o irrilevante, perché anche se collaborassi con la giustizia i reati sarebbero prescritti, mentre sono già tutti accertati quelli più gravi.E questo significa che mentre prima non avevo diritto a nessuno beneficio penitenziario adesso invece ne potrei avere, senza mettere nella mia cella un altro al posto mio.È un po’ la fine della guerra, ancora non c’è la pace, ma mi sento un soldato stanco di essere belligerante e con la speranza un giorno di poter morire da uomo libero.Ho passato la prima notte da ergastolano non ostativo senza chiudere occhio. E ho iniziato a ragionare con me stesso su come cercare di realizzare gli ultimi sogni che mi sono rimasti. Ho pensato che adesso mi aspetta la battaglia più difficile della mia vita, perché devo di nuovo imparare a sperare, a vivere e a sognare.Sto cercando di affrontare i primi giorni da ergastolano resuscitato non pensando più che la mia unica via di fuga e di salvezza dall’Assassino dei Sogni (il carcere, come lo chiamo io) sia solo la morte. Dopo ventiquattro anni di carcere mi è arrivato il primo permesso premio:“(…) concede a Musumeci Carmelo, sopra generalizzato, il permesso di recarsi a Padova presso la Casa di Accoglienza “Piccoli Passi” sita in via Po n. 261, accompagnato da un operatore volontario della struttura. Il detenuto uscirà dalla Casa di Reclusione di Padova alle ore 9.00 del 14 marzo 2015 e vi farà rientro alle ore 18.00 dello stesso giorno”. Con il trascorrere degli anni la mia speranza si era assottigliata, avevo imparato a fare il morto perché non mi aspettavo proprio più nulla dagli esseri umani, ora devo anche rimparare a credere, ad avere fiducia: non sarà facile, ma non sono mai stato così felice di avere paura. (Carmelo Musumeci) (foto: squarcio nelle tenebre)

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Campagna di prevenzione contro il morbillo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2015

Giacomo_Guerra_UnicefUna campagna di vaccinazione d’emergenza è in corso a Vanuatu per proteggere i bambini colpiti dal ciclone Pam, visto che crescono i timori di una grave epidemia di morbillo. UNICEF e l’OMS stanno sostenendo il Ministero della Salute per raggiungere i bambini che sono particolarmente vulnerabili alle malattie dopo il ciclone che ha sconvolto l’arcipelago.
Vanuatu ha già tassi di vaccinazione di routine molto bassi; all’inizio di marzo è stato segnalato un focolaio di morbillo – una malattia potenzialmente mortale . “Sei squadre sono state inviate in tutta la parte raggiungibile di Port Vila per iniziare la campagna di vaccinazione contro il morbillo oggi”, ha detto Karen Allen, Rappresentante UNICEF per il Pacifico. “Santo e Port Vila rimangono le priorità per quanto concerne il morbillo, visto il numero precedente di casi confermati e sospetti”.
Altre 6 squadre saranno formate per iniziare a lavorare dalla fine di questa settimana. Verranno vaccinati bambini, verrà darà loro vitamina A e zanzariere per proteggersi dalla malaria. L’UNICEF e i suoi partner hanno ripristinato la catena del freddo a Vanautu – con la quale è possibile tenere i vaccini alla giusta temperatura – dopo che era stata danneggiata dal Ciclone.
“La priorità per le vaccinazioni sarà data ai bambini nei centri di evacuazione, secondo un programma che prevede la somministrazione dei vaccini nelle prime ore della sera, quando sono presenti la maggior parte delle persone”, ha continuato Allen. “Personale infermieristico in pensione e medici con le conoscenze necessarie sono stati coinvolti per portare avanti la campagna”.
L’UNICEF sta anche distribuendo scorte mediche per i bambini e le famiglie colpiti dal ciclone Pam, a Vanuatu. Questi aiuti comprendono: kit sanitari di base, sali per la reidratazione orale, tavolette di zinco, capsule di Vitamina A e tavolette vermifughe.
L’UNICEF ha anche donato 10 tende, zaini con materiali scolastici, kit per la ricreazione, kit igienici, taniche d’acqua, sapone per le mani e tavolette per la purificazione dell’acqua.
Durante il Third UN World Conference on Disaster Risk Reduction – un Meeting internazionale con i leader mondiali che si sta svolgendo a Sendai, in Giappone – si è discusso del disastro di Vanuatu. Il Direttore generale dell’UNICEF Anthony Lake, presente alla conferenza, durante la sessione su bambini e giovani, ha parlato dell’importanza della riduzione del rischio di disastri. “Dalla fine degli anni ‘90, i disastri causati dai cambiamenti climatici hanno colpito 66 milioni di bambini all’anno”, ha dichiarato Anthony Lake. “Nei prossimi decenni questo numero si triplicherà e arriverà a 200 milioni di bambini. Ancora più bambini moriranno, non andranno a scuola, saranno esposti al rischio di diventare vittime di traffico, abuso, sfruttamento e lavoro forzato”.
“Oggi mentre le comunicazioni sono interrotte e non possiamo sapere la portata esatta del disastro, circa 60.000 bambini sono stati colpiti dal ciclone che si è abbattuto su Vanuatu e sulle Isole Solomon. Nell’affrontare questo tipo di disastri nel mondo, dobbiamo capire che hanno conseguenze molto più gravi nei paesi più poveri e svantaggiati, sulle persone più povere e svantaggiate di questi paesi”, ha concluso Lake.

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Concorso Flautistico Internazionale “Severino Gazzelloni”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2015

roccaseccaDal 29 agosto al 4 settembre 2015, presso la Sala San Tommaso del Comune di Roccasecca, si terrà la IV edizione del prestigioso Concorso Flautistico Internazionale “Severino Gazzelloni”, competizione riservata a giovani flautisti professionisti ed intitolata al celebre musicista che attraverso le sue innumerevoli performance, ha avuto il grande merito di divulgare la conoscenza del flauto presso un pubblico più ampio.Nato con preciso intento di promuovere il talento dei flautisti emergenti, offrendo loro possibilità concrete nel mondo artistico, si configura oramai tra gli eventi musicali internazionali più ambiti che si svolgono in Italia.La direzione artistica sarà affidata, come di consueto, al M° Salvatore Lombardi, mentre l’Associazione Flautisti Italiani ne gestirà l’organizzazione in collaborazione con il Comune di Roccasecca, nelle persone dell’Assessore Giuseppe Marsella e del Sindaco Giovanni Giorgio.Il concorso, patrocinato altresì dalla Regione Lazio, dalla Provincia di Frosinone e dalla Banca Popolare del Cassinate, è suddiviso in cinque categorie e vanta un montepremi di circa 20.000 euro, grazie al contributo di enti pubblici e privati che hanno sposato l’iniziativa condividendone lo spirito e gli obiettivi. I vincitori avranno anche diritto a premi in pubblicazioni, ad una registrazione audio distribuita in allegato alla rivista flautistica “Falaut”, nonché alla possibilità di tenere concerti per importanti associazioni musicali.Sempre di altissimo profilo artistico le giurie che si sono avvicendate negli anni, composte da solisti di indiscussa fama mondiale tra i quali Maxence Larrieu, Jean-Claude Gérard, Davide Formisano, Denis Pierre Gustin, Francesco Loi, Nicola Mazzanti, Paolo Taballione, Cho Sunghyun, Andrea Oliva, János Bálint, Enzo Caroli, Carlo Jans, Kazutaka Shimizu e circa trecento i concorrenti complessivi, provenienti da 22 diversi Paesi, molti dei quali già in carriera concertistica o vincitori di prestigiosi premi all’estero.Insignito, a partire dalla prima edizione, della Medaglia della Presidenza della Repubblica quale tangibile riconoscimento del suo alto valore artistico e culturale, il Gazzelloni ha già al suo attivo tre cd ed un quarto è in uscita.Quest’anno, anche la Commissione europea ha voluto conferire un premio alla competizione, confermando la centralità di questo evento nel panorama flautistico mondiale ed incoraggiando il team organizzativo a proseguire nel cammino intrapreso a favore dei giovani meritevoli e talentuosi.

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