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Pensionati: Il Governo aggira due volte la sentenza della Consulta sul blocco illegittimo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 luglio 2015

pensionatiIl Governo aggira due volte la sentenza della Consulta sul blocco illegittimo: prima restituisce solo un misero forfait e ora si scopre che i beneficiare dovranno pure ridare indietro il 20% al fisco. Cronaca d’un sistema ormai al collasso: da uno studio del sindacato emerge che lo Stato non solo darà indietro ai pensionati una piccola parte di quanto non corrisposto illegittimamente negli anni 2012 e 2013, ma anche che poi recupererà una bella fetta del rimborso attraverso una iper-tassazione. Marcello Pacifico (Anief-Confedir-Cisal): il bonus doveva essere distribuito in proporzione a quanto indebitamente trattenuto. Mentre è stata scelta la via dell’assegnazione di un importo una tantum, senza possibilità di consolidare in misura piena gli arretrati non percepiti. E ora ci mancava la beffa. Il sindacato non ha scelta: contro questa doppia penalizzazione dei pensionati ricorrerà in tribunale.Il Governo aggira due volte la decisione della Corte Costituzionale, che attraverso la sentenza n. 70/2015 del 30 aprile scorso ha stabilito l’illegittimità del blocco delle perequazioni sulle pensioni disposto dal Governo Monti nel 2011: se per la Consulta è illegittima la decisione di non rivalutare gli assegni pensionistici del 2012 e 2013 superiori ai 1.450 euro lordi mensili, ponendo centinaia di migliaia di pensionati italiani nelle condizioni di vantare un credito nei confronti dello Stato Italiano, l’attuale Esecutivo prima è corso ai ripari approvando il decreto legge 65/2015, Disposizioni urgenti in materia di pensioni, di ammortizzatori sociali e di garanzie TFR. (15G00081) (GU Serie Generale n.116 del 21-5-2015).
che porterà nelle tasche dei pensionati vessati solo una somma irrisoria rispetto al maltolto; ora si scopre anche che quei soldi saranno iper-tassati al 20%. Violentando quindi doppiamente quanto espresso dai giudici, che hanno ribadito che occorre necessariamente e sempre associare le retribuzioni, anche se differite, al costo della vita.Vediamo come avverranno i rimborsi. Le somme saranno corrisposte esclusivamente ai pensionati danneggiati che percepiscono un assegno di quiescenza compreso tra le 3 e le 6 volte il trattamento minimo, quindi tra 1.500 e 3mila euro circa lordi al mese (che corrispondono ad un range che va 1.200 e 2.400 euro circa, al netto delle tasse). Al contrario, i pensionati che percepiscono un assegno Inps superiore ai 3mila euro lordi, non vedranno incrementare il loro assegno mensile nemmeno di un centesimo.Ma la vera beffa, dicevamo, è rappresentata dal regime fiscale che si abbatterà sui mancati aumenti degli anni scorsi: infatti, verrà applicata una tassazione separata. Ciò vuol dire che su tali somme sarà applicata l’aliquota media Irpef (la stessa che viene utilizzata per calcolare l’imposta sugli emolumenti arretrati, redditi percepiti in anni passati con una maturazione di imposta successiva separata), pagata dal pensionato nel biennio precedente; mentre per gli aumenti di pensione che saranno liquidati a partire dal 2016, grazie al ricalcolo degli assegni effettuato per tenere conto delle rivalutazioni del 2012 e 2013, il pensionato pagherà la sua aliquota marginale iperf (si intende l’applicazione di una percentuale legale su un’eccedenza di scaglione o di reddito in generale).In ordine agli anni 2012 e 2013, verrà disposto un reintegro del 100% per i trattamenti di importo complessivo fino a tre volte il minimo; il reintegro scende al 40% per gli assegni pensionistici superiori a 3 volte il minimo e fino a 4 volte; del 20% per quelli ricompresi tra 4 e 5 volte il minimo; del 10% per quelli ricompresi 5 e 6 volte il minimo. Relativamente agli anni 2014 e il 2015, invece, la rivalutazione sarà riconosciuta a partire dalle pensioni superiori a 3 volte il minimo e fino a 6 volte: sarà pari al 20% della percentuale assegnata per ogni fascia di reddito per gli anni 2012-2013. Mettendo da parte i tecnicismi, tutto ciò significa che il 20% di quanto restituito dalle casse pubbliche rientrerà in quelle del fisco di uno Stato che nei confronti dei cittadini ha scelto di adottare un sistema che gli permette di dare e togliere allo stesso tempo. E il diritto al rimborso, in ogni caso, sarà riconosciuto anche agli eredi di chi, nel frattempo, è deceduto, ma solo se presenteranno una richiesta all’istituto entro i termini di prescrizione (di norma 5 anni). “In pratica – commenta Marcello Pacifico, presidente Anief, segretario organizzativo Confedir e confederale Cisal – i rimborsi verranno effettuati a partire dal 1° agosto 2015, ma le cifre in ogni caso non corrisponderanno agli oggettivi emolumenti che il pensionato destinatario di tali disposizioni avrebbe dovuto percepire nel caso in cui non fosse stato disposto il blocco nel 2011. Tutto ciò rappresenta quindi una magra consolazione per i pensionati italiani e per l’intero sistema: perché il bonus doveva essere distribuito in proporzione a quanto indebitamente trattenuto. Mentre è stata scelta la via dell’assegnazione di un importo una tantum, senza possibilità di consolidare in misura piena gli arretrati non percepiti. E ora arriva anche la beffa. Contro entrambe le disposizioni, assegnazione di un rimborso irrisorio e iper-tassazione, daremo battagli in tribunale”, conclude amaramente Pacifico.Il sindacato ricorda che danno economico prodotto ai tanti pensionati coinvolti è considerevole: gli arretrati spettanti ai pensionati arrivano a superare i 5mila euro. E la perdita annuale, a regime, i 2mila euro. Anche coloro che percepiscono una fascia di reddito di 1.700 euro, ad esempio, si ritroveranno, anche dopo l’una tantum percepita, a perdere 2.959. E oltre 1.000 come differenza annuale a regime. Alla luce di tutto ciò, Anief con Cisal, Confedir e Radamante, hanno deciso di rivolgersi al tribunale per ottenere le quote spettanti. Si parte da 3.000 euro di arretrati e 1.000 euro annui ulteriori a regime per assegni di 1.700 euro. Non va dimenticato che la sentenza n. 70/2015 è subito esecutiva. Per informazioni sul ricorso leggere “Pensioni: Anief, Cisal e Confedir avviano i ricorsi alla Corte dei conti per il recupero della perequazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo inps, a partire dal 2012” oppure scrivere a pensioni@anief.net oppure contattare il sindacato, la confederazione di appartenenza entro il prossimo 15 settembre. Per presentare direttamente ricorso, invece, cliccare qui. Gli interessati possono anche scaricare il modello di diffida. Il sindacato, infine, ricorrerà contro la tassazione delle somme corrisposte: non appena saranno definite le modalità, farà pervenire come e quando impugnare l’ennesima decisione illegittima.

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