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Originalità e Perfezione della Filosofia Tomistica Rispetto al Platonismo e all’Aristotelismo

Posted by fidest press agency su martedì, 5 Mag 2015

Curzio NitogliaS. Tommaso non ha scritto un trattato completo di metafisica, ma tra le sue tre grandi opere sistematiche (Commento alle Sentenze, Somma contro i Gentili, Somma Teologica) ha affrontato tutti i problemi della metafisica, benché in maniera sparpagliata e occasionale.L’Aquinate scrisse anche i Commenti all’intero Corpo aristotelico per contrapporli all’interpretazione razionalistica dello Stagirita data da Averroè, che era oggettivamente lontana dalla lettera e dallo spirito delle opere di Aristotele.L’obiettivo principale dell’esegesi tommasiana del Corpus aristotelicum è quello di fare l’esegesi minuziosamente testuale parola per parola, mettendo a confronto i testi paralleli, ossia che trattano il medesimo argomento (littera Aristotelis) e di capire il vero significato (spiritus seu intentio Aristotelis) del testo di Aristotele o l’intentio auctoris per esporre il più fedelmente possibile il pensiero di Aristotele.L’Aquinate non ebbe di mira principalmente di battezzare Aristotele e di mostrarne la compatibilità con la dottrina cristiana, anche se questa intenzione segue quella principale di S. Tommaso. In breve il Dottore Comune non si è proposto un fine apologetico a sostegno delle fede cristiana studiando Aristotele come base filosofica per il suo sistema teologico, ma ne ha voluto capire il testo e il significato per elaborare una sua filosofia che è risultata essere ancora più perfetta di quella dello Stagirita.Per poter fare bene tutto ciò chiese al suo confratello domenicano Guglielmo da Moerbeke, un eccellente grecista, di fare una nuova traduzione di Aristotele in latino. “Quello che l’Angelico riuscì a fare, nel corso di soli quattro anni, ha dell’inverosimile: Lavorando intensamente dalla mattina alla sera, con un gruppo di assistenti e segretari, egli portò a termine il commento di quasi tutto il Corpus aristotelicum” (B. Mondin, Storia della metafisica, Bologna, ESD, 1998, II vol., p. 481). I suoi commenti erano fedeli al testo aristotelico e ne spiegavano il vero significato (con delle brevi note, ove necessario, per mostrare ai giovani Maestri di teologia i punti in cui la dottrina aristotelica era incompatibile con quella cristiana) a differenza di quelli averroistici.Werner Jaeger, il massimo tra gli studiosi di Aristotele nel XX secolo, ha scritto: “I commenti di S. Tommaso ad Aristotele rivelano un nuovo sforzo di concentrazione per arrivare a capire sia lo spirito che la lettera di un autore nuovo, non vi è nulla di paragonabile alla serietà e alla tenacia del felice tentativo di S. Tommaso di penetrare il significato delle opere del grande filosofo di Stagira” (Umanesimo e teologia, Milano, 1958, p. 35).
“Soltanto grazie al neotomismo (per esempio P. Madonnet, M. Grabmann, A. Masnovo, F. Olgiati, E. Gilson, J. Maritain e meglio di tutti C. Fabro), lanciato da Leone XIII nel 1879 con l’Enciclica Aeterni Patris, è finalmente emersa l’importanza e l’originalità della metafisica tomistica, che non è una semplice riedizione della metafisica aristotelica bensì è una metafisica strutturata sul concetto di essere come atto ultimo e perfezione delle sostanze, alle quali soltanto si era fermato Aristotele. […]. Nei commenti di S. Tommaso c’è una straordinaria ricchezza di dottrina. Il pensiero di Aristotele viene non soltanto chiarito, ma anche rafforzato e approfondito. […]. Si commetterebbe un gravissimo errore se si volesse ridurre il tomismo filosofico a quanto S. Tommaso ha scritto nei suoi commenti su Aristotele. In questi infatti, il tomismo compare in minima parte, ossia per la parte che viene mutuata da Aristotele. Ora il tomismo è molto di più per la dottrina metafisica assolutamente nuova ed originale. Dal concetto di essere come atto ultimo di tutti gli enti, che si trova poche volte nei commenti ad Aristotele mentre lo si rinviene ripetutamente e diffusamente in tutti i suoi opuscoli filosofici (nel De ente et essentia, nelle Quaestiones Quodlibetales, nelle Quaestiones disputatae, nel Commento alle Sentenze e nelle due Summae)” (B. Mondin, Storia della metafisica,cit., p. 477 e 492-493).
Avicenna, che aveva affermato la distinzione reale (non solo logica ma ontologica) tra essenza ed essere, è il ponte di cui si serve l’Angelico per passare dalla vecchia metafisica dell’essenza aristotelica alla nuova metafisica dell’essere come atto e perfezione ultima di ogni ente, essenza e perfezione. Tuttavia Avicenna, nonostante la distinzione reale tra essere e essenza, si ferma anche lui come lo Stagirita alla metafisica delle essenze: secondo lui l’ente è un’essenza e il suo essere è un accidente dell’essenza e non l’atto o la perfezione ultima (Metaphysicae compendium, tr. di N. Carame, Roma, 1926, Libro I, parte 2, trattato 1 ). L’Aquinate risponde che ciò è inammissibile poiché l’essere è l’attualità di ogni atto (nulla forma est nisi per esse. Ergo esse est actualitas omnis formae) e non può essere un accidente, poiché l’essere è un concetto trascendentale che oltrepassa le Categorie (sostanza e accidenti). Quindi “non pare che Avicenna abbia detto il giusto. Infatti, pur essendo l’essere distinto dall’essenza e dalla sostanza e trascendendoli, non può essere neppure e a fortiori un accidente” (S. Tommaso, In IV Metaphys., Lez. II, n. 558). In breve per l’Aquinate l’essere è realmente distinto dall’essenza, altrimenti non esisterebbero enti finiti, ma un solo Essere infinito e assoluto (panteismo). Quindi l’essenza è il soggetto che riceve l’essere e l’essere è la perfezione che dà realtà o esistenza all’essenza in un ente concreto esistente in atto (v. I Sent., dist. 19, q. 2, a. 2; De veritate, q. 27, a. 1, ad 8; In De Hebdom., II, nn. 33-34; Quodl. XII, 5, 1).L’ Angelico mostra il primato ontologico dell’essere rispetto all’essenza e all’ente: “ens est essentia habens esse” (I Sent., dist. 37, q. 1, a. 1, sol., S. Th., I, q. 4, a. 2, ad 3). Infatti l’ente è un’essenza, che ricevendo l’essere come sua perfezione ultima, esiste o esce fuori (“ex-sistere”) dal nulla e dalla sua causa. Ecco perché vi è l’ente e non il nulla contro ogni forma di nichilismo metafisico, confutato dall’Angelico con circa seicento anni di anticipo. L’essere sorpassa sia l’essenza che è in potenza a riceverlo, sia l’ente che è sinolo di essenza (potenza) ed essere (atto).L’Aquinate sposta il suo sguardo dalle essenze (Aristotele/Avicenna) all’essere (come atto ultimo) e gli enti esistenti trovano la loro spiegazione nell’essere che attua o perfeziona ultimamente l’essenza. La metafisica tomistica ricerca l’essere o la perfezione ultima degli enti esistenti e la scopre nell’essere come atto ultimo per risalire così dall’ente finito all’Ipsum Esse subsistens o Atto puro.
Per il Dottore Comune “l’essere è la realtà più perfetta, […] l’attualità di tutte le cose e delle forme stesse” (S. Th., I, q. 4, a. 1, ad 3); “L’essere è atto di ogni atto e perfezione di ogni perfezione” (De potentia, q. 7, a. 2, ad 9); “L’essenza non sarebbe nulla se l’essere non la rendesse tale” (De pot., q. 3, a. 5, ad 2); l’essere è “l’atto ultimo e la perfezione di ogni essenza” (Contra Gent., Lib. I, cc., 38, 52-54; S. Th., I, q. 50, aa. 2-3; De ente et essentia, c. 5); “Tra tutte le cose l’essere è la più perfetta (esse est inter omnia perfectissimum). […]. L’essere è l’attualità di ogni atto e quindi la perfezione di ogni perfezione” (De pot., q. 7, a. 2, ad 9); “L’essere è l’atto ultimo o perfettivo, che è partecipabile da tutti, mentre l’essere non partecipa ad alcunché. L’essere è partecipato e non partecipante (Ipsum esse est actus ultimus, qui partecipabilis est ab omnibus; ipsum esse autem nihil participat)” (De anima, q. 6, a. 2); “L’essere è la più perfetta di tutte le cose, poiché è l’atto di ogni ente e di ogni forma o essenza. Quindi l’essere sta all’ente come il ricevuto o partecipato al recipiente o partecipante” (S. Th., I, q. 4, a. 1, ad 3).La metafisica tomistica, quindi, poggia su tre pilastri originali e più perfetti dell’aristotelismo e del platonismo:
1°) l’essere come atto ultimo di ogni atto, di ogni sostanza e come perfezione di ogni perfezione, letto alla luce dell’analogia;
2°) il principio di partecipazione letto alla luce della causalità efficiente creatrice;
3°) l’ente come essenza che riceve l’essere e lo limita.
S. Tommaso, così, ha messo in luce tre verità essenziali alla vera e più completa metafisica:
1°) l’essere, che di sua natura è perfezione assoluta e illimitata;
2°) l’essenza, che ricevendo l’essere lo specifica e lo limita;
3°) l’ente, che è il risultato o il fatto della limitazione dell’essere da parte dell’essenza la quale lo riceve. In breve senza l’essere tutto cadrebbe nel nulla, l’essere è la spiegazione di ogni ente e di ogni realtà.
Ecco, quindi, perché «allontanarsi dalla metafisica dell’essere come actus ultimus omnium essentiarum comporta un grave pericolo di conclusioni disastrose. Il più piccolo errore intorno alle prime nozioni di essere produce conseguenze incalcolabili, come ricordava San Pio X, citando queste parole di S. Tommaso: “Parvus error in principio, magnus est in fine”».“Al di sopra di tutti gli infruttuosi esperimenti (di apertura alla modernità) la Chiesa segue la sua strada e ci ricorda via via quello che realmente ci aiuta a non allontanarcene. Se i problemi del momento (la filosofia nichilistica e la nouvelle théologie) si van facendo sempre più gravi, questa è una ragione per ritornare a studiare e capire la vera dottrina di S. Tommaso intorno all’essere, alla verità, al valore dei primi princìpi dai quali si risale con certezza all’esistenza di Dio. […]. Si tratta dei princìpi direttivi del pensiero e della vita morale, tanto più necessari quanto più le condizioni dell’esistenza umana si fanno maggiormente difficili e richiedono certezze più ferme”.
1°) considera ogni cosa alla luce dell’essere come atto ultimo e non in rapporto al movimento, all’io, all’azione;
2°) risolve tutti i grandi problemi mediante la distinzione reale di materia/forma, potenza/atto, essenza/essere dando il primato alla forma, all’atto e per primo e soprattutto all’essere come perfezione ultima di ogni altra perfezione.
L’essenza creata e finita (anche quella angelica) non è il suo atto di essere, ma lo riceve e lo partecipa, essendo realmente distinta da esso; solo Dio è l’Essere per sua essenza; ogni altro ente per partecipazione riceve ab Alio l’essere nella sua essenza creata e finita. San Tommaso insegna esplicitamente che “l’essere è la realtà più perfetta, […] l’attualità di tutte le cose e delle forme stesse” (S. Th., I, q. 4, a. 1, ad 3) e distingue nettamente l’essere come atto ultimo, che perfeziona anche le essenze, dall’esistenza, la quale è il prodotto o l’effetto dell’essere attuante un’essenza dando così luogo al fatto (o effetto o prodotto) di ex-sistere dell’ente; ossia l’ente esce fuori dal nulla essendo causato efficientemente dall’essere, che perfeziona l’essenza e la rende ente esistente in atto e realmente. Il tomismo è essenzialmente teocentrico, poiché afferma il primato dell’atto sulla potenza e Dio è Atto puro da ogni potenzialità; inoltre afferma il primato dell’essere su ogni essenza e Dio è l’Essere per essenza. Siccome l’uomo è composto di materia e forma, di potenza e atto, di essenza ed essere, egli è essenzialmente distinto da Dio, che è assolutamente semplice e privo di ogni composizione, e perciò l’unico centro e fine è Dio (“Rex et Centrum omnium cordium”) e non l’uomo, che è solo un mezzo ordinato al fine e sottomesso a lui.Solo il tomismo, dunque, riesce a confutare ogni forma, sia pur soltanto tendenziale, di panteismo ed ogni tentativo di far coincidere teo e antropo/centrismo; infatti l’essere per il tomismo non è univoco (come dicono Scoto e Suarez), ma analogo. Se l’essere fosse univoco, si ricadrebbe nell’errore del monismo di Parmenide (ripreso da Spinoza e dall’immanentismo moderno) già risolto da Aristotele nella Metafisica con la dottrina della distinzione reale tra potenza ed atto, essenza ed essere. Infatti ciò che è univoco viene diversificato solo da differenze estrinseche a lui. Ora al di fuori dell’essere non c’è nulla. Quindi tutto sarebbe una sola cosa: mondo e Dio.Da questa divergenza tra tomismo e scolastica decadente (scotismo e suarezismo), che si trova all’inizio della metafisica o della definizione della natura dell’essere, che pian piano ci fa ascendere all’Essere stesso sussistente, si giunge alla divergenza, che si situa al vertice della metafisica o teologia naturale: per S. Tommaso solo in Dio l’essenza e l’essere sono la stessa cosa (S. Th., I, q. 3, a. 4), mentre per lo scotismo e il suarezismo anche nelle creature essenza ed essere non sono distinti realmente ma solo logicamente. Infine per S. Tommaso solo Dio, l’Atto puro, è il suo proprio essere per essenza. Quindi l’Essere divino non è ricevuto in nessuna potenza o essenza ed è illimitato ed infinito (S. Th., I, q. 3 a. 4; ivi, q. 7, a. 1).In breve l’essere è l’ultima attualità o perfezione di ogni altra perfezione: questo è il vertice e la chiave di volta del tomismo e di ogni metafisica oltre il quale “resta solo la Visione Beatifica”.L’Angelico trascende sia Platone sia Aristotele. San Tommaso trascende Platone, giunto soltanto all’essenzialismo delle ‘idee pure e separate’, come pure Aristotele, fermatosi all’essenzialismo della ‘forma’ e della ‘sostanza’. Entrambi si son fermati alle idee pure o separate, alle forme e alla sostanza senza risalire all’essere, che le perfeziona e le ultima. È S. Tommaso (“Luce intellettual piena d’Amore, Dante”) che si eleva al vertice dell’essere (come atto che perfeziona le idee separate, la forma e la sostanza) e nel trascendere questi due filosofi sublima quanto c’è di valido in entrambi (cfr. De Subst. sep.,c. 3). Si dovrebbe dunque distinguere il tomismo genuino dall’essenzialismo sia delle idee pure del platonismo sia delle forme e delle sostanze dell’aristotelismo per far emergere la sua genialità originale dell’atto di essere quale perfezione ultima di ogni forma (sia idea separata platonica sia sostanza o essenza aristotelica).Per poter guarire i mali di cui soffre l’uomo contemporaneo bisogna prima individuarne la radice e la fonte o farne una diagnosi. Infatti “estirpare solo gli effetti del male e non la causa è poca cosa” (Platone), soprattutto se il male è letale. Certamente il male attuale cioè il pensiero post-moderno è difficilmente curabile, come un cancro con metastasi diffuse in tutto il corpo. Ma “nihil difficile volenti”.La natura del male dell’uomo contemporaneo è il nichilismo filosofico, che vuol distruggere la conoscenza razionale umana (nichilismo gnoseologico), la morale naturale e divina oggettiva (nichilismo etico) e l’essere per partecipazione in quanto rimanda a Quello per essenza (nichilismo metafisico). Perciò tende a trasformare l’uomo in una larva o “pecora matta” (Dante) che galleggia sul nulla per esserne ben presto ingoiata. L’epoca attuale è caratterizzata da un grande vuoto interiore dell’uomo, vuoto di concetti, giudizi e ragionamenti logici, di valori morali e dell’Essere stesso per essenza, che è Dio, perché l’uomo attuale vive come se Dio non esistesse, non ha neppure il “credo” ateo, ma solo l’indifferenza e l’apatia.La terapia deve essere energica, non si tratta di un raffreddore e neppure di una polmonite, ma di un cancro generalizzato. Occorre sradicare la mentalità nichilistica o post-moderna tramite il recupero dei valori e delle verità supreme, che S. Tommaso d’Aquino ha mutuato da Platone e Aristotele e le ha sublimate nella metafisica dell’essere come atto ultimo di ogni sostanza, elevando e correggendo (ove necessario) il concetto di ‘partecipazione’ di Platone e quello di ‘essenza’ di Aristotele. Il rimedio al nulla o non-essere è solo l’essere come atto perfetto.O si torna ai valori veri, oggettivi, reali della metafisica classica (platonico-aristotelico-tomistica), secondo cui l’uomo è un animale razionale, composto di corpo e di spirito (e quindi né solo angelo né solo bestia); fatto per conoscere la verità e amare il bene, creatura finalizzata al Creatore, infinitamente distinta da Lui e che può raggiungere una certa felicità su questa terra solo se vive secondo le leggi della natura creata da Dio: “cercate prima il Regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù” oppure si rovina in pieno e perfetto nichilismo, non solo distruttivo ma anche allucinatorio, che dà deliri di onnipotenza: “cercate il potere o la volontà di potenza e tutto il resto verrà da sé” e questo “resto” è la follia, come per Nietzsche, l’inferno in terra come per il drogato e quello eterno per chi persevera in tali errori. Il vero filosofo, invece, è il vero uomo che sa ben pensare e ben vivere.Ora il filosofo post-moderno pensa erroneamente e vive ancor peggio. Giovanni Reale ha scritto: “chi sa vivere e morire in accordo pratico e vissuto col proprio pensiero è un vero filosofo”. La verità oggettiva è l’esatto opposto della conoscenza esoterica. A-letèia dal greco làntano (nascosto) significa non (‘alfa privativo’) nascosto. Quindi tutto ciò che è esoterico o segreto, iniziatico, misterico, occulto o nascosto è per definizione ‘non-vero’. Il soggetto vero (uomo vero, filosofo vero), perciò, è colui che non nasconde se stesso, la sua vera faccia o personalità, è franco, non falso o nascosto, ossia non è un “sepolcro imbiancato”. L’uomo per conoscere la verità oggettiva deve conformare il suo pensiero alla realtà (“adaequatio rei et intellectus”).La modernità è nata, invece, come primato del cogito soggettivo sulla realtà extra-mentale. Onde come diceva Socrate “se vuoi essere felice cura la tua anima”, il tuo intelletto affinché si conformi al vero e alla realtà e la tua volontà affinché faccia il bene e fugga il male. Il nichilismo perfetto per potere sempre più ed essere persino simile a Dio (volontà di potenza esoterica), corre verso il baratro del nulla. “Chi troppo vuole nulla stringe”.Ite ad Thomam “studiorum Ducem”! La prima lascia il mondo puramente sensibile, dopo averlo sperimentato, poiché l’uomo non è una pura bestia, ma ha un’anima razionale fatta per conoscere il ‘meta-sensibile’.
La seconda giunge alla ‘sostanza’ delle cose (Aristotele) e al concetto di ‘partecipazione’ del mondo sensibile a quello delle idee pure (Platone).La terza giunge all’“essere come atto ultimo di ogni sostanza ed essenza” (S. Tommaso d’Aquino) ed applica la partecipazione all’essere (‘essere per partecipazione’ o creato ed ‘Essere per essenza’ ossia Dio: la creatura o effetto partecipa al Creatore poiché somiglia a Dio ricevendo da Lui l’essere in maniera limitata).
La quarta navigazione non è più filosofica ma teologica e ci indica la Croce come unico mezzo per attraversare in pace il mare burrascoso della vita percorrendo le “tre vie della vita spirituale” che secondo l’Angelico sono così suddivise:
“la prima via è quella purgativa dei principianti (incipientes), che si staccano dal peccato grave e meditano discorsivamente;
la seconda è quella illuminativa dei progredienti (proficientes), che imitano le virtù di Cristo e meditano affettivamente con la contemplazione acquisita;la terza è quella unitiva dei perfetti (perfecti), che sotto l’influsso abituale dei sette Doni dello Spirito Santo si uniscono a Dio e entrando nella contemplazione infusa vengono trasformati in Dio” (S. Th., II-II, q. 24, a. 9), senza naufragare nel mare del nulla (Nietzsche) dove tutto affonda o delirare pensando di essere Dio (Evola/Guénon/Schuon).
Il voler essere super-potente o addirittura onnipotente porta allo scacco, alla follia o al suicidio, poiché l’uomo è limitato per natura e sarà forte solo se partecipa alla Fortezza di Dio. Oggi nel momento in cui sembra che il nichilismo trionfi, ricordiamoci che Dio non muore, l’uomo sì. Essere, verità e bontà non passeranno, tutto il resto sì. “Stat Beata Trinitas dum volvitur orbis”.Perciò occorre guardare in faccia la verità, che è evidente, ‘non-nascosta’, la realtà alla luce del sole. Poi bisogna volgere le spalle alle apparenze: l’Io assoluto, il “nulla costruttivo” (ossia il “cerchio quadrato”), l’esoterismo magico. Inoltre subordinare i beni esterni e perituri a quelli interiori e immarcescibili: il corpo all’anima, l’io a Dio. Il male dei mali odierni è il voler apparire, far finta di essere ricchi, forti, belli, contenti, super-uomini o Dei, mentre la realtà è totalmente contraria all’apparenza.La metafisica classica, che è il buon senso eretto a scienza filosofica, è fonte di vita onesta e saggia, la quale sola può dare la felicità seppur imperfetta in questo mondo, preludio di quella perfetta ed infinita della vita eterna (“gratia est inchoatio et semen gloriae aeternae”). La filosofia moderna e post-moderna è fonte di vita disonesta e immorale per principio non per debolezza, e, folle o allucinata teoreticamente, conduce prima al delirio di onnipotenza: Io = Dio, e, poi alla disperazione suicida: per me non c’è salvezza (“error et vitium sunt inchoatio perditionis aeternae”).Tuttavia ogni uomo è suscettibile di redenzione, anche quello moderno e post-moderno, purché lo voglia: “Qui creavit te sine te, non salvabit te sine te” (S. Agostino). Egli, dunque, può attraversare il “deserto” della modernità e il “nulla” della post-modernità e può esclamare anche lui: “occorre finire con l’auto-inganno e bisogna cominciare a vivere bene e conoscere il vero”. Solo dopo essere passati attraverso il “nada, nada, nada” si giunge in cima al Monte Carmelo (S. Giovanni della Croce, Salita al Monte Carmelo).L’unico “trampolino di lancio” per uscire dalla post-modernità è la volontà speranzosa di finire con la menzogna e l’inganno – iniziato col cogito cartesiano e sfociato nella ‘morte di Dio’ nietzscheana/neomodernista – per cominciare a vivere ed agire veramente e bene. La buona volontà che si compone di umiltà, la quale toglie al soggetto il primato sull’oggetto e su Dio, riconoscendo la natura creata e limitata dell’essere umano, più la speranza soprannaturale nell’aiuto di Dio onnipotente e misericordioso danno a tutti la capacità reale di dire come Dante “incipit vita nova”.Ognuno può farla finita col nichilismo per cominciare a guardare in faccia la realtà, così come è e non così come ci appare, conoscendo la verità che è “adequatio rei et intellectus” (Aristotele) e vivere onestamente “curando la propria anima” (Platone): “Fa il bene ed evita il male, questo è tutto l’uomo” (Sal., XXXIV, 15) e per poter esclamare col Poeta “e quinci uscimmo a riveder le stelle” (Dante). (d. Curzio Nitoglia)

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Free press and the flourishing of democracy: Joint WACC Europe-CEC statement on World Press Freedom Day

Posted by fidest press agency su martedì, 5 Mag 2015

World Press Freedom DayFor a generation, World Press Freedom Day has been celebrated around the world on 3 May as an opportunity to honour journalists who have died in the line of work, and also defend and work for press freedom. On this occasion, the Conference of European Churches (CEC) and the World Association for Christian Communication (Europe) (WACC Europe) join in these celebrations and express their commitment to a free press in Europe and beyond.Independent media representing a diversity of perspectives is essential for the flourishing of democracy. Transparency and flow of information provided by the press contributes to good governance, just electoral processes, and empowerment of people represented by democratic governments.Journalism also encourages essential debate across an increasing number of platforms. Social media and citizen journalism now join traditional outlets in investigating and analysing all facets of life. Many issues undertaken by journalists serve the upholding of human rights in both local and global contexts.The current situation in Europe is diverse and precarious. Some countries consistently demonstrate a high degree of press freedom, while others struggle with government interference in the media, the conglomeration of media outlets, and the manipulation of regulatory bodies. Some countries experience significant mergers, newsroom closures, and loss of media independence.On this day CEC and WACC Europe call for renewed commitment and action toward:Ensuring the personal safety of journalists working in areas of conflict and unres Promoting cultural and legislative environments where free and pluralistic press may flourish Encouraging press in Europe to use their freedom courageously and judiciously “The churches of Europe have a vital role to play in creating and sustaining democratic societies,” remarks CEC General Secretary Guy Liagre, “this includes promoting and protecting a free, independent, and pluralistic press.”Stephen Brown, president of WACC Europe, said, “Media pluralism and diversity are essential elements of press freedom and of democratic and representative societies, and we look to the European institutions to uphold and preserve such pluralism and diversity. “Freedom of expression and the right to information and communication are human rights and need to be recognized as such.” CEC and WACC Europe will continue to hold in prayer journalists in prison and facing challenges to their personal safety wherever they are for their commitment to the free exercise of their profession.

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Hansel & Gretel

Posted by fidest press agency su martedì, 5 Mag 2015

HanselGretelToronto (Canada) Saturday, May 9, 2015; 5:30 PM – 7:30PM The Istituto Italiano di Cultura and The Toronto Comic Arts Festival 2015, present HANSEL & GRETEL, an exhibit of illustrations by Lorenzo Mattotti from the Graphic Novel by Neil Gaiman and Lorenzo Mattotti. The exhibit runs through June 26, 2015 Istituto Italiano di Cultura 496 Huron St., Toronto. In 1812, the Brothers Grimm published the story of “Hansel and Gretel” about a brother and sister who must survive abandonment by their parents and being captured by a hungry witch.
In 2007, Mattotti created compelling black-and-white artwork for the fairy tale. While not in the traditional graphic novel format, this illustrated short story alternates between images and words, allowing for full spreads of the artist’s drawings, punctuated by intermittent spreads of text. There is no question that Gaiman is an incredibly gifted wordsmith, and his retelling hearkens back to the Grimms’s original narrative. The most inspirational part of this book is Mattotti’s artwork. Pitch-black India ink is used to great effect, creating dark and terrifying landscapes that threaten to envelop the tiny figures of the children. Mattotti was born in Brescia (Lombardy). He studied architecture when he was young, but did not finish the course. Instead he became a comics artist. After a few traditional comic stories he decided he wanted to tell different kinds of stories and portray these in a different style. Il Signor Spartaco was the first comic made under this ambition. The story centred on the dreams of a train passenger making it possible for Mattotti to use forms and colors in a way previously unseen in the classic French-Belgian comic world. He focused more on the inner world of his characters and the total absence of an adventure was also a radical change in the comics universe. Mattotti is mainly inspired by painters, musicians, writers and directors. To him, the relation between text and image should be the same as with text and music. The two should enrich each other. Unusually, in Mattotti’s comics the text illustrates the illustration instead of the other way around. He always makes sure the text has enough freedom for multiple interpretations. (photo: HanselGretel)

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Screening neonatale per le malattie metaboliche

Posted by fidest press agency su martedì, 5 Mag 2015

malattie metaboliche“Finalmente una buona notizia, attesa da tempo: Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni lo schema di decreto per l’avvio dello screening neonatale per la diagnosi precoce di una serie di patologie metaboliche ereditarie”. Lo afferma Paola Binetti, deputato del Gruppo Area Popolare (Ncd-Udc) e presidente dell’Intergruppo delle malattie rare. “Lo screening neonatale per le malattie metaboliche – continua Binetti – è uno strumento formidabile di prevenzione secondaria, perché permette di ridurre al massimo il danno legato ad un deficit genetico. Intervenire sulla dieta, eliminare alcuni cibi, assumere degli integratori, sono tutte misure che di fatto migliorano la qualità di vita dei bambini e delle loro famiglie. Ci sono malattie metaboliche che, se non diagnosticate tempestivamente, possono indurre ritardo intellettuale e psico-motorio, oltre ad un diffuso disagio nel campo della integrazione sociale. Per questo salutiamo la decisione del ministro Lorenzin con grande ottimismo e ci auguriamo che la Conferenza Stato-Regione approvi velocemente lo schema di decreto”.
E conclude: “tutte le mamme in attesa, che in questa legislatura hanno avuto il bonus Bebè, si possono rallegrare ancora più per questa notizia che garantisce qualità di vita ai propri figli e limita i rischi di possibili patologie. E’ la più grande aspettativa dei genitori: avere un figlio sano. Con lo screening il loro desiderio si traduce in una opportunità in più”.

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Conclusa l’assemblea annuale del proprio Sinodo con il Culto di chiusura che è stato celebrato presso la chiesa luterana Christuskirche di Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 5 Mag 2015

Chiesa_luterana_riesteI lavori dell’organo sovrano della CELI – che dibatte e delibera su tutte le materie della vita ecclesiale – hanno avuto al centro il tema “Vent’anni di Intesa: impegno e libertà religiosa”. Non solo si è provato tracciare un bilancio sugli effetti che l’Intesa con lo Stato italiano – siglata nel 1993 ed entrata in vigore nel 1995 – ha avuto sulla CELI, ma si è dibattuto sull’attuale livello di tutela e sui rischi di violazione della libertà religiosa.
Il confronto tra i sinodali ha avuto il via dopo gli interventi in assemblea plenaria della Consigliera Anna Nardini, Coordinatore Ufficio Studi e Rapporti Istituzionali Presidenza del Consiglio dei Ministri, e Riccardo Bachrach, sinodale e presidente della Comunità di Napoli. La prima, partendo dall’analisi dell’Intesa con la CELI, si è soffermata anche sulle prospettive dell’’auspicata introduzione di una legge generale e organica sull’esercizio della libertà religiosa, mentre il secondo ha offerto ai presenti la sua esperienza sul tema, maturata negli anni sia con la sua partecipazione ai lavori preparatori che condussero alla sottoscrizione dell’Intesa sia con il suo contributo al dibattito nell’ambito delle chiese evangeliche in Italia.
Partendo spesso dalla considerazione che la libertà religiosa significa necessariamente anche accettazione da parte di ogni credente dell’ordinamento che la regolamenta e dei limiti che impone, i sinodali hanno partecipato attivamente a cinque gruppi di lavoro sui temi “Stato e Chiese”, “Venti anni di Otto per mille per la CELI e le sue Comunità: cosa è cambiato”, “Quali possibilità di agire attivamente nella società ci apre l’Intesa?”, “Chance e possibilità per la CELI in una prospettiva della crisi economica” e “I livelli e le finalità del dialogo interreligioso”.
I gruppi più focalizzati sull’8xMille hanno sottolineato il ruolo di responsabilità delle Chiese nella società odierna e, quindi, la necessità anche per la CELI e per le sue comunità di essere sempre più presenti e riconoscibili sul territorio e capaci di crescente collaborazione non solo tra realtà luterane nazionali, ma anche in ambito internazionale ed ecumenico, come testimoniato dalla cooperazione della CELI – ad esempio – con la Federazione Mondiale Luterana; o come avviene in vari ambiti con la CEI, la Conferenza Episcopale Italiana della chiesa cattolica, soprattutto per arrivare “insieme” alla celebrazione del cinquecentenario della Riforma di Lutero nel 2017.Il gruppo sul dialogo interreligioso – guidato da Adnane Mokrani, teologo musulmano, docente presso la Pontificia Università Gregoriana e il Pontificio Istituto di studi arabi e islamistica (PISAI) – ha invece evidenziato come siano la non conoscenza e la mancanza proprio di dialogo a determinare spesso intolleranze e conflitti in ambito religioso, mentre il riconoscimento reciproco, la difesa della libertà religiosa e il sostegno allo scambio religioso facilitano l’incontro e la comprensione. In pratica, il dialogo è religione.
Tra gli altri temi di dibattitto, è da segnalare l’approvazione – da parte del Sinodo 2015 – della liturgia per la benedizione o celebrazione di un matrimonio di una coppia luterano-cattolica, che segna un momento importante nelle relazioni ecumeniche della CELI.Dopo l’analisi di come la Chiesa e le comunità luterane si stanno preparando – nel contesto locale, nazionale e internazionale – al 500° anniversario della Riforma nel 2017, il Sinodo ha anche deliberato su un’importante mozione in tema di impegno a sostegno di rifugiati e migranti. Riconoscendo le proprie radici migratorie e di fronte a un Mediterraneo sempre più portatore di morte e a un’Europa sempre più pericolosa da raggiungere per chi fugge da guerre, persecuzioni, disastri ambientali e povertà, il Sinodo ha invitato le comunità a essere luoghi ancora più aperti verso chi, disperato, chiede aiuto. E, a tal fine, ha deciso di promuovere il rafforzamento della collaborazione tra le stesse comunità e il Servizio Rifugiati e Migranti della FCEI, di cui la CELI è sostenitrice. In quest’ottica, la CELI agirà per rafforzare o attivare reti sul territorio su iniziative concrete e non meramente assistenziali di accoglienza e per promuovere momenti di formazione di tipo socio-legale e di tipo psicologico all’interno delle proprie comunità.Il Sinodo è stato, inoltre, anche importante occasione di testimonianza sul tema dei diritti violati delle donne. Durante i lavori assembleari, infatti, una sedia della platea è rimasta sempre vuota con sopra un foulard rosso e l’indicazione “Posto occupato”: in questo modo, il Sinodo ha risposto alla richiesta della rappresentante della Rete delle Donne che, con una mozione, aveva sollecitato l’adesione della CELI alla campagna “Posto occupato” promossa dalla Federazione delle donne evangeliche in Italia (FDEI) per sensibilizzare sul drammatico fenomeno della violenza sulle donne e per riflettere sulle cause sociali e culturali che la alimentano.Nel corso della riunione assembleare, si sono svolte infine le tradizionali relazioni sui numerosi progetti o iniziative che i luterani promuovono in Italia o a cui partecipano attivamente: dalla Casa editrice Claudiana, al Centro Melantone di studi ecumenici, fino alla Commissione europea luterana per la chiesa e l’ebraismo. Spazio è stato dato anche agli aggiornamenti su temi etici, ad esempio con la relazione della Commissione direttive anticipate di fine vita, o su progetti di solidarietà quali il Servizio Rifugiati e Migranti della FCEI, la Cura d’anime ai carcerati, le iniziative della Rete delle donne o le attività della Scuola materna ed elementare a Santa Maria La Bruna (NA).La CELI, chiesa capace di evolvere con la società, è infatti fortemente impegnata non solo nella cura delle anime, ma anche in numerosi ambiti quali cultura, sanità, scuola, assistenza a poveri e immigrati, educazione ambientale, pari opportunità uomo-donna, difesa delle diversità e lotta alle discriminazioni, partecipazione al dibattito etico, religioso e politico.
Proprio per questo impegno, la Chiesa Luterana – una chiesa senza grandi patrimoni – riceve ogni anno il sostegno di tantissimi italiani che scelgono di destinarle l’otto per mille sulla dichiarazione dei redditi: nel 2014 sono state, infatti, più di 61.000 le firme a favore della CELI, cioè quasi 9 volte il numero dei luterani presenti in Italia (pari a 7.000).
La Chiesa Evangelica Luterana in Italia, CELI, essendo statutariamente bilingue, italiano e tedesco, è un ente ecclesiastico che attualmente raggruppa 7.000 luterani distribuiti in 15 comunità, dalla Sicilia all’Alto Adige. I suoi rapporti con la Repubblica Italiana sono regolati dalla legge n° 520 del 1995 (Intesa secondo l’art. 8 della Costituzione).
La più antica comunità luterana in Italia è quella di Venezia, risalente alla Riforma attuata dal monaco agostiniano Martin Lutero nel 1517.

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