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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Women for Expo

Posted by fidest press agency su domenica, 12 luglio 2015

Expo-2015In Italia, 1 impresa su 3 è a gestione femminile e il 40% degli occupati nell’agricoltura sono donne. Nei Paesi in Via di Sviluppo le donne rappresentano il 43% della forza lavoro impiegata nell’agricoltura; nell’Africa Sub sahariana le donne che hanno accesso alla terra sono in media il 15% ma spendono 16 milioni di ore al giorno per la raccolta di acqua potabile, a fronte delle 6 milioni di ore degli uomini, restando ancora quelle meno tutelate per motivazioni come il principio di ereditarietà delle proprietà ad appannaggio solo maschile. Con il termine empowering viene indicato un processo di crescita di un individuo basato sull’incremento dell’autoefficacia e dell’autodeterminazione per far emergere risorse latenti e valorizzare il suo enorme potenziale a beneficio di tutta la comunità di appartenenza. Ma per promuovere questo processo è necessaria una forte volontà socio-politica e organizzativa, a tutti i livelli. Per questo ActionAid, in occasione del 20° anniversario della 4° Conferenza Mondiale sulle Donne di Pechino, dal 1995 il piano d’azione più avanzato e completo sui diritti delle donne, e del Global Leaders’ meeting on gender Equality and Women’s Empowerment che si terrà a New York il prossimo 26 settembre, ha scelto di promuovere in collaborazione con Women for Expo la doppia tavola rotonda moderata da Monica Maggioni, Direttore di Rainews 24, e Marta Dassù (Women for Expo) “2015: Empowering Women – La corsa per i diritti delle donne da Pechino a New York”, con la partecipazione del Governo Italiano con il Ministro Boschi e il Vice Presidente del Senato Fedeli, Emma Bonino (Presidente Onorario Women for Expo), Diana Bracco (Presidente Expo 2015, Commissario Generale del Padiglione Italiano Expo 2015), Livia Pomodoro (Presidente Milan Center for Food Law and Policy), Claudia Sarrocco (Comitato Scientifico Fondazione Italia in crescita), Cristina Tajani (Assessore alle politiche per il lavoro, Sviluppo economico, Università e Ricerca al Comune di Milano), Akie Abe in qualità di keynote speaker (First Lady del Giappone), Khalida Brohi (Fondatrice e Direttore Sughar Empowerment Society – Pakistan), Kristalina Georgieva (Vicepresidente della Commissione europea e Commissario europeo per il bilancio e le risorse umane), Arancha Gonzalez (Direttore International Trade Centre – Ginevra).Le donne che vivono in aree rurali sono tra quelle che meno hanno beneficiato dei progressi nell’implementazione della piattaforma d’azione di Pechino, per una molteplicità di fattori tra cui il diritto negato di accesso alla terra, che priva loro di altri diritti fondamentali, in primis la sicurezza alimentare, ma anche ad esempio la loro libertà dalla violenza: la Special Rapporteur dell’ONU sulla violenza contro le donne, Rashida Manjoo, ha evidenziato come la possibilità per le donne rurali di proteggersi dalla violenza richiede la realizzazione dei loro diritti socio-economici, in particolare quelli inerenti alla proprietà ed eredità della terra. Inoltre, diversi studi hanno dimostrato come le donne che hanno accesso, proprietà e controllo sicuri della loro terra e di altre asset hanno più possibilità di evitare relazioni che le espongono al rischio di contrarre l’HIV e di gestire meglio le conseguenze dell’AIDS, come dimostrato da una ricerca dell’International Center for Research on Women (ICRW) nello stato del Kerala in India, rilevando come il 49% delle donne senza titoli di proprietà avessero subito violenza fisica contro il 7% delle donne con titoli di proprietà. Altri studi condotti in Kenya occidentale dimostrano che integrare i diritti di proprietà ed eredità delle donne nei programmi di prevenzione dell’HIV riduce effettivamente il rischio di contrarre l’HIV.Negli ultimi decenni l’impegno dei governi è andato verso il riconoscimento a livello normativo del diritto delle donne ad accedere, ereditare e possedere la terra. Persistono però stereotipi di genere e discriminazioni all’origine di pratiche socio-culturali che di fatto sono d’ostacolo all’effettiva implementazione delle leggi. Ad esempio, secondo la FAO, in America Latina l’eredità è il mezzo frequente con cui si trasferisce la proprietà della terra, ma è raro che le figlie abbiano accesso all’eredità, che va in genere a favore dei figli, così come in Asia, dove i diritti di proprietà delle donne vengono riconosciuti dalle famiglie perlopiù solo a livello formale.Diversi passi avanti si sono registrati a livello legislativo, sempre più paesi riconoscono l’uguaglianza di genere all’interno di leggi e nelle proprie costituzioni, ma i progressi sono stati definiti anche dallo stesso Segretario Generale dell’ONU “inaccettabilmente lenti”. Si stima infatti che all’attuale ritmo di avanzamento, ci vorranno almeno 75 anni per raggiungere la parità salariale tra donne e uomini e 81 anni per eliminare il divario di genere nella partecipazione economica. Il 20° anniversario di Pechino nell’anno di Expo è l’occasione ideale per fare il punto sulle sfide rimanenti per l’implementazione della piattaforma, e può rappresentare il punto di partenza per definire gli impegni della prossima agenda per lo sviluppo post 2015, che dovrà assolutamente tener conto dell’agricoltura sostenibile e in particolare del diritto alla terra, della necessità di integrare un prospettiva di genere negli interventi volti allo sviluppo agricolo.“Poiché la prossima agenda per lo sviluppo vorrà far fronte a problematiche globali attraverso l’impegno di tutti i paesi del mondo – sia Nord sia Sud – ActionAid ritiene fondamentale che i governi concretizzino gli impegni attraverso azioni che mirino ad eliminare le disuguaglianze di genere sia all’interno del proprio territorio sia attraverso la cooperazione internazionale” dichiara Orietta Maria Vanelli, Presidente di ActionAid Italia, tra i partecipanti alla tavola rotonda “Perché se questo è vero per problemi come la violenza di genere o per l’iniqua distribuzione della responsabilità del lavoro di cura tra donne e uomini, anche nel settore agricolo si trovano problematiche gravi molto simili”.

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