Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for 6 settembre 2015

Immigrati e delinquenza

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2015

fuga migranti1“Mentire o parlare senza avere idea delle cose che riguardano il proprio ufficio asserendo che gli immigrati, in proporzione, delinquono meno degli italiani significa che dobbiamo proprio invitarlo a fare un giro negli uffici delle Squadre volanti o, meglio, fuori assieme agli equipaggi”.
E’ il commento secco di Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, alle parole del Viceministro dell’Interno Filippo Bubbico, il quale secondo quanto riferito dai media ha affermato: “Statisticamente rispetto agli italiani delinquono meno gli immigrati perché sono più controllati, ovviamente, mi riferisco a coloro che sono inseriti nel circuito dell’accoglienza, migranti in attesa del diritto d’asilo”. Secondo Bubbico è la clandestinità che va colpita perché “è lì che si concentrano con maggiore rilevanza i fenomeni di delinquenza, i traffici più abbietti”. Bisogna dunque partire da questo dato per “offrire un quadro di sicurezza più consapevole”. Ma, secondo il Viceministro, mandare via gli irregolari è difficile perché “non sono identificabili, non ne conosciamo la nazionalità”. “E’ un’analisi – commenta Maccari – che, al di là della conclusione sconclusionata ed infondata, manifesta tutti i limiti di un sistema rispetto al quale denunciamo da sempre carenze e superficialità. A partire dal fatto che il controllo di chi è inserito nel circuito dell’accoglienza grava su Forze dell’Ordine che per numeri e mezzi e per la cattiva predisposizione dei servizi non ce la fanno più; passando per il fatto che la moltitudine di quelli che si parano dietro alla richiesta di asilo non è minimamente filtrata o controllata a monte, come invece dovrebbe essere; fino al problema della clandestinità, che riguarda anche le massedei richiedenti asilo. Quando noi parliamo di problemi legati all’immigrazione, infatti, non ci riferiamo certo ai veri perseguitati ed alle vere vittime di atroci violenze che necessitano di doverosa accoglienza e difesa da parte nostra. Ma il ‘nodo’ è proprio questo, il problema sono i clandestini che entrano nel paese sfuggendo ai controlli e che, anche per via di una legislazione inadeguata e di contromisure poco severe continuano a tornare liberi di fare quel che vogliono anche se e dopo che noi li abbiamo fermati, arrestati o momentaneamente neutralizzati, peraltro a costo di conseguenze pesanti sugli Operatori che vi si imbattono; ed il problema sono anche i numerosissimi ‘aspiranti profughi’ che arrivano nel nostro paese ma rifiutano di farsi identificare, non collaborano e, a loro volta, sono sistematicamente liberi di andare e fare ciò che vogliono con conseguenze altrettanto nefaste per noi e per la cittadinanza, come purtroppo abbiamo avuto modo di constatare in questi mesi, e da anni a questa parte”. “Tutto il sistema della gestione dell’immigrazione non va bene – conclude Maccari -, tutte le iniziative fin qui adottate sono servite per lo più ad ingrassare criminali senza scrupoli che hanno lucrato sulle disgrazie dei veri profughi lasciando loro solo briciole del fiume di soldi dei contribuenti destinato all’accoglienza, e noi non facciamo che correre dietro a tutti: a chi pratica la tratta di esseri umani, a chi arriva e delinque come gli pare, a chi ruba le risorse impiegate in questa macchina infernale, a chi protesta perché non vuole subire i gravissimi disagi dovuti a questo caos generale, a chi protesta perché non vuole stare in Italia, a chi protesta perché vuole starci e avere un trattamento che il Paese non riesce a lontanamente a garantire neppure ai bisognosi in patria… e il tutto, ovviamente mentre la maggior parte di noi continua senza sosta a occuparsi di sbarchi di centinaia di persona alla volta con le quali il circolo vizioso riparte e si autoalimenta, mentre i pochi rimasti si fanno in quattro per presidiare un territorio sul quale, in effetti, anche gli italiani delinquono, eccome. E’ vero – conclude Maccari -, la delinquenza di casa nostra non manca, ma da qui a minimizzare i fenomeni criminali legali all’immigrazione clandestina ce ne passa. Gli immigrati delinquono meno degli italiani? Niente affatto. Noi lo sappiamo bene, lo vediamo ogni giorno e ogni notte nelle nostre strade”. (n.r. A nostro avviso il problema non sta tanto sulla conta di chi più delinque e chi no ma semmai sulla capacità del sistema giustizia, nel suo complesso, di essere credibile. Se a tutt’oggi non si è in grado, e non certo per colpa dei poliziotti che sono l’ultima catena della filiera giustizia, non solo di perseguire chi delinque ma d’imbastire processi e condanne in via definitiva in tempi brevi per dare a tutti la certezza del diritto e di conseguenza essere credibili e il che significa dare fiducia ai cittadini e non lasciare spazio a chi si fa beffa delle leggi)

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East Market, riparte il mercatino vintage più cool di Milano tra barbieri, skateboard e artigianato

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2015

milanodavedereMilano Domenica 20 settembre dalle 10 alle 21 East Market Via Privata Giovanni Ventura, 14 Ingresso Libero. Vinili, sneaker da collezione, vestiti, manufatti artigianali, accessori, vecchie collezioni private e stranezze di ogni genere: questo e molto altro tra gli oggetti in vendita a East Market, il mercatino vintage di Milano che torna dopo il grande successo delle precedenti edizioni. East Market è il mercatino delle pulci milanese dedicato ai privati dove tutti possono vendere, comprare e scambiare. 130 selezionatissimi espositori, dal vintage al riciclo, dalle rarità al modernariato su 5000mq espositivi nella spettacolare location, sede di un’ex fabbrica metalmeccanica nel design district di Lambrate.Tra le particolarità di domenica 20 settembre troviamo Alt Means Old, che presenta in esclusiva per East Market “das Wunderkammer” una collezione di oggetti dal fascino insolito, un’esperienza ancestrale nel mondo dei ricordi e delle stranezze: dalla ricostruzione di un gabinetto da dentista degli Anni ’20 al guardaroba maschile dei primi del ‘900, dalle tavole anatomiche scolastiche ai vasi da farmacista.
Poi Atypical Skate, un brand indipendente di pregiati skateborad fatti a mano. Pezzi unici ispirati alle prime tavole degli Anni ‘60-‘70 che costituiscono un ponte diretto con la realtà surfistica di quegli anni. Tutte le tavole, dal design altamente riconoscibile, sono realizzate a mano in Italia utilizzando legno massello proveniente dalla selezione dei migliori alberi di frassino. Distante dalla produzione di massa, Atypical torna alle origini lavorando con dedizione e passione, gestendo in prima persona ogni fase del processo produttivo. Il brand combina artigianalità e design contemporaneo, passando dalle tavole di legno ai tessuti.
Anche Tonsor Club – Barbieri per uomini gentili: uno spazio per la cura dell’uomo in cui il genio del taglio e la creatività dadaista s’incontrano. Solo per domenica 20 settembre capelli e barba gratis per tutti in un corner ad hoc arredato come un vero barber shop. Un mix esplosivo che combina cura del cliente e creatività dadaista, in cui l’uomo contemporaneo è protagonista assoluto. Un momento dove è possibile rivivere l’antica tradizione della barberia italiana.
Ispirandosi ai mercati dell’East London, East Market è un connubio di moda, fai da te, mercato del riciclo che strizza l’occhio alla cucina gourmet, alle nuove tendenze del fashion e della musica. L’ingresso è libero per tutti, si può curiosare tra i vari stand oppure pranzare nel “Food Market”, che propone diverse specialità della cucina italiana e internazionale o bere una birra sulle note dei dj set che dal pomeriggio intrattengono espositori e visitatori.

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Lo schema renzismo-antirenzismo produce solo mostri come dimostra il caso della pessima riforma del senato

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2015

Ben ritrovati, cari lettori di TerzaRepubblica. Avete trascorso buone vacanze? Di certo non sarete stati distolti dalle vicende nazionali: l’estate, purtroppo, non ci ha offerto nessun spunto significativo, né sotto il profilo economico – considerato che la stagnazione in cui siamo immersi continua, mortificando attese e speranze, nonostante le euforie, esagerate e controproducenti, per un decimo di punto di pil in più – né tantomeno sul piano politico, visto che siamo costretti (nostro malgrado) ad assistere al marcire di quel che resta dei partiti ed al vociare sguaiato, inconcludente e pericoloso pur se per certi versi giustificato, del sempre più affollato fronte dei demagoghi populisti. Ahinoi, fenomeni coerenti con un paese che continua ad essere in declino, nonostante gli sforzi (spesso sinceri, anche se non sempre) di chi prova ad invertire il senso di marcia.In questa fase, che a suo tempo abbiamo definito Seconda Repubblica bis, lo schema di gioco si è ormai consolidato: da un lato Renzi e il renzismo, che continuano a proporsi come l’incarnazione del nuovo e in nome di questo conquistano sempre maggiori quote di potere (per la verità, più formale che sostanziale), e dall’altro un coacervo di forze declinanti – la sinistra massimalista (Sel e pulviscoli vari) e quella nostalgica (Bersani e D’Alema), le diverse anime ormai spettrali del centro, quel che resta della destra berlusconiana – e di forze crescenti perché capaci di agitare il malcontento, principalmente la Lega di Salvini e il “nuovo” 5stelle di Di Maio (su cui varrà la pena di fare qualche riflessione più approfondita, prossimamente). Non è proprio la vecchia dicotomia bipolare “berlusconismo-antiberlusconismo”, ma poco ci manca. Si tratta di uno schema che consente a Renzi di apparire gigante, tra tanti nani. È probabilmente questo gioco di specchi che deve aver indotto oltre 200 esponenti della cosiddetta società civile a tassarsi per comprare una pagina di giornale in cui tessere – un po’ sperticatamente, ma si sa a gufo, controgufo e mezzo – le lodi del presidente del Consiglio. Tuttavia, il suo pragmatismo, alimentato da molte buone intenzioni e da un approccio de-ideologizzato ma nello stesso tempo poco nutrito di cultura politica, educazione istituzionale e visione strategica, non risulta sufficiente a far innescare le molte svolte di cui il Paese ha bisogno per affrancarsi da quel declino che sembra essere la cifra del suo destino da ormai un quarto di secolo. Come ha scritto con sagacia Davide Giacalone, il Renzi delle varie “leopolde” intrigava, ci consegnava finalmente una sinistra con i piedi per terra, non più ebbra di ideologie e luoghi comuni. E pazienza se era egolatrico. Ma il risultato, dopo una fase sufficientemente lunga perché il test sia attendibile, è deludente. E non può essere la pochezza degli avversari, interni ed esterni al Pd renziano, a rendere la delusione meno cocente.Si prenda la questione della riforma del Senato come un esempio per tutti. Non sarebbe nemmeno sbagliato scendere in guerra, se l’obiettivo fosse giusto. Ma francamente – e non ce ne voglia il presidente Napolitano, di cui apprezziamo l’ansia riformatrice ma non l’obiettivo su cui l’ha concentrata – la legge di riforma costituzionale per la quale si dovrebbe combattere proprio non ci convince. Da un lato, c’è la difesa ad oltranza da parte del governo di una riforma che affronta un problema vero (il malfunzionamento dell’attività parlamentare per effetto del cosiddetto bicameralismo perfetto) con uno strumento del tutto sbagliato (ridefinire il Senato come camera rappresentativa del decentramento regionale proprio quando invece andrebbe affrontata con decisione, per non dire furia, riformista il fallimento delle Regioni). Dall’altro, all’interno del Pd si sta scatenando quello che ormai è stato definito un “Vietnam”, con 25 dissidenti (o “vietcong”) pronti a tutto pur di introdurre l’eleggibilità dei senatori attualmente esclusa dal ddl Boschi. Il che, naturalmente, non affronta minimamente la contraddizione più patente della riforma stessa. Certo, sappiamo benissimo che, al di là del merito della questione, il vero obiettivo dell’opposizione interna al Pd è alzare le barricate nei confronti di Renzi e del suo governo, in una logica di regolamento di conti (sempre legittimo in politica, per carità, ma del quale a noi non importa un fico secco). Tuttavia, si poteva ottenere eguale risultato facendo una seria controproposta, anziché infilarsi in una logica di mediazione (come quella di Anna Finocchiaro, che ha prodotto, sull’articolo 10 del ddl, l’opzione di un “listino” in cui eleggere i senatori, ma pur sempre tra i consiglieri regionali, e comunque indicati dai partiti e dunque scelti indirettamente dai cittadini). Ma quand’anche si ottenesse l’elettività diretta, come vogliono i dissidenti, sarebbe una vittoria di Pirro. Perché la questione è marginale. Il vero difetto di questa riforma è ontologico: è sbagliato il ruolo che avrà il futuro Senato. Nelle buone intenzioni della riforma la “camera alta” dovrebbe diventare luogo di mediazione tra gli interessi istituzionali dello Stato e delle Regioni. In pratica, diventerebbe la stampella di un federalismo che in Italia è nato zoppo, e poi si è rivelato totalmente incapace di camminare. Il fallimento della Riforma del Titolo V è a tutti evidente (per ammissione persino di chi l’ha fatta, quella maledetta contro-riforma). Ci siamo ubriacati di decentramento e sussidiarietà, e ora non riusciamo a smaltire la sbornia. Da queste colonne abbiamo criticato fin dall’inizio l’impostazione della riforma, di cui pure c’era assoluto bisogno. Purtroppo, tranne qualche raro caso, le pressioni politiche e parlamentari non si sono indirizzate a modifiche lungimiranti che avessero come strategia una corretta e funzionale architettura istituzionale, come per esempio, smontare l’illusione federalista. No, l’obiettivo è stato solo scatenare la bagarre.Ecco, questa è la foto della lotta tra il “gigante” Renzi e i “nani”. Di una riforma costituzionale c’è assoluto bisogno da decenni, ma non di “qualunque” riforma costituzionale. I ripetuti passaggi obbligatori tra Camera e Senato sarebbero potuti essere l’occasione – non perfetta, perché quella passa per la convocazione di un’Assemblea Costituente, ma pur sempre una buona occasione – per smontare il bicameralismo, dividendo la produzione legislativa tra Camera e Senato e mettendo mano agli assurdi regolamenti che oggi scandiscono la vita parlamentare. Invece, l’8 settembre (data evocativa) quando riprenderà l’iter della riforma al Senato – forse direttamente in aula, visto che il governo vorrebbe evitare l’esame in Commissione, luogo complicato e pieno di insidie, dove Renzi non ha nemmeno più la maggioranza – si parlerà di una riforma costituzionale pessima e di controproposte penose. Buon ritorno alla quotidianità. (Enrico Cisnetto direttore terza Repubblica http://www.terzarepubblica.it)

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Meloni: Con Marino abbiamo toccato il fondo

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2015

Giorgia Meloni«Essere romana è un orgoglio e al tempo stesso una grande responsabilità. Un orgoglio perché Roma è la città eterna, la patria della civiltà occidentale, l’emblema di una storia millenaria e senza eguali, la capitale dell’Italia. Una responsabilità perché esserne all’altezza non è facile. sindaco di Roma ha su di sé il peso di tutta questa grandezza. Ma questo solo romano può capirlo è quando dichiara in un’intervista a Il Tempo, il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.
«Io l’unica leader nazionale romana? È vero, è una grande anomalia rispetto alla tradizione politica della nostra nazione. Il motivo non è certo perché i politici romani siano meno validi, ma perché gli interessi dei grandi partiti nazionali si sono spostati. FI ha sempre avuto Milano come centro nevralgico, il Pd ha le sue roccaforti in Toscana ed Emilia Romagna, la Lega è un partito del Nord. La destra invece, storicamente, ha sempre avuto nel Centro-Sud e a Roma in particolare un maggiore radicamento e oggi Fratelli d’Italia è l’unico partito nazionale ad avere il proprio baricentro qui». E il fatto che «ci siano sempre meno leader nazionali romani ha delle forti conseguenze anche sul livello di attenzione del governo nei confronti della Capitale che non ha neanche il sindaco romano. a parte un paio di assessori in Campidoglio gli unici romani rimasti sono Marco Aurelio e la Lupa e se potessero se ne andrebbero anche loro. Fino al capolavoro di un assessore piemontese che insulta i tifosi romanisti che gli pagano lo stipendio. La città non è mai caduta così in basso e non lo dico solo io da romana innamorata della mia città ma anche alcuni degli esponenti più autorevoli del mondo della cultura e dello spettacolo, gran parte di sinistra. Con Marino e il Pd abbiamo toccato il fondo», continua Meloni.

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Scuola – Vicepresidi siamo alla farsa: il Mef li manda in classe, ma il Miur invita i dirigenti scolastici a dargli gli esoneri disapplicando la riforma

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2015

ministero pubblica istruzionePer trovare una soluzione alla cancellazione della figura professionale prevista dalla Legge di Stabilità 2015, il dicastero di Viale Trastevere chiede di accantonare i posti dell’organico dell’autonomia, su cui però ancora si devono esprimere gli organi collegiali e non considerando che sono posti inutilizzabili per quest’anno scolastico. E soprattutto, mandando in fumo l’accordo con Mef sulle risorse aggiuntive, annunciato dal ministro Stefania Giannini soltanto qualche giorno fa.Marcello Pacifico (presidente Anief): il problema è che il Collegio dei Docenti potrebbe non ratificare la scelta del dirigente scolastico di esonerare i loro colleghi. E anche qualora approvino la proposta, sacrificando ogni cambiamento all’attuale Pof previsto dalla norma, non potrebbe tale scelta consentire esoneri per quest’anno non essendo economicamente possibile, ma soltanto giuridicamente, assegnare del personale alle scuole. Basta con gli annunci: il Miur deve trovare risorse aggiuntive subito, perché non si possono lasciare soli i dirigenti a gestire 5-6 plessi. In questo modo, la scuola diventerebbe ingestibile.Assume connotati sempre più teatrali la vicenda degli esoneri e dei semi-esoneri da assegnare a circa 5mila docenti per affiancare i presidi nella conduzione delle scuole: a seguito della assurda cancellazione della figura professionale, introdotta per meri motivi di risparmio a fine 2014 con la Legge di Stabilità (L. 190/14 art. 1, comma 329), il Governo ha cercato di coprire la “falla” attraverso la riforma approvata a luglio 2015: prevedendo la possibilità, con la il comma 83 della L. 107/15, che il dirigente scolastico possa “individuare nell’ambito dell’organico dell’autonomia, fino al 10 per cento di docenti che lo coadiuvano in attività di supporto organizzativo e didattico dell’istituzione scolastica”, ma sorvolando sul fatto che questo organico potrà realizzarsi, nella migliore delle ipotesi, non prima della fine del 2015, e di fatto solo a settembre 2016.Per tamponare la situazione – resa ancora più difficile dalla carenza cronica di presidi che con l’anno appena partito ha portate ad avere una scuola italiana su cinque affidata in reggenza – attraverso la nota prot. n. 0001875 del 3 settembre 2015 il capo dipartimento Miur ha invitato gli Uffici Scolastici Regionali a ricordare ai dirigenti scolastici della possibilità che hanno di concedere esoneri ai loro vicari e chiamare supplenti, salvo accantonamento dei posti nell’istituendo organico dell’autonomia. Peccato che la delibera del Pof sia di competenza del Collegio dei Docenti e vada ratificata dal Consiglio d’Istituto, entro il mese di ottobre. E che le stesse future nomine, per l’anno scolastico 2015/2016, saranno giuridiche e non economiche, producendo quindi un sicuro danno erariale alle casse dello Stato e violazione di legge. Inoltre, poiché nel linguaggio burocratico del capo dipartimento ministeriale si parla di invito e di possibilità, è evidente che le decisioni quando assunte saranno tutte sulle spalle dei dirigenti scolastici: gli unici responsabili del danno erariale prodotto e subito protagonisti di un conflitto con gli organi collegiali.Eppure, la soluzione fino a ieri sembrava diversa, con un impegno pubblico preso dallo stesso Ministro dell’Istruzione che rassicurava su altre risorse prossime ad essere approvate per coprire anche per quest’anno gli esoneri e i semi esoneri privati ai vicari: “I dirigenti scolastici avranno dal primo momento i vice presidi al loro fianco”, ha detto Stefania Giannini. “Si tratta di una buona notizia che accompagna l’avvio ufficiale del nuovo anno scolastico: d’accordo con il Ministero dell’Economia consentiremo di confermare l’esonero dall’insegnamento a un vicario per attività di supporto ai dirigenti scolastici alle scuole che lo avevano lo scorso anno”, ha confermato lo stesso Miur attraverso un comunicato ufficiale.Ora, alla luce degli accadimenti, sembra che queste risorse siano sparite in due giorni. Se inizia così l’applicazione della legge sull’organico dell’autonomia, allora si prevede un anno di fuoco. Per Anief, infatti, possono essere assegnati anche sei o sette esoneri a tutti i collaboratori che, questo sì, può indicare il dirigente scolastico. Ma sempre e solo a seguito della scelta del Collegio dei Docenti e l’adozione da parte del consiglio del Piano triennale dell’offerta formativa e della conseguente previsione nell’assegnazione dell’organico dell’autonomia, il quale, è bene ricordarlo, non prenderà servizio a novembre 2015 ma di fatto a settembre dell’anno prossimo. Perchè, si legge al punto C del comma 98, la Legge 107/15, i docenti dell’organico potenziato “sono assunti, con decorrenza giuridica al 1 settembre 2015, nel limite dei posti di cui alla Tabella 1, secondo la procedura nazionale di cui al comma 100”.“Il nodo della questione – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief – sta nel fatto che il Collegio dei Docenti potrebbe non ratificare la scelta del dirigente scolastico di esonerare i loro colleghi. E anche qualora approvino la proposta, sacrificando ogni cambiamento all’attuale Piano dell’offerta formativa previsto dalla norma, non potrebbe tale scelta consentire esoneri per quest’anno non essendo economicamente possibile, ma soltanto giuridicamente, assegnare del personale alle scuole”.“La soluzione per quest’anno deve essere diversa: il Miur – continua il presidente Anief – deve trovare risorse aggiuntive subito, perché i vicari non possono tornare in classe e lasciare i dirigenti a gestire, senza collaboratori diretti esentati dalle lezioni, in media 5-6 plessi. In questo modo, la scuola sarebbe ingestibile”, “Inoltre, sorge un altro problema spontaneo – dice ancora Pacifico -: se la scuola chiede anche un esonero e accantona un posto per un vicario, secondo quale criterio il cervellone sceglierà il docente scorrendone la graduatoria nella fase C di assunzioni con 55mila posti da assegnare? Forse, non solo i docenti, ma anche al Miur avrebbero bisogno di un corso di aggiornamento sulla corretta applicazione della riforma”.
Per questi motivi, l’Anief sta realizzando in questi giorni 32 seminari specifici sulla Legge 107/2015, rivolti alle Rsu e al personale scolastico e da svolgersi prima dell’avvio dell’attività didattica; altrettanti seminari verranno realizzati, in ogni provincia, nella seconda metà di settembre, prima dell’approvazione della riforma.
Si ricorda, con l’occasione, che Anief ha riaperto i ricorsi in tribunale per il recupero della liquidazione dei vicari dei dirigenti scolastici: si tratta, oltre che di una battaglia di principio, di vedersi assegnare una cifra di mancati emolumenti che si aggira sui 25mila euro. Sono quelli spettanti, in media, al lavoro da svolto da un vicario negli ultimi cinque anni. A tal proposito, più di un giudice si è già pronunciato favorevolmente per il risarcimento. Tutti i vicari interessati ad ottenere la liquidazione spettante, a seguito della mancata assegnazione di indennità di reggenza e sostituzione del dirigente scolastico, anche per brevi-medi periodi, possono aderire ricorso preparato dall’Anief.

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