Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Archive for 10 luglio 2015

The euro is dead. Long live the euro 2.0!

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2015

eurozonaAfter the creation of sovereign bail-out programmes (five since 2010), after capital controls in Cyprus and after the launch of QE by the ECB, little was already left of the founding principles of monetary union. The new Greek crisis – which, barring a sudden U-turn, is likely to lead to a monetary divorce – is the last nail in the coffin of the euro version 1.0. And perhaps this is excellent news… Long live the euro version 2.0.Let’s take a look back to the early 1990s when the project to create a monetary union in Europe was thought up. The objective was t o converge very different economies with Germany, the system’s anchoring point, in record time (less than a decade) so that they would then share the same currency and the same monetary policy – all this without a political union, a fiscal union or a financial union. Viewed from this perspective, the idea clearly looks mad, which explains why a large section of the non-European financial community has always been highly sceptical about it. The euro should logically have disappeared an incalculable number of times since 2008.
• Because of the global financial crisis, which led to a sharp divergence between economies comprising the Eurozone.
• Because of the first (2010) Greek crisis, which illustrated an obvious flaw in the qualification criteria for the euro and which, incidentally, revealed the magnitude of the lie perpetuated by Greek governments.
• Because of the Irish and Spanish banking crises, which triggered a massive socialisation of private sector losses, at the risk of putting public debt on an unsustainable trajectory.
• Because of the second (2012) Greek crisis, which destroyed the idea that the government bonds of a developed country are a risk-free asset.
• Because of the widespread (and, in some countries, near-chronic) violation of Maastricht criteria on public deficits.
• Because of the disappearance, initially insidious and then blatant, of the frontier between fiscal and monetary policies, raising doubts about the independence
of the central bank.
• Because of certain actions taken by the ECB, such as the sovereign QE, which contravened the spirit, if not the letter, of its statutes.
Questions can certainly be asked as to whether the Eurozone will still comprise 18 or 19 members in a few weeks or months, a source of uncertainty one could probably do without since there is no legal framework for a Grexit. But it also has to be acknowledged that the European economy has not known such favourable conditions for growth since 2007 (credit recovery, depreciation of the euro and weakness of energy costs).
In these conditions, the third (2015) Greek crisis has very little chance, in our view, of contaminating other European countries, even the most fragile ones. This time, we can say that Greece is truly unique. Furthermore, the Eurozone is incomparably more resilient relative to the Maastricht project, since embryonic transfers between countries exist to absorb asymmetric shocks. The ECB also has unlimited intervention capacity in the debt markets if necessary, creating an unrivalled short-circuit. Lastly, the euro’s existence is an integration factor in other areas (bank supervision, capital market union project). There are no plans today to push fiscal integration further, but one does not have to be an ardent federalist to admit that it would be useful to have a Eurozone-wide macroeconomic stabilisation tool. The Grexit, if there is a Grexit, could perhaps help progress in this direction. (Economy Report del Chief Economist del Gruppo Oddo, Bruno Cavalier)

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SACE per Tesmec in Brasile

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2015

san paolo brasileSACE ha garantito un finanziamento di 33 milioni di euro erogato da Crédit Agricole Corporate & Investment Banking (CACIB) a favore di Abencor Suministros SA per l’acquisto di equipaggiamenti per la tesatura di cavi elettrici, forniti da Tesmec S.p.A. Lo scorso novembre Tesmec, eccellenza della tecnologia italiana e quotata dal 2010 nel segmento STAR di Borsa Italiana, si è aggiudicata una commessa per la fornitura di soluzioni integrate che saranno impiegate per la realizzazione di oltre 5.000 km di linee con tensione pari a 500kV nella parte Est del Brasile. Il finanziamento, garantito da SACE, è destinato a sostenere l’acquisto da parte della controparte estera Abencor Suministros, società controllata al 100% da Abengoa SA, gruppo spagnolo leader internazionale nella costruzione di infrastrutture nei settori dell’energia e dell’ambiente. L’operazione conferma la partnership consolidata tra SACE e Tesmec e rafforza ulteriormente la posizione dell’azienda italiana sui mercati internazionali. Tesmec è già attiva in oltre 135 paesi ed è presente in USA, Sud Africa, Russia, Qatar, Bulgaria, Cina e Francia. Tale finanziamento conferma anche l’impegno di Crédit Agricole Corporate & Investment Bank (CACIB) sul mercato Italiano. Ambrogio Caccia Dominioni, Presidente e Amministratore Delegato di Tesmec S.p.A., ha commentato: “Questa operazione costituisce un’ulteriore dimostrazione del nostro lungo e consolidato rapporto con SACE, che ci ha consentito di offrire un pacchetto completo al cliente, permettendoci, ancora una volta, di dimostrare concretamente quanto la tecnologia italiana sia apprezzata nel mondo”.

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Sindrome di Moebius

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2015

parma universitàParte da Parma una significativa scoperta relativa alla Sindrome di Moebius, malattia rara caratterizzata da deficit del 6° e 7° nervo cranico responsabile di strabismo e amimia facciale. Dopo diversi anni di ricerca sono infatti state individuate mutazioni “de novo” in quelli che sono a tutt’oggi i primi due geni (PLXND1 e REV3L) associati alla Sindrome di Moebius: lo studio è stato recentemente pubblicato su Nature Communications. Ruolo principale nella ricerca è stato quello di Arturo Carta, docente di Neuroftalmologia all’Università di Parma (Dipartimento di Scienze Biomediche, Biotecnologiche e Traslazionali-S.Bi.Bi.T.) e dirigente medico dell’unità operativa di Oculistica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria. Il prof. Carta è stato tra gli ideatori e pianificatori degli esperimenti che hanno portato all’importante scoperta, resa possibile grazie alla collaborazione internazionale tra Parma ed i Dipartimenti di Genetica Umana della Rabdoud University di Nijmegen (prof. Hans van Bokhoven e prof. George Padberg) e dell’Università di Leiden (prof. Niels de Wind) in Olanda. La Sindrome di Moebius è una malattia rara, congenita, caratterizzata da deficit del 6° e 7° nervo cranico (di solito bilaterale) responsabili di strabismo e amimia facciale, con incapacità a sorridere e a manifestare le proprie emozioni. A problemi nella vita di relazione delle persone che ne sono colpite, se ne associano diversi altri di natura odontoiatrica, maxillo-facciale, logopedica e ortopedica.
La sindrome fu descritta per la prima volta nel 1880 dall’oculista tedesco Von Graefe e, più dettagliatamente, nel 1888 dal neurologo tedesco Paul Julius Moebius (da cui deriva il nome). Ad oggi le cause della malattia rimangono incerte, anche se un’ipotesi di vasospasmo transitorio a livello del tronco encefalico durante il primo trimestre di gravidanza sembrerebbe la teoria ad oggi più accettata; il vasospasmo sarebbe scatenato da farmaci quali il misoprostolo (farmaco abortivo molto usato in Brasile), dall’abuso di cocaina, alcool e altre droghe, ma richiederebbe una base genetica predisponente (eziopatogenesi multifattoriale).Proprio nell’ottica di chiarire la patogenesi della malattia si inserisce lo studio, pubblicato su una delle riviste più accreditate a livello mondiale. Il lavoro del prof. Arturo Carta e dei suoi collaboratori individua infatti due geni il cui deficit di funzione (secondario a mutazioni ex novo in essi riscontrate) darebbe luogo a un alterato sviluppo del rombomero 5 del tronco encefalico durante la gravidanza.Questi geni sono stati riscontrati in una buona percentuale di pazienti affetti dalla Sindrome, e sono il gene PLXND1 (della famiglia delle plexine), responsabile di una ridotta e alterata migrazione neuronale, e il gene REV3L, che catalizza per la subunità zeta della DNA polimerasi che provoca una ridotta capacità di sintesi traslazionale di DNA (essenziale per una corretta replicazione del DNA endogeno, se danneggiato). Tutto questo mostra, per la prima volta, una base genetica della Sindrome di Moebius.Lo studio si è giovato del fondamentale supporto dell’ Associazione Italiana Sindrome di Moebius Onlus (AISMO, http://www.moebius-italia.it) che ha sponsorizzato il progetto di ricerca internazionale. In effetti, trattandosi di una malattia rara, diventa fondamentale avere centri di riferimento di alta specializzazione su cui potersi appoggiare: da questa necessità è nata nel 2001 la collaborazione tra l’Università di Parma e l’AISMO, che ha individuato uno staff multidisciplinare all’interno dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma per le cure fin da bambini dei pazienti afferenti all’associazione stessa (che provengono da tutta Italia). Il Maggiore è infatti Centro di Riferimento Nazionale ormai da anni per la riabilitazione delle paralisi del nervo facciale sia congenite che acquisite. Una collaborazione interdisciplinare che vede coinvolte l’unità operativa Maxillo- Facciale con la “smile surgery”, l’unità operativa di Odontostomatologia, per le cure ortodontiche, l’unità operativa di Otorinolaringoiatria, per la logopedia a fini riabilitativi e l’unità operativa di Oculistica, per problemi legati allo strabismo.Grazie a questa stretta ed intensa partecipazione multidisciplinare e ai risultati dello studio coordinato dal prof. Arturo Carta, oggi si sta facendo luce sulla malattia e si è in grado di fornire un futuro migliore a chi ne è affetto.Referenti Sindrome di Moebius presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma:
U.O. Maxillo Facciale, direttore prof. Enrico Sesenna, specialità chirurgica: prof. Enrico Sesenna, dott. Bernardo Bianchi, dott. Andrea Ferri
U.O. Odontostomatologia, direttore prof.ssa Silvia Pizzi, specialità ortodontica e odontostomatologica: prof. Mauro Gandolfini e prof. Alberto di Blasio
U.O. Otorinolaringoiatria, direttore prof. Teore Ferri, specialità logopedia: dott.ssa Anna Barbot
U.O. Oculistica, direttore prof. Stefano Gandolfi, specialità oftalmologica: prof. Arturo Carta e prof. Stefano Gandolfi.

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IBM: realizzati i primi chip con processo produttivo a 7 nanometri

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2015

cognitiveI ricercatori IBM, in collaborazione con i Colleges of Nanoscale Science and Engineering del SUNY Polytechnic Institute, hanno realizzato i primi chip funzionanti, con processo produttivo a 7 nm (nanometri).Questo risultato è stato raggiunto grazie all’esclusiva partnership pubblico-privato di IBM con lo Stato di New York e all’alleanza per lo sviluppo congiunto di GLOBALFOUNDRIES, Samsung e altri fornitori di apparecchiature, ed è frutto dell’investimento quinquennale da 3 miliardi di dollari nella ricerca e nello sviluppo dei chip annunciato da IBM nel 2014. Nell’ambito di questo progetto i ricercatori IBM che lavorano presso il NanoTech Complex del SUNY Poly ad Albany stanno espandendo i limiti della tecnologia dei chip verso la frontiera dei 7 nm per far fronte alle nuove sfide introdotte dalle tecnologie del cloud computing, dei Big data e del cognitive computing.Sviluppare una tecnologia a 7 nm è stata una delle grandi sfide del settore dei semiconduttori. Raggiungere dimensioni così ridotte, attraverso i processi tradizionali, portava finora ad un degrado delle prestazioni del chip che vanificava i benefici attesi dalla riduzione delle dimensioni: prestazioni più elevate, minore fabbisogno di energia e riduzione dei costi (per fattori di scala). I microprocessori che utilizzano la tecnologia a 22 nm e 14 nm sono quelli che troviamo oggi nei server, nei data center cloud e nei dispositivi mobili; la tecnologia a 10 nm è ormai una tecnologia matura, ma i 7 nm erano finora rimasti fuori dalla portata per una serie di barriere tecnologiche fondamentali. Molti hanno messo addirittura in dubbio la possibilità di realizzare chip di dimensioni così ridotte ottenendo i vantaggi attesi.Un chip di prova a 7 nm, con transistor funzionanti, è stato realizzato mediante processi e tecnologia sperimentate per la prima volta dai ricercatori IBM. Lo sviluppo ha richiesto l’introduzione di una serie di innovazioni mai realizzate nel settore, come i transistor con giunzioni miste silicio-germanio (SiGe) e l’integrazione cognitive1della litografia ultravioletta estrema (EUV) a più livelli.Grazie all’introduzione delle giunzioni SiGe, a processi innovativi per impilarle al di sotto dello spazio di 30 nm ed alla piena integrazione della litografia EUV a più livelli, IBM è riuscita a realizzare miglioramenti vicini al 50 per cento rispetto alla più avanzata tecnologia dei 10 nm di oggi. Questi sforzi potrebbero tradursi in un analogo miglioramento del rapporto potenza/prestazioni per la prossima generazione di chip che verranno impiegati nell’era dei Big data, del cloud e del mobile.
La pietra miliare della realizzazione di gate a 7 nm è una conseguenza del tradizionale impegno della IBM nell’innovazione nell’area del tecnologie di produzione dei semiconduttori. Tra le tappe più importanti del passato: l’invenzione o la prima realizzazione di DRAM a cella singola, l’uso del rame per le interconnessioni, le tecnologie “Silicon on Insulator” e “High-K Dielectric”, i microprocessori multi-core, la litografia a immersione, le giunzioni SiGe, l’uso di DRAM integrata nei chip, lo stacking in 3D e “Air Gap Insulator”.IBM e SUNY Poly hanno stretto una partnership di successo, riconosciuta a livello internazionale presso il NanoTech Complex di Albany, del valore di molti miliardi di dollari, il cui programma Center for Semiconductor Research (CSR) dell’istituto, del valore di 500 milioni di dollari, coinvolge anche le società leader mondiali nel campo della nanoelettronica. Il CSR è un programma di collaborazione congiunto, multi-fase e a lungo termine dedicato ad attività di Ricerca e Sviluppo per la tecnologia dei chip che offre anche borse di studio e borse di ricerca agli studenti presso l’università per contribuire all’evoluzione della nanotecnologia. (foto: cognitive)

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Ancora pochi giorni per iscriversi al Premio ideato da Bernoni Grant Thornton

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2015

grantC’è tempo ancora fino al 15 luglio per poter partecipare al Good Energy Award 2015, il riconoscimento ideato da Bernoni Grant Thornton che premia le imprese italiane che investono in iniziative per ridurre l’impatto ambientale e puntare al risparmio energetico. La scelta di prorogare la chiusura delle iscrizioni è stata dettata dal gran numero di adesioni pervenute per questa sesta edizione del Premio. Le candidature ormai valicano i confini tradizionali dei settori inizialmente contemplati dal Premio stesso (ovvero le categorie produttrici di energia e sistemi per la produzione della energia). È per questa ragione che la sesta edizione del Good Energy Award (che quest’anno vede coinvolto anche il Gruppo Sole24ore) ha aggiunto due nuove sezioni, in cui competeranno rispettivamente le imprese agroalimentari e le start-up.Obiettivo del riconoscimento ideato nel 2009 da Bernoni Grant Thornton – organizzazione attiva nel campo della consulenza tributaria e societaria nazionale e internazionale, nell’outsourcing e nell’advisory, è premiare le imprese italiane che maggiormente hanno investito in un mercato nuovo, non tradizionale, in modo responsabile verso l’ambiente, l’economia e il territorio. Le premiazioni dei vincitori del Good Energy Award si celebreranno a fine settembre.Il tema della sostenibilità e del risparmio energetico chiama in causa un numero sempre maggiore di realtà aziendali e imprese di ogni dimensione. Si dà così risalto a quella parte dell’Italia che dimostra impegno e virtuosità, non solo nei propri cicli produttivi e di ricerca ma anche nella attenzione alla buona comunicazione sociale e al rispetto per l’ambiente.
Il Premio è realizzato con il contributo di BOSCH e FERCAM e con il supporto scientifico del Ministero dell’Ambiente, GSE (Gestore Servizi Energetici), ANDAF (Associazione Nazionale direttori amministrativi e finanziari), Università degli Studi di Trento, Università degli Studi di Milano, Trentino Sviluppo, TIS Innovation Park di Bolzano, Fiper (Federazione Italiana produttori di energia da fonti rinnovabili), AEIT (Associazione Italiana di elettrotecnica, elettronica, automazione, informatica e telecomunicazioni) e CSR (Manager Network Italia) – nasce dalla volontà di conferire un riconoscimento alle imprese che hanno avuto il coraggio di investire in un mercato nuovo in modo responsabile verso l’ambiente, l’economia e il territorio. L’adesione all’iniziativa è libera e gratuita ed è rivolta a tutte le imprese operanti in Italia che abbiano attuato progetti, politiche e investimenti monitorabili, volti al risparmio e all’efficienza energetica, all’innovazione Le quattro categorie previste nell’edizione 2015 del Good Energy Award sono: industria; terziario; Pubblica Amministrazione e no profit; “Giovani speranze” e Start-up.
La Giuria del Premio – presieduta da Maurizio Fauri, docente Dipartimento di Ingegneria Civile Ambientale e Meccanica dell’Università di Trento – individuerà per ognuna delle categorie in gara e selezionerà 2 finalisti e 1 vincitore secondo i seguenti criteri: risultati di business (performance finanziarie), leadership di settore, attenzione al progresso tecnologico, promozione di una migliore qualità ambientale e ricerca dell’efficienza energetica, valore per il territorio. Tali elementi saranno valutati in base a parametri economici, finanzieri, tecnici, ambientali e di relazione con il territorio ove il candidato opera (sia inteso come collettività sia come stakeholders aziendali). I vincitori saranno scelti all’interno di una rosa di finalisti a insindacabile giudizio della Giuria.L’edizione 2014 del Good Energy Award è stata vinta da ENEL Green Power S.p.A. (Roma) per la categoria “Industria”, CDA di Cattelan S.r.l. (Talmassons – Udine) per la categoria “Terziario”, Famiglia Aperta Onlus (Medesano – Parma) per la categoria “Pubblica Amministrazione e Non Profit”, ECO4CLOUD S.r.l. (Cosenza) per la categoria Giovani speranze e Start Up e Pedon Group S.r.l. (Marostica – Vicenza) per la categoria “Agroalimentare“.

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