Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Archive for 22 marzo 2015

Informazione Scientifica Virtuale

Posted by fidest press agency su domenica, 22 marzo 2015

euriscoPiù tempo i medici trascorrono online per aggiornarsi e maggiore è il tempo “di qualità” che possono dedicare ai pazienti. “Non è un paradosso come potrebbe apparire a prima vista, spiega Isabella Cecchini, Direttore Dipartimento Ricerche Salute GFK Eurisko, commentando i dati della ricerca Gfk-Eurisko 2014 sulla Digital Doctor Communication, condotta su 1250 specialisti e oltre 200 medici di famiglia, ma la conferma che utilizzare tutto il potenziale tecnologico che oggi abbiamo a disposizione può liberare tempo e risorse da dedicare alla cura e all’ascolto dei bisogni dei pazienti aumentando la qualità e la ricchezza dell’aggiornamento professionale”.
Dalla nostra ricerca, prosegue Cecchini, emerge infatti in modo chiaro come la quasi totalità dei medici italiani sia online; circa l’80% sia esposto a modalità di e-remote o tele detailing; il 30% riceva già oggi aggiornamenti scientifici online; il 70% possieda uno smartphone rispetto al 50% del 2013, mentre un medico su due è oggi in possesso di un tablet. Numeri importanti che testimoniano come l’informazione medico – scientifica “corra” gia’ oggi sul web in Italia e acceleri il suo percorso verso un vero e proprio terremoto digitale da cui avranno origine nuove metodologie relazionali nell’ambito del rapporto tra i medici e gli informatori medico scientifici. Tra i medici italiani, conclude Cecchini, cresce l’attesa che l’informatore scientifico, assuma definitivamente un ruolo sempre più importante e di fulcro nell’attività di comunicazione medica. Internet è sempre più importante per i medici e si affacciano sempre di più nuovi spazi d’interazione sul web e nuove modalità di fruizione delle informazioni, come App e YouTube. Ma in questo scenario in costante trasformazione, emerge anche una forte esigenza di supporto nell’utilizzo di questi strumenti; supporto da remoto che possa andare incontro alle nuove esigenze dei nostri medici” “Viviamo i primi giorni di un’evoluzione digitale non lineare che, in pochissimi anni, cambierà drasticamente il rapporto con i medici e le modalità di informazione e formazione scientifica, spiega Maurizio Pèrcopo, Amministratore Delegato di Domedica dalla cui esperienza nasce “Relationships, DeliveredTM”, un nuovo servizio per costruire relazioni virtuali interattive di grande valore e di lungo periodo per l’informazione medico scientifica, con informatori medico scientifici competenti, motivati e preparati. Dalle nostre rilevazioni, prosegue Pèrcopo, oltre il 91% dei medici italiani che inizia questa “relazione” si dichiara soddisfatto del grado di preparazione degli informatori scientifici da remoto, l’89% riconosce l’importanza della continuità di rapporto che si instaura con il nostro iRep, e il 96% gradisce poter fissare appuntamenti con orari flessibili. “Relationships, DeliveredTM” punta decisamente ad un approccio non più basato sul numero di chiamate o visite effettuate presso lo studio del medico, ma ad una relazione interattiva tra medici e informatori medico scientifici.“Un vero e proprio big bang quello che sta accadendo, e cha a breve cambierà completamente le regole del gioco, conferma Claudio Cricelli, Presidente SIMG, Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie -, al cui appuntamento è meglio farsi trovare preparati per non essere letteralmente spazzati via dall’innovazione tecnologica che ormai ha travolto e inondato positivamente il nostro modo di lavorare, ma che, nel nostro Paese, fatica a decollare in modo sistematico, risentendo di tutto il ritardo con cui purtroppo l’agenda digitale viene portata avanti”. Ma il futuro è inarrestabile e non passerà attraverso processi di innovazione lineare ma verticale e istantanea”.“Sono queste le realtà che permetteranno al nostro paese di colmare il gap con i paesi più avanzati sul fronte del web 3.0 – commenta Eugenio Santoro, Responsabile del Laboratorio di Informatica Medica, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri -. La diffusione di questi servizi tra i medici, come la contemporanea presenza sul web e sui social network di fornitori e fruitori di informazioni mediche permetteranno la creazione di communities essenziali nell’era del web 3.0”.
Domedica ha maturato ad oggi un’esperienza unica in questo campo che le consente di mettere a disposizione del SSN e delle Life Science Companies un’offerta di servizi integrati unica nel suo genere.
Domedica è l’azienda leader dell’Integrated Health Care. La sua mission è progettare, avviare e sviluppare soluzioni innovative e all’avanguardia per migliorare le cure, ottimizzare gli investimenti in ambito sanitario e massimizzare l’utilizzo delle risorse disponibili, con professionisti presenti su tutto il territorio Nazionale e sede centrale a Roma.

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Morbo di Crohn

Posted by fidest press agency su domenica, 22 marzo 2015

the new wngland journal of medicine“La prestigiosa rivista “The New England Journal of Medicine” ha oggi pubblicato i risultati della nuova e importante terapia sperimentale sul morbo di Crohn – una malattia intestinale cronica e invalidante – condotta in diversi centri di ricerca italiani e coordinata dai professori Giovanni Monteleone e Francesco Pallone dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. La molecola, denominata Mongersen, sta dando risultati straordinari con una efficacia clinica del trattamento documentata in oltre l’80% dei pazienti nei primi tre mesi. Siamo di fronte a una ulteriore dimostrazione dell’eccellenza della ricerca italiana e dei centri di ricerca della nostra città. È motivo di grande soddisfazione, inoltre, sapere che fra gli autori di questo studio vi è anche il dott. Massimo Fantini, un giovane ricercatore tornato in Italia grazie al programma “Rientro dei Cervelli”, promosso dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ciò è stato possibile grazie alla felice intuizione di accademici come il professor Giuseppe Novelli che ogni giorno si impegnano per promuovere e valorizzare le eccellenze del nostro Paese.
Voglio dunque esprimere le mie più vive congratulazioni a tutti gli studiosi impegnati nella ricerca e un incoraggiamento ad andare avanti sul percorso intrapreso. Roma è orgogliosa di sapere di essere al centro di una importante conquista scientifica”. È quanto dichiara il sindaco di Roma Ignazio Marino.

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La Commissione Europea ha approvato ABRAXANE® per il trattamento di prima linea dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule

Posted by fidest press agency su domenica, 22 marzo 2015

boudryBOUDRY, SVIZZERA Celgene International Sàrl, una società interamente controllata da Celgene Corporation (NASDAQ: CELG), ha annunciato che la Commissione Europea ha approvato ABRAXANE® (paclitaxel legato all’albumina in nanoparticelle, o nab-paclitaxel) in associazione a carboplatino per il trattamento di prima linea del carcinoma polmonare non a piccole cellule in pazienti adulti non candidati a chirurgia curativa o a radioterapia.”La combinazione di carboplatino+nab-paclitaxel – ha spiegato Cesare Gridelli, Direttore Dipartimento di Onco-Ematologia dell’Azienda Ospedaliera Moscati di Avellino e Presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Toracica (AIOT) – ha dimostrato di indurre un vantaggio in termini di risposte tumorali rispetto ad uno degli standard internazionali di trattamento rappresentato dalla combinazione di carboplatino e paclitaxel con anche una minore neurotossicità che rappresenta uno dei problemi della terapia contenente il paclitaxel tradizionale”.L’Autorizzazione all’Immissione in Commercio di ABRAXANE è stata aggiornata in 28 Stati membri dell’Unione Europea per includere questa nuova indicazione per il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC), oltre alle indicazioni esistenti per il carcinoma pancreatico metastatico e il carcinoma mammario.”Questa approvazione – ha continuato Gridelli – rappresenta un momento importante per i pazienti affetti da carcinoma polmonare perché sicuramente aggiunge un altro tassello all’armamentario dell’oncologo nel trattamento di questi tumori. Inoltre il farmaco, non richiedendo l’utilizzo di una premedicazione, rappresenta un’opzione meglio gestibile per i pazienti affetti da carcinoma polmonare”.
Il carcinoma polmonare è la quarta neoplasia più frequentemente diagnosticata sia nell’uomo che nella donna ed è la principale causa di morte per cancro in Europa. Il carcinoma polmonare non a piccole cellule è la forma più comune di tumore ai polmoni e rappresenta l’85-90% di tutti i casi. La causa principale del carcinoma polmonare è il fumo di sigaretta, sebbene anche i fattori ambientali e occupazionali possano provocarlo. “In una patologia come il carcinoma del polmone con poche alternative terapeutiche efficaci, diverse categorie di pazienti, tra cui la popolazione anziana e quella con carcinoma squamoso, hanno dimostrato di trarre un beneficio clinico importante da questa terapia, sia in termini di efficacia che buona tollerabilità del farmaco” ha sottolineato l’esperto. La decisione della Commissione Europea segue il parere favorevole del CHMP ottenuto il 23 gennaio che si è basato sui risultati di uno studio multicentrico, randomizzato in aperto condotto su 1052 pazienti non sottoposti a precedente chemioterapia con carcinoma polmonare non a piccole cellule di Stadio IIIb/IV. Lo studio ha confrontato la terapia a base di ABRAXANE in associazione a carboplatino rispetto a paclitaxel disciolto in solvente in associazione a carboplatino come trattamento di prima linea in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato. L’endpoint primario di efficacia, ossia il tasso di risposta globale, è risultato significativamente maggiore nel braccio ABRAXANE/carboplatino rispetto al braccio di controllo: 33% vs. 25%. Le reazioni avverse più frequenti (≥ 20%) associate alla terapia di combinazione di ABRAXANE e carboplatino per il trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule sono state anemia, neutropenia, trombocitopenia, neuropatia periferica, nausea e affaticamento.
“Siamo molto soddisfatti per l’approvazione di ABRAXANE da parte della Commissione Europea per il trattamento dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in Europa. I pazienti a cui viene diagnosticata questa devastante malattia possono ora accedere a questo farmaco frutto della ricerca nanotecnologica. Il fatto che l’impiego di ABRAXANE sia stato esteso a tre tumori difficili da trattare, il carcinoma mammario, il carcinoma pancreatico e il carcinoma polmonare, rafforza il valore di ABRAXANE e il nostro impegno a proseguire il cammino nel campo delle tecnologie che trasformano la scienza a offrire farmaci che migliorano la qualità della vita e ad essere al fianco dei pazienti oncologici in tutto il mondo” ha affermato Tuomo Pätsi, Presidente di Celgene Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA)

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Donazione di Google per realizzare nuovi laboratori e percorsi formativi sulle digital skills per oltre 10 mila giovani in due anni

Posted by fidest press agency su domenica, 22 marzo 2015

google-building-44Google e Fondazione Mondo Digitale hanno presentato oggi l’Officina dei Nuovi Lavori, un nuovo spazio con quattro laboratori didattici e percorsi formativi volti a diffondere le competenze digitali e realizzare attività di orientamento professionale per più di 10 mila giovani.Realizzata grazie a una donazione di Google, l’Officina dei Nuovi Lavori è stata inaugurata oggi alla presenza del ministro Giuliano Poletti (Lavoro e Politiche sociali) e del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. L’iniziativa è promossa in collaborazione con Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Regione Lazio e Roma Capitale e ha il patrocinio del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.Obiettivo dell’iniziativa è formare nei prossimi due anni oltre 10.000 giovani tra i 15 e 29 anni, con precedenza a coloro che non studiano e non hanno un’occupazione, attraverso corsi settimanali della durata di 22 ore, con l’obiettivo di combattere la dispersione scolastica e realizzare attività mirate di formazione e orientamento professionale per giovani ai margini del sistema formativo e lavorativo italiano.Dal digital manufacturing all’innovazione d’impresa, dal gaming alla realtà immersiva, l’Officina dei Nuovi Lavori propone una vera e propria esperienza immersiva digitale con l’obiettivo di formare i giovani su nuove competenze e favorire sin da subito un confronto con aziende e professionisti. Gli studenti potranno prendere parte ad attività formative specifiche nei 4 diversi ambienti didattici realizzati negli spazi dell’Officina:
● fab lab: imparare ad utilizzare laser cut, stampante 3D e gli altri strumenti tipici di un fab lab
● video lab: corsi di video making con animazione 3D ed effetti visuali
● game lab: game development e interactive storytelling
● immersive lab: tecnologia immersiva e realtà aumentata.
A ciascun percorso formativo vengono inoltre associate attività legate allo sviluppo di soft skills (leadership, team building, motivazione). L’Officina dei Nuovi Lavori è situata presso la Città educativa di Roma in Via del Quadraro 102. È possibile iscriversi ai corsi compilando il modulo online al seguente link http://www.mondodigitale.org/call4youth.

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Consulenza genetica per le demenze ereditarie

Posted by fidest press agency su domenica, 22 marzo 2015

ospedale bresciaBrescia. Nella maggior parte dei casi le demenze si manifestano nelle persone anziane in modo sporadico; quando più persone all’interno della stessa famiglia presentano tali disturbi, si parla di demenza su base familiare o ereditaria. All’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia è possibile ottenere una consulenza genetica per indagare la propria vulnerabilità alle demenze ereditarie. «E’ così ed è un’opportunità importante – spiega Luisa Benussi, ricercatrice senior del Laboratorio Marcatori Molecolari -. In un’epoca nella quale il controllo di tali malattie si realizza ancora prevalentemente attraverso la diagnosi e la prevenzione, le analisi genetiche rappresentano uno strumento di largo interesse e di supporto all’attività clinica e, per molti pazienti e per i loro familiari, un elemento di riferimento nelle scelte di vita e nell’acquisizione di informazioni di potenziale interesse prognostico/terapeutico. Le ricerche condotte negli scorsi anni nell’ambito delle malattie neurodegenerative, ed in particolare per la malattia di Alzheimer e la demenza frontotemporale, hanno permesso il riconoscimento di geni che, quando presenti in forma mutata, risultano essere responsabili di decadimento cognitivo trasmesso con ereditarietà di tipo autosomico dominante: test molecolari sono oggi disponibili per tali forme e sono stati inseriti nei più recenti criteri diagnostici. La diagnosi di demenza familiare si basa su un’accurata valutazione clinica e un’approfondita anamnesi familiare: entrambe hanno un ruolo primario nel percorso diagnostico e possono essere completate con l’esecuzione di test genetici».
Nella maggior parte dei casi le demenze si manifestano nelle persone anziane in modo sporadico; quando più persone all’interno della stessa famiglia presentano tali disturbi, si parla di demenza su base familiare o ereditaria. Nella demenza di Alzheimer il 5% dei casi si trasmette su base ereditaria, mentre nella demenza frontotemporale, tale evento si manifesta nel 30-40% dei casi. Queste rare forme familiari, caratterizzate in genere da più precoce età di insorgenza e da una più rapida evoluzione della malattia rispetto alle forme sporadiche, sono dovute ad alterazioni nell’assetto genetico. Le ricerche condotte nell’ambito delle demenze hanno permesso il riconoscimento di tre geni che, quando presenti in forma mutata, sono responsabili di AD familiare: il gene per la proteina precursore dell’amiloide (APP) e i geni che codificano per presenilina 1 (PSEN1) e presenilina 2 (PSEN2). Mutazioni nei geni che codificano per tau (MAPT), progranulina (GRN) e C9ORF72 sono invece responsabili per la maggior parte delle forme familiari di demenza frontotemporale.
Gli studi effettuati negli scorsi anni presso l’IRCCS di Brescia hanno contribuito ad identificare alcune tra le cause genetiche delle demenze familiari. «Un’indagine sistematica sulle cause genetiche delle forme familiari di demenza frontotemporale – precisa la dr.ssa Roberta Ghidoni, vicedirettore scientifico dell’IRCCS Fatebenefratelli e responsabile del Laboratorio Marcatori Molecolari – ha dimostrato che alterazioni genetiche nel gene che codifica progranulina sono la principale causa di malattia nel territorio bresciano (presenti in circa un terzo dei pazienti con familiarità); proprio nel nostro territorio è stata identificata una delle mutazioni più comuni al mondo in tale gene».Uno studio condotto dai ricercatori dell’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia – in collaborazione con la Mayo Clinic di Jacksonville, Florida e l’Istituto Max-Planck di Monaco di Baviera – ha portato ad ipotizzare che questa specifica mutazione possa essersi generata o a cavallo dell’anno 1000 (al tempo di Canossa, quando l’imperatore Enrico IV si umiliò davanti a papa Gregorio VII perché venisse ritirata la scomunica) oppure al tempo di Moretto da Brescia.
Per i casi familiari di demenza, è quindi possibile analizzare l’eventuale presenza di alterazioni dell’assetto genetico; l’elevata frequenza di mutazioni in GRN nel territorio bresciano rende tale gene il primo gene candidato per la ricerca di alterazioni genetiche nell’analisi condotta presso l’IRCCS Fatebenefratelli. Tali test genetici possono essere effettuati sul paziente affetto, consentendo una migliore definizione della diagnosi della malattia (test diagnostico) o possono essere effettuati su persone che, pur non presentando i sintomi della malattia, sono a rischio genetico poiché un loro famigliare di primo grado è portatore di un’alterazione genetica (test pre-sintomatico). La presenza di mutazioni in uno dei geni associati alle forme familiari di demenza indica che la persona potrà sviluppare con un’elevata probabilità la malattia, anche se con quadri clinici variabili».
Il dibattito pubblico non ha ad oggi ancora completamente risolto le implicazioni etiche che sorgono dalla prospettiva di effettuare un test genetico di tipo diagnostico e pre-sintomatico: diversi rischi devono essere presi in esame, ivi compresi il possibile impatto psicologico, le conseguenze in ambito lavorativo ed assicurativo, gli aspetti legali e la comprensione dei risultati del test. I test genetici, per le loro peculiarità e le implicazioni che riguardano l’identità biologica della persona e della famiglia, richiedono particolari procedure sia nell’offerta di un test genetico che nella comunicazione del risultato. Tali procedure sono generalmente comprese nella consulenza genetica che deve essere parte integrante dei test genetici. «Risale al 1975 la definizione di consulenza genetica (Ad hoc Commitee on Genetic Counsiling,1975) come “processo di comunicazione che concerne i problemi umani legati all’occorrenza, o al rischio di ricorrenza, di una patologia genetica in una famiglia”. Presso l’IRCCS di Brescia è in corso da alcuni anni un’attività di studio e ricerca preliminare all’attivazione di un servizio di consulenza genetica per pazienti affetti da demenze a carattere ereditario ed i loro familiari – commenta la ricercatrice dell’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia -. Un primo studio, condotto grazie ad un finanziamento del Ministero della Salute (progetto Ministeriale RF1/02 Conv.194 Progetto “Consulenza genetica per le demenze ereditarie: Progetto pilota per la strutturazione di un servizio di Counselling genetico” coordinato dal Dr Giuliano Binetti dell’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia), ha rilevato che l’intenzione a sottoporsi ad un test genetico in soggetti italiani, familiari di pazienti affetti da demenza, è molto più elevata rispetto alla popolazione americana e olandese: il fatto che gli intervistati italiani esprimano un’intenzione ugualmente elevata (più del 70%) in ogni scenario proposto, indipendentemente dall’accuratezza del test o dalla disponibilità di una cura, ci ha fatto presupporre che i partecipanti avessero una scarsa capacità critica nel giudicare le possibili implicazioni dei diversi scenari. Inoltre i familiari italiani hanno dimostrato una scarsa conoscenza della malattia ed una bassa percezione del rischio di malattia».
In risposta a tale bisogno è stato costituito a Brescia un gruppo multidisciplinare di studio e lavoro composto da genetisti medici, medico neurologo, biologo specializzato, psichiatra, psicologo ed è stato strutturato un protocollo di consulenza genetica. L’equipe di consulenza genetica dell’IRCCS di Brescia incontra periodicamente le famiglie valutate come a rischio di una demenza di tipo familiare che facciano esplicita richiesta di consulenza genetica. Ad oggi hanno beneficiato del percorso di consulenza genetica più di 140 famiglie, per un totale di più di 200 pazienti. La presa in carico delle famiglie con queste specifiche forme di demenza permette la promozione di efficaci pratiche di intervento clinico con una migliore qualità assistenziale.

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ITAS chiude il più bel bilancio di sempre

Posted by fidest press agency su domenica, 22 marzo 2015

grassi di benedetto“ITAS chiude il più bel bilancio di due secoli di storia – dichiara Giovanni Di Benedetto, presidente ITAS, alla fine della seduta del Consiglio di amministrazione della Mutua Capogruppo che conclude, da tradizione, la tornata dei consigli di amministrazione delle compagnie del Gruppo. – Il 2014 ci ha visto protagonisti di scelte importanti che disegnano il futuro di ITAS come quello di una Compagnia solida, sostenuta da oltre 700mila soci assicurati e da più di 1,2 milioni di polizze, diffusa ormai sul territorio nazionale, all’avanguardia da un punto di vista tecnologico, nonché prossima ad entrare nella Top 10 del mercato danni”.In un contesto di mercato in sofferenza, ITAS esprime un brillante dinamismo commerciale. Il debole progresso espresso dal mercato dell’1,1% nel Ramo danni non RC auto, viene subissato con il valore di assoluto primato di ITAS pari a +11,6%. Ciò, nonostante la tensione del Ramo auto, che in ITAS si attesta a -0,4%.Eccellente il risultato raggiunto da ITAS Vita nella raccolta premi 2014. La compagnia dedicata al Ramo Vita e a cui fa capo il fondo pensione aperto PensPlan Plurifonds registra un incremento del 95% (mercato 29,2%) rispetto all’esercizio precedente, grazie anche all’operato delle Casse Rurali Trentine.
ITAS Vita investirà nel Fondo Strategico della Regione Trentino-Alto Adige ben 10 milioni di euro attraverso il fondo pensione PensPlan Plurifonds, utili alle imprese che operano sul territorio per varare e realizzare piani innovativi per il rilancio e il superamento dell’attuale contesto.“L’importante lavoro svolto da tutte le componenti di ITAS, dipendenti, agenti e collaboratori con la guida qualificata della governance – continua Di Benedetto – ci ha permesso di chiudere l’esercizio con un saldo finale che ci rende orgogliosi: oltre 34 milioni di euro di utile ante imposte di Gruppo, di cui oltre 17 milioni realizzati dalla Mutua Capogruppo.
ITAS rappresenta una eccellenza a cui guardare con fiducia e orgoglio. Il nostro patrimonio netto di Gruppo è di oltre 346 milioni di euro, il 27% superiore rispetto all’esercizio precedente, con un impatto tributario di oltre 14 milioni di euro che vanno a favore del territorio in cui operiamo. Una prospettiva interessante alla luce della recente acquisizione dei rami italiani dello storico gruppo assicurativo londinese RSA – Royal Sun Alliance, che ci aprirà nuove opportunità in termini di servizio e ci consentirà di seguire anche i nostri assicurati che hanno stabilimenti anche oltre i confini nazionali. Una garanzia per i nostri soci e assicurati che confermano la loro fiducia alle nostre solide radici mutualistiche”.“La spinta continua verso la ricerca dell’efficienza organizzativa – aggiunge Ermanno Grassi, direttore generale ITAS – gli importanti investimenti in campo tecnologico e informatico, la selezione e la qualificazione dei nostri agenti ci hanno permesso di raggiungere obiettivi ambiziosi, senza mai perdere di vista la nostra missione.
Per ottenere la miglior qualità del servizio e dei prodotti abbiamo investito molto, più di 7 milioni di euro in IT, di cui oltre 1 milione in innovazione d’avanguardia, per garantire la massima efficienza nella risposta ai soci assicurati”.“Ancora una volta – continua Grassi – vicinanza, relazione e presenza capillare sul territorio si rivelano i nostri punti di forza. Oggi possiamo contare su 480 uffici agenziali e su una “forza” di quasi 2.500 persone, tra agenti e collaboratori di agenzia; i dipendenti della Compagnia, a fine 2014, erano 451, una trentina in più dell’esercizio precedente. Crediamo che qualità sia sinonimo di efficienza: i costi amministrativi, nel 2014, sono scesi. I piani formativi dedicati alla rete e ai dipendenti della Compagnia parlano da soli: quasi 40mila ore per un impegno della compagnia di oltre 307mila euro per la rete, oltre 12.600 ore di formazione ai dipendenti erogate per oltre 780mila euro di investimento. Vantiamo una rete liquidativa efficiente: lo scorso anno il numero dei sinistri pagati è stato di oltre 139mila per un totale di oltre 229milioni di euro”.Tra gli eventi significativi che hanno segnato l’anno 2014, spicca la costituzione di ITAS Patrimonio, società nata lo scorso luglio con l’intento di dare maggiore specializzazione e dinamismo alla gestione dell’importante patrimonio immobiliare della Compagnia Capogruppo. Per valorizzare e dare maggiore risalto alle opportunità immobiliari a favore della comunità, a breve verrà lanciato un sito internet dedicato, moderno e di facile accessibilità, che garantirà condizioni sostenibili.Ma l’impegno di ITAS non si ferma qui: rimane forte l’attenzione della Compagnia nei confronti della comunità anche attraverso iniziative rivolte ai giovani e al mondo accademico. ITAS apre infatti le porte ai laureati e specializzandi nelle discipline informatiche, tecnologiche, statistiche, matematiche e attuariali, offrendo stage e collaborazioni con la Compagnia. I giovani avranno così la possibilità di conoscere da vicino una realtà che negli ultimi anni si è distinta non solo per i risultati in netta controtendenza rispetto al mercato, ma per la forte sensibilità nei confronti della sostenibilità e sempre impegnata nello sviluppo di procedure interne volte a migliorare l’efficienza secondo logiche rispettose dell’ambiente.Alla fine del prossimo aprile, in occasione dell’assemblea dei delegati dei soci assicurati, chiamata ad approvare il bilancio e ad eleggere il nuovo consiglio di amministrazione della Mutua, verrà inaugurata ufficialmente la nuova Sede nel quartiere Le Albere a Trento. (foto: grassi di benedetto)

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Il modello americano per vincere la corruzione in Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 22 marzo 2015

corruzione_urloCome già visto di recente nelle inchieste su Expo e sul Mose di Venezia, la gestione degli appalti per le grandi opere pubbliche rappresenta una delle aree più critiche in tema di corruzione. Cosa si potrebbe fare per arginare il fenomeno? Un tema sul quale oggi c’è spazio per pensare a qualcosa di diverso, anche dal punto di vista normativo, è quello del cosiddetto “whistleblowing”, ovvero la gestione delle segnalazioni, anche anonime, di comportamenti illeciti; oggi la normativa prevede esclusivamente la piena tutela del dipendente pubblico che segnala un illecito, ma vi è da chiedersi se chi è a conoscenza dell’illecito abbia effettivamente un interesse a denunciarlo.
Probabilmente no, al di la’ di scrupoli morali che pero’ potrebbero essere controbilanciati dal dubbio “che cosa mi puo’ succedere se denuncio il fatto? Rischio qualcosa?”; la legge tutela il dipendente pubblico, ma non è detto che questo sia sufficiente a convincerlo a denunciare un fatto.Se prendiamo ad esempio ancora una volta il sistema statunitense, oggi sono presenti piani di incentivazione anche economica per chi denuncia un illecito: la SEC, ovvero il corrispondente americano della nostra CONSOB, ha avviato gia’ da diversi anni un “whistleblower program” che prevede, per chi denuncia illeciti di natura finanziaria, incentivi in denaro proporzionali alle sanzioni erogate. Qualcosa di simile si potrebbe pensare anche da noi, con tutte le cautele del caso per evitare diffamazioni, denunce false o palesemente infondate.Un’altra considerazione che si puo’ fare alla luce di quello che sta emergendo è come spesso, nel mondo pubblico o vicino ad esso, si creino “centri di potere” che rimangono tali per lunghissimo tempo; questo favorisce lo sviluppo di relazioni che da professionali diventano “personali”, con tutto cio’ che ne puo’ conseguire in termini in favoritismi e clientelismi. In questo senso, un maggior rotazione delle figure “chiave” all’interno dei ruoli pubblici non potrebbe che ridurre questo rischio.
E’ indubbio che negli ultimi anni si è fatto e si sta facendo molto per prevenire la corruzione, sia dal punto di vista legislativo che di diffusione di una cultura “etica” degli affari. E’, pero’, plausibile che gli effetti di molti di questi interventi si vedano solo nel lungo periodo e quindi, dovremo convivere ancora per un po’ di tempo con scandali analoghi.

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