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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Prodi: Luci ed ombre della globalizzazione

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2015

romano prodiTIRANA – In un intervento al Panel su “La gratuità e il mercato globale” all’Incontro internazionale “La pace è sempre possibile” organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio a Tirana, l’ex presidente della Commissione Europea Romano Prodi ha detto: “Non condanno la globalizzazione senza la quale un miliardo di persone non sarebbe arrivato ad una vita decente”. Tuttavia “con la globalizzazione è aumentata la disuguaglianza, perché da quando si è avuta l’affermazione del modello Reagan -Thatcher per il quale chi mette le imposte perde le elezioni, prima sono state colpite le classi più basse e ora la classe media”. Successivamente Prodi ha sostenuto che “quando il Papa dice che il mondo è troppo regolato dal ‘dinero’, descrive una realtà globale. Noi dobbiamo correggere la realtà, e deve essere lo Stato a regolare il mercato in modo che l’aiuto reciproco vada nella giusta direzione”. Prodi ha parlato anche della questione dei rifugiati, e ha ricordato che “la gratuità viene esaltata quando si vive in un clima di giustizia sociale. Sui rifugiati era tutto fermo. Poi un governante (Angela Merkel, n.d.r.) dà un messaggio politico e si sblocca tutto, perché tutto era dominato dalla paura”.
Nello stesso Panel il Vescovo di Frosinone Mons. Ambrogio Sperafico ha sostenuto che “la logica del dono sembra scalzata dalla logica della finanza e del denaro; il mercato sembra ingovernabile. Una società così non può che vivere di paura e addossare le nostre paure agli elementi di disturbo, come è accaduto con i profughi”. “La dittatura del materialismo – ha aggiunto Mons. Sperafico – si avverte anche in Africa e in Asia, in Paesi poveri nei quali si sviluppa una teologia della prosperità. Per questa mentalità e per questa teologia la vita è un’opportunità da cogliere ed il gratuito qualcosa che non conta. Invece la cultura del gratuito reintroduce l’umano nel cuore della vita degli uomini, emancipa dalla solitudine delle proprie sofferense e ricrea quell’umanesimo di cui abbiamo bisogno ed un nuovo antropocentrismo in dialogo col mondo e non più centrato sull’io”.

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