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Archive for 27 aprile 2015

Epatite C: Un programma di studi clinici

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2015

epatite-CUn’unica pillola, una sola volta al giorno, per una terapia multigenotipica, efficace in tutti i pazienti, anche i più difficili, sicura, ben tollerata e con la stessa breve durata di trattamento per la maggior parte delle terapie. A Vienna, al 50° International Liver Congress annuale dell’European Association for the Study of the Liver (EASL), è stato presentato uno dei più vasti programmi di studi clinici sull’epatite C, con lo studio di fase 3 C-EDGE, e gli studi C-SURFER, C-SALVAGE e altri, che conferma l’efficacia dell’associazione di grazoprevir, inibitore della proteasi, ed elbasvir, inibitore dell’NS5A, due innovativi agenti antivirali diretti che hanno ottenuto recentemente lo status di Breakthrough Therapy. Grazoprevir/elbasvir, insieme, somministrati once a day in un’unica pillola, hanno ottenuto tassi elevatissimi di risposta virologica a 12 settimane in tutte le categorie di pazienti studiati, inclusi i cosiddetti pazienti “difficili”: cirrotici, con co-infezione HIV-HCV, con insufficienza renale avanzata o che in precedenza avevano fallito la terapia anche con inibitori della proteasi di prima generazione. I due farmaci multigenotipici, in un regime simmetrico, interferon-free e ribavirin-free in quasi tutti i trattamenti, presentano inoltre un elevato profilo di sicurezza e tollerabilità con scarse interazioni farmacologiche.
La terapia dell’epatite C ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, ma la ricerca non può fermarsi perché sono ancora molti i bisogni medici non soddisfatti: il cosiddetto “pill burden”, ossia l’assunzione di troppe pillole, i regimi terapeutici molto complicati, lunghi, asimmetrici ed efficaci solo su alcuni genotipi; e la gestione del paziente è ancora piuttosto complessa nelle cosiddette popolazioni ‘difficili’. A molti di questi bisogni clinici la combinazione grazoprevir/elbasvir è in grado di fornire una soluzione definitiva. In tutte le categorie di pazienti con HCV cronica trattati con grazoprevir/elbasvir sono stati raggiunti elevati tassi di risposta terapeutica, che nella maggioranza dei casi sono risultati superiori al 95%, ovvero, in più di 9 pazienti su 10 il virus è stato eradicato definitivamente.
«Fino ad oggi, le nuove molecole antivirali erano state studiate su piccoli numeri di pazienti e molto spesso sovrapponendo differenti categorie degli stessi – afferma Savino Bruno, Professore straordinario alla Humanitas University Medicine di Rozzano (Milano) – pertanto la loro affidabilità in termini statistici era molto debole. Invece, la combinazione grazoprevir/elbasvir, che già in fase 2 aveva dato buoni risultati, è stata sperimentata in fase 3 su numeri più grandi e includendo per singoli studi categorie omogenee di pazienti e inoltre anche categorie mai precedentemente studiate quali i pazienti con insufficienza renale terminale in dialisi, arruolati in uno studio specifico.
La mole dei dati generata ha quindi permesso di ritenere che i risultati ottenuti riguardo all’utilizzo di grazoprevir/elbasvir in termini di efficacia e sicurezza siano affidabili e verranno replicati su grandi numeri nella pratica clinica quotidiana. I dati – prosegue Bruno – sono estremamente positivi: i due farmaci sono efficacissimi nella terapia breve di 12 settimane in quasi tutte le categorie di pazienti. Inoltre, la ribavirina nella maggior parte dei casi non è necessaria con enormi vantaggi in termini di aderenza, tollerabilità e riduzione di effetti collaterali».
La combinazione grazoprevir/elbasvir rappresenta una chance terapeutica anche per categorie particolarmente fragili di pazienti, come quelli con insufficienza renale avanzata e in dialisi, inclusi nello studio C-SURFER, e quelli con co-infezione HCV-HIV, considerati ‘difficili’ per la presenza di comorbidità, che rendono più evidenti alcuni effetti collaterali legati al trattamento e per la relativa compromissione del sistema immunitario, che ne ha storicamente ridotto la possibilità di rispondere alle terapie convenzionali basate su interferone e ribavirina.
«Uno dei risultati più interessanti che abbiamo osservato durante il Congresso – dichiara Gloria Taliani, Professore ordinario di Malattie infettive alla Sapienza Università di Roma – è rappresentato dalla percentuale di eradicazione di HCV che la combinazione grazoprevir/elbasvir ha permesso di raggiungere nei pazienti con insufficienza renale, assicurando un profilo di sicurezza e tollerabilità del tutto simile a quello del paziente con normale funzione renale: una percentuale di risposta antivirale completa del 93,4%». La percentuale di risposta antivirale arriva addirittura al 99% nella popolazione di pazienti preselezionata per l’analisi dei dati di efficacia. «Nello studio di fase 3
C-EDGE era compreso invece – continua Gloria Taliani – un braccio di pazienti con co-infezione HIV-HCV, trattati per 12 settimane con grazoprevir/elbasvir senza ribavirina: i risultati mostrano che il 95% dei 218 pazienti naive con co-infezione HCV-HIV da genotipo 1, 4 o 6, con o senza cirrosi, arruolati nello studio ha mostrato una risposta virologica sostenuta. Si tratta di percentuali di efficacia addirittura inimmaginabili fino a poco tempo fa, che rendono l’eradicazione di HCV una possibilità più che concreta in questa categoria di pazienti».
Uno dei problemi frequenti nel trattamento dei pazienti co-infetti HIV-HCV è quello delle interazioni farmacologiche: «la co-somministrazione di farmaci anti-HIV e anti-HCV espone ad interazioni farmacologiche che possono portare a spiacevoli conseguenze in termini di aumento delle tossicità dei farmaci, e/o a riduzione della loro efficacia – spiega Carlo Federico Perno, professore di Virologia all’Università degli studi “Tor Vergata” di Roma – disporre di farmaci con poche interazioni farmacologiche aiuta molto nell’ottenimento del miglior risultato possibile, nel contesto di una tossicità contenuta o addirittura assente. La combinazione grazoprevir/elbasvir ha dimostrato un’eccellente efficacia virologica a fronte di interazioni farmacologiche estremamente limitate sia con farmaci anti-HIV che con altri farmaci di uso corrente, tali da non richiedere aggiustamenti di dose necessari per evitare la tossicità».
La combinazione grazoprevir/elbasvir ha dimostrato efficacia anche nei pazienti con HCV genotipo 1 che hanno fallito la terapia con altri antivirali diretti, in particolare inibitori di proteasi di prima generazione, inclusi nello studio C-SALVAGE: in questa popolazione di pazienti i tassi di risposta virologica sostenuta sono arrivati al 96%.
Le prospettive sono ancora migliori perché la combinazione grazoprevir/elbasvir, per il momento multigenotipica, in futuro si evolverà in un regime pangenotipico composto da molecole di nuova generazione, attualmente in fase di sperimentazione, come MK-8408, un nuovo inibitore di NS5A, farmaco molto potente con efficacia ancora superiore a quella già eccellente di elbasvir, e MK-3682 (ex molecola sviluppata dalla Biotech IDENIX, recentemente acquisita da Merck), potente inibitore di nuova generazione della polimerasi NS5b di HCV, anch’esso in corso di valutazione clinica. Tali molecole saranno combinate in una fixed dose combination a tre farmaci che sarà assunta una sola volta al giorno, senza necessità di ribavirina, con azione pangenotipica, con possibilità anche di una minore durata del trattamento e con un favorevole profilo di tollerabilità.
Sono molte buone quindi le prospettive future per molte categorie di pazienti con epatite C, grazie alla prossima disponibilità di terapie sempre più efficaci e potenti.
Ma il rischio è che l’accesso alle cure sia limitato e disomogeneo: «oggi in Italia sono circa 400.000 le persone con infezione cronica da virus dell’epatite C candidabili ad un trattamento curativo dell’epatite – sottolinea Antonio Craxì, Professore Ordinario di Gastroenterologia all’Università di Palermo – tra questi pazienti, almeno 50-60.000 hanno urgente bisogno di essere trattati, per lo stadio già avanzato della loro malattia epatica. Potenzialmente, nei prossimi due anni dovranno essere curati non meno di 100.000 pazienti. Questo bisogno pressante si scontra però con una rilevante disomogeneità nell’accesso alle cure da Regione a Regione».

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Deutsche Bank registra un risultato netto pari a 559 milioni di Euro nel primo quarter 2015

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2015

Deutsche-Bank-Sede-Milano (XETRA: DBKGn.DE / NYSE: DB) ha annunciato i risultati per il 1Q2015. I ricavi netti del Gruppo sono aumentati del 24% rispetto all’anno precedente. Il risultato prima delle imposte è stato di 1,5 miliardi di euro. Il trimestre in corso include le spese processuali di 1,5 miliardi di euro. Jürgen Fitschen e Anshu Jain, Executive Officers co-amministratore, hanno dichiarato: “Nel primo trimestre 2015, i ricavi sono stati vicini a livelli record, che riflettono la forza del Gruppo in tutte le nostre attività principali. I profitti sono stati influenzati da spese legali pari a 1,5 miliardi di euro, per effetto della conclusione delle vicende giudiziarie in materia di tassi interbancari (IBOR) con le autorità USA e UK. I due co-CEO hanno anche affermato che: “L’adjusted Core Bank IBIT pari a 3,5 miliardi di euro è stato il migliore da quando abbiamo lanciato Strategia 2015+ nel 2012, riflettendo sia la robustezza dei ricavi che il controllo dei costi. La divisione CB&S ha ottenuto i migliori ricavi di Debt Sales & Trading degli ultimi otto quarter e il miglior risultato di redditività di
Equity Sales & Trading dal 2008, spinti da una forte attività della clientela, mercati robusti e una normalizzazione della volatilità del mercato dopo i recenti minimi storici. Sia Retail Banking che Global Transaction Banking hanno superato la sfida dei tassi di interesse persistentemente bassi per raggiungere profitti trimestrali quasi da record. I ricavi di Deutsche AWM sono cresciuti in modo significativo, l’utile ante imposte è incrementato del 75% anno su anno, e ha registrato 17 miliardi di raccolta netta. ”
Entrambi hanno concluso che: “Questi risultati forniscono un’istantanea di una Deutsche Bank che è molto più forte rispetto a quando abbiamo iniziato il nostro viaggio nel 2012. Abbiamo raggiunto una solida performance operativa pur mantenendo una rigorosa gestione delle risorse e facendo fronte ad importanti investimenti per allinearci alle normative vigenti. Abbiamo rafforzato in modo significativo il nostro capitale. Iniziamo la prossima fase della nostra strategia da una posizione di forza. ” Il gruppo tedesco, con base alla Bicocca, quartiere post industriale di Milano, è stato protagonista di uno sviluppo costante: è passato da 240 a 340 sportelli, preferendo un più marcato incremento del numero dei promotori della rete di Finanza e Futuro (da meno di mille a 1.500). Il motto di DB in Italia è sempre stato quello di una “crescita silenziosa”, Flavio Valeri, CCO Italia.
Una crescita che conferma essere l’Italia il primo mercato europeo per il nostro gruppo dopo la Germania».
Deutsche Bank opera in Italia con un franchise completo
– 650 punti vendita su tutto il territorio, di cui 70 aperti negli ultimi due anni (in controtendenza rispetto al mercato),
– 5.500 collaboratori, 380 nuove assunzioni e 500 nuovi promotori finanziari
– 2,5 milioni di clienti privati e 65mila clienti corporate.

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Panamá-Cuba: Summit of shame and absurdity

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 aprile 2015

cubaAt the very moment of his “crowning”, the Cuban despot Raúl Castro involuntarily made visible, between the lines, that his empire and his main ideological allies, in spite of the marketing publicity that favors leftist regimes, are not able to hide their fragile clay feet.
On April 10 and 11 the 7th Summit of the Americas was held in Panamá, with the participation of 35 presidents and heads of State. This leaders meeting will be remembered as the Summit of shame and absurd, where Cuba communist regime and its present dictator were openly applauded, while 11 million Cubans go on suffering oppression and misery at the prison island. Not a word was also spoken with regards to the Venezuelan people, who suffer under the yoke of a Pro-Cuban government.
It is painfully necessary to recognize that it hardly would be possible to get so far regarding to pro-Castro ideas, without the high-ranking endorsement given by Pope Francisco to the Obama and Castro diplomatic approximation (ref. Armando Valladares, “The Obama-Francis ‘Axis’: Cuba, Sleights-of-Hand, and Confusion”, January 04, 2015; in this said article, the former Cuban politic prisoner states: “It is extremely painful to say it, but the boot with which Castro continues to crush Cubans on the island, now has a high-ranking endorsement; unfortunately, the statements, deeds and gestures of Francis favor the oppression of the Cuban people and a leftward shift in Latin America”; and Mr. Valladares concluded: “In this regard we might be faced with a pontificate marked by confusion and even chaos, with disturbing consequences for the political, social and Christian future of the Americas”).
Exiled Cubans and Venezuelan opponents made their presence in Panama and manifested their just indignation. María Corina Machado, Venezuelan opposition leader, reputed the dignitaries’ attitude as “cruel indifference” towards Cubans and Venezuelans suffering.
María Werlau, Cuban exile, Miami University professor, at the event “The other face of the coin” held at Panama city, has been adamant: “Unfortunately, this Summit serves as an unreal display for Cuban dictatorship, that not only enjoys impunity, but, what is worse, is applauded, while instills its venomous hegemony throughout the region”. Werlau classified as a “colossal shame” that the Americas’ chiefs of State accepted to participate in the “Cuban dictator crowning” and that the one who “crowns him” is President Obama, of a country, the United States, which “not long ago was the main defendant of liberty”.
Cuba regime even displaced the so called “rapid response brigade” members to Panama, who have attacked Cuban opposition members. In one of the videos broadcasted by the “El Nuevo Herald”, it could be seen the Cuban colonel Alexis Frutos Weeden attacking Cuban exiles at a Panama City square. As per “El Nuevo Herald” information, Frutos Weeden is a high Cuban intelligence officer, who has managed for decades Cuba espionage operations in several Latin America countries and, according to exile ex-officers who knew him closely, today probably is the most influent Cuban regime person acting in Venezuela.
Dictator Raúl Castro, in his “coronation” speech, that lasted for 40 insulting minutes, in spite of the 8 minutes limit for each Chief of State, remained irreducible in his “socialism perfecting” and “consolidation of the conquers” of the dreadful communist revolution projects
Symptomatically, dictator Castro, in the same phrase where recognized Brazil president Dilma Roussef regional “contribution” to the revolutionary cause, included an allusion to the “offensive against several region leftist governments” presently taking place. With this, he seemed to make clear how much the communist regime worries not only about the political and economical disasters of Venezuela and Argentina pro Castro governments, but specially about the fragility of the populist model of gigantic Brazil, that is facing strong popular resistance. So, at the very moment of his “crowning”, the Cuban dictator involuntarily made visible, even more between the lines than in the lines, that his ideological empire, including his main allies, in spite of the marketing and publicity that favor leftists regimes, cannot hide their fragile clay feet.
Important Notice: These brief and informal comments by Highlight International (Destaque Internacional) do not necessarily represent the views of all members of its editorial board. These comments are intended to draw attention to “politically incorrect” and often ignored issues which are nevertheless vital to society. Our aim is to encourage debate and remove anesthesia.

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