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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Archive for 9 agosto 2015

Successo di Medeia al Teatro Antico di Segesta

Posted by fidest press agency su domenica, 9 agosto 2015

medeaStanding ovaion per la toccante Medeia al Teatro Antico di Segesta ieri sera, il pubblico commosso si è alzato in piadi ad applaudire la coinvolgente interpretazione di Cristina Borgoni diretta dal regista Nicasio Anzelmo. Medeia Medeias Medeia, drammaturgia intorno ad una famiglia allo sfascio, tratta in chiave moderna il tema estremamente attuale della madre vittima che diventa assassina per la ferocia umana.Passionale Cristina Borgogni, la maga della Colchide, è il giusto volto al dolore femminile; dirompente Paolo Lorimer in Giasone, cinico il Re Creonte Roberto Baldassari, travolgenti le musiche del giapponese Shigeru Umebayashi. La storia drammatica, coinvolge e commuove. La famiglia perde sempre più importanza e la fine di un matrimonio travolge e sconvolge l’animo del pubblico.Medea, donna forte e selvaggia, amante tradita, esule infelice e perseguitata entra di diritto tra le “madri assassine” che uccidono i loro figli per meglio distruggere il marito, togliendo così allo sposo, la tracotante tranquillità del padre il cui nome e la stirpe i figli perpetuano.
Giasone (Paolo Lorimer), capo degli Argonauti, approfitta dell’amore di Medea (Cristina Borgogni) principessa dei Colchidi esperta di arti magiche, per impossessarsi del vello d’oro. Medea uccide suo fratello con l’aiuto di Giasone, s’inimica il padre e viene messa al bando dalla sua terra. Giasone porta Medea a Corinto con i suoi due figli, ma Lei , con le sue arti magiche, è vista dai Corinzi come una minaccia. Scoppia la tragedia. Il re Creonte, interpretato da Roberto Baldassari, propone sua figlia Creonte in sposa a Giasone che accetta per beneficiare di vantaggi. Medea è tradita, e sconvolta si lamenta con il coro di Corifee (Alessandra Fallucchi,Valentina Ferrante, Ludovica Di Donato, Alessandro Burzotta, Sabrina Scudiero, Clara Ingargiola, Bruno Prestigio). Medea è una donna straniera in terra straniera, costretta dall’uomo a cui a dato tutto a lasciare la sua casa ed i suoi figli. Le si prospetta un destino terribile di donna reietta e vagabonda. Medea profondamente tormentata medita la vendetta e procura la morte a Creusa ed ucciderà i suoi figli per colpire nel cuore Giasone.
Le repliche di Medeia sono in scena al Teatro di Segesta domenica 9 e lunedi 10 agosto alle 19.15, costo biglietto 17.50
Promo Ticket a 8 € per i primi 30 che acquistano i biglietti dello spettacolo del giorno dalle 10.00 alle 13.00 al Botteghino del Teatro (0924-953013) Servizi Navetta per assistere alle rappresentazioni con partenza da Palermo, Castelvetrano e Calatafimi, prenotazione obbligatoria.

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XXVI Busker Festival di Carpineto Romano

Posted by fidest press agency su domenica, 9 agosto 2015

carpineto romanocarpineto romano225 – 26 agosto, Carpineto Romano (RM) Dalle ore 21.00. La strada sta vivendo il suo momento d’oro: non è più un luogo, ma il Luogo. Nell’epoca dello street food tutto sembra doversi fare nelle strade: è qui che si vive, ci si nutre, si riprende a incontrarsi, si assiste a spettacoli di ogni genere. Carpineto Romano in anticipo sui tempi, già 26 anni fa proponeva per la prima volta un festival dedicato agli artisti di strada, il Busker Festival, appuntamento imperdibile per tutti coloro che hanno voglia di vivere due suggestive notti all’aperto (il 25 e 26 agosto), impreziosite da teatro, musica, performance e installazioni artistiche all’insegna della libertà.Dal 1990 a oggi, in occasione del Festival, nelle strade di Carpineto Romano accorrono gli esponenti di spicco di quell’arte in grado di abitare ogni angolo urbano, in piena tradizione “baschera”. Gli Ospiti di quest’edizione, la 26esima, li presenta il sindaco Matteo Battisti: “Saranno giocolieri, artisti, attori, pittori e musici, e trasformeranno in palcoscenico le piazze e i scorci più suggestivi dell’antico borgo medievale della cittadina di Carpineto Romano. Vicoli e piazze in festa, secondo quella che ormai è diventata tradizione, festa di popolo e allegria”.Gli scorci incantevoli di questo paesecarpineto romano1 rinascimentale a due passi dalla capitale, il 25 e 26 agosto come da tradizione, si animeranno grazie alla presenza di musici e performer che, con la direzione artistica di Scuderie MArteLive, proporranno contaminazioni intelligenti e uniche: dal teatro di Guglielmo Bartoli che presenterà un nuovo personaggio “Magellano”, alla magia delle ombre cinesi di Silvio Gioia, all’illusione travagliata di Maria Teresa Pascale con la sua interpretazione di uno spettacolo di Eduardo Ricciardelli, alla giocoleria acrobatica della compagnia C’tua, alle acrobazie della compagnia “Can Bagnato”, alle fantasiose bolle di sapone di Sara Amitrano, al circo teatro di ChienBarbùMalRase, allo spettacolo di fuoco di Giovanni Nulleamai, alla giocoleria comica di Mariano Fiore alla bellezza esotica di Zingamù.Inoltre, questa edizione vedrà musicisti del calibro di Leo Folgori, Safi Harjane, East VAn, I ritmi popolari e via animando.
Tanti spazi espositivi saranno dedicati alla pittura, con le mostre del giovane artista romano Cristiano Quagliozzi e la pugliese Milena Scardigno, in arte Mila Gnò.“Un evento nato e pensato proprio per il nostro antico borgo come luogo ideale per le performance. Uno scenario unico dove l’arte di strada, attraverso la parola, il gesto, la narrazione e lo spettacolo, trova la sua ragione di esistere, si integra e prende forma” dichiara Noemi Campagna, Assessore alle Politiche Culturali. (foto: carpineto romano)

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Hyperjet: A che serve? Oggi e il futuro

Posted by fidest press agency su domenica, 9 agosto 2015

aereoLo scorso 14 luglio, la fabbrica aeronautica europea Airbus ha registrato il progetto di un aereo (Hyperjet) che potrebbe volare a 5.500 Km/h, circa 4,5 volte più veloce del suono. Il tragitto London-New York potrebbe essere coperto in un’ora rispetto alle 7,30 attuali, con i velivoli che oggi viaggiano intorno ai 900 Km/h, velocità che è praticamente tale da almeno 50 anni. C’e’ stata la parentesi Concorde, un aereo di produzione franco-britannica che fino al 2000 portava un centinaio di persone sul medesimo percorso in tre ore e mezza alla velocita’ di 2.179 Km/h, 2,2 volte superiore a quella del suono; parentesi chiusa dopo che nel 2000, decollato da Parigi, il Concorde esplose con tutti i suoi passeggeri. Il progetto Hyperjet prevede il trasporto di 20 passeggeri per ogni volo.
Quanto costera’ un biglietto?Ai tempi del Concorde (piu’ di 15 anni fa) i biglietti costavano mediamente sui 10.000 Usd per tratta. Quanto costeranno quelli dell’Hyperjet? I dati non sono stati ancora diffusi dagli esperti, ma senza tanto sforzare la fantasia, ipotizzando una commercializzazione tradizionale di questo servizio di trasporto, diciamo che come minimo potrebbero costare altrettanto.
Siccome stiamo parlando di un prodotto e di un servizio di trasporto per il pubblico (si ipotizzano anche usi militari, ma questo qui non ci riguarda), l’aspetto non e’ secondario. E ci poniamo la domanda: a che serve? Certo, la tecnologia non deve necessariamente seguire l’aspetto “popolare”, altrimenti chissa’ quante invenzioni non sarebbero state fatte, invenzioni che poi, col tempo, sono diventate popolari (Internet e’ il caso piu’ recente ed eclatante). Ma ci sentiamo di doverci porre questa domanda perche’ chi ha registrato il progetto non lo ha fatto, per esempio, per esclusivi usi militari, ma gia’ ha fatto sapere che il velivolo sara’ in grado di trasportare 20 passeggeri. Si presume, quindi, che questo sia uno dei loro principali scopi. E quindi, mentre “a chi serve?” trova facilmente una risposta (anche se restiamo perplessi, visti i tempi di raffinate videoconferenze anche con chi e’ nello spazio), rimane sempre la domanda “a che serve?”.I treni a bassa pressione che viaggeranno a 1.200 Km/hCi viene in mente un altro progetto “avveniristico”, Hyperloop, con cui si sta costruendo un treno che, in tubi a bassa pressione ed una velocita’ di 1.200Km/h, portera’ i passeggeri, gia’ a livello sperimentale nel 2016, in 30 minuti da San Franciso a Los Angeles. Dirk Ahlborn, patron della societa’ di proprieta’ del miliardario Elon Musk (quello dei bolidi elettrici Tesla e del lancio spaziale Space X), in una recente intervista giornalistica, pur non disdegnando eventuali contributi di denaro pubblico, rispetto ai prezzi dei biglietti ha detto: “Personalmente credo che il biglietto vale 1.800 dollari. Ma chi puo’ dire che sarebbe normale pagare cosi’ tanto? Se guadagniamo dei soldi con questo sistema, il prezzo del biglietto servira’ a regolare la domanda dei passeggeri. Se non c’e’ domanda, si potra’ pagare meno, o qualcosa. Inoltre, noi siamo un’impresa, e non un organismo sostenuto dal Governo, noi cerchiamo un modello di business. Stiamo riflettendo su tutti gli aspetti del progetto e non solamente sulla tecnologia. Perche’ non monetizzare i piloni che servono a sostenere il tubo, per esempio, accogliendovi degli alveari o delle stazioni di depurazione dell’aria? Guardate Facebook e Google. Sono delle infrastrutture gigantesche e guadagnano soldi in altro modo. La gratuita’ non vuol dire che non si guadagnano dei soldi.”. Una opinione che, a nostro avviso, da’ un notevole respiro e prospettiva allo specifico progetto.
Business e futuro: due approcci diversi Hyperjet e Hyperloop. Due modi diversi di intendere il business e il futuro. A corte vedute (Hyperjet) e a larghe vedute (Hyperloop), a nostro avviso. Siamo infiammati da una ventata di populismo in versione tecnologica? Non crediamo. Internet è la nostra risposta. La Rete ha avuto ed ha il suo successo (diventata indispensabile e onnipresente) proprio perche’ non e’ appannaggio di pochi e danarosi eletti. Non c’e’ amministrazione statale nel mondo che non programmi e investa sui collegamenti a banda larga, puntando su di essi per lo sviluppo dell’economia e della socialita’ tutte: con costi contenutissimi o inesistenti per l’utenza. Gli Stati, lungimiranti, hanno ben visto quale ricchezza per tutti puo’ nascere da queste infrastrutture tecnologiche.
Su Hyperloop abbiamo riportato la lungimiranza (non solo di business) dei suoi artefici, ed e’ semplice ipotizzare la ricaduta su tutti i tipi di altri business che potranno fruire di questo servizio. Su Hyperjet restiamo perplessi, almeno allo stato di quanto oggi si conosce del progetto di Airbus. Ci viene in mente la differenza di approccio economico che c’e’ abitualmente tra la cultura Usa (Hyperloop, in questo caso) e quella europea (Hyperjet, nella fattispecie). Da una parte la bellezza per pochi “eletti”, basta che sia bellezza (Europa): “ai posteri l’ardua sentenza”; dall’altra la bellezza che se non e’ per tutti non e’ tale (Usa): godere oggi la bellezza per -magari- farla ancor meglio in futuro. Quale dei due approcci ha dato, fino ad oggi, piu’ bellezza al mondo intero? E quale approccio ce dara’ piu’ bellezza per il futuro?

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L’irriverente e la “Nuova Rai”

Posted by fidest press agency su domenica, 9 agosto 2015

Rai: sede di romaFirenze. Quello è tanto bravo. Quell’altro dice che prenderà meno soldi del dovuto. Quell’altro non ne prenderà affatto. Uno è laico di fede. L’alltro è cattolico di fede. E quell’altro era rivoluzionario di fede ma poi si è pentito o si è evoluto (a seconda delle interpretazioni), ma fa parte del giro giusto. Il presidente è un grande professionista; cioè è esperto di gestione di aziende, e di buonuscite? No, faceva il giornalista. Quell’altro è amico di quello lì. E così via. Sì, è il nuovo gruppo di persone che dovrà dirigere la Rai, sia per l’amministrazione che per i programmi. Soddisfatti i partiti. Un po’ di mugugni nell’ala sinistra di uno e nell’ala destra dell’altra, nonche’ nei ribelli di quell’altro.
Ma cosa poteva fare altrimenti il Governo, le leggi sono quelle che sono. E quindi, accordandosi a destra e a manca, ha messo le sue donne e i suoi uomini. Cioe’: ha cambiato le persone alla guida della solita azienda. Ha messo quelli che lui reputa piloti di Formula1 alla guida di un’auto d’epoca. E i problemi principali? Cioe’:
– privatizzazione cosi come chiesto dagli italiani con un referendum ormai datato;
– spending review per evitare, per esempio, che su un evento arrivano tre diverse troupe giornalistiche, una per canale, e qualche volta anche la quarta di Rainews24? E dove li mettiamo tutti quei giornalisti?
– l’abuso di posizione dominante sul mercato, con leggi che la favoriscono rispetto ai suoi concorrenti? Questi ultimi, per necessita’ di sopravvivenza, fanno finta di nulla e prendono i loro pezzettini;
– l’imposta che si paga per il possesso di un apparecchio tv (chiamandola -a presa per i fondelli- canone e/o abbonamento)? Ma se non ce l’hanno, come fanno ad essere in maggiore posizione dominante contro i loro concorrenti che vivono solo di pubblicita’?
I problemi principali non ci sono. Ci sono le nuove donne e i nuovi uomini di potere, che essendo per l’appunto cambiato in alcuni aspetti fisionomici, ha provveduto altrettanto in uno dei principali e leccorniosi strumenti del proprio esercizio. Al prossimo giro. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Finanza internazionale: Una strana divergenza

Posted by fidest press agency su domenica, 9 agosto 2015

pechinoI cali della borsa cinese, la debolezza di economie e valute emergenti, la discesa del prezzo delle materie prime, la vicenda greca non ancora chiarita … sono tutte fonti d’incertezza in queste settimane estive.Eppure sui mercati sviluppati il clima appare sereno: lo Standard & Poors’ 500 continua a viaggiare in prossimità dei massimi storici, gli indici dell’Eurozona hanno in buona parte recuperato le perdite di giugno e sui titoli di stato dei paesi periferici gli spreads sono stabili, vicino ai minimi storici. Gli spreads delle obbligazioni societarie europee e americane non sono sui minimi, ma la volatilità è limitata ai settori energetico e delle materie prime, per il resto tutto appare tranquillo.La calma sui mercati sviluppati azionari ed obbligazionari è quantomeno sospetta, considerato il contesto di mercato.Le tensioni presenti sui paesi emergenti rappresentano la fine di un boom durato quindici anni che ha attratto enormi investimenti da parte di risparmiatori locali ed esteri: è strano che non si osservi alcuna forma di contagio o di volatilità al di fuori dei mercati interessati.Alla fine di un boom di questa portata, ci si trova con alcuni paesi troppo indebitati, altri che con il petrolio a 50 dollari faticano a crescere o in cui le riforme politiche e istituzionali degli ultimi decenni non sono riuscite a creare economie solide.Si scopre che dei “BRICS” resta poco come tema d’investimento: chi è in recessione (Brasile), chi dipendeva troppo e soltanto dalle materie prime (Russia, Sudafrica), chi non è riuscito a creare una base sufficientemente stabile di consumatori domestici (Cina). Nell’insieme, queste economie rappresentano ormai una fetta importante dell’economia mondiale, per cui l’effetto del loro rallentamento non può essere indolore.Il calo dei prezzi delle materie prime è intrinsecamente legato alle vicende degli emergenti e rappresenta in media un male per questi paesi: non è condizione sufficiente per stimolare la domanda interna degli importatori, ma è quanto basta per mettere in crisi l’economia degli esportatori.Prezzi più bassi di petrolio, metalli e beni agricoli si traducono anche in un contributo negativo all’inflazione globale, che da anni le banche centrali di tutto il mondo stanno cercando di riportare su livelli più alti, senza riuscirci.I tassi ancora bassi sulle scadenze lunghe dei titoli governativi americani sono forse l’unico indizio che anche nell’economia più sana del mondo gli investitori vedono qualcosa che non convince: la presenza di un debito pubblico e privato ancora alto, il timore di un basso livello di crescita potenziale per il futuro o un rischio deflazione non ancora sconfitto.I rialzi della Fed sono prezzati in modo molto graduale: le curve governative stimano il rendimento dei titoli di stato americani a un anno di poco superiore al 2.5% tra cinque anni. Questo significa che nel caso di una nuova recessione la Fed avrebbe uno spazio limitato per tagliare i tassi e rischierebbe di dover far ricorso nuovamente a forme di quantitative easing non convenzionali.Dagli anni ‘80 ad oggi ogni ciclo consecutivo di rialzo dei tassi si è concluso su un livello più basso e ogni ciclo espansivo ha visto nuovi minimi: quello che prezzano i mercati è una continuazione di questo trend, come a dire che ci si aspetta dalle banche centrali sempre più innovazione ed interventismo, situazione che agli occhi di qualcuno non è particolarmente confortante e sana.L’Eurozona è tornata a crescere nell’ultimo anno, ma a cifre ancora basse e la Bce resta protagonista sui mercati, suo malgrado. Il QE di Draghi è il principale motivo per cui i detentori di titoli di stato italiani e spagnoli dormono sonni tranquilli nonostante la Grecia, l’Ucraina e un rischio di lungo termine sulle sorti dell’Eurozona che le vicende degli ultimi mesi hanno nuovamente evidenziato.La divergenza tra quello che succede sui mercati emergenti e la tranquillità su quelli sviluppati viene da alcuni letta in senso positivo: siamo in una fase di “global rebalancing” in cui finalmente i flussi d’investimento tornano verso Europa e Giappone, in cui la bilancia dei pagamenti dei paesi emergenti peggiora a vantaggio degli sviluppati e il contributo alla crescita globale delle varie aree sarà più equilibrato.Una lettura più pessimista di questa divergenza è legata al ruolo delle banche centrali e ai tanti dubbi che restano aperti nonostante una imponente reflazione degli asset finanziari vista in questi anni.I mercati di tutto il mondo sono inondati di capitali privati e di liquidità messa a disposizione dalle banche centrali: i problemi dei paesi emergenti fanno sì che questa liquidità venga in questi mesi investita solo su quei mercati dove esiste una rete di salvataggio fatta di banche centrali proattive, in una strategia autoreferenziale che però oltre all’inflazione degli asset finanziari non si traduce in inflazione dei prezzi al consumo né in maggior crescita potenziale delle economie coinvolte.La tranquillità che si respira sui mercati sviluppati non è quindi indicativa di una situazione sana ma semplicemente della presenza sul mercato di un supporto che è ancora un retaggio della Grande Crisi Finanziaria.(A cura di Claudio Barberis, responsabile asset allocation di MoneyFarm SIM.)

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