Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 321

Archive for 27 Mag 2015

Two million Danes join the next wave in mobile payments as Danske Bank’s MobilePay teams up with PowaTag

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 Mag 2015

Danske Bank’sLondon. Denmark is leading the way to a cashless society by planning to scrap obligatory cash payments – and now two out of three smartphone users will be able to enjoy an entirely new way to shop as Danske Bank’s market leading MobilePay app introduces the transformative “buy anywhere” capabilities of acclaimed mobile commerce platform PowaTag.Over two million Danes use MobilePay, the free application from Danske Bank that enables peer to peer (P2P) money transfers and mobile purchases in-store and online. The app is the market leader in the Nordics, with over 12 billion kroner in transactions processed since launch.The PowaTag platform adds a powerful new level of engagement to MobilePay, creating a compelling way for Danske Bank to enable instant purchases through a wide variety of different triggers. More than 1,200 companies have so far partnered with Powa, including L’Oreal USA, The Big Issue Foundation, Best Western and Miinto, and some of the world’s biggest names will be rolling out this year. Due to Powa’s global reach, MobilePay users from New York to Jakarta will be able to make instant PowaTag purchases with participating brands in locations around the world – ideal for the Danes, who are the world’s fourth most well-travelled people.[1] The international mind-set extends to online shopping, with 39 per cent of Danes buying from overseas websites in the last year, and the UK as a favourite location[2]. PowaTag enables shoppers to buy from their favourite brands online in just two taps, skipping long-winded order forms.Mark Wraa-Hansen, Head of the MobilePay division in Danske Bank, says: “The Danish people are incredibly switched on to the huge potential of mobile payments, as demonstrated by the fact that two out of three smart phone users now use our solution. With PowaTag we can over time take MobilePay to the next level with a new set of services. The speed and convenience of PowaTag make it an ideal fit with the services that have made MobilePay so popular.”Dan Wagner, founder and CEO of Powa Technologies, says: “Integrating PowaTag’s singular ability to turn any form of media into an instant point of sale will further cement Danske Bank’s position at the forefront of mobile payments without compromising its decision not to charge customers.”“Instantly engaging with over two million users through one of the world’s most well known retail banks is an important step as we continue to establish PowaTag as a new global standard in commerce. This partnership is a perfect example of the value PowaTag brings to banks, merchants and consumers alike.”Danske Bank is the first of many leading retail banks to integrate PowaTag into its services through Powa’s software development kit (SDK), enabling MobilePay users to instantly utilise Powa’s powerful transaction capabilities using details already saved to the app. The SDK enables companies to easily integrate the full PowaTag platform with their own in-house offerings to create an enhanced, scalable solution that enables banks and merchants to bring its benefits directly to their existing installed user base.

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Epatite C e trattamenti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 Mag 2015

epatite-CL’impossibilità di garantire il trattamento con il sofosbuvir a tutti i pazienti affetti dal virus dell’epatite C ha generato la mobilitazione della magistratura e della politica. Il 16 maggio il pm Guariniello ha aperto un fascicolo a carico di ignoti con ipotesi di reato per omissione di cure e lesioni colpose perché il Governo non avrebbe assicurato alle Regioni le somme necessarie a garantire a tutti i pazienti la costosissima terapia in grado di “cancellare la malattia”. Due giorni dopo il Governatore Enrico Rossi ha dichiarato che la Regione Toscana garantirà a tutti i cittadini toscani l’accesso gratuito alla terapia farmacologica per la cura dell’epatite C perché “bloccare la progressione del danno epatico in uno stadio precoce risolve definitivamente la malattia, riduce il rischio di diffusione ed evita tutte le spese derivanti dal trattamento della malattia”.
Dal canto suo Luca Pani difende l’operato dell’AIFA che, grazie ai criteri prescrittivi identificati e ai fondi stanziati dallo Stato, garantisce oggi il trattamento a 7.000 pazienti, seppure con preoccupanti variabilità regionali e rimprovera Enrico Rossi di diffondere a fini elettorali informazioni illusorie nei confronti di oltre un milione di cittadini italiani affetti da epatite C.
In un momento particolarmente critico per la sostenibilità della sanità pubblica, la Fondazione GIMBE invita tutti gli stakeholders a valutare con sano scetticismo e adeguato rigore metodologico tutte le innovazioni farmacologiche e tecnologiche evitando, sull’onda di un contagioso entusiasmo, di enfatizzare i benefici e minimizzare i rischi degli interventi sanitari.
Al fine di informare correttamente politiche sanitarie, professionisti e pazienti la Fondazione GIMBE ha pubblicato il Position Statement “Efficacia e costo-efficacia del sofosbuvir nel trattamento dell’epatite C” da cui emergono alcune criticità metodologiche relative alla robustezza delle prove di efficacia, oltre che all’entità e alla precisione dei benefici del farmaco.
• Tutti gli studi che hanno valutato l’efficacia del sofosbuvir sono stati finanziati, progettati e realizzati dall’azienda produttrice Gilead Science e, al momento, non esiste alcuno studio indipendente.
• Non conosciamo il reale valore aggiunto del farmaco rispetto a un confronto appropriato, sia perché mancano trial di efficacia comparativa del sofosbuvir con altri agenti antivirali ad azione diretta, sia perché tutti gli studi prevedono l’associazione del sofosbuvir con ribavirina ± peginterferon-alfa.
• Alcuni studi presentano limiti metodologici rilevanti (controlli storici, assenza di blinding).
• Tutti gli studi hanno utilizzato come misura di esito un end-point surrogato, ovvero la risposta virologica sostenuta al di sotto della soglia minima identificabile a 24 o a 12 settimane dalla sospensione del farmaco.
• La risposta virologica sostenuta non garantisce l’eradicazione del virus dal sangue (che resta solo al di sotto della soglia minima identificabile), né permette di identificare la persistenza del virus nei tessuti.
• Per alcuni sottogruppi di pazienti la stima dell’effetto del trattamento è incerta a causa della loro limitata numerosità campionaria.
• Non esistono prove di efficacia dirette su outcome clinicamente rilevanti: evoluzione dell’epatite in cirrosi, scompenso della cirrosi, insorgenza di epatocarcinoma, mortalità.
• Non è nota la probabilità di re-infezione nei pazienti che hanno ottenuto una risposta virologica sostenuta.
• Non conosciamo gli effetti avversi, oltre che la compliance, nel mondo reale.
A seguito di queste valutazioni la Fondazione GIMBE conclude che:
• Il sofosbuvir costituisce una rilevante innovazione terapeutica, ma le evidenze disponibili documentano solo che il farmaco è efficace nel determinare una risposta virologica sostenuta in una percentuale che raggiunge il 90% in alcuni (ma non in tutti) sottogruppi di pazienti.
• La storia naturale dell’epatite C e le prove di efficacia disponibili non giustificano in nessun contesto sanitario, indipendentemente dalla disponibilità di risorse, una policy che preveda il trattamento di tutti i pazienti con epatite C con l’obiettivo di prevenire l’evoluzione dell’epatite cronica in cirrosi, lo scompenso della cirrosi, lo sviluppo dell’epatocarcinoma, i trapianti di fegato e la mortalità.
• In assenza di prove di efficacia dirette sulla capacità del sofosbuvir di rallentare l’evoluzione dell’epatite C verso forme avanzate di malattia scommettere sui potenziali risparmi per l’assistenza sanitaria è puramente speculativo e non supportato da alcun dato scientifico.
• Assimilare la risposta virologica sostenuta nel singolo paziente alla eradicazione del virus C dalla popolazione è una suggestiva, ma inverosimile, strategia di sanità pubblica.
• Considerato che la mortalità nei pazienti con epatite C è molto bassa e che nessuno studio ha dimostrato che il sofosbuvir riduce la mortalità, il termine “farmaco salvavita” è improprio e non dovrebbe più essere utilizzato.
• Definire le priorità di trattamento in relazione alla costo-efficacia del sofosbuvir nei vari sottogruppi di pazienti rappresenta oggi l’unica soluzione accettabile dal punto di vista clinico, etico ed economico.
• I dati relativi a tutti i pazienti trattati dovrebbero essere raccolti in maniera sistematica al fine di documentare l’efficacia e la sicurezza del farmaco nel mondo reale.
• Tutti gli stakeholder che intervengono pubblicamente esaltando l’efficacia del sofosbuvir, oltre le evidenze disponibili, dovrebbero dichiarare gli eventuali conflitti di interesse finanziari e non finanziari.

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Tumore al fegato: la ricercatrice From “adottata” da Sancinelli studierà il triste primato bergamasco

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 Mag 2015

sarcinelliIn provincia l’incidenza supera la media lombarda e quella nazionale: l’obiettivo dello studio della ricercatrice Clara Dibenedetto sarà analizzare gli standard di diagnosi e cura per epatocarcinoma sul territorio al fine di ridurne l’impatto clinico. Si chiama Clara Dibenedetto ed ha 32 anni la ricercatrice “adottata” da Roberto Sancinelli, presidente della Montello S.P.A., che lo scorso 26 novembre al Teatro Sociale, in occasione della serata di presentazione della Fondazione per la Ricerca Ospedale Maggiore di Bergamo (FROM) aveva annunciato davanti alla nutrita platea di intervenuti la sua volontà di sostenere la ricerca scientifica di qualità fatta a Bergamo.Oltre al Papa Giovanni XXIII verranno coinvolti anche l’Ospedale di Seriate, di Treviglio, di Ponte San Pietro, di Zingonia e gli Spedali Civili di Brescia. Il progetto è organizzato in 4 fasi: la prima consiste nella creazione di un database condiviso con gli altri ospedali; la seconda nella raccolta dei dati sulle modalità di gestione clinica dei pazienti nei vari centri; la terza nel confronto sulle criticità e nella programmazione di strategie diagnostico-terapeutiche comuni; la quarta e ultima fase consisterà nell’analisi degli “outcome” nelle varie strutture. Il tumore al fegato è la quinta neoplasia più frequente nel mondo e la terza causa di morte per cancro. È conseguenza di altre patologie come virus (epatiti soprattutto), disordini metabolici, malattie congenite delle vie biliari, malattie autoimmuni e vascolari, oppure di abitudini scorrette come l’assunzione di eccessive quantità di alcol. Bergamo e provincia hanno un tasso di incidenza di epatocarcinomi superiore a tutte le altre aree dell’Italia e della Lombardia, e quasi doppia rispetto alle province del Nord Ovest e del Nord Est. In particolare rispetto a tutto il Nord Italia sarcinelli1sia gli uomini che le donne bergamasche hanno un’incidenza notevolmente più alta e un eccesso di mortalità statisticamente significativo pari al 54% nelle donne e al 37% negli uomini. Nel quinquennio 2006-2011 il distretto con un rischio di mortalità significativamente più alto è stato quello di Romano di Lombardia tra gli uomini e la Val Seriana tra le donne.
Clara Dibenedetto si è laureata con 110 e lode in Medicina e chirurgia all’Università degli studi di Milano nel 2008 e si è specializzata in Medicina interna nel medesimo ateneo nel luglio dello scorso anno con il massimo dei voti. Ha lavorato per 6 mesi all’ospedale universitario Hospital Clinic di Barcellona, centro di riferimento in Europa per la cura delle patologie del fegato. E’ attualmente iscritta al Master in Medicina dei trapianti ed epatologia avanzata dell’Università degli studi di Milano-Bicocca, la cui attività didattica si svolge in diversi ospedali lombardi, tra cui il Papa Giovanni XXIII. (foto:Di benedetto, Sarcinelli)

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Tanzania: si fermano i decessi tra i rifugiati burundesi e la popolazione locale a causa del colera. In forte calo i nuovi casi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 Mag 2015

Lago_TanganicaNella zona del lago Tanganica, in Tanzania occidentale, si stanno rivelando efficaci le misure di contenimento adottate per contrastare l’epidemia di colera, che ha causato circa 30 morti tra i rifugiati e le persone della comunità locale: da giovedì scorso non sono stati segnalati nuovi decessi. Una delle morti della scorsa settimana, inizialmente registrata come colera, è stata ora riclassificata perché la causa non sarebbe stata la dissenteria. Questo aggiornamento comporta una revisione del bilancio delle vittime, passato da 30 a 29. Complessivamente, sono stati segnalati finora 4.408 casi, ma il numero giornaliero di nuovi casi è sceso a circa 100, dal picco di 915 raggiunto il 18 maggio. La riduzione dei casi segnalati è in gran parte dovuta alla strategia per contenere la diffusione dell’epidemia attraverso misure di promozione dell’igiene. Per ora la situazione sta migliorando, ma il debellamento totale dell’epidemia potrebbe richiedere diverse settimane. L’UNHCR, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e i partner sul campo stanno lavorando a stretto contatto con le autorità sanitarie della Tanzania per garantire la cura dei pazienti e rafforzare le misure di prevenzione, tra cui un migliore accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici. Una squadra di Medici Senza Frontiere (MSF) sta gestendo i Centri di cura del colera a Kagunga e supportando altri partner a Kigoma. Il programma di salute presso il campo profughi Nyarugusu è gestito dalla Croce Rossa della Tanzania, e MSF sta allestendo un centro per la cura del colera. Il villaggio di Kagunga, uno degli epicentri dell’epidemia, che fino a poco tempo fa ospitava decine di migliaia di persone, ora non ospita quasi più rifugiati. Circa 30.000 persone che vi risiedevano sono state portate al campo d’accoglienza di Nyagurusu, e l’UNCHR prevede di completare i trasferimenti delle poche migliaia di rifugiati rimanenti tra oggi e domani. Sono state inoltre avviate le procedure per la decontaminazione. Allo stadio Tanganyika di Kigoma, un altro epicentro dell’epidemia, gli sforzi per migliorare la situazione di acqua e servizi igienici stanno a loro volta mostrando risultati positivi, con la comparsa di un minor numero di casi critici. Attualmente, sia a Kagunga e a Kigoma, c’è carenza di zanzariere per i letti e la malaria rappresenta ancora una preoccupazione. A Nyarugusu tutti i rifugiati vengono vaccinati contro le malattie dell’infanzia, ricevono una terapia vermifuga e vengono sottoposti a una valutazione nutrizionale. Si sta inoltre lavorando per ampliare la capacità ricettiva del campo.
In tutta la regione, il flusso di rifugiati provenienti dal Burundi non si è fermato, ma il numero di arrivi giornalieri si è abbassato a circa 100 persone in ciascuno dei principali paesi di accoglienza. In base alle stime ricevute dall’UNCHR, attualmente si stima che ci siano più di 90.000 rifugiati burundesi nella regione, tra cui 10.000 nella Repubblica Democratica del Congo, 47.000 in Tanzania, 28.000 in Rwanda e 5.500 in Uganda.

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Immigrazione, profughi ospitati in hotel con tablet e piscina si annoiano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 Mag 2015

“La gestione dell’immigrazione clandestina è per tutti noi un impegno che fatichiamo a sostenere. Le Forze dell’Ordine fanno un lavoro immane in ogni fase dell’arrivo e della permanenza dei profughi, lo Stato impiega uno sforzo che neppure potrebbe permettersi, i cittadini italiani sopportano enormi sacrifici, e loro? Loro… si annoiano! C’è davvero da non credere alle parole riportate nero su bianco dalla stampa che ha raccolto le dichiarazioni di alcuni profughi ospitati a Pisa, in hotel con piscina e confort di vario genere che molti cittadini neppure osano sognare, e che si lamentano! Ma cosa abbiamo creato in questo scellerato Paese? Quanto potrà durare tutto questo? Presto saremo impegnati non solo a vigilare sulla sicurezza compromessa da tanti clandestini non particolarmente avvezzi al rispetto delle leggi e delle regole del nostro Paese, ma soprattutto a contenere le reazioni di tanti, troppi italiani schiacciati da indigenza e condizioni di vita infime che assistono attoniti all’offesa spudorata delle loro sofferenze. Andando avanti così non è assurdo temere che scoppi una rivoluzione. La sicurezza pubblica è ben più a rischio di quel che si possa pensare”. Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, commenta così il servizio stampa pubblicato dal Tirreno e poi ripreso da numerosi organi di informazione in merito alla vicenda di tredici profughi che da due settimane alloggiano in quattro stanze dell’albergo “Rosa dei venti”, a Pisa. Si tratta, in particolare, degli stessi tredici che, giunti a Pisa lo scorso 8 maggio, avevano rifiutato di sistemarsi al più modesto hotel “5 Lecci”, protestando vivamente e creando più di qualche imbarazzo a Prefettura, Associazione che ne ha la gestione e Forze dell’Ordine. Alla base della protesta la mancanza di servizi (assenza di rete wifi), incompatibilità di natura religiosa con gli ospiti già presenti e altre ragioni simili, fino a che i profughi, provenienti da Ghana, dal Senegal, dalla Nigeria, dal Mali, tutti giovani e in Italia già da un anno e mezzo, avevano acconsentito al trasferimento alla “Rosa dei venti”. Dopo appena venti giorni, però, ecco le lamentele: look hip-hop, cuffie grandi sul collo come i calciatori, tablet al seguito, televisione, internet, e immancabile pallone, dal bordo della piscina dell’hotel i clandestini in attesa delle risposte definitive sulle loro richieste di ottenere lo status di rifugiati, hanno risposto al cronista che li ha intervistati con una certa spavalderia: “Ci annoiamo, perché stiamo vivendo lo stesso giorno da un anno e mezzo. Chiediamo solo che ci diano i documenti che abbiamo chiesto per poter essere liberi di realizzare i nostri sogni in Italia. Ognuno di noi ha dei progetti: c’è chi vorrebbe tornare a studiare e chi cerca un lavoro. Qui, lontani dal centro del paese, siamo in trappola”, e ancora “Aspettiamo qui perché non sappiamo dove andare. Vorremmo solo che si facesse in fretta e che si trovasse il modo per riempire le nostre giornate. Siamo stanchi e annoiati… Siamo in prigione, nessuno viene a sistemare le camere e manca la lavatrice. migrantiMangiamo pasta da mesi”. “E’ letteralmente sconvolgente leggere cose del genere – conclude Maccari -. Lo è per noi che per fronteggiare le problematiche legate all’immigrazione clandestina siamo sommersi da un superlavoro disumano, malpagato, pericoloso, sprovvisti anche dei mezzi minimi per affrontarlo. Non possiamo che pensare a quanto possa essere insopportabile per i tanti che dormono in macchina e non si preoccupano quindi che non ci sia chi rimette a posto le stanze, che non sanno cosa dar da mangiare alle loro famiglie e chissà che farebbero per avere la pasta tutti i giorni, che non hanno problemi di mancanza di lavatrici perché non posseggono abiti alla moda da lavare… Certo è che chi fugge da fame, guerra e miseria non definirebbe mai una prigione un hotel con piscina da cui si è oltre tutto liberissimi di uscire per darsi da fare se lo si vuole. Questo è innegabile e non c’è spirito umanitario mosso più che altro da finta carità pelosa al mondo che possa cambiare questa certezza. Rimane la vergogna di lasciare cittadini e Servitori dello Stato abbandonati alle loro tragedie quotidiane mentre oltre tutto devono assistere a tali sostanziali ingiustizie. Così proprio non va”.

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Latte e frutta nelle scuole: al voto le nuove misure dell’UE per promuovere sane abitudini alimentari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 Mag 2015

integratori alimentariIl mandato per avviare i negoziati con gli Stati membri sulla fusione dei due programmi esistenti di distribuzione di latte, frutta e verdura nelle scuole, sarà discusso e posto in votazione mercoledì. Il nuovo schema unico dovrebbe porre maggiormente l’accento sulla formazione, al fine ad esempio di promuovere abitudini alimentari sane, e dovrebbe ottenere anche maggiori finanziamenti, sottolineano i deputati della commissione agricoltura.Il progetto di mandato negoziale, approvato dalla commissione parlamentare il 14 aprile scorso, invita gli Stati membri a destinare il 10-20% dei finanziamenti ad attività didattiche, tra cui visite alle aziende agricole, e alla distribuzione di specialità locali sane, come frutta e verdura.I deputati della commissione agricoltura ritengono inoltre che i finanziamenti UE annuali per il latte nelle scuole dovrebbero essere aumentati di 20 milioni di euro, per raggiungere i 100 milioni all’anno, e dovrebbero essere distribuiti più equamente tra gli Stati membri.Il programma per il latte nelle scuole è stato istituito nel 1977. Il programma per la frutta, che include attività di formazione, è stato introdotto invece nel 2009. Entrambi i programmi sono stati creati per promuovere il consumo di frutta, verdura, latte e prodotti lattiero-caseari, ma hanno finora operato sotto diversi regimi giuridici e finanziari. Tutti i 28 Stati membri partecipano al programma per il latte nelle scuole e 25 di essi a quello per la frutta nelle scuole (non partecipano: Regno Unito, Finlandia e Svezia).Il consumo di frutta, verdura e latte è in calo in tutta Europa. Più di 20 milioni di bambini europei sono sovrappeso e gli adolescenti mangiano in media tra il 30 e il 50% della dose giornaliera consigliata di frutta e verdura.

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Dibattito sul prossimo G7 in Germania

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 Mag 2015

Mercoledì, I deputati discuteranno con la Commissione i preparativi per il 41° vertice del G7 che si terrà in Baviera il 7 e 8 giugno. Sviluppo e tutela ambientale sono tra i temi che saranno affrontati G7-Brusselsdai leader dei sette paesi più industrializzati – Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti – e l’UE. La Russia è stata sospesa dal G8 lo scorso anno, a seguito dell’annessione della Crimea.La politica di sviluppo è un tema prioritario per l’UE e il 2015 è stato designato Anno europeo per lo sviluppo. Gli obiettivi di sviluppo del millennio scadranno alla fine di quest’anno e il vertice delle Nazioni Unite, che si terrà a New York nel settembre prossimo, dovrebbe adottare una nuova agenda per lo sviluppo. Tra gli altri punti all’ordine del giorno del G7, figurano economia e politiche estera e di sicurezza. La Presidenza tedesca spera di avanzare nei negoziati per ottenere un accordo globale sul clima, in vista della conferenza sul clima delle Nazioni Unite, prevista per fine 2015. (nella foto il G7 dello scorso anno)

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Incendio aeroporto di Fiumicino

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 Mag 2015

aeroporto-roma“Dopo l’incendio del terminal 3 dell’aeroporto di Fiumicino, evitando inutili speculazioni politiche, abbiamo inoltrato una interrogazione parlamentare al Ministro Del Rio per meglio comprendere alcune dinamiche di quanto accaduto nella notte fra il 6 ed il 7 maggio nell’hub in questione e che ci avevano lasciati perplessi. Da giorni, assistiamo a questo rimbalzo continuo di notizie sulla tossicità degli ambienti in cui si cerca di ripristinare l’operatività del terminal gravemente compromesso, senza che su questo tema ci sia una informativa precisa e definitiva. Anzi, c’è un incredibile balletto di notizie, l’una in contraddizione con l’altra. Adr, che rassicura sulla normalità della situazione sulla base di rilevazioni fatte da alcune aziende private specializzate e l’ Arpa, l’ Agenzia regionale per la protezione ambientale, che, al contrario, riscontra la presenza di diossina, di Pcb e di furani in quantità rilevanti”. A dirlo è Vincenzo Piso, deputato del Gruppo Area Popolare (Ncd-Udc).
Per Piso “si tratta di una situazione, quindi, paradossale ed inquietante sulla quale è intervenuta la magistratura con due nuovi indagati. Nello specifico, un dirigente Asl e uno di Aereoporti di Roma (Adr). A questo punto, considerando che non stiamo parlando di questioni di poca rilevanza, trattandosi della salute di centinaia di lavoratori e del maggior scalo aereoportuale italiano, forse il Governo e la Regione per voce dei suoi Ministri ed Assessori competenti dovrebbero, prima magari parlarsi, poi pretendere e, conseguentemente fornire, indicazioni precise su ciò che sta accadendo. O pensiamo che tutto possa essere risolto delegando ogni responsabilità all’intervento della magistratura?”.

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Il media monitoring ai tempi dei social network

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 Mag 2015

rassegna stampaMilano Martedì 9 giugno – Ore 15.00 c/o Sede Unicom Via San Calocero, 2. C’era una volta lo sfoglio del quotidiano al mattino per scoprire se la notizia di nostro interesse aveva trovato spazio nel giornale. C’erano una volta le rassegne stampa che si facevano a mano, con la lettura di ogni più piccola didascalia. Da una parte il cliente, dall’altra l’addetto alla rassegna che faceva il possibile e spesso l’impossibile, per “non perdere la notizia pubblicata”.Poi sono arrivati gli specialisti del settore che con strategie attente e mirate, segmentate e qualificate, hanno reso possibile la costruzione di una rassegna stampa sempre più accurata. Oggi, anche se il panorama dei media si è fortemente modificato e frastagliato, è possibile parcellizzare le modalità di monitoraggio alla luce appunto dell’esplosione delle fonti. Al fine dunque di offrire al cliente una visione completa del pubblicato è importante trascendere la mera attenzione alla stampa e osservare il panorama della comunicazione con uno sguardo più ampio e attento. Ancora una volta Unicom – Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, centra il bersaglio e offre ai propri Associati, ma anche a tutti coloro che lavorando nella comunicazione cercano aiuti e suggerimenti validi, un workshop che miri a offrire strumenti di lavoro attuali e pratici. A discutere l’argomento Alessandro Cederle, Direttore della Divisione Media Monitoring de L’Eco della Stampa, che a fine giornata risponderà a dubbi e domande da parte del pubblico presente in sala.

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