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Tumore del polmone, con nivolumab sopravvivenza superiore rispetto a docetaxel

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2015

bristolBristol-Myers Squibb ha annunciato che lo studio di fase III, in aperto, randomizzato per valutare nivolumab rispetto a docetaxel in pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) non squamoso metastatico, precedentemente trattati, è stato interrotto in anticipo, infatti sulla base della valutazione del Comitato indipendente di monitoraggio dei dati (Data Monitoring Committee) ha raggiunto l’endpoint dimostrando una sopravvivenza globale superiore nei pazienti trattati con nivolumab rispetto a quelli nel braccio di controllo. L’azienda condividerà presto i dati con le autorità sanitarie.
“I risultati dello studio CheckMate -057 con nivolumab dimostrano per la seconda volta un vantaggio in termini di sopravvivenza nel tumore del polmone” ha detto Michael Giordano, senior vice president, Head of Development, Oncology, Bristol-Myers Squibb. “Il nostro programma di sviluppo clinico di nivolumab mira ad offrire al maggior numero di pazienti la possibilità di una sopravvivenza a lungo termine, in diverse linee di terapia e in diversi stadi di malattia”.
Gli sperimentatori che hanno preso parte al CheckMate -057 sono stati informati della decisione di interrompere la fase di confronto dello studio. Bristol-Myers Squibb si è inoltre attivata per permettere che i pazienti eleggibili siano informati della possibilità di proseguire o iniziare il trattamento con nivolumab nell’estensione in aperto dello studio, in linea con l’impegno dell’azienda a consentire ai pazienti l’accesso a nivolumab e offrire la possibilità di una sopravvivenza a lungo termine. L’azienda completerà la valutazione dei dati dello studio CheckMate -057 e lavorerà insieme agli sperimentatori per la presentazione e pubblicazione dei risultati. CheckMate -057 è uno studio randomizzato di fase III, in aperto, di nivolumab vs docetaxel in pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) non squamoso metastatico precedentemente trattati. Lo studio ha randomizzato 582 pazienti a ricevere nivolumab (3 mg/kg) per via endovenosa ogni due settimane o docetaxel (75 mg/m2) per via endovenosa ogni tre settimane. L’endpoint primario era la sopravvivenza globale ed endpoint secondari includevano il tasso di risposta obiettiva e la sopravvivenza libera da progressione. Il tumore del polmone è la principale causa di morte per cancro al mondo e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è responsabile di più di 1,5 milioni di decessi ogni anno. Il NSCLC è il tumore più frequente del polmone con l’85% circa dei casi. La sopravvivenza varia a seconda dello stadio e del tipo di tumore al momento della diagnosi. Complessivamente, la sopravvivenza a 5 anni per questo tipo di tumore in stadio I è compresa tra il 47% e il 50%, mentre per lo stadio IV sempre a 5 anni scende al 2%.
Chirurgia, radioterapia, chemioterapia o terapie target hanno rappresentato negli ultimi decenni i pilastri del trattamento per il cancro senza che la sopravvivenza a lungo termine e la qualità di vita siano migliorate in molti pazienti con malattia in stadio avanzato.
Per colmare un significativo bisogno clinico insoddisfatto di salute Bristol-Myers Squibb sta guidando il progresso in un campo innovativo della ricerca e del trattamento del cancro noto come immuno-oncologia, che comprende terapie che interagiscono direttamente con il sistema immunitario per combattere il cancro. L’azienda sta esplorando una vasta gamma di molecole e approcci immuno-oncologici in pazienti con diversi tipi di cancro, compresa la ricerca di potenziali combinazioni di terapie immuno-oncologiche che nel trattamento del cancro hanno come bersaglio vie cellulari diverse e complementari.
Siamo dedicati a migliorare la scienza dell’immuno-oncologia con l’obiettivo di modificare le aspettative di sopravvivenza e il modo in cui i pazienti convivono con il tumore.
Nivolumab è un inibitore di checkpoint immunitario di morte programmata (PD)-1 che ha ricevuto l’approvazione dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense come monoterapia per due tipi di tumori. Il 5 marzo 2015, nivolumab ha ricevuto l’approvazione dalla FDA per il trattamento dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) squamoso metastatico in progressione durante o dopo chemioterapia a base di platino.
Polmonite immuno-mediata
• Con nivolumab, si sono verificate polmoniti o malattie polmonari interstiziali gravi, inclusi casi ad esito fatale. Negli studi clinici, nei 691 pazienti con tumori solidi è stata diagnosticata polmonite immuno-mediata ad esito fatale nello 0,7% (5/691) dei pazienti trattati con nivolumab; nessun caso nello studio 3. Nello studio 3, polmonite immuno-mediata si è manifestata nel 6% (7/117) dei pazienti trattati con nivolumab, che comprendevano 5 casi di grado 3 e due casi di grado 2. È necessario monitorare i pazienti per segni e sintomi di polmonite e somministrare corticosteroidi in caso di polmonite di grado 2 o superiore. Interrompere definitivamente nivolumab se compare una patologia di grado 3 o 4 e sospendere il trattamento fino a risoluzione in caso di grado 2.
Colite immuno-mediata
• Nello studio 3, diarrea si è manifestata nel 21% (24/117) dei pazienti che hanno ricevuto nivolumab. Colite immuno-mediata di grado 3 si è manifestata nello 0,9% (1/117) dei pazienti trattati con nivolumab. È necessario monitorare i pazienti per i sintomi di colite immuno-mediata e somministrare corticosteroidi in caso di colite di grado 2 (della durata superiore a 5 giorni), e di grado 3 o 4. Sospendere il trattamento con nivolumab se compare una patologia di grado 2 o 3 e interrompere definitivamente nivolumab con colite di grado 4 o colite ricorrente dopo la ripresa di nivolumab.
Epatite immuno-mediata
• Nello studio 3, l’incidenza di livelli elevati nei test di funzionalità epatica era 16% per AST, 14% per fosfatasi alcalina, 12% per ALT e 2,7% per bilirubina totale. È necessario monitorare i pazienti per evidenziare test epatici anormali prima e periodicamente durante il trattamento e somministrare corticosteroidi quando si manifestano livelli elevati di transaminasi di grado 2 o superiori. Sospendere nivolumab se compare epatite immuno-mediata di grado 2 e interrompere definitivamente il trattamento in caso di grado 3 o 4.
Nefrite immuno-mediata e disfunzione renale
• Nello studio 3, l’incidenza di livelli elevati di creatinina era pari al 22%. Disfunzione renale immuno-mediata di grado 2 si è manifestata nello 0,9% (1/117) dei pazienti. È necessario monitorare i pazienti con livelli elevati di creatinina nel siero prima e periodicamente durante il trattamento. Se si osservano livelli elevati di creatinina nel siero, di grado 2 o 3, sospendere nivolumab e somministrare corticosteroidi; in caso di peggioramento o di nessun miglioramento interrompere definitivamente il trattamento. Somministrare corticosteroidi ai pazienti con livelli elevati di creatinina nel siero, di grado 4, e interrompere definitivamente nivolumab.
Ipotiroidismo e ipertiroidismo immuno-mediati
• Nello studio 3, ipotiroidismo si è manifestato nel 4,3% (5/117) dei pazienti trattati con nivolumab. Ipertiroidismo si è verificato nell’1,7% (2/117) dei pazienti, incluso un caso di grado 2. È necessario monitorare la funzione tiroidea prima e periodicamente durante il trattamento e somministrare la terapia ormonale sostitutiva per l’ipotiroidismo o iniziare il trattamento medico per il controllo dell’ipertiroidismo.
Altre reazioni avverse immuno-mediate
• Le seguenti reazioni avverse immuno-mediate, clinicamente significative, si sono verificate in meno del 2% dei pazienti trattati con nivolumab: insufficienza surrenale, uveite, pancreatite, paresi del nervo facciale e abducente, demielinizzazione, neuropatia autoimmune, disfunzione motoria e vasculite. In studi clinici con nivolumab, somministrato alle dosi di 3 mg/kg e 10 mg/kg, sono state identificate altre reazioni avverse immuno-mediate, clinicamente significative: ipofisite, chetoacidosi diabetica, ipopituitarismo, sindrome di Guillan-Barré e miastenia. Sulla base della gravità delle reazioni avverse, si consiglia di sospendere nivolumab, somministrare corticosteroidi a dosi elevate e, se appropriato, iniziare la terapia ormonale sostitutiva.
Tossicità embrio-fetale
• Sulla base del meccanismo d’azione, nivolumab potrebbe causare danno al feto quando somministrato alle gestanti. Le donne in gravidanza devono essere informate del potenziale rischio sul feto e a quelle in età fertile deve essere raccomandato di usare metodi contraccettivi efficaci durante il trattamento con nivolumab e per almeno cinque mesi dopo l’ultima assunzione.
Allattamento
• Non è noto se nivolumab sia presente nel latte umano. Poiché molti farmaci, inclusi gli anticorpi, sono escreti nel latte materno e a causa delle possibili reazioni avverse gravi, che possono insorgere nei neonati a causa di nivolumab, deve essere raccomandato alle pazienti di sospendere l’allattamento al seno durante il trattamento.
Reazioni avverse gravi
• Nello studio 3, reazioni avverse gravi si sono manifestate nel 59% dei pazienti trattati con nivolumab. Le reazioni avverse gravi più frequenti descritte in ≥ 2% dei pazienti sono state dispnea, polmonite batterica, esacerbazione della broncopneumopatia cronica ostruttiva, polmonite, ipercalcemia, versamento pleurico, emottisi e dolore.
Reazioni avverse comuni
• Le reazioni avverse più comuni (≥ 20%) riportate con nivolumab nello studio 3 erano affaticamento (50%), dispnea (38%), dolore muscolo-scheletrico (36%), diminuzione dell’appetito (35%), tosse (32%), nausea (29%) e costipazione (24%).

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