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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for 19 aprile 2015

EXIN Expands Security Framework with Ethical Hacking Foundation Certification

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2015

utrecht, the Netherlands, EXIN expands their Security Framework with a new exam: Ethical Hacking Foundation. This exam, globally launched at the Cyber Security Week in The Hague in The Netherlands, builds on the recently launched EXIN Secure Programming certification.Estimates of current annual cost to the global economy from cybercrime range between $375 and $575 billion, according to a recent study published by McAfee.* The worldwide cyber security market on the other hand is an emerging market and expected to grow from $71 billion in 2014 to $155+ billion by 2019, according to the latest forecast from Gartner, Inc.
As worldwide cyber security threats and the global cyber security services market are on the rise, EXIN experiences a growing demand for certifications in the field of cyber security related subjects. Anticipating this trend EXIN recently launched its Security Framework – a certification cluster with an expanding portfolio of cyber security exams such as Ethical hacking.
The global availability of the EXIN Ethical Hacking Foundation certification means IT professionals are provided with a vendor-neutral Ethical Hacking competence confirmation, from an internationally acknowledged certification institute. The new exam tests IT professionals on basic knowledge and understanding of “Ethical Hacking” – the ability to evaluate IT security systems by exploiting hardware and software vulnerabilities using hacking techniques. Ethical hacking is a well-known method of duplicating the intent and actions of malicious hackers, also known as black hats, used by security professionals, the white hats, to locate and evaluate infrastructural weaknesses.
The EXIN Ethical Hacking Foundation certification covers a variety of hacking related subjects and techniques, including network traffic analyzing, wireless network hacking, network scanning and the penetration of computer systems and websites.
More in detail, candidates are tested on their knowledge and understanding with regards to (but not limited to) the following topics:
• Network sniffing (gathering information from network traffic)
• Cracking a WPA(2) key from a wireless network
• An introduction to worms and botnets
• Network vulnerability scanning
• Basic penetration of computer systems
• Password cracking
• Web-based hacking, containing SQL Injections (SQLi), Cross-Site Scripting (XSS), Remote File Inclusions (RFI)
• Analyzing log files
“Ethical Hacking Foundation is another proof of EXIN’s ability to deliver the right IT certifications at the right time,” said Bernd Taselaar, CEO of EXIN. “Cyber-Security will remain a hot topic in 2015 and beyond. We already had the management focused Information Security based on ISO/IEC 27002 certification. Next to that, the expanding Security Framework now caters to the growing security certification needs of IT professionals like programmers and developers. EXIN sees a strong market demand for high-quality IT security certifications. The e-CF principles incorporated in EXIN’s exams ensure that the certifications live up to market expectations.”
Recently launched within the Security Framework is EXIN Secure Programming Foundation, a certification for software developers and programmers who want to have their skills in Building Security In validated. EXIN Ethical Hacking Foundation builds on the Secure Programming certification, by adding risk assessment within application and web development to EXIN’s certification portfolio.The new certification, based on the e-Competence Framework (e-CF)** will initially be made available in English, with language localizations in a variety of global markets following soon. The exam is available through EXIN’s partner channel and EXIN Anywhere in more than 165 countries worldwide.
The EXIN Ethical Hacking Foundation and EXIN Secure Programming certifications are developed in joint cooperation with Security Academy, a European training institute with its focus on Information Security, Business Continuity Management (BCM) and Security Management. The partnership with Security Academy is meant to combine hands-on, practical and job-oriented ICT security experience with EXIN’s vendor independent IT certification knowledge base, both at a high international level.

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La malattia di Behçet

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2015

Sindrome_Behçet.svgLa malattia di Behçet è una rara patologia infiammatoria cronica la cui manifestazione principale è costituita da ulcere orali e genitali recidivanti. Si possono manifestare anche infiammazione articolare e lesioni cutanee e oculari recidivanti.“Le ulcere orali dolenti sono la principale manifestazione della malattia di Behçet e possono avere un impatto significativo sulla vita di molti pazienti. Le terapie attualmente utilizzate per questa malattia possono non essere in grado di controllare le ulcere genitali o orali in alcuni pazienti oppure presentano eventi avversi che possono limitarne l’impiego” ha dichiarato il dottor Gulen Hatemi, Professore Associato della Cerrahpasa Medical School di Istanbul, Turchia. “La pubblicazione dei dati di fase II nel The New England Journal of Medicine è molto importante per far conoscere questi risultati alla comunità medico-scientifica e per tenerla informata sugli ultimi sviluppi della ricerca su questa rara malattia cronica.”I risultati dello studio, compreso l’endpoint primario (riduzione del numero medio di ulcere orali dopo 12 settimane di trattamento), sono stati inizialmente presentati al congresso annuale della European League against Rheumatism (EULAR) e dell’American College of Rheumatology (ACR) nel 2013 (P<0,001). L’articolo, oltre ai risultati precedentemente citati, riporta anche che il numero mediano (min, max.) di ulcere orali si è ridotto dopo 12 settimane di trattamento con apremilast rispetto a placebo (rispettivamente 0,0 (0, 6) versus 2,0 (0, 13).L’articolo include inoltre i risultati dell’intera fase di 24 settimane di trattamento. Dopo 12 settimane, i pazienti del gruppo placebo sono passati al trattamento con apremilast, mentre quelli nel braccio apremilast hanno proseguito la terapia. Nei pazienti trattati con apremilast per l’intero periodo di 24 settimane la riduzione del numero medio di ulcere orali è stata osservata entro la settimana 2 (0,3 alla settimana 2 vs. 2,7 al basale). Tale riduzione si è mantenuta fino alla settimana 24 (0,6). Nel braccio placebo il numero medio di ulcere orali era di 2,9 al basale e di 1,7 alla settimana 2. Alla settimana 24, dopo 12 settimane di trattamento con apremilast, il numero medio di ulcere orali nel gruppo placebo è sceso a 0,4.Parallelamente alle ulcere orali, nel tempo si è ridotta anche la dolorabilità associata: i punteggi medi del dolore, misurati mediante scala visiva analogica, sono scesi da 54,3 al basale a 12,0 alla settimana 2 e a 9,7 alla settimana 24. Nel braccio placebo i punteggi del dolore erano pari a 51,7 al basale e a 29,8 alla settimana 2. Alla settimana 24, dopo 12 settimane di trattamento con apremilast, il punteggio medio del dolore in questo gruppo è sceso a 9,7.Apremilast ha inoltre migliorato in modo significativo diverse misure di attività della malattia e di qualità di vita alla settimana 12. La variazione media dal basale alla settimana 12 è risultata significativamente migliore per il punteggio del modulo relativo all’attività attuale della malattia di Behçet (Behçet’s syndrome activity scale, BDCAF) (-1,5 con apremilast versus -0,1 con placebo; P<0,001), per il punteggio relativo all’attività della sindrome di Behçet (Behçet’s syndrome activity scale, BSAS) (rispettivamente -21,2 versus -6,0; P<0,001), per il questionario sulla qualità di vita (QoL) nella malattia di Behçet (Behçet’s disease quality of life instrument) (-4,5 vs. -1,6; P=0,040) e per il questionario SF36 breve, versione 2, relativo alla componente fisica (4,7 versus -1,7; P=0,001). Non sono emersi miglioramenti significativi della componente mentale in base all’SF36 breve, versione 2 (2,0 vs. 1,6; P=NS).I dati di sicurezza e tollerabilità di apremilast osservati in questo studio sono in linea con quelli precedentemente riportati in altri sei studi di fase III su apremilast condotti su pazienti con artrite psoriasica o psoriasi a placche. La percentuale di pazienti che ha sviluppato almeno un evento avverso (AE) durante la fase controllata con placebo è risultata simile: apremilast 85,5%, placebo 80,4%. Sono stati riportati AE seri in due pazienti trattati con apremilast, e in nessun paziente trattato con placebo. In quattro pazienti trattati con apremilast si sono verificati AE che hanno richiesto l’interruzione del trattamento; nessuna interruzione dovuta ad AE si è verificata nel braccio placebo. Eventi avversi come nausea, vomito e diarrea sono risultati essere più comuni nel braccio di trattamento con apremilast rispetto al braccio placebo.“Celgene si prefigge di condurre sperimentazioni cliniche volte a offrire ai pazienti nuove opzioni terapeutiche per patologie infiammatorie croniche rare come la malattia di Behçet”, ha affermato Scott Smith, Presidente della divisione Malattie infiammatorie e Immunologia di Celgene. “Sulla base dei risultati di questo studio di fase II, Celgene ha presentato domanda di autorizzazione all’immissione in commercio alle autorità regolatorie in Turchia e ha avviato in tutto il mondo uno studio di fase III su OTEZLA nei pazienti colpiti da questa malattia debilitante.”Questi risultati provengono da uno studio sperimentale di fase II. Apremilast non è approvato per il trattamento di pazienti con malattia di Behçet in alcun paese.
Sebbene la malattia di Behçet sia una patologia ad eziologia sconosciuta, è associata ad anomalie del sistema immunitario e all’infiammazione del sistema vascolare. Si tratta di una patologia caratterizzata da ulcere orali e genitali recidivanti e da lesioni cutanee che vanno dall’acne alle ulcerazioni. Può comportare anche trombosi venosa, aneurismi, infiammazione oculare sotto forma di uveite e sintomi neurologici e gastrointestinali. La prevalenza della malattia di Behçet raggiunge i livelli più elevati in Medio Oriente, Asia e Giappone. In Turchia questa patologia colpisce circa una persona su 250, per un totale di circa 300.000 casi. La malattia di Behçet è molto meno comune negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dove colpisce solo una persona su 100.000. Negli Stati Uniti il National Institutes of Health ha classificato la malattia di Behçet come una malattia rara o “orfana”. Al momento, le opzioni terapeutiche negli Stati Uniti e in Europa sono limitate. (Giovanna Giacalone) (fonte foto Wikipedia)

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Gioco azzardo: Rischio sociale

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2015

azzardo“L’Italia è la patria del diritto, ma solo in teoria, perché nei fatti ci sono molte vistose contraddizioni, come accade in materia di giochi. Ci sono in Italia circa 7mila punti scommesse irregolari rispetto ai 12.700 delle reti dei concessionari. Questi ultimi sono in gran parte gestiti dalla Stanley-Bet, società con sede a Liverpool, convinta di poter fare il bello e il cattivo tempo, sulla base di una sentenza emessa nel 2012 dalla Corte europea di giustizia, in cui si sosteneva che la norma italiana fosse incompatibile con quella europea, in quanto discriminatoria. La sentenza, in pratica, considerava legali due diversi ‘circuiti’, in cui quello che si muoveva fuori dalle regole nazionali appariva in netta posizione di vantaggio”, lo afferma l’On. Paola Binetti, parlamentare di Area popolare.
” La posizione della Stanley-Bet si traduce in una aggressività che va oltre i limiti di una concorrenza leale, perché stravolge il sistema delle regole e giunge perfino a denunciare, citandole in giudizio per risarcimento danni, le Fiamme Gialle, che esercitano la loro attività di controllo, pretendendo totale immunità. Evidentemente l’obiettivo della Stanley-Bet è quello di mettere sotto scacco l’intera azione amministrativa dell’Agenzia e delle Forze di Polizia. Gli interessi economici in gioco devono essere enormi se una Azienda straniera per tutelarli giunge a sfidare lo Stato, dal momento che in Italia il sistema giochi è gestito in regime di monopolio dallo Stato. Ed è chiaro che in questo clima diventa sempre più frenetica la caccia al cliente, perché siano sempre più numerosi i giocatori, perché giochino sempre di più, e giochino in qualunque modo, anche in modo illegale.” “Fino a quando dovremo attendere una legge che tuteli i giocatori, mettendo argini forti e decisi alla penetranza sempre più capillare di gestori e concessionari, con giochi di ogni tipo compresi quelli on line? La pubblicità non accenna a diminuire e sollecita a giocare con promesse sempre più surreali; eppure qualcuno crede ancora che basti rivedere le norme sul fisco per venire a capo di questa pandemia nostrana. Ostinatamente ignora che abbiamo bisogno di una legge che stia prima di tutto dalla parte della gente per tutelarne la salute, come diritto primario, e non dalla parte dei monopoli” conclude.

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Violenza xenofoba in Sudafrica

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2015

kwazulu_natal_map4In Sudafrica, Nelle ultime tre settimane, gli attacchi xenofobi hanno provocato la morte di sei persone e la fuga di oltre 5.000 cittadini stranieri, tra cui rifugiati e richiedenti asilo, nella provincia orientale di KwaZulu-Natal. Gli attacchi sono iniziati a fine marzo, apparentemente in seguito a una controversia di lavoro, che ha coinvolto lavoratori sudafricani e stranieri. Questi episodi vanno ad aggiungersi agli esodi di gennaio, provocati da incidenti simili avvenuti a Soweto, vicino a Johannesburg, nella provincia di Gauteng. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime forte preoccupazione ed accoglie con favore la risposta del governo, che sta tentando di contenere la situazione e fornire assistenza a coloro che hanno dovuto abbandonare le proprie case.Un team dell’UNHCR è stato inviato a Durban per valutare la situazione e le modalità di supporto al governo e ai partner della società civile. I cittadini stranieri sfollati sono raggruppati in quattro rifugi provvisti di tende per sfollati allestiti dal locale Centro di gestione delle catastrofi. Il numero di persone bisognose di accoglienza sembra essere in aumento. Il primo gruppo è stato trasferito in un centro sportivo a Chatsworth, che attualmente ospita circa 1.400 persone, per lo più uomini soli, con poche famiglie. Gli uomini sono stati separati da donne e bambini. Quasi 300 persone hanno trovato accoglienza ad Isipingo mentre altre 450 si trovano a Greenwood Park. Ieri, 1.500 sfollati sono stati trasferiti in un altro sito a Phoenix, nuovo e più grande. Le condizioni dei rifugi comunitari sono sufficienti a soddisfare solo i bisogni di base e c’è ancora molto da fare per garantire servizi igienico-sanitari e strutture sanitarie adeguate. Inoltre, un certo numero di persone ha cercato rifugio in moschee, chiese ed altri edifici.L’UNHCR è stato contattato dai rifugiati che temono di essere oggetto di altri attacchi. Le persone sono anche molto preoccupate di non essere in grado di guadagnarsi da vivere e di perdere i loro mezzi di sussistenza. L’Agenzia sottolinea che le persone colpite da questi attacchi xenofobi sono rifugiati e richiedenti asilo che sono stati costretti a lasciare il proprio paese a causa di guerre e persecuzioni. Si trovano in Sudafrica perché hanno bisogno di protezione.Il governo del Sudafrica ha manifestato la propria contrarietà a questi attacchi, si è impegnato a fare tutto il possibile per proteggere i cittadini stranieri presenti nel paese e ha ribadito il suo impegno nei confronti di rifugiati e richiedenti asilo, in linea con il diritto e i protocolli internazionali.Attualmente il Sudafrica ospita circa 65.000 rifugiati e 295.000 richiedenti asilo.

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Trafficanti del Mediterraneo stipano sul gommone vittime di ustioni: un morto

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2015

NUOVO DRAMMA DEI MIGRANTI, ANNEGANO DUE DONNE A PANTELLERIAQuesta notte, intorno all’una, una nave militare italiana è approdata a Lampedusa con a bordo 70 persone – per lo più rifugiati – salvati da un gommone ormai sgonfio e tutte in condizioni di grave shock. Tra loro c’era il corpo di una donna morta durante la traversata, probabilmente a causa delle ustioni.Oltre la donna, circa venti persone a bordo, tra cui un bambino di sei mesi, presentavano ustioni, alcune anche gravi. I sopravvissuti hanno dichiarato al personale dell’UNHCR di essere stati vittima di una esplosione provocata da una bombola del gas in un centro di detenzione gestito dai trafficanti in Libia, e di essere stati lasciati senza cure e alla fine costretti a salire sul gommone senza che le loro ferite fossero state curate. Sono poi rimasti alla deriva in mare per due giorni prima di essere soccorsi.Il gruppo era composto da 47 uomini, 21 donne e due bambini, provenienti per lo più da Eritrea e Somalia – entrambi paesi da cui proviene un elevato numero di rifugiati. Una volta sbarcati, cinque di loro sono stati trasferiti in elicottero in ospedale in Sicilia e 20 sono stati trasportati presso la struttura sanitaria dell’isola per ricevere cure mediche. Gli altri sono stati trasferiti in una struttura di accoglienza. Un bambino di tre anni, la cui madre è stata portata in ospedale in Sicilia, è stato affidato alla custodia del direttore del centro di accoglienza. Save the Children, partner dell’Agenzia, ha avviato le operazioni per rintracciare la della famiglia.Quest’ultimo terribile incidente causato dai trafficanti di esseri umani dimostra la necessità di creare alternative legali e sicure, per far sì che i rifugiati non mettano a rischio la propria vita con queste pericolose traversate. Dall’inizio del 2015, più di 35.000 i rifugiati e i migranti hanno attraversato il Mar Mediterraneo (tra cui 23.500 sbarcati in Italia e oltre 12.000 in Grecia). Allo stesso tempo, si stima che circa 950 persone siano morte o disperse in mare. L’anno scorso circa 219.000 rifugiati e migranti hanno attraversato il Mediterraneo (solamente in Italia sono arrivate oltre 170.000 persone). La maggior parte di essi sono stati soccorsi dalla Marina Militare Italiana, dalla Guardia Costiera o da navi mercantili. Si stima che l’anno scorso circa 3.500 persone abbiano perso la vita in mare.
L’UNHCR fa nuovamente appello all’Unione Europea e ai suoi Stati membri affinché garantita una risposta adeguata e urgente per alle sfide poste dall’arrivo di migliaia di rifugiati e migranti che ogni anno rischiano la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa. L’Agenzia ha condiviso proposte specifiche, tra cui l’istituzione di una robusta operazione europea di ricerca e soccorso, un possibile programma comunitario per compensare economicamente le compagnie marittime coinvolte nelle operazioni di salvataggio di persone in mare, e l’aumento di alternative legali credibili a queste pericolose traversate, quali reinsediamento, visti umanitari e altre soluzioni innovative e un programma pilota di reinsediamento dei rifugiati siriani che arrivano in Italia e in Grecia.

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Tumore al polmone: nuovo sondaggio mondiale sugli oncologi evidenzia margini di miglioramento nell’utilizzo delle terapie personalizzate

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2015

ingelheimIngelheim, Germania I risultati di un nuovo sondaggio mondiale condotto sugli oncologi esperti di tumore polmonare indicano che, nonostante l’81% dei pazienti con nuova diagnosi di carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) sia stato sottoposto al test per individuare mutazioni di EGFR, un numero considerevole di essi non ha ricevuto una terapia personalizzata sulla base del tipo di tumore o della sua caratterizzazione molecolare I risultati del sondaggio, promosso da Boehringer Ingelheim, a cui hanno partecipato 562 oncologi di 10 Paesi (Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Corea del Sud, Spagna, Taiwan, Regno Unito e Stati Uniti), sono stati presentati oggi, come late-breaking abstract, nella sessione Migliori Abstract ESMO-IASLC, del European Lung Cancer Conference (ELCC) 2015, che si svolge a Ginevra. L’indagine ha evidenziato che, in quasi 1 paziente su 4 con NSCLC avanzato, la terapia di prima linea è stata avviata prima che fossero disponibili i risultati del test sulle mutazioni EGFR, con differenze significative fra le varie regioni geografiche (intervallo: dal 12% in Asia al 30% in Europa).1 Le ragioni principali per cui non tutti i pazienti vengono sottoposti al test, sono risultate essere (oltre all’istologia del tumore): “tessuto insufficiente”/”incertezza sul fatto che il tessuto fosse sufficiente”, “scarsa efficienza” e “tempi troppo lunghi per avere i risultati”. Le linee guida internazionali raccomandano che il test per l’individuazione delle mutazioni EGFR venga eseguito al momento della diagnosi di NSCLC avanzato, e che i risultati guidino le scelte sulla terapia, per garantire che i pazienti ricevano trattamenti specifici appropriati sulla base del tipo di tumore. Questo è importante perché i pazienti con carcinoma polmonare avanzato con mutazione EGFR possono trarre benefici in termini di sopravvivenza libera da progressione della malattia e qualità di vita attraverso terapie target, rispetto alla chemioterapia standard.2 Inoltre, dati recenti hanno mostrato che una specifica terapia target ha aumentato la sopravvivenza complessiva dei pazienti con la mutazione più frequente (Del19) rispetto alla chemioterapia.
Il NSCLC è la forma più diffusa di tumore polmonare. Mutazioni specifiche di questo tumore, note come mutazioni EGFR, vengono riscontate nel 10-15% dei pazienti caucasici e nel 40% di quelli asiatici.Ci sono diversi tipi di mutazioni EGFR, le più comuni sono le delezioni dell’esone 19 (Del19) e la mutazione L858R dell’esone 21 .Il Professor Gerd Stehle, Vice Presidente Medicine Therapeutic Area Oncology di Boehringer Ingelheim ha poi commentato che “l’impegno della ricerca sul tumore polmonare da parte di Boehringer Ingelheim va al di là degli studi clinici. Questa indagine mondiale fa parte delle attività che conduciamo costantemente per approfondire le conoscenze sulla pratica clinica, utilizzando queste informazioni per rispondere al meglio alle necessità dei pazienti e di chi se ne prende cura”.
Per quanto riguarda i risultati relativi all’Italia, si evidenzia che il test per la mutazione EGFR prima della terapia di prima linea viene effettuato nel 79% dei casi (in confronto al 77% della media europea).In aggiunta, nel 67% dei casi è stato effettuato il test e i risultati sono stati disponibili prima dell’inizio della terapia di prima linea rispetto ad una media europea del 57%.“In Italia un’elevata percentuale di pazienti affetti da tumore polmonare viene sottoposta al test per la mutazione del fattore di crescita epidermico (EGFR) – sottolinea la Professoressa Silvia Novello, Presidente di WALCE (Women Against Lung Cancer in Europe) – ma ci sono pazienti (e familiari) che richiedono di iniziare subito la terapia di prima linea, senza attendere l’esito del test. Alla luce dei dati emersi da questo lavoro presentato credo che ci siano alcuni concetti importanti da sottolineare nell’interesse dei pazienti: oggi esistono terapie mirate per alcuni tipi di tumore polmonare e i casi con mutazione di EGFR ne sono un esempio, che traggono beneficio da un trattamento specifico, fin dal momento della diagnosi. E’ fondamentale che tutti gli elementi necessari per impostare una terapia vengano acquisiti prima di iniziare la terapia stessa e, pur comprendendo lo stato di angoscia che accompagna quei momenti, è necessario aspettare quel tempo tecnico per la realizzazione di tutti i test, compreso quello per la mutazione di EGFR, che ormai in Italia è in media pari a una settimana.”
Il gruppo Boehringer Ingelheim è una delle prime 20 aziende farmaceutiche del mondo. Il gruppo ha sede a Ingelheim, Germania, e opera a livello globale con 142 affiliate e più di 47.400 dipendenti. Fondata nel 1885, l’azienda a proprietà familiare si dedica a ricerca, sviluppo, produzione e commercializzazione di prodotti innovativi dall’elevato valore terapeutico nel campo della medicina e della veterinaria. Operare in maniera socialmente responsabile è un punto centrale della cultura e dell’impegno di Boehringer Ingelheim. La partecipazione a progetti sociali in tutto il mondo, quali ad esempio l’iniziativa “Making more Health”, e l’attenzione per i propri dipendenti sono parte di questo impegno di responsabilità sociale, così come lo sono il rispetto, le pari opportunità e la conciliazione dei tempi di lavoro e della famiglia che costituiscono le fondamenta della mutua collaborazione fra l’azienda e i suoi dipendenti, e l’attenzione all’ambiente, alla sua tutela e sostenibilità, che sono sottese in ogni attività che Boehringer Ingelheim intraprende. Nel 2013, Boehringer Ingelheim ha registrato un fatturato netto di circa 14,1 miliardi di euro e investimenti in ricerca e sviluppo pari al 19,5% del suo fatturato netto.

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Quando si perde coscienza per un attimo

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2015

bolognaUno svenimento improvviso, seguito da una caduta a terra. Si chiama perdita transitoria di coscienza ed è conosciuta anche come sincope, un fenomeno che, almeno una volta nella vita, può riguardare 1 persona su 2. Nel 2014, le chiamate al 118 Bologna Soccorso per un episodio di sincope sono state 2.500, circa 7 al giorno, e in 364 casi si è reso necessario un ricovero in ospedale.
Neurologi, cardiologi, rianimatori, infermieri dell’Azienda e dell’I.R.C.C.S. presenteranno, per la prima volta in Italia in un incontro aperto ai cittadini, la lista di ciò che non si deve fare, 5 pratiche inappropriate, dall’anamnesi non accurata al ricorso ad esami diagnostici importanti ma inutili. I professionisti, attraverso la presentazione di casi clinici, spiegheranno perché eseguire più esami non rappresenta sempre un beneficio per i pazienti che hanno sperimentato un episodio di perdita transitoria della coscienza.Gli esami inutili, infatti, espongono chi vi si sottopone a possibili rischi, dalle false diagnosi, che a loro volta conducono ad altre indagini, a possibili danni per la salute, per esempio quelli derivanti da eccesso di radiazioni, oltre a rappresentare uno spreco di risorse per il sistema sanitario.
Fondamentale, invece, è il ruolo del paziente e di chi, eventualmente, ha assistito all’episodio, che non deve trascurare nessuna informazione già al momento della chiamata al 118. In questo modo, infatti, i medici potranno disporre da subito dei dati di contesto più precisi possibile, anch’essi utili per orientare esami e terapie.

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