Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Archive for 9 maggio 2015

Forte aumento delle traversate nel Golfo del Bengala

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2015

Bay_of_Bengal_mapQuesta settimana, l’ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in Thailandia ha appreso dalle autorità e dai servizi dei media che sono stati trovati oltre 30 corpi in fosse scavate nei campi di trafficanti nella provincia meridionale di Songkhla, vicino al confine con la Malaysia. I corpi potrebbero essere di persone provenienti dal Myanmar e dal Bangladesh, probabilmente morti per malattia o abusi. Alcune vittime potrebbero anche essere state persone in cerca di protezione internazionale. L’UNHCR accoglie con favore le indagini della polizia thailandese sulla vicenda e auspica che i colpevoli siano individuati e assicurati alla giustizia. Ma allo stesso tempo l’Agenzia esprime anche sconcerto per queste morti. Le rotte di traffico via mare dall’area del Golfo del Bengala alla volta della Thailandia e poi della Malaysia sono diventate sempre più lucrose per i trafficanti, e sempre più pericolose per il loro carico umano.
Nonostante i rischi, ultimamente il numero di persone che ricorrono a queste vie e a questi mezzi è in aumento. Un rapporto periodico dell’UNHCR pubblicato nella giornata odierna stima che circa 25.000 Rohingya e cittadini del Bangladesh si sarebbero imbarcati su barche di trafficanti tra gennaio e marzo di quest’anno – quasi il doppio rispetto allo stesso periodo del 2014. Questi sono i dati che risultano dall’ultimo rapporto dell’UNHCR sui Movimenti irregolari via mare nel Sud-est asiatico attraverso il quale l’Agenzia ha evidenziato le proprie preoccupazioni e richiesto ai governi un intervento urgente sin dallo scorso agosto.
Nel periodo interessato dal rapporto, il personale dell’UNHCR ha parlato con diverse centinaia di sopravvissuti a questi viaggi. I loro racconti indicano un cambiamento nel modo in cui i trafficanti reclutano i passeggeri delle barche. Il costo iniziale delle traversate è spesso basso e in alcuni casi le persone sono imbarcate gratuitamente a condizione di ripagare il debito con i futuri guadagni in Malaysia. Potrebbero esserci casi di promesse di lavoro e persino di offerte di piccoli incentivi in ​​contanti. Coloro che cambiano idea e chiedono di scendere dalle barche sono costretti a rimanere. Sono riportati casi di bambini rapiti dalle strade o durante la pesca, e costretti a salire sulle barche. Le persone non sono consapevoli che il denaro verrà estorto loro più avanti nel corso del viaggio e ciò che prima era iniziato come contrabbando presto si trasforma in traffico di esseri umani.
Sulla base dei racconti forniti dai sopravvissuti, si stima che 300 persone siano morte in mare nel primo trimestre del 2015 a causa di fame, disidratazione e abusi da parte degli equipaggi delle barche. Un superstite che ha trascorso 62 giorni in tali condizioni lo ha paragonato a un cimitero e ha riferito che aveva perso la speranza di raggiungere vivo la costa.
Il percorso più frequentemente descritto prevede che i passeggeri sbarchino nella zona di Ranong nel sud della Thailandia, per poi procedere in un giorno di viaggio fino ai campi dei trafficanti al confine con la Malaysia.
Le condizioni nel campo dei trafficanti sono terribili. Le persone sono detenute e maltrattate fino a quando i loro parenti non pagano per il loro rilascio. Più della metà dei sopravvissuti intervistati dall’UNHCR a partire da ottobre ha riferito che qualcuno è morto nel campo dei trafficanti dove sono stati trattenuti. I pestaggi sono comuni e ci sono segnalazioni di stupri. Coloro che cercano di fuggire, rischiano di essere fucilati. L’UNHCR è consapevole che, a partire dallo scorso ottobre, alcuni trafficanti hanno abbandonato i campi all’interno del suolo thailandese, preferendo tenere i passeggeri in mare a scopo di riscatto. Una volta effettuato il pagamento, le persone vengono portate direttamente in Malaysia a bordo di imbarcazioni da pesca o barche veloci. Secondo l’ong The Arakan Project, attualmente potrebbero essere detenute diverse migliaia di persone – e decine potrebbero già essere morte – in questi “campi off-shore”.
Le persone che alla fine sono riuscite a raggiungere la Malaysia erano in pessime condizioni. Nei primi tre mesi del 2015, l’ufficio dell’UNHCR in Malaysia ha visto arrivare 61 persone di etnia Rohingya con sintomi di beri-beri, una malattia causata da carenza di vitamina B. Quelli che avevano la possibilità di guadagnare qualcosa lavorando nel settore informale hanno dovuto ripagare, spesso con alti tassi di interesse, i debiti a quelli che avevano precedentemente pagato per la loro liberazione.
Nel caso di persone soccorse dai campi dei trafficanti in Thailandia, l’UNHCR fornisce assistenza portando abiti, coperte, kit igienici e altri aiuti. I team dell’Agenzia conducono anche interviste e offrono un servizio di consulenza. L’UNCHR aiuta le famiglie che sono state divise durante il viaggio a riunificarsi e, per i più vulnerabili, si lavora per individuare le possibilità di reinsediamento in paesi terzi.In Malaysia, l’Agenzia vigila sulla protezione delle comunità di etnia Rohingya e interviene per la liberazione di coloro che vengono incarcerati in quanto arrivati irregolarmente. L’ufficio dell’UNCHR supporta le comunità di rifugiati anche nelle attività finalizzate a procurarsi mezzi di sussistenza, allo sviluppo della comunità, o in progetti di apprendimento di tecniche di costruzione e progetti educativi.Considerando il numero crescente e la sempre maggiore gravità degli esodi in barca, l’UNHCR invita i paesi della regione a collaborare più strettamente per contrastare il contrabbando e il traffico di persone vulnerabili. Per quanto riguarda i necessari sforzi per reprimere questo business illegale, il diritto internazionale prevede un’importante distinzione tra contrabbandieri e trafficanti coinvolti in attività criminali da un lato, e le vittime del traffico e della tratta dall’altro. Le misure di contrasto devono essere accompagnate in primo luogo da sforzi per ridurre la necessità di migranti e rifugiati di rivolgersi a trafficanti, anche affrontando alla radice le cause che inducono le persone a intraprendere questi viaggi pericolosi e fornendo alternative sicure per permettere loro di accedere all’asilo e alla protezione.
Nello stato di Rakhine, in Myanmar – da cui provengono molte delle vittime di traffico – l’Agenzia ha a lungo sostenuto ed è pronta a sostenere ulteriormente gli sforzi concertati per stabilizzare la situazione attraverso la riconciliazione, per agevolare il riconoscimento dei diritti e dell’uguaglianza socio-economica di tutte le persone e per gestire le problematiche legate alla cittadinanza.

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Sono già 50.000 i rifugiati burundesi fuggiti nei paesi limitrofi

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2015

burundi_mapDopo la fine della guerra civile nel 2005, in Burundi si è assistito ad alcuni degli sviluppi più promettenti nella recente storia dei rifugiati in Africa. Sono state trovatate soluzioni per le molte migliaia di persone sfollate dopo oltre un decennio di conflitto. Tra le soluzioni individuate si annovera uno dei programmi di rimpatrio volontario più grandi e di maggior successo a livello mondiale per i rifugiati burundesi – attraverso il quale l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha aiutato il Burundi a gestire il ritorno di quasi mezzo milione di persone. La confinante Tanzania era tra i paesi che hanno ospitato un gran numero di rifugiati burundesi, in fuga dalle violenze del 1972. In questi anni ha offerto la cittadinanza a circa 200.000 rifugiati e ai loro discendenti. Secondo l’esperienza dell’UNHCR si tratta del maggior numero di rifugiati integrati a livello locale da un Paese ospitante. Migliaia di altre persone sono state reinsediati con successo all’estero, tra cui più di 8.000 negli Stati Uniti.
Dopo lo scoppio delle violenze pre-elettorali a metà aprile, tuttavia, segnali allarmanti indicano che questo progresso potrebbe vanificarsi. Nelle ultime settimane più di 50.000 burundesi sono fuggiti nei paesi confinanti: Rwanda, Tanzania e Repubblica Democratica del Congo (RDC). Molti di essi hanno attraversato il confine con il Rwanda (25.004), ma la scorsa settimana l’UNCHR ha anche registrato un forte aumento di persone in cerca di asilo in Tanzania (17.696), dopo che sono state sospsese le restrizioni d’ingresso nello stato. Inoltre, quasi 8.000 persone hanno attraversato il confine raggiungendo la provincia del Sud Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo. In tutti questi casi la maggioranza era composta da donne e bambini, tra cui un gran numero di minori non accompagnati.
Nella capitale del Burundi, Bujumbura, le proteste sono riprese da lunedi, e ci sono notizie di violenze quotidiane. I disordini si sono diffusi anche nelle province. In Rwanda, i nuovi arrivati ​​hanno riferito di essere fuggiti dal Burundi a causa di vessazioni e intimidazioni da parte di giovani militanti Imbonerakure, che lasciano segni rossi sulle case delle persone che vogliono prendere di mira. Alcuni hanno deciso di partire, come misura precauzionale, avendo già sperimentato in precedenza i cicli di violenza. Ci sono anche casi di persone che vendono le loro proprietà prima di lasciare il paese – fatto che potrebbe anticipare una condizione di insicurezza prolungata.
Molti dei nuovi arrivati ​​provengono dalle province di Ngozi e Muyinga, nel nord del Burundi. Tuttavia, questa settimana l’Agenzia ha anche assistito all’arrivo di persone provenienti da aree urbane, tra cui un certo numero di studenti delle scuole superiori e delle università. Di concerto con il governo del Rwanda, l’UNCHR sta attualmente trasferendo i rifugiati a Mahama, in un nuovo campo profughi che può ospitare fino a 60.000 rifugiati. Molte persone hanno avuto difficoltà a lasciare il Burundi. Diverse donne hanno raccontato di essere state minacciate di stupro da parte di uomini armati, e di aver dovuto corrompere qualche funzionario per oltrepassare i posti di blocco. Alcuni hanno camminato per ore attraverso la boscaglia con i loro figli. 7.661 burundesi si sono finora registrati come rifugiati nella Repubblica Democratica del Congo. I nuovi arrivati ​​sono stati ospitati da famiglie locali, ma l’aumento degli arrivi mette a dura prova le capacità di supporto. L’UNHCR sta aiutando circa 500 rifugiati vulnerabili in un centro di transito a Kavimvira e in un altro centro a Sange. Si sta lavorando per individuare un sito in cui tutti i rifugiati possano essere trasferiti e dove si possa avere accesso a servizi come scuole e presidi sanitari in adeguate condizioni di sicurezza.
In Tanzania sono state finora registrate quasi 4.000 persone, ma più di 13.000 sono ancora in attesa di veder esaminata la loro richiesta. Si stima che circa 10.000 burundesi siano approdati ​​sull’isola Kagunga sul lago Tanganica. L’Agenzia ha avviato le operazioni di trasferimento servendosi di un vecchio traghetto in grado di trasportare un massimo di 600 persone. Tutti i richiedenti asilo vengono trasportati dai villaggi e dalle isole alla volta del campo profughi di Nyarugusu, dove riceveranno un appezzamento di terreno su cui potranno costruire un riparo e coltivare alcune verdure.
L’UNHCR rivolge un appello alle autorità del Burundi affinché queste consentano la libera circolazione delle persone. È inoltre fondamentale che le frontiere rimangano aperte e l’Agenzia esprime gratitudine per l’impegno in tal senso dimostrato da parte dei paesi confinanti e per il sostegno che le comunità ospitanti stanno offrendo ai rifugiati.

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Lotta alla povertà

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2015

crisi-economicaPer la prima volta – dichiara Pietro Giordano, Presidente nazionale di Adiconsum – il Governo ammette che nella lotta alla povertà il nostro Paese è in grave ritardo e che per questo sta lavorando ad un disegno organico per affrontarla. Accogliamo favorevolmente l’annuncio dell’impegno del Governo – prosegue Giordano – ma vogliamo far notare al Ministro Poletti che il piano di intervento deve essere immediato ed incisivo. Troppi sono i poveri, troppe le famiglie che hanno perso il lavoro o che comunque si sono viste drasticamente ridurre il proprio potere d’acquisto e non è più possibile attendere oltre.Da tempo stiamo chiedendo al Governo e alle Istituzioni, ma invano – continua ancora Giordano – che venga varata una riforma fiscale che defiscalizzi beni e servizi sostenibili sulla falsariga degli incentivi per l’efficienza e il risparmio energetico.Il futuro dell’economia e della crescita del Paese – prosegue Giordano – si misurano oramai sulla capacità di produrre secondo i dettami della sostenibilità economica, sociale ed ambientale. Basti pensare ad esempio alla crescente domanda di prodotti biologici, tra i pochi mercati in ascesa, nonostante la crisi. Il segnale che arriva è di un cambiamento epocale che chiede a gran voce la revisione di tutte le vecchie logiche della politica, della finanza, del credito. Per fare questo c’è bisogno, però, dell’impegno di tutti: Istituzioni, Consumatori e Imprese. Noi ci siamo.

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Immigrati e volontariato

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2015

andrea-causin“La circolare del ministro Alfano non è un atto di imperio ma nasce dalla proficua collaborazione tra enti locali e mondo associazionistico. E’ una circolare giusta e sacrosanta, che nasce dall’esperienza diretta e dalle esigenze di chi, si occupa, a vario titolo dell’accoglienza dei profughi. Non solo. E’ su base volontaria e gratuita, ma nel pieno rispetto dei diritti degli immigrati che prestano la loro opera. E’ davvero inaccettabile, dunque, la bagarre messa in scena da chi magari non ha mai visitato un centro di accoglienza, ma si è preso la briga di scomodare paroloni quali neo-schiavismo da strillare in campagna elettorale” lo dichiara, in una nota, Andrea Causin, deputato di Area Popolare (Ncd – Udc).
“Chi ha avviato già il progetto riconosce che l’attività di volontariato non umilia gli immigrati, ma li aiuta di inserirsi nella comunità che li accoglie, aiutando al tempo stesso la comunità ad abbattere il muro di pregiudizi su cui certa politica campa. I veri schiavisti e scafisti sono quelli che lucrano sulla disperazione” conclude.

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Croce Rossa in liquidazione?

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2015

Fabio_Rampelli_daticamera“A 50 anni dall’adozione dei suoi principi fondativi, stanno ammazzando la Croce Rossa per vendersi il patrimonio immobiliare, spartirsi i servizi tra privati, regalare a qualcuno attrezzature che valgono centinaia di milioni, liquidare la Cri militare. Il fiore all’occhiello della Nazione, come dimostrano i momenti di sacrificio esemplare durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, le missioni internazionali Babilonia, Afghanistan, strappati per interessi del tutto estranei alla missione della Cri e dei suoi valori. Invece di riformarla valorizzandola e tagliando sprechi e ruberie, la privatizzano. Con il risultato che i servizi saranno gestiti peggio è con maggiore dispendio di risorse”. È quanto dichiara il capogruppo di Fdi-An Fabio Rampelli.

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Pensionati: chiedere restituzione mal tolto

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2015

pensionatiContinua la”soap opera” che ruota attorno alle conseguenze della giustissima sentenza della Corte Costituzionale, che boccia la Legge Fornero del 2011,per la parte che concerne il blocco della perequazione automatica delle pensioni per il 2012 e 2013. In tanti hanno ricette ,più o meno infallibili, per danneggiare un gran numero di pensionati . La sentenza va applicata ed il Partito Pensionati – ha dichiarato il segretario nazionale Carlo Fatuzzo – sottolinea che il Governo deve procedere rapidamente a restituire ai pensionati danneggiati, quanto da loro non percepito , a causa del blocco della perequazione automatica , non solo per gli anni 2012 e 2013, ma anche per il 2014 e 2015. Il Partito Pensionati – ha continuato Fatuzzo – invita tutti i pensionati colpiti dal” blocco”, a presentare immediatamente domanda all’Inps, chiedendo ,oltre all’attribuzione dell’importo relativo alla mancata attribuzione dell’aumento del costo della vita, secondo quanto stabilito dall’Istat, dal 2012 , a tutt’oggi, anche i relativi interessi,la rivalutazione monetaria e l’immediato adeguamento della pensione , dal momento che quanto bocciato dalla Corte Costituzionale, cessa di avere ogni effetto. Il Partito Pensionati ricorda – ha concluso Fatuzzo – che le somme relative al blocco della perequazione sono euro che spettavano ai pensionati colpiti dal “blocco”e quindi, si tratta semplicemente della restituzione del dovuto, a tutti i pensionati danneggiati dal “blocco” , in sintesi , il Partito Pensionati, ritiene che dare a questi cittadini quanto loro spetta, è solo un atto dovuto.

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Pensioni: restituiamo il mal tolto

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2015

giorgia meloni«Fratelli d’Italia metterà a disposizione dei pensionati un pool di avvocati per fare tutti i ricorsi che serviranno se il Governo non dovesse restituire i soldi che lo Stato deve loro dopo la sentenza della Corte Costituzionale. Così come ha trovato e restituito i soldi ai pensionati d’oro quando la Consulta ha dichiarato incostituzionale il prelievo di solidarietà sulle loro pensioni, oggi lo Stato deve fare la stessa cosa con tutti gli altri cittadini italiani. Il Governo ha il dovere di trovare i soldi per la gente normale». Lo ha detto nel corso della trasmissione “Mattino 5” il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. (n.r. Questo significa che vi è una classe politica e in primis quella che ci governa che è contro gli interessi legittimi di quanti, e non solo i pensionati, vivono modestamente e sono la maggioranza degli italiani, ma sanno solo sfruttarli e con l’improntitudine di chiedere ad essi il voto come se nulla fosse)

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I pensionati devono sapere

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2015

palazzo consultaSembra che la memoria degli italiani spesso faccia cilecca. Non è solo questione di età. E’ che la riforma che nel 2011 è passata con la legge “Fornero” del Governo Monti era da considerarsi sin dall’inizio anticostituzionale. Quel che è peggio lo sapevano bene i promotori di tale provvedimento ma non hanno avuto scrupoli nel porvi mano perché sarebbe stata la soluzione più comoda per succhiare soldi piuttosto che tagliare da qualche altra parte come sarebbe stato logico cancellare le commesse per gli acquisti di armi (dodici miliardi di euro), per la lotta alle evasioni (120 miliardi di euro), agli sprechi e alle corruzioni (90 miliardi di euro) e altre diavolerie del genere. E questo è stato fatto con la complicità di tutti i partiti compresi, ovviamente, quelli che fanno dire ai loro esponenti che oggi è “immorale” rimborsare lo scippo di allora perché lo Stato deve essere salvaguardato nei suoi interessi vitali fatti di evasioni, di corruzione e dove la parola “onestà” deve uscire dalle aule parlamentari e quei deputati che hanno osato pronunciarla meritano non solo una sanzione amministrativa severa ma il disprezzo.
A questo punto cosa fanno i pensionati di oggi e gli stessi cassa integrati, esodati, disoccupati, lavoratori dipendenti e autonomi monoreddito e con retribuzioni da fame? Preferiscono non andare a votare o a votare quelli che li hanno disprezzati e umiliati. E’ davvero stupefacente quest’atteggiamento. Non ci rendiamo conto che così facendo facciamo il gioco dei nostri tiranni che surrettiziamente vedono alzarsi la percentuale di voti tanto da far dire a Renzi di aver trionfato alle europee dello scorso anno con circa il 41% dei consensi. Immaginate se a votare fosse andato il 90% dell’elettorato: probabilmente il Pd si sarebbe dovuto accontentare di un più modesto 30%. E’ allora cerchiamo di svegliarci da questo sonno letargico e incominciamo a capire come si può in una democrazia cambiare le regole del gioco senza scendere in piazza e a infrangere le vetrine dei negozi. Questo è possibile sviluppando, innanzitutto una coscienza popolare e una consapevolezza che si è poveri, tiranneggiati, isolati e umiliati solo perchè non vogliamo capire che abbiamo dato il nostro voto non per essere difesi ma per essere sfruttati a beneficio di una piccola minoranza. Cerchiamo di voltare pagina e pensiamo a come difenderci. Rivolgiamoci a chi sino ad oggi ha dimostrato più coerenza nel suo messaggio politico. Vi sono infatti movimenti e partiti che ancora oggi si battono per le cose giuste ma hanno il grande difetto di non essere ascoltati, seguiti, votati. E’ tempo che ognuno di noi si assuma le sue responsabilità e sappia ritrovare la strada per ritrovare la memoria smarrita e fare ciò che già da tempo andava fatto: far sentire la propria forza con il solo linguaggio che gli arroganti comprendono: quella dei numeri. (Riccardo Alfonso fidest@gmail.com)

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Pensionati: Nodo rimborso

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2015

pensionatiL’associazione Asso-Consum, rappresentata dal presidente Aldo Perrotta, ha presentato tempestivamente un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per appropriazione indebita nei confronti ministro delle Finanze per il caso della mancata corresponsione della rivalutazione Istat. Un altro esposto di Asso-Consum, invece, è stato inviato alla Corte dei Conti in merito al danno erariale per la mancata corresponsione degli interessi maturati.L’incostituzionalità di questo blocco era già stata riscontrata dall’allora sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo – sottolinea il presidente Perrotta – per questo ci siamo mossi per primi in quest’azione di denuncia. L’affermazione del sottosegretario all’Economia e leader di Scelta Civica – Enrico Zanetti ad Agorà sui Rai tre «Impensabile restituire a tutti l’indicizzazione delle pensioni desta forti preoccupazioni tra i numerosi pensionati colpiti dal blocco dell’indicizzazione voluto dalla Legge Fornero sull’adeguamento all’inflazione. Oggi la Corte Costituzionale si è pronunciata con una sentenza che fugge ogni dubbio, il blocco dell’adeguamento all’inflazione delle pensioni è incostituzionale. Così Aldo Perrotta, presidente dell’associazione Asso-Consum commenta la notizia diffusa il 6 maggio dopo l’intervento di Zanetti. Non è possibile che gli anziani pensionati attendano ulteriormente gli assegni relativi al 2012 e il 2013, questo produrrà un effetto a cascata anche sulle corresponsioni per il 2014 e 2015. Invito tutti i cittadini a rivolgersi presso i nostri centri per procedere alla causa restitutiva delle spettanze, così conclude il presidente Aldo Perrotta.

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I pensionati e la questione morale

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2015

pensionati1C’è qualcuno che ha definito “immorale” il riconoscimento del diritto alla perequazione automatica per tutti i pensionati, come stabilito dalla Corte Costituzionale, nella sua giustissima sentenza. Ritengo che ,in materia pensionistica, di immorale c’è solo il trattamento riservato a milioni di pensionati, a portatori di handicap, nonché lo stato di povertà di tanti italiani, senza lavoro, senza casa, senza aiuti – così ha dichiarato il segretario nazionale del Partito Pensionati, Carlo Fatuzzo. I pensionati non ricevano un aumento , da circa venti anni. Pensioni che diventano sempre più misere, il 64% delle pensioni, sono inferiori ai 750 euro, milioni delle quali , si collocano al di sotto dei 500 euro, mente i portatori di handicap, quando riescono ad ottenere la pensione – ha sottolineato Fatuzzo – sono costretti a vivere con 280 euro al mese. Si, questo è veramente immorale e vergognoso. Certo, è semplice e comodo fare cassa sulle spalle dei pensionati. Per qualcuno una pensione di duemila euro lordi – ha evidenziato Fatuzzo – è una pensione d’oro e poi, quanta demagogia, nell’aizzare, da parte di qualcuno, giovani contro anziani, con la solita barzelletta che vuole gli anziani arroccati, in maniera egoista, a difendere i loro presunti privilegi. I pensionati italiani hanno lavorato per anni ed anni,duramente,pesantemente, hanno conosciuto la povertà, la durezza dell’emigrazione (/nessuno garantiva loro né un centesimo, né una casa , ecc.) , le guerre , situazioni oggi, pesanti ed inimmaginabili: non sono né dei ladri,né dei parassiti , ma cittadini esemplari. Pensionati al servizio della famiglia e della collettività, tanti dei quali rinunciano persino a curarsi o cenare e con pensioni da fame,aiutano i loro figli o nipoti, disoccupati. Le sentenze della Corte Costituzione – ha rimarcato Fatuzzo- vanno applicate e rispettate, guai se così non fosse, saremmo alla barbarie giuridica .La sentenza, appare chiara : riguarda tutti i pensionati danneggiati :pertanto per il 2012,2013 e c’è da ritenere anche per il 2014,2015 coloro che hanno subito il blocco della perequazione, devono essere rimborsati. Se non si vuole riconoscere il diritto dai 3.000 euro in su ,lordi, si badi bene, c’è bisogno di una legge che preveda per il futuro. Ma questo Paese – ha concluso Fatuzzo-invece di cercare “fantasmi” , farebbe bene a tagliare gli sperperi, gli stipendi enormi , le spese del Quirinale, della Camera e del Senato, dei Consigli regionali, ecc.ecc, ecc., altro che colpire sempre e comunque i Pensionati. (Luigi Ferone)

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Scuola: cercasi preside

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2015

Pupils in primary school  -ALLIANCE-INFOPHOTO

Pupils in primary school -ALLIANCE-INFOPHOTO

“Mentre nelle aule parlamentari si accende il confronto sul DdL Buona scuola e sul DdL sulla Pubblica amministrazione – afferma Ezio Delfino, presidente nazionale di DiSAL – centinaia di scuole rischiano di non avere un preside già dal prossimo 1° settembre, quando quasi 1.500 autonomie scolastiche saranno affidate in reggenza arrivando al 40% delle scuole statali italiane con un dirigente part-time”. Per questo motivo l’Associazione di dirigenti scolastici DiSAL lancia un appello su Firmiamo.it (visibile al link http://goo.gl/eL2bJr) e chiama in causa direttamente il Premier Matteo Renzi affinché faccia fronte alla grave carenza di dirigenti scolastici statali in servizio. Nel dettaglio, l’Associazione richiede al Presidente del Consiglio dei Ministri di attuare tempestivamente una serie di necessarie iniziative volte a salvaguardare l’efficacia della direzione scolastica, ovvero:
1 – avviare un celere esame dell’impostazione delle varie ipotesi di bando di concorso e regolamento finora circolate, per adeguarle ai bisogni reali della scuola, alle esigenze di una professione direttiva che sia vera leadership educativa ed organizzativa, selezionata per merito;
2 – sollecitare la rapida emanazione di un testo definivo che avvii celermente il percorso di reclutamento di nuovi dirigenti scolastici;
3 – risolvere per via amministrativa, rapidamente e con equità, le problematiche ancora aperte a seguito delle fasi regionali dell’ultimo corso concorso delle regioni Toscana, Campania e Lombardia;
4 – rinviare qualsiasi procedura di dimensionamenti scolastici dopo la definitiva stabilizzazione dell’organico dei dirigenti scolastici statali e dopo l’avvio regolare delle nuove assunzioni attraverso concorsi periodici.

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Scuola: Incontro Pd-Sindacati

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2015

scuola-pubblicaTra le richieste principali del giovane sindacato formulate al Nazareno, anche la definizione di un ruolo dei dirigenti scolastici all’interno di un ambito fortemente collegiale e a stretto contatto con gli altri comparti interni alla scuola. Inoltre, i posti vacanti per assumere più precari già ci sono e vanno solo certificati. No tassativo alla chiamata diretta e a qualsiasi ipotesi di chiusura delle graduatorie ad esaurimento, che, anzi, dovrebbero tornare ad essere permanenti. Sì all’inserimento in una fascia aggiuntiva e all’assunzione allargata di idonei, collocati con riserva e tutti coloro che hanno svolto 36 mesi di supplenze. Sulla riforma occorre ascoltare anche il nuovo Cspi. Si provveda, infine, ad allargare organici e tempo scuola. E anche a liberare i ‘Quota 96’.Marcello Pacifico (Anief-Confedir): per dire basta all’abuso di precariato serve una vera riscrittura del testo del ddl, altrimenti l’Italia rischia di andare incontro a censure e sanzioni pensanti da parte della Commissione europea. In caso contrario la mobilitazione in atto continuerà con nuove iniziative. Anche di carattere legale.Riscrivere il disegno di legge 2994, assumere tutti i precari della scuola che hanno svolto 36 mesi di servizio, assumendone già 30mila in più, rispetto a quelli prefissati, utilizzando i 200 milioni stanziati per un merito professionale ancora tutto da definire, definire il ruolo dei dirigenti scolastici all’interno di un ambito fortemente collegiale e a stretto contatto con gli altri comparti interni alla scuola, come il collegio dei docenti, il consiglio d’Istituto e le Rsu: sono le richieste principali formulate oggi dall’Anief ad una delegazione del Partito Democratico, nel corso dell’incontro tenuto al Nazareno sulle tante storture del ddl in questi giorni all’esame della Commissione Cultura della Camera dei deputati.Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, ha tenuto a ricordare ai democratici presenti che i posti vacanti per assumere un numero ben superiore ai 100mila precari previsti già ci sono e vanno solo certificati attraverso un serio censimento nazionale. Le risorse già ci sono, visto che sono state previste dalla Legge di Stabilità 2015, e possono essere integrate con i fondi che lo Stato intende investire per il personale più meritevole, le cui regole sono però ancora in alto mare.Anief ha anche ricordato che per i docenti precari occorre immediatamente istituire una fascia aggiuntiva, dove inserire tutti gli abilitati oggi rimasti fuori delle GaE: non può essere accolta, pertanto, alcuna ipotesi di chiusura delle graduatorie ad esaurimento, che, anzi, dovrebbero tornare ad essere permanenti. Vanno poi assunti tutti i candidati docenti risultati idonei al termine dei concorsi e pure tutti coloro che sono collocati in posizione utile ma con riserva.“Durante l’incontro – dice Pacifico – abbiamo spiegato che nella scuola pubblica non può essere introdotta nessuna forma di chiamata diretta. Deve essere introdotto, piuttosto, un emendamento al ddl che permetta di assorbire negli organici anche il personale Ata ed educativo su tutti i posti liberi disponibili. Mentre va cancellata la norma che impone l’obbligo di assunzione sul sostegno, piuttosto che sulle discipline. Come va dato seguito alla sentenza della Corte di giustizia europea sulla necessità di dire basta all’abuso di precariato, considerando anche che c’è una procedura d’infrazione ancora aperta, la 2124/2010, attivata per la mancata stabilizzazione del personale ATA su posto vacante e per la discriminazione subita dal personale precario della scuola in tema di progressione di carriera, a proposito di scatti di anzianità, ferie, permessi e altro”.Il giovane sindacato ha quindi chiesto adeguate risorse per incrementare gli organici di sostegno, manovra indispensabile se si vuole mantenere in vita il rapporto 1 a 2 studenti. Ha dunque rammentato alla delegazione Pd la necessità di tornare al tempo pieno alla primaria in tutte le classi e al docente specializzato in inglese. Oltre che di reintrodurre quel 15 per cento di tempo scuola illegittimamente sottratto dalla riforma Gelmini. Occorre anche avviare sin da subito una mobilità straordinaria, dando la possibilità ai prossimi immessi in ruolo di poter presentare domanda di assegnazione provvisoria immediatamente dopo l’assunzione o al massimo entro un anno. Il confronto è servito anche a ribadire la necessità di “liberare” immediatamente i ‘Quota 96’, costretti a rimanere in servizio ormai da due anni e mezzo per un errore della riforma pensionistica Monti-Fornero. Anief si è anche soffermata sulla rilevanza del Consiglio superiore della pubblica istruzione, al cui rinnovo lo scorso 28 aprile hanno partecipato ben 450mila dipendenti della scuola: il pool di eletti, in seno al Cspi, dovrà necessariamente essere consultato prima dell’approvazione definitiva del disegno di legge di riforma. Il sindacato ha anche colto l’occasione per ribadire la necessità di rivedere le regole sulla rappresentanza sindacale, sempre più superate, che non consentono a tutte le organizzazioni sindacali di avere gli stessi spazi all’interno degli istituti. Non può essere accettata, infine, nessuna imposizione sui dirigenti scolastici, le cui decisioni sulla scuola vanno sempre concordate con organi collegiali e rappresentanti dei dipendenti.“Abbiamo quindi detto – conclude Pacifico – che qualora non si introducano queste modifiche importanti, che corrispondono ad una vera riscrittura del testo del ddl, l’Italia rischia di andare incontro a censure e sanzioni pensanti da parte della Commissione europea. È evidente, quindi, che il mantenimento dell’attuale testo di riforma implicherebbe una conferma della mobilitazione in atto, che ha prodotto tre scioperi e una miriade di manifestazioni in un solo mese. Qualora nei prossimi giorni non arrivassero risposte concrete, Anief comunicherà iniziative adeguate. Anche di carattere legale”.

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Incendio aeroporto: perplessità

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2015

bruno astorre“Ha ragione il deputato PD Michele Anzaldi quando chiede se non ci fosse un piano B per tutelare i passeggeri, evitando la chiusura dello scalo di Fiumicino per ore a causa del rogo”. E’ quanto afferma in una nota Bruno Astorre, senatore del Partito Democratico. “Non è ammissibile che numerosi passeggeri abbiano subito disagi cos ì gravi per un’emergenza, accaduta oltretutto in piena notte. Roma tra qualche mese – prosegue il senatore – dovrà celebrare il Giubileo: possiamo forse permetterci di affrontare questo evento con tale inadeguatezza?”
“Mi auguro che si lavori celermente per ripristinare una situazione di normalità nello scalo – conclude Astorre – ma poi si faccia seriamente chiarezza su quanto accaduto”

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Incendio Fiumicino: le cose che non vanno

Posted by fidest press agency su sabato, 9 maggio 2015

aeroporto-roma“Aeroporti, navi, stazioni: ormai la sciatteria nella manutenzione e nei controlli si è impadronita di tutte le strutture, a farne le spese cittadini e lavoratori. Fiumicino è l’ultimo esempio di tale tragica deriva. Chi non ricorda il terribile rogo della stazione Tiburtina, nuova di zecca e neanche inaugurata? Per non parlare dei numerosi incidenti su navi e traghetti”. Ė il commento del presidente di AssoTutela Michel Emi Maritato che continua: “Per inseguire le sirene del commercio a tutti i costi abbiamo trasformato i nostri scali in bazar, infischiandocene delle conseguenze che ciò può provocare. Le condizioni di lavoro sono scadute così come le rilevazioni periodiche sulla sicurezza. Chiediamo adesso alla Asl competente, la Roma D e a tutte le autorità coinvolte, di promuovere controlli costanti sulle condizioni di lavoro, sulla manutenzioni degli impianti dell’indotto di Fiumicino, sulle autorizzazioni concesse e la puntualità delle verifiche necessarie”, continua il presidente. “Un’altra riflessione vorremmo esprimerla sul totale caos nelle informazioni alle migliaia di cittadini in attesa di imbarcarsi, che sono rimasti per ore ed ore senza capire bene quale sarebbe stato il loro destino. Ciò è inaccettabile, da parte di una gestione costantemente impegnata in pubblicità magniloquenti e costose e incapace di gestire la comunicazione in una situazione di crisi”, chiosa Maritato.

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