Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Archive for 26 settembre 2015

Show del Piccolo Coro con MSC Crociere e Unicef

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

piccolo coroMilano Domenica 27 settembre alle 15.30, presso l’Auditorium di Expo, il Piccolo Coro “Mariele Ventre” dell’Antoniano di Bologna diretto da Sabrina Simoni è l’ospite speciale della grande festa organizzata da MSC Crociere per celebrare, insieme ad UNICEF, il raggiungimento dei primi 4 milioni di euro raccolti dalla Compagnia di navigazione a favore del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia. Si tratta di un traguardo importante che si vuole festeggiare con uno show di musica ed intrattenimento per tutta la famiglia, condito dalle più belle canzoni dello Zecchino d’Oro, interpretate dal Piccolo Coro chiamato ad essere sempre presente in scena. Con l’esecuzione dal vivo del brano “I Can Believe”, colonna sonora della campagna di raccolta fondi promossa da MSC a bordo delle proprie navi da crociera, il Piccolo Coro apre le porte ad un primo momento più istituzionale e celebrativo, in cui intervengono sul palco un rappresentante di MSC Crociere e un ambasciatore UNICEF. A seguire, tante sorprese in programma per il pubblico di Expo, dalla performance speciale di Cristina D’Avena, ai favolosi trucchi del mago Stefano Bronzato, alias Steven del programma tv “Steven-Street of Magic” – uno dei volti più amati di DeA Kids. Con una scaletta musicale studiata appositamente per l’occasione, il Piccolo Coro apre la seconda parte dello show, una vera e propria festa in musica, con una versione inedita de “Lo Zecchino siamo noi” e con un medley delle più belle canzoni dello Zecchino d’Oro ispirate a tematiche legate all’alimentazione e alla solidarietà. La consegna ufficiale da parte di MSC di un assegno ad UNICEF, conclude questo pomeriggio fatto di musica e di divertimento insieme alla proiezione in anteprima del cartone animato ispirato alla mascotte di MSC, Doremi, tanto amata da tutti i bambini e protagonista della hit “Doremi Dance”, brano realizzato dal Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna diretto da Sabrina Simoni e utilizzato come sigla d’apertura di tutte le attività per bambini a bordo delle crociere MSC. (foto: piccolo coro)

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“Scusi parlo con i televisori?”

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

lorenzo pasquaPalermo domenica 27 settembre al Morrison il locale del centro storico di Palermo che omaggia il leader dei Doors, in piazzetta delle Vergini – locale del centro storico di Palermo (raggiungibile o da via Maqueda – salita Castellana – o da corso Vittorio Emanuele).
Alle 19 a dare il via alla serata sarà la cucina, che trasformerà il locale in burgerhouse, servendo megapanini con hamburger a tre piani di manzo, maiale, pollo e persino vegani.
Alle 22,30 si ride delle storture del mondo del lavoro, attraverso il punto di vista di un commesso di un negozio di una nota catena di elettrodomestici, sottoposto alle richieste folli dei clienti, che non sempre hanno ragione. È ironia, paradossalmente reale, allo stato puro “Scusi, parlo con i televisori?”, il libro di Roberto Pizzo e Lorenzo Pasqua che sarà presentato nel corso della serata.
Il testo racconta la giornata tipo di un lavoratore di un negozio di elettrodomestici, presentata come una raccolta di battute derivate da episodi di vita vissuta in prima persona o riportati dalle esperienze di altri colleghi. Un susseguirsi di situazioni grottesche e paradossali tra il protagonista e i clienti, per ridere dalla prima all’ultima pagina Dialoghi di ogni genere e conversazioni ai limiti dell’assurdo. Castronerie tecnologiche, violenze grammaticali e domande prive di logica che metteranno a dura prova la pazienza del nostro “antieroe”. Un modo per descrivere col sorriso un mondo del lavoro, quello dei commessi delle grandi catene di distribuzione, che spesso, sul fronte dei diritti, non sono protagonisti del circuito mediatico, ma che alla fine si rivelano gli “operai” dei nostri anni.
La presentazione di questa domenica fa da preludio agli show di stand up comedy “Ricoverati comedy night”, lo show dove gli attori Michele Cordaro, Lorenzo Pasqua e Roberto Pizzo del canale Youtube “Cristiano Pasca e I Ricoverati”
Il lunedì del Morrison sarà caratterizzato dal marchio “Jam”. Ogni settimana alle 22 i musicisti professionisti e non della città potranno ritrovarsi sul palco, incontrarsi, sfruttare la strumentazione messa a disposizione dall’associazione culturale e sala prove “Mus & art studio” e cantare e suonare insieme, improvvisando e unendosi in nome della musica. Primo appuntamento lunedì 28 settembre e in tutti gli inizi settimana a seguire.
Sabato 10 ottobre alle 22 esordisce “RetròBottega live show”, il nuovo format ideato dai Bottega Retrò Cocò Gulotta e Al Di Rosa, che vede la musica come filo conduttore. Protagonisti saranno musicisti e cantautori della nuova generazione palermitana, che si confronteranno e scambieranno idee musicalmente con musicisti affermati. Un luogo dove scoprire nuovi fenomeni e talenti musicali. Dopo l’appuntamento del 10 ottobre, il format sarà replicato ogni giovedì a partire dal 15 ottobre, sempre alle 22.
Altra sorpresa sarà la notte di Halloween di sabato 31 ottobre, che vedrà il Morrison trasformarsi in una casa dell’orrore della musica, dove non mancheranno le sorprese.
Il Morrison è aperto dal giovedì al lunedì dalle 19 a tarda notte. Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito. (Vassily Sortino)

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Teatro: Disorient express

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

cinzia1Roma Dal 29 settembre al 25 ottobre 2015 ore 21,00 teatro Golden Via Taranto 36 Disorient express di Cinzia Leone con Fabio Moreddu per la regia di Fabio Moreddu ed Emilia Ricasoli. Uno spettacolo che racconta la confusione generata da una forma di democrazia virtual-virale alla quale eravamo impreparati: milioni di persone che improvvisamente, grazie alle infinite opportunità di espressione offerte dalla tecnologia e dalla virtualità, parlano, esprimono opinioni e aggiungono informazioni. Siamo disorientati da un vento di contraddizioni che ci spettina tutti i pensieri.. Questo è il perno del racconto plasmato dall’intelligente e diretta ironia di una predicatrice, previsionista e affabulatrice comica che si immedesima – tra battute, gag e copioni tratti dalla nostra vita quotidiana – nella mente confusa di ognuno di noi. Si intitola DISORIENT EXPRESS, l’ultimo lavoro di Cinzia Leone scritto a 4 mani con Fabio Mureddu e prodotto da Cristian Di Nardo in scena a Roma il 3 e 4 luglio alle Terrazze dell’Arte (Palazzo dei Congressi, EUR) e il 17 luglio nell’ambito della rassegna “All’ombra del Colosseo”. “Non è la storia di un treno che non sa dove andare – preannuncia l’attrice che dichiara essersi ispirata dai milioni di input che la giungla tecnologica ci offre – “è una fotografia di gruppo in cui ci siamo tutti e tutti abbiamo un’espressione visibilmente disorientata. Siamo disorientati, sì. Ci aggiriamo nel mondo con l’espressione di nonna nella foto di Natale, scattata dopo che l’hanno rimbambita cercando di farle ricordare i nomi di tutti e trentasei i nipoti.cinzia E come può non essere disorientata un’umanità travolta ogni minuto da un cambiamento? Come possiamo essere sicuri di noi stessi e della realtà che ci circonda se ad ogni notizia sentita in televisione possiamo trovare contemporaneamente la smentita su Internet?
Come possiamo accontentarci anche solo di un lavoro qualunque, in un momento in cui, qualunque sia il lavoro non ti pagano e il massimo che puoi farci è mettertelo nel … curriculum? Come possiamo rilassarci con lo zapping, se, anche potendo scegliere tra centinai di canali, troviamo ovunque la stessa cosa: gente che canta o che cucina?”Per raccontare tutto questo in una sola rappresentazione, che la vede interagire sul palco insieme allo stesso Mureddu e ad una serie di proiezioni, Cinzia affronta i contenuti provando ad aggiornarli in tempo reale, esattamente come avviene nei programmi in diretta, come se ci fosse una redazione costantemente connessa al mondo esterno in tutte le sue inaspettate varianti.“Credetemi sulla parola, la realtà vista così è destabilizzante e comica allo stesso tempo perché i cambiamenti e le contraddizioni continue la rendono invisibile. E’ per questo che siamo disorientati, proprio come treni che viaggiano senza un binario e che non sanno dove andare…”Le musiche sono di Marco Schiavoni, le scenografie sono di Adriano Betti, i costumi sono stati curati da Francesca Mescolini, la consulenza artistica è di Giuliano Perrone. (foto:cinzia)

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Rimettere la persona al centro

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

federanziani“Nelle dichiarazioni susseguitesi in queste ore sul tema dell’appropriatezza abbiamo l’impressione che si stia dimenticando la cosa fondamentale, cioè che quando parliamo di sanità dobbiamo mettere al centro non tecnicismi, burocrazia o singole categorie, ma la persona umana con i suoi bisogni, la sua fragilità, facendo il possibile per garantire l’accesso alle cure e al tempo stesso l’appropriatezza assistenziale. E tutto ciò non è conseguibile se non lavorando uniti, abbassando i toni e comunicando con chiarezza ai cittadini ora confusi e disorientati”, così Roberto Messina, Presidente di FederAnziani Senior Italia commenta le polemiche sul decreto appropriatezza.
“Di fronte all’imperativo di garantire la sopravvivenza del Servizio Sanitario Nazionale senza mortificare l’autonomia delle professioni, né ledere il diritto alla salute dei cittadini, è necessario che Ministero, regioni, sindacati, medici, società scientifiche e associazioni condividano un percorso e si spendano per far capire con chiarezza ai cittadini, ignari dei tecnicismi vari, cosa sta accadendo al Servizio Sanitario Nazionale di questo Paese. In quanto anziani siamo i primi ad avere interesse a che l’accesso alle prestazioni diagnostiche necessarie non sia limitato, visto che gli ultrasessantacinquenni rappresentano il 67% degli accessi alle prestazioni diagnostiche erogate dall’SSN. Abbiamo, del resto, piena fiducia nei camici bianchi e nella loro capacità di essere garanti dell’appropriatezza prescrittiva, e siamo disposti ad assumere a nostra volta questo ruolo di vigilanza, per porre un argine ai rischi della medicina difensiva. Ci chiediamo, invece, se si sia riflettuto a sufficienza sui potenziali costi che il Servizio sanitario dovrà sostenere per esercitare un costante controllo sulle presunte prescrizioni inappropriate; non vorremmo trovarci, infatti, a spendere decine di milioni di euro in uffici ispettivi e guadagnare un pugno di mosche in termini di riduzione dell’inappropriatezza; senza tener conto del rischio maggiore, quello della compromissione del rapporto di fiducia tra medico e paziente. D’altro canto, se è vero che in Italia si erogano 1 miliardo 365 milioni di prestazioni ogni anno, pari a 22,78 prestazioni in media per ogni residente, e che l’87% di queste è negativa, e se è stato stabilito che alcuni esami, una volta effettuati (a totale carico dell’SSN) possono essere ripetuti dopo 5 anni in assenza di patologie e particolari fattori di rischio, certamente esistono linee guida medico scientifiche che lo consentono. I cittadini/pazienti per primi devono comprendere che razionalizzare le prestazioni non significa togliere salute ai cittadini, ma operare per il mantenimento di un sistema universalistico, e per consentire di adeguare l’offerta di servizi ai nuovi bisogni sanitari, prodotti anche dall’invecchiamento progressivo della popolazione, e dalle opportunità offerte dall’innovazione. Per consentire ciò occorrono l’impegno e l’onestà intellettuale di tutti, senza strumentalizzazioni, perché la salute non è un costo ma una risorsa della nostra nazione”.

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Food science day

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

parma universitàParma Lunedì 28 settembre nel Campus Universitario dell’Ateneo di Parma (Parco Area delle Scienze) si terrà la giornata di presentazione dei corsi di laurea “FOOD SCIENCE DAY”.Dalle 8:30 alle 10:30 nell’Aula A della sede didattica di Scienze degli Alimenti si terrà il ritrovo per gli studenti di Scienze e Tecnologie alimentari mentre dalle 10:30 alle 12:30 nell’Aula R del Polo didattico “Q02” si troveranno gli studenti di Scienze Gastronomiche.In entrambi gli incontri, laureandi, neo laureati e studenti di dottorato accoglieranno le matricole dei corsi di laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari e Scienze Gastronomiche per raccontare ai futuri studenti l’organizzazione didattica e i contenuti del corso di studio scelto, lasciando spazio anche alle domande delle matricole. Le neo matricole riceveranno tutte le indicazioni e suggerimenti utili per cominciare al meglio la loro esperienza universitaria. Inoltre saranno presenti testimonial del mondo imprenditori alimentare (ex studenti dei cdl dell’Ateneo parmense) che racconteranno la loro esperienza. I docenti dei corsi saranno presenti per garantire il corretto svolgimento della manifestazione.

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​Profumi autentici della romanità

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

ciriolaRoma mercoledì 30 settembre dalle ore 18,30 [fino a tarda notte] dar Ciriola al Pigneto via Pausania 2/A.L’interno e gli arredi in tipico stile “dar Ciriola”, con i suoi colori e le maioliche anni Sessanta, ricordano la grande bellezza della tradizione romana e rendono genuino e familiare anche il momento della colazione. Un posto che ricorda la casa della nonna con tavolini in formica, foto “di famiglia”, arredi vintage e un buon angolo caffè con estratti naturali… magari accompagnati da ciriole calde tostate e confetture naturali! dar Ciriola continua la sua storia e non perde le sue origini, anzi le rinforza per accompagnare i suoi ospiti in ogni momento della giornata. Diventa il luogo ideale per iniziare la giornata: dalla colazione, a un pranzo veloce con la tavola fredda (e ovviamente le irresistibili ciriole farcite!) fino all’aperitivo (lo “sfriz” è consigliato!) o una cena street food romanesca!
Genuinità, tradizione e tipicità restano gli ingredienti privilegiati di ogni prodotto offerto!
In occasione dell’inaugurazione dar Ciriola farà degustare a tutti i suoi ospiti vino bianco o rosso e saranno esposte, temporaneamente, le foto vincitrici il concorso“Uno scatto a colazione” organizzato da Street & Food Factory. (foto: ciriola)

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Coinvolgimento dei dipendenti europei

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

europa-261011-cOracle ha reso noti i primi risultati della ricerca Oracle Simply Talent, che ha preso in esame il tema del coinvolgimento dei dipendenti in molti paesi europei. La ricerca rivela che sono i colleghi, e non i manager, il fattore chiave per creare un maggiore engagement sul luogo di lavoro. C’è anche un dato preoccupante: secondo gli interpellati, proprio le Risorse Umane sono la funzione meno in grado di produrre un impatto positivo sul loro coinvolgimento. Questo studio mette al centro dell’attenzione i modi in cui chi gestisce il personale può farsi carico del coinvolgimento dei dipendenti, contribuendo così a costruire una migliore cultura aziendale, capace di migliorare i risultati di business. Lo studio Oracle Simply Talent, che ha lo scopo di capire i fattori chiave per favorire il coinvolgimento dei dipendenti e i suoi vantaggi, ha raccolto informazioni da 1.511 dipendenti di grandi aziende europee. Il sondaggio rivela, a sorpresa, che il 42% degli intervistati attribuisce ai colleghi il maggiore impatto positivo sul proprio livello di coinvolgimento sul luogo di lavoro; una percentuale ben più elevata di quanti lo attribuiscono ai proprio manager diretti (21%) o ai manager della business unit di appartenenza (7%). Solo il 3% del campione afferma che è la funzione Risorse Umane a creare l’impatto più positivo per loro.Al contrario, quando si tratta di stabilire chi abbia un’influenza negativa, i dipendenti delle aziende europee individuano i principali responsabili nella senior leadership (19%) e nei manager a cui riportano direttamente (11%).Loïc Le Guisquet, President for Europe, Middle East and Africa (EMEA) and Asia Pacific regions di Oracle ha commentato: “Questi dati dovrebbero preoccupare i team HR dal momento che indicano come le Risorse Umane non riescano a creare coinvolgimento agli occhi dei dipendenti. Se è così, quale speranza può esservi che le Risorse Umane possano avere un impatto positivo sull’ambiente di lavoro e sulla cultura aziendale? Questo studio dovrebbe suonare come un campanello d’allarme, affinché le direzioni HR dimostrino in modo chiaro e visibile a tutti il valore che apportano alle loro aziende e ai dipendenti”.Secondo lo studio Oracle, solo poco più di un terzo (35%) dei dipendenti in Europa occidentale si sente coinvolto sul luogo di lavoro per la maggior parte del tempo. Essi ritengono tuttavia importante che le loro aziende affrontino il tema nel modo giusto, indicando fra i principali vantaggi del coinvolgimento l’aumento della produttività (56%), una minor probabilità di voler cercare un nuovo posto di lavoro (37%) e una maggiore capacità di fornire alla propria azienda idee creative sugli elementi da migliorare (35%).I vantaggi dell’engagement si estendono, secondo gli interpellati, anche al servizio ai clienti: il 30% degli intervistati afferma di essere più disposto a fornire un miglior servizio al cliente quando si sente coinvolto. Ciò suggerisce il fatto che le aziende che riescono a coinvolgere al meglio il proprio personale possono guadagnare moltissimo in termini di performance di business.Lo studio Oracle mette in luce anche il punto di vista dei dipendenti su come la funzione Risorse Umane e in generale il management aziendale potrebbe farli sentire più coinvolti sul lavoro. Secondo gli interpellati, la principale priorità del management dovrebbe essere il riconoscimento dei risultati (53%), seguito dall’aiutare i dipendenti a capire quale sia il contributo che ciascuno di essi fornisce all’azienda (35%) e dal dare loro l’opportunità di partecipare a progetti interessanti (34%). Preoccupa invece notare come circa un terzo (32%) dei dipendenti in Europa occidentale segnali la mancanza di riconoscimento dell’eccellenza individuale da parte delle aziende – un dato che indica un disallineamento tra dirigenza e personale in merito a ciò che costituisce un buon management. Tale disallineamento è evidenziato anche da altri risultati della ricerca: il 57% dei dipendenti afferma infatti di desiderare che il proprio management assuma uno stile maggiormente proattivo, mentre il 56% preferirebbe un approccio manageriale più personalizzato che riconosca l’individualità – due metodi che non sono implementati nelle rispettive aziende. Solo il 26% del campione lavora in aziende caratterizzate da uno stile manageriale che offre maggiore proattività.La generazione più giovane (i Millennials) è in particolare quella che desidererebbe discutere più regolarmente della propria carriera con i manager di cui sono alle dirette dipendenze. In questo segmento d’età si trova la maggior parte di lavoratori che già ha questa possibilità (44%), ma vi si trova anche la più alta percentuale di persone (79%) che non riesce ad avere un confronto regolare sulla propria carriera.Questo segmento demografico contiene la maggior parte di dipendenti (44%) che ha, in generale, questa possibilità, ma è anche il gruppo con la più alta percentuale (79%) di personale che non riesce a discutere con regolarità della propria carriera come invece vorrebbe.
Attualmente, solo il 29% dei dipendenti ritiene che la propria azienda sia proattiva nel coinvolgimento del personale; il 42% invece dichiara di lavorare in aziende che aspettano che sia il dipendente a fare il primo passo per affrontare una determinata questione. Solo il 33% è convinto che la propria azienda capisca i dipendenti e li tratti come “individui”, mentre il 56% giudica media, scarsa o molto scarsa la capacità dei dirigenti della loro funzione di fornire un feedback regolare. Solo l’11% ha un datore di lavoro che comunica con il personale mediante regolari (una volta al mese o più) sondaggi sul tema del coinvolgimento.Loïc Le Guisquet ha concluso: “I dipendenti percepiscono un gap tra ciò che li coinvolge davvero e l’approccio del management nei loro confronti: per la funzione Risorse Umane, questa è una splendida opportunità di prendere in mano in prima persona questo tema all’interno delle loro organizzazioni. Visto che la motivazione arriva dai colleghi, si può rafforzare questa influenza positiva creando piattaforme di collaborazione, condivisione, strumenti social. Allo stesso modo, si possono soddisfare meglio anche le aspettative del personale – in particolare dei più giovani – riguardo alla necessità di ricevere feedback e riconoscimento in modo più regolare: i team HR possono farlo adottando tecnologie che aiutino il management ad avere una visione sempre aggiornata del profilo e delle attività dei loro dipendenti, così da stimolare dinamiche di relazione più personalizzate e soddisfacenti”.

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Democrazia: Non bastano le riforme

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

agricolturaIl dibattito di questi giorni sulle riforme inerenti all’assetto istituzionale – dichiara il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso – sta evidentemente spostando l’attenzione sul binario sbagliato e tralasciando invece quello principale. La democrazia infatti non si pratica solo cambiando le regole, ma con un atteggiamento inclusivo e di dialogo con tutti gli attori della cosa pubblica.
Un esempio concreto – continua Tiso – viene ancora una volta dal primario. Il settore (che pure avrebbe bisogno di riforme radicali) paga chiaramente un deficit democratico derivante dalla scarsa considerazione di numerosi soggetti radicati nel territorio ma che, sia il governo, sia il ministero per le Politiche Agricole, continuano deliberatamente ad ignorare e ad escludere dai processi decisionali.
I risultati di questi atteggiamenti – conclude Tiso – sono sotto gli occhi di tutti; soprattutto perché consentono a coloro che sono stati artefici del collasso del sistema agricolo nostrano di effettuare scelte fondamentali senza dover nemmeno giustificare i tanti fallimenti di questi anni. E’ in primo luogo questa modalità, prima ancora delle regole, a dover essere necessariamente cambiata

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Fibrillazione atriale

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

fibrillazione atrialeAccendiamo il televisore, ascoltiamo il telegiornale, sentiamo e leggiamo che il Parlamento fibrilla, fibrilla la Borsa, sono in fibrillazione i taxisti, i maestri…. sembra che tutto il mondo fibrilli.Fibrillare vuol dire muoversi in modo scomposto, disordinato: l’unico che ha il diritto di definirsi fibrillante è il cuore, che quando fibrilla può causare ictus cerebrale e addirittura arresto cardiaco: non possiamo evitare la fibrillazione, ma possiamo riconoscerla immediatamente quando si presenta, ed evitarne le conseguenze.
La fibrillazione atriale affligge 2 persone su 100 nel mondo e 6 milioni di pazienti in Europa[4], da 3 a 5 milioni negli Stati Uniti[5] , fino a 8 milioni in Cina[6]. Se adattiamo alla popolazione italiana attuale (60 milioni) i dati disponibili nella letteratura internazionale (prevalenza di FA di circa 1,0% nella popolazione generale) si può calcolare che il numero dei pazienti affetti da FA nel nostro paese sia di 600.000 persone. E non finisce qui: si stima che il numero dei pazienti affetti raddoppierà entro il 2050, in conseguenza dell’invecchiamento della popolazione. La fibrillazione atriale moltiplica per cinque il rischio di ictus : sappiamo che 1 ictus su 5 è causato da questa aritmia. L’ictus è spesso fatale, ma in un caso su tre lascia invalidità gravi e colpisce persone sempre più giovani , non solo gli anziani, e chi sopravvive ha una alta probabilità di avere un nuovo ictus, con un enorme incremento nel costo delle cure, insostenibile da qualunque servizio sanitario in un futuro non lontano http://www.prnewswire.com/news-releases/i-dati-provenienti-dal-registro-globale-sulla-fibrillazione-atriale-segnalano-un-impiego-non-ottimale-degli-agenti-antitrombotici-nella-prevenzione-dellictus-273585711.html
Ecco perché Il nuovo numero di SALTO, il 78esimo in 29 anni di lavoro di ALT, è dedicato proprio a un tema delicato e che riguarda tutti noi: “Il ritmo del cuore”. Un modo per conoscere il muscolo più importante del nostro corpo, capire come si ammala e come possiamo averne cura , anche imparando ad ascoltarne i battiti. Basta un dito su un polso, un semplice gesto a portata di bambino, per capire se la fibrillazione atriale è alle porte. Riconoscerla consentirà di evitare gli eventuali danni correlati, come l’ictus e l’arresto cardiaco: persino i bambini potranno imparare a sentire il battito del cuore e a riconoscerlo quando alterato, salvando la vita degli adulti che hanno cura di loro.
Un richiamo alla salute a tutto tondo, dunque, all’adozione di uno stile di vita intelligente, sostenuto con forza anche dalla seconda edizione della Giornata mondiale della Trombosi http://www.worldthrombosisday.org che il prossimo 13 ottobre porterà all’attenzione del mondo il tema della trombosi come causa di eventi drammatici, e altrettanto spesso invalidanti, ma evitabili. La Trombosi è la causa di oltre l’80% delle malattie che conosciamo come cardiovascolari: infarto, ictus embolia aterotrombosi, sono nel loro insieme la prima causa di morte e di grave invalidità nel mondo industrializzato , colpiscono il doppio dei tumori, ma possono essere evitate in almeno un caso su tre, soprattutto con lo stile di vita: che noi scegliamo. Possiamo correggere comportamenti pericolosi, e scegliere lo stile di vita e la qualità della nostra vita: non è solo dei medici la responsabilità di curare, oggi deve essere prioritariamente nostra
Un cuore con un aritmia non riconosciuta, sottovalutata o non curata rappresenta un enorme rischio per il cuore stesso e per il cervello. L’ictus da fibrillazione è più frequente di quanto si pensi: ruba la vita a oltre 6 milioni di persone ogni anno, e ne lascia drammaticamente invalide 5 milioni.“Il cuore si muove dal momento in cui la vita comincia nel grembo della madre fino al momento in cui la vita finisce. Si muove grazie a un sistema elettrico autonomo che gli permette di spingere in maniera composta ed efficiente il sangue pulito nei vasi, anche in quelli più piccoli. Allo stesso modo, il cuore manda il sangue sporco a ripulirsi nei polmoni, per poi tornare in circolo a nutrire tutte le cellule – spiega la dottoressa Lidia Rota Vender, presidente di ALT. Il suo movimento deve avere un ritmo regolare, come una danza elegante: accelera se siamo emozionati, se abbiamo paura, se ci muoviamo, rallenta quando dormiamo o quando siamo calmi. Se il sistema elettrico che lo governa invecchia, il ritmo può diventare irregolare, si creano aritmie, movimenti scomposti, che possono durare pochi minuti, qualche ora, o continuare: un cuore che fibrilla perde efficienza, fa mancare sangue e nutrimento al cervello, al cuore stesso, a tutti gli organi. Imparare a sentire il battito del nostro cuore è importante, un gesto che può salvare la vita”.
«Dobbiamo fare squadra se vogliamo battere le malattie cardiovascolari: Infarto, Ictus cerebrale, Embolia polmonare, Trombosi arteriosa e venosa, malattie gravi che colpiscono ogni anno almeno 8 mila giovani italiani : su 100 colpiti 3 hanno meno di 40 anni! Malattie che possono essere evitate, nei giovani ancor più che negli anziani. E’ molto, moltissimo,ma la battaglia si vince se ognuno di noi combatte in prima persona, per se stesso e per le persone che ama» – conclude la presidente di ALT, Associazione che da 29 anni lavora fianco a fianco di medici e pazienti, stimolando persone di tutte le età a informarsi e a scegliere uno stile di vita intelligente, a limitare i fattori di rischio, anche grazie a SALTO, al sito http://www.trombosi.org e alla pagina Facebook.

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Roma: Giubileo non bastano i soldi

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

vaticanoGrido di allarme del vicesindaco e assessore al Bilancio di Roma Capitale: i 50 milioni stanziati dal Governo, per far fronte alle spese urgenti per il Giubileo, non sono sufficienti, ce ne vogliono altri 70. Viste le difficolta’ di bilancio, perche’ non chiedere un contributo al Vaticano? D’altronde e’ stata la Santa Sede a proclamare, improvvisamente, un Giubileo quando si doveva svolgere nel 2025. Tenuto conto che il circuito dei pellegrini utilizzera’, anche, alloggi gestiti da religiosi con relativi introiti, sarebbe piu’ che giusto chiedere una partecipazione alle spese. Da considerare che il parcheggio del Gianicolo, di proprieta’ del Vaticano (con relativi incassi), e’ stato realizzato con il contributo finanziario, al 50%, dello Stato italiano.
Sollecitiamo l’assessore Causi. Chieda una partecipazione alle spese per il Giubileo al Vaticano; fara’ quel che prescritto dal Vangelo: bussate e vi sara’ aperto, chiedete e vi sara’ dato. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Cosa “sta sotto” i cibi?

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

cibo2Paese di provenienza, luogo di produzione, metodo di lavorazione, denominazione di origine controllata e garantita. Sono molteplici gli aspetti legati al processo di produzione del cibo che, prima di giungere sulle tavole di tutta Italia, subisce una serie di trattamenti sin dal luogo di produzione, fino a giungere confezionati sui banchi dei supermercati. Ma quanti sono gli italiani che s’informano tra le corsie dei supermarket su dove e come ciò che sta acquistando è stato prodotto, lavorato e infine confezionato? Secondo gli ultimi dati ben 7 italiani su 10 non si lasciano sfuggire queste informazioni e consultano le etichette dei prodotti per verificare personalmente le modalità di produzione e confezionamento. Le discriminanti più consuete nella scelta dei diversi prodotti? L’italianità (71%), la presenza di marchi di qualità garantita (67%), l’assenza di conservanti (66%) e la provenienza da filiere biologiche (61%). Tra i prodotti più “controllati” dagli italiani le carni fresche (85%), il latte (77%) e la verdura (72%). E’ quanto emerge da uno studio promosso dal Polli Cooking Lab, l’Osservatorio sulle tendenze alimentari dell’omonima azienda toscana emblema dell’italianità, condotto mediante metodologia WOA (Web Opinion Analysis) su circa 2000 persone tra i 18 e i 65 anni attraverso un monitoraggio online sui principali social network, blog, forum e community, realizzato in occasione della presentazione tenuta dall’azienda toscana F.lli Polli con Intesa Sanpaolo che si è svolta oggi al padiglione Waterstone all’interno di Expo 2015 per capire quanto è importante per gli abitanti del Belpaese sapere dove sono stati prodotti e come sono stati lavorati gli alimenti che portano sulle proprie tavole.Molto attento all’origine degli ingredienti che utilizza per i propri piatti è anche lo chef Chicco Cerea del ristorante Da Vittorio a Brusaporto, in provincia di Bergamo: “Per uno chef conoscere l’origine degli alimenti è fondamentale – sottolinea lo chef – E’ come per un pittore non conoscere la composizione delle varie pitture, gli effetti che danno e come trattarle. La conoscenza dell’origine e delle modalità di produzione permette di lavorare con più semplicità, interpretando ed accostando perfettamente gli alimenti. E’ fondamentale leggere attentamente le etichette, oltre che per la scadenza, per sapere se vi sono per esempio coloranti o additivi. Durante le manifestazioni gastronomiche in giro per il mondo mi accerto sempre che vi siano prodotti italiani di qualità negli hotel e nei ristoranti in cui vado a cucinare, per dare risalto alla fantastica cucina italiana”.Gli italiani, quindi, si mostrano decisamente attenti e vigili sulla provenienza dei prodotti, dove l’italianità viene percepita come una vera e propria garanzia di qualità; per questo privilegiano tendenzialmente gli alimenti nostrani e controllano le informazioni sulla confezione per accertarsi della loro origine. Lo dimostrano gli ultimi dati diffusi da Eurispes relativi al 2014, che hanno rivelato che quasi 8 italiani su 10 (77,6%) scelgono spesso prodotti alimentari Made in Italy. Molto importanti per gli abitanti del Belpaese anche i marchi di qualità garantita: quasi 1 italiano su 2 (46,4%) ha rivelato di privilegiare l’acquisto di prodotti con marchio Dop (89%), Igp (79%), Doc (75%), dove l’Italia è leader in Europa con 269 prodotti iscritti nel registro dell’Unione Europea, suddivisi tra 161 DOP, 106 IGP e 2 STG, secondo i dati del XII Rapporto Ismea Qualivita.
Quasi la totalità delle persone, ben il 95%, al concetto di Made in Italy associa un prodotto alimentare di origine interamente italiana, a partire dalle materie prime fino alle diverse fasi della lavorazione. Ma in quanti sono a conoscenza delle caratteristiche deve possedere un alimento per essere definito italiano al 100%? Dall’indagine è emerso che gli italiani sono molto informati sul tema, visto che ben l’81% sa che un prodotto, per essere definito Made in Italy, deve essere realizzato con materie prime prodotte sullo Stivale, lavorati e infine confezionato in Italia. C’è però anche una parte della popolazione (8%) che crede che il confezionamento può essere comunque fatto all’estero, mentre la percentuale scende al 6% per quanto riguarda i vari processi di lavorazione e al 5% per l’origine delle materie prime.Concorde con i risultati dell’indagine anche la stellata Viviana Varese del ristorante Alice di Milano, Chef Ambassador per Expo Milano 2015: “E’ importantissimo conoscere l’origine degli alimenti e soprattutto come vengono coltivati – spiega la chef stellata – Il motivo è molto semplice: avendo a che fare con una materia viva è fondamentale conoscerne l’origine per capire come sfruttarla al meglio e ottenere il massimo dagli ingredienti scelti. Non si può prescindere quindi dalla lettura delle etichette dei prodotti; per quanto riguarda la mia cucina, uso praticamente solo prodotti made in Italy e ne controllo sempre l’origine”.
Ma quali sono le maggiori preoccupazioni che portano sempre più italiani a monitorare le etichette degli alimenti? Se per il 77% la paura è quella di acquistare prodotti lavorati in paesi dove non si rispettano le più elementari norme igienico-sanitarie, per il 69% l’etichetta va esaminata per controllare l’eventuale presenza di conservanti, coloranti o altri indesiderati additivi chimici. Molto importanti per gli italiani è anche la questione nutrizionale, allo stesso modo delle intolleranze e delle allergie: ben 6 su 10 infatti leggono con attenzioni i valori nutrizionali e gli eventuali allergeni presenti nel prodotto. Tra le migliaia di prodotti presenti nei supermercati, quali sono quelli tenuti maggiormente sotto controllo dagli italiani? Al primo posto nella speciale classifica del “Cosa sta sotto?” ci sono le carni fresche (85%), di cui viene esaminato il luogo di allevamento e di macellazione, il latte (77%), allo stesso modo dei prodotti caseari, e la verdura (72%). Chiudono la classifica gli insaccati (68%), la frutta (65%) e la carne in scatola (61%).
Una recente ricerca condotta dal Ministero per le Politiche agricole e forestali ha rivelato infine che l’82% degli italiani sarebbe disposto a spendere di più per avere la certezza dell’origine e provenienza italiana del prodotto. Questa scrupolosa attenzione all’origine e alla qualità è dimostrata da un dato veramente sorprendente: 1 italiano su 2 sarebbe pronto a pagare dal 5 al 20% in più per avere la garanzia della qualità Made in Italy. Ma questa attenzione è la medesima tra uomini e donne, in ogni fascia d’età e in tutto lo Stivale? La risposta è negativa se si pensa che le donne (77%) si rivelano decisamente più attente degli uomini (63%) per quanto riguarda l’origine dei prodotti, e che la percentuale di “controllo” passa dall’85% nella fascia 50-65 al 61% nella fascia 18-25. A livello geografico infine svetta il Nord, che con una percentuale di controllo delle etichette pari al 75%, supera il Centro (72%) e il Sud (68%).

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XVI Convegno Nazionale IdO

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

Policlinico La Sapienza RomaRoma, 16-18 ottobre 2015 Sala Congressi Via Rieti, 13 Una diagnosi è completa solo se la valutazione clinica viene effettuata tenendo conto delle diverse fasi evolutive e nel rispetto della storia di ogni bambino. Il convegno dell’IdO, ‘Il processo diagnostico nell’infanzia. Cosa e come valutare clinicamente sintomi e comportamenti del bambino’, punta sulla conoscenza delle linee di sviluppo, promuovendo tre giorni di confronti tra esperti nazionali per lanciare uno sguardo diverso sul mondo dell’infanzia, più rispettoso e più prudente, perché i segni e i sintomi rappresentano solo una parte dell’ ”evidence based”.Il Congresso sarà visibile gratuitamente anche in diretta streaming sulla homepage del sito http://www.ortofonologia.it. Sono inoltre previsti 15 crediti ECM e per i partecipanti è disponibile la procedura di registrazione sempre sul sito dell’IdO.A tutti gli iscritti, anche online, verrà infine rilasciato l’attestato di partecipazione. La tre giorni è rivolta a pediatri, neuropsichiatri infantili, psicologi, psicoterapeuti, pedagogisti, logopedisti, psicomotricisti, insegnanti, educatori e assistenti sociali. Saranno illustrate ricerche, test innovativi e scale di screening

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Conferenze “A tu per tu con la storia”

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

braccianoBracciano sala conferenze dell’Archivio storico di Bracciano in Piazza Mazzini 5. Gli incontri, a ingresso libero, iniziano alle 17.15. Questi i prossimi incontri in programma:
Sabato 17 ottobre Callisto: lo schiavo banchiere che divenne papa Dal cimitero sulla Via Appia alla catacomba di Calepodio a cura di Alessandra Squaglia
Sabato 14 novembre Roma nel Medioevo Strade, case e monumenti di una città in cambiamento (X-XIII secolo) a cura di Giampiero Marcello
Sabato 19 dicembre Gli egizi e l’aldilà Concezioni sull’oltretomba nelle civiltà mediterranee antiche a cura di Alessandro Lamperti

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Bullismo, violenza, baby gang

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

bullismo1E’ il solito corollario di stupore per i fatti accaduti in città, oppure per quel ragazzo suicidato-si perché umiliato con intenzionalità, con persistenza, con asimmetria vergognosa. In questi ultimi tempi, si verificano fatti delinquenziali compiuti da adolescenti e giovani adulti, non piu’ e non solo di bassa estrazione sociale, ma provenienti da famiglie borghesi e benestanti. Da noi, per ora, bullismo non è sinonimo di devianza-criminalità, il nostro è un bullismo del benessere, è abuso dell’agio, persino chi non ha niente, possiede qualcosa al fondo delle tasche, non è disagio che picchia contro al mancato raggiungimento di un traguardo economico, è disagio relazionale, paura della vita, non della morte, è incapacità e rigetto della scelta.Quando poi l’irreparabile accade, l’illusione da parte del nucleo famigliare, di essere per-bene, perché si è raggiunto un benessere economico, crolla insieme alla convinzione che ciò non può comportare alcun tipo di rinculo. Eppure è in questo modo di vivere “ sempre in piedi “ che nasce l’iconografia del nuovo disagio, in un imperativo che contempla e avvolge come linguaggio contemporaneo, che sovverte i lignaggi, le religioni e le politiche, quel linguaggio che mette a soqquadro e drammaticamente inverte il concetto di “ essere con l’avere “. Quale famiglia resiste ai conflitti se gli stili educativi corrono sull’atomizzazione dell’ascolto, in rifugi costruiti a misura che deresponsabilizzano, così facendo è ben più stimolante non subordinare mai le passioni alle regole, a tal punto da trovarsi disarmati e arresi gia in partenza. Ci preoccupano i bulli, bene intruppati in baby gang nel vicolo cieco, invochiamo la frusta, ma l’avviso che ne dovrebbe derivare sta nel non incappare nelle superficialità che potremmo pagare a caro prezzo, c’è la necessarietà di attuare piani economici e politiche sociali che vedano coinvolti non solamente i ragazzi, ma anche gli altri, in quel famoso sostegno alla genitorialità troppe volte dimenticato a metà del guado. Le responsabilità penali sono sempre individuali, come le vite a perdere di tanti ragazzi, ma forse le armi usate nelle loro contese, sono quelle che i grandi lasciano senza protezione all’intorno, sono le armi delle parole, quelle parole che teatralmente condannano la violenza, per poi esortare i propri figli a non credere a nessuno, neppure alle tante storie anonime, drammatiche, devastanti, scritte e cancellate nella frazione di uno sparo. I bulli si moltiplicano nelle classi come nelle strade, le droghe sono intese come prodotti di uso comune, le regole un optional. Gli adolescenti si difendono attaccando, la famiglia alla finestra ad aspettare, la scuola ricompone la trama trascinando i piedi come un vecchio che ne ha viste troppe per rimanere almeno un po’ indignato. Forse occorre chiedersi se l’autorevole assente in questo protrarsi di contraddizioni e accuse incrociate, sul disagio e la devianza dei più giovani, non sia il fantasma della comunicazione, quella che sottoscrive la soglia di attenzione necessaria affinché la volontà ad ascoltare e discutere si propaghi nel rispetto dei ruoli e delle competenze, e non scompaia furtivamente alle prime stanchezze dovute ai fallimenti. Nel branco che colpisce, il bullo vince e impara a non fare prigionieri, la violenza è lo strumento di riordino delle idee piegate di lato, una sorta di potere rincorso per arginare chi deride, peggio, opprime con l’indifferenza. Ragazzi difficili ai quali consegniamo l’idolatria dell’immagine, grimaldello per ogni difficoltà che si presenti a sbarrare il passo.
Duri di cartone crescono intorno, nonostante i nostri sforzi, i consigli per gli “ acquisti “, pugni nello stomaco al più debole, violenza sulla ragazzina meno arrendevole, disvalori del libero mercato, la vita è interpretata come uno scherzo, perché non c’è nulla di buono da aspettarsi dalle proprie capacità. Cosa dire a un bullo arrabbiato, a un ragazzo impreparato, quando sostiene che occorre pestare duro per ottenere le cose, per non essere superati, che la droga è una specie di orgasmo. Forse siete troppo giovani per comprendere bene che la regina delle bugie è proprio la violenza, esattamente come la droga, che ti fa intendere la libertà come una prostituta da inseguire e pagare per avere una prestazione, un piacere dal valore di un’illusione già morta, un piacere come dici tu, scomparso prima ancora di averlo raggiunto. Bullismo che si rigenera, normalità della droga, infantilismo adulto, sono cronaca quotidiana di eventi drammatici, come se ogni tragedia e ingiustizia fosse disadorna della più misera motivazione, anche quando la realtà ci mette con le spalle al muro.
La violenza è compagna di viaggio di molta parte di umanità, in questo caso c’è il gesto di crudeltà fine a se stesso, la ricerca di prevaricazione, il dominio sull’altro, poco importa se ottenuto arrecando dolore al più debole, fragile, indifeso. Il branco usa tecniche ben collaudate, la bugia, l’inganno, il tradimento, esprime una caratura professionale consona alla sua età, per soggiogare, mettere sotto, rendere schiavizzata del proprio potere la vittima designata. La baby gang immobilizza il ragazzino, lo colpisce, gli urina addosso, tra scaracchi e risate sguaiate, poi è gia ora di ritornare a casa, ognuno con il proprio balzello ben calato nelle tasche vuote, e ciascuno conoscerà altre ferite, mentre il dolore del ricordo scaverà nelle carni un solco indelebile. Nella necessità di denudare di ogni giustificazione la violenza, c’è la chiave di accesso per ridefinire il problema di un disagio che riguarda tutti, non occorre trasformare il presente in una sorta di rivoluzione per veterani della morale e dell’etica, forse occorre solamente consegnare ai giovani buoni esempi, autorevoli perché credibili, smettendola di banalizzare le proprie mancanze, rifiutando di arrenderci all’avanzare di una vita troppo spesso travestita da fannullona, forse in questo modo saremo più vicini alla nostra libertà e alla nostra capacità di riscattarci. Minori a rischio tra trasgressione e devianza, nel mondo degli adulti che perde contatto con la pazienza della speranza, non scommette più sul potenziale dei propri figli, non ne supporta più la crescita, come a voler sottolineare che non tutte le persone sono preziose. Forse occorrerebbe imitare lo stile educativo di don Enzo Boschetti della Comunità Casa del Giovane di Pavia, il quale come un buon padre, pone domande ai suoi giovani ospiti, piuttosto che impartire ordini disimpegnanti, ciò per apprendere il valore di una strategia che parta dal rispetto per se stessi, per giungere alla considerazione e alla fiducia dell’altro.Ai giovani di oggi bisogna credere, e non soltanto per puro interesse collettivo, ma perché se ci si sente accettati, coinvolti a dare il meglio di sè, non si ha necessità di attirare l’attenzione con gesti eclatanti, destinati alla follia più lucida. Ho avuto modo di ascoltare tante voci sottolineare che si parla “troppo” di bullismo, che forse non è vero che sia un fenomeno esteso, un atteggiamento aggressivo che da statistica è diventato dato esponenziale. Ho sentito adulti, padri, madri, affermare che forse non è intelligente discutere di vittime e carnefici nelle scuole, negli oratori, nelle strade, perché da noi non accade, da noi non ci sono bulli, da noi non c’è disprezzo delle regole, da noi è ben compreso e condiviso il valore del rispetto per le persone e per le cose. “La mia scuola è esente da questi problemi, la mia famiglia è pulita, noi non facciamo uso di droga, né abbiamo prossimità con la violenza”, eppure tutto questo accade e pervade, dentro un paese piagato dall’ingiustizia, dalla prepotenza, dalla arroganza, per questo incapace di valorizzare ciò che è bene, incapace di farlo con il tono autorevole che gli compete. Però non ho sentito parlare di quegli adolescenti che invece dietro l’angolo fumano e calano giù, girano con il serramanico, sballano e menano, fuori dalle regole che invece sono tutela e garanzia per non soccombere ai singhiozzi che verranno. Branco, baby gang, teppisti e bulli, molte le declinazioni, come le giustificazioni travestite da attenuanti, è violenza che scardina la libertà di crescere insieme, che nega il diritto di vivere nel rispetto dell’altro, che disperde il dovere di resistere fino in fondo, per essere degni di vivere con lo sguardo in alto, con il domani ben cucito sulla pelle.Abitare la cattedra del colpevole, senza facili assoluzioni, è importante per rivedere il proprio passato, ritornare a ciò che è stato, rielaborando ogni trascorso, ancor di più è necessario farlo ora, per esser di aiuto davvero ai più giovani, ponendo termine a questo suicidio collettivo, quanto meno per non essere ancora una volta se non complici, corresponsabili nel silenzio. (vincenzo.andraous)

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Libro: Muoversi in città Esperienze e idee per la mobilità nuova in Italia

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

atac trasporti romaDi Anna Donati e Francesco Petracchini. Mentre l’irrazionalità della mobilità urbana motorizzata favorisce l’emersione di nuove soluzioni in grado di fornire un servizio migliore, a minor costo, consentendo di decongestionare strade e liberare parcheggi, la rivoluzione digitale propone oggi la diffusione di forme evolute di carsharing e di una molteplicità di soluzioni tese ad ottimizzare l’uso dei veicoli aumentando il numero di passeggeri trasportati e le ore di utilizzo rispetto all’auto tradizionale di proprietà. Come si legge nel libro, “i dati riportati nel compendio statistico sul trasporto in Europa nel 2014, portano ad attribuire all’aviazione civile il 12,6% delle emissioni di gas serra del settore, al trasporto stradale il 71,9%, al trasporto ferroviario lo 0,6% e alla navigazione il 13,9% delle emissioni complessivamente attribuibili ai trasporti.”
E “maggiormente spostato sul trasporto su strada, risulta il peso delle emissioni settoriali registrate in Italia (dato 2012). Nel nostro paese l’aviazione civile contribuisce con il 9,6% alle emissioni di gas climalteranti, il trasporto su strada con l’81%, il trasporto ferroviario con lo 0,04%, la navigazione con l’8,8%.”
Tuttavia, per intervenire in maniera radicale sull’attuale mobilità, occorre una profonda conoscenza dell’evoluzione delle varie forme di trasporto, delle loro criticità, dei possibili varchi e opportunità che si aprono.
Muoversi in città parte dal passato e guarda al presente per ragionare sul futuro.La sinergia di tre rivoluzioni – sharing, connessione e propulsione elettrica – consentirà di ridurre drasticamente il numero di auto; in parallelo anche il trasporto pubblico evolverà fornendo servizi più efficienti e flessibili, consentendo ai cittadini di scegliere di volta in volta la soluzione più interessante.
Anche nel campo della movimentazione delle merci, oggi in Italia dominato dai camion, l’avanzata di soluzioni spinte di “smart manufacturing” e di tecnologie emergenti potrebbe portare a una ricollocazione di alcune imprese ed evitare nel medio lungo periodo la spedizione di prodotti in magazzini in giro per il mondo.Infine, il trasporto urbano delle merci, che oltre a contribuire a emissioni e congestione èresponsabile di un quarto delle emissioni climalteranti nelle città, affrontato con gli ingredienti della regolazione e dell’innovazione tecnologica, tende verso una logistica “smart”.
Nel volume sono analizzate le esperienze più significative degli enti locali, delle aziende del trasporto, delle imprese private del settore, dei progetti europei, delle associazioni che si occupano di mobilità.
Si presentano gli strumenti finanziari utilizzabili e si inquadrano le scelte di trasporto nel contesto delle strategie urbanistiche e della valutazione ambientale dei loro impatti.”Dopo l’entrata in vigore del decreto del Ministero per l’ambiente per la mobilità sostenibile nelle aree urbane (Gazzetta ufficiale n. 179 del 3 agosto 1998) nasce Euromobility, l’associazione dei mobility manager (www.euromobility. org). Secondo il decreto tutte le imprese e gli enti pubblici con più di 300 dipendenti devono dotarsi di un mobility manager aziendale, per governare la domanda di spostamenti casa-lavoro, per promuovere forme di condivisione dell’auto e l’uso del trasporto collettivo.” (Cit.Muoversi in città)
Vengono sottolineati anche i punti critici della mobilità urbana odierna: i mezzi di trasporto collettivo obsoleti, il taglio delle risorse al trasporto pubblico, la carenza di investimenti per le reti tramviarie, metropolitane e ciclabili, l’esigenza di strumenti di governo di area vasta, la necessità di intervenire sulla logistica urbana delle merci, il bisogno di aggiornare il codice della strada da “autocentrico” verso la condivisione dello spazio, dei veicoli e dei servizi. “In Italia vi è una storica scarsa presenza di reti tramviarie, di linee metropolitane, di servizi ferroviari urbani e metropolitani, assenza che alimenta l’uso dell’automobile da parte dei cittadini per i propri spostamenti nelle aree urbane.(…). Dal confronto tra i dati e in relazione alla popolazione emerge un vero e proprio “spread” del trasporto pubblico su ferro in Italia rispetto all’Europa quantificato in un -52% di dotazione di reti metropolitane e un -68% di reti tramviarie.” (Cit. Muoversi in città)
Dalla raccolta e analisi dei dati sulla mobilità ai Piani urbani della mobilità sostenibile, dalla definizione delle linee strategiche per le città metropolitane allo smart ticketing, dall’analisi delle criticità dei pendolari alle azioni per “risparmiare traffico”, dalle innovazioni tecnologiche delle aziende ai processi di partecipazione dal basso.
Questo libro fornisce interessanti idee per affrontare le ambiziose sfide della mobilità urbana del futuro, un testo di riferimento che mancava su un tema così delicato e decisivo come quello dei trasporti. (Collana: Saggistica– Kyoto Books Formato 15×23 296 pagine 24,00 euroIsbn 978-88-6627-176-5)

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Sanità: Attacco alle fasce più deboli

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

istituto superiore sanitàSi potrebbero cercare delle parole più sofisticate per dire una verità in modo più leggero. Ma ogni tanto nel nostro Paese la schiettezza va sostituita alla retorica; ed è per questo che va affermato con chiarezza – dichiara il Sindacato Labor – che la nuova mannaia del governo sulla sanità è un qualcosa di scandaloso e di minaccioso per i diritti essenziali delle persone, soprattutto per quelle che non hanno l’opportunità economica di curare la propria salute ricorrendo ai privati.
Il famoso elenco degli “esami inappropriati”, affiancato alle azioni punitive contro i medici che chiedono ulteriori accertamenti per verificare lo stato di salute di un paziente – continua il Sindacato Labor –, compongono insieme un quadro a tratti agghiacciante e svelano con evidenza il vero indirizzo dell’esecutivo: creare un Paese nel quale solo i ricchi possono permettersi una vita dignitosa.
Come Sindacato Labor – conclude l’organizzazione – chiediamo con forza un immediato ritiro del provvedimento. L’Italia che vogliamo, infatti, ha bisogno di una maggiore tutela degli individui e non di una ulteriore erosione dei diritti fondamentali.

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Camera: Libertà di religione

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

camera deputati“Le mozioni sulla libertà di religione discusse alla Camera assumono una caratteristica sempre più drammatica davanti ai flussi di rifugiati e di migranti, che giungono ogni giorno in Europa. Ormai siamo costretti a parlare quotidianamente di persecuzioni di fronte alle quali siamo sgomenti e impotenti”. Lo afferma l’on. Binetti in Aula a Montecitorio. Continua il deputato di Area Popolare: “Oggi, sulla base dei testi approvati a Montecitorio il governo si è impegnato a rafforzare l’applicazione della libertà di religione e della protezione delle minoranze religiose nei Paesi a rischio, nel rispetto della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Un anno fa in occasione della approvazione di una analoga mozione il parlamento chiedeva al governo di porre il tema della reciprocita’ religiosa e del rispetto delle minoranze al centro delle negoziazioni diplomatiche e culturali bilaterali con i Paesi dove questi diritti non erano tutelati. Oggi alla luce di ciò che si sta verificando a tutte le frontiere dei Paesi europei dobbiamo fare un passo in avanti e accogliere quanti bussano alle nostre porte chiedendo asilo, perché perseguitati nei loro paesi. Molti di loro sono cristiani e si aspettano un’accoglienza che riconosca le comuni credenze e la stessa fede. Non dobbiamo dimenticare infatti che nei confronti dei cristiani si è scatenata una aggressione senza precedenti”. Conclude l’esponente centrista: “Parte dei fondi per la cooperazione allo sviluppo sarà destinato al sostegno di progetti di tutela delle minoranze religiose e per la promozione di una cultura di tolleranza religiosa. Un passo in avanti per contrastare una delle tragedie più drammatiche della nostra storia”.

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Novak Djokovic tra i bambini rifugiati e migranti in Serbia

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

Novak DjokovicNovak Djokovic, Goodwill Ambassador dell’UNICEF ha visitato uno spazio a misura di bambino sostenuto dall’UNICEF a Belgrado e ha incontrato alcuni dei bambini rifugiati e migranti che hanno attraversato la Repubblica di Serbia nel loro cammino verso l’Europa occidentale. E’ rimasto profondamente colpito dalla situazione dei bambini, che costituiscono quasi un terzo della popolazione di rifugiati e migranti, la maggior parte in fuga dalla violenza in Siria, Afghanistan e Iraq.
“Questi bambini hanno viaggiato con le loro famiglie per giorni, sopportando un fortissimo caldo, così come notti umide e fredde. Sono fisicamente esausti e psicologicamente traumatizzati”, ha dichiarato Djokovic. “Gli spazi a misura di bambino che l’UNICEF ha realizzato danno loro un posto sicuro per riposare, giocare e ricevere supporto psicosociale da professionisti qualificati.”
Dall’inizio dell’anno, in Serbia 129.947 persone sono stati registrate come richiedenti asilo. Secondo le stime dell’UNHCR, almeno lo stesso numero di persone ha attraversato la Serbia senza registrazione. L’UNICEF ha istituito due spazi a misura di bambino,equipaggiati con materiale didattico e giocattoli; uno nel comune di Presevo vicino alla confine con la Repubblica Ex Jugoslava di Macedonia e il secondo nella capitale Belgrado. In ciascuno di questi spazi, fino a 50 bambini per volta possono giocare e ricevere supporto psicosociale.
Quasi 1.100 bambini, la maggior parte tra i 6 ei 10 anni, hanno finora riposato e giocato in questi spazi sicuri. In risposta all’attuale crisi, l’UNICEF Serbia ha aumentato gli operatori sociali a Presevo e a Belgrado per individuare i bambini più vulnerabili e le famiglie e dare loro un sostegno adeguato. Gli operatori UNICEF contribuiscono inoltre a sviluppare procedure standard in caso in cui viene identificato un minore non accompagnato. A Presevo e Belgrado sono stati allestiti due angoli, dove le madri che allattano possono continuare a farlo e ricevere informazioni sanitarie. Circa 200 neonati e bambini saranno alimentati in questi spazi, dove sarà monitorato il loro stato nutrizionale.
Per proteggere i migranti e rifugiati , l’UNICEF ei suoi partner stanno dando le informazioni sulle mine antiuomo, visto che molte famiglie sono ora in viaggio attraverso la Croazia,dove ci sono ancora mine e ordigni inesplosi lasciati dai recenti conflitti.
“I bambini rifugiati e migranti devono essere adeguatamente protetti in linea con la Convenzione sui diritti del bambino”, ha detto Djokovic. “Questi e molti altri bambini rifugiati e migranti in Europa vivono in condizioni inadeguate. Molti dormono fuori, all’aria aperta. E con l’avvicinarsi dell’inverno, la salute dei bambini è particolarmente a rischio”. Ha poi aggiunto: “E’ chiaro che il modo migliore per aiutare questi bambini disperati è un’azione coordinata per affrontare le cause profonde di queste grandi spostamenti – attraverso sforzi diplomatici più vigorosi che pongano fine ai conflitti, e portando aiuti umanitari e programmi di sviluppo nei paesi di origine”. (foto: Novak Djokovic)

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Un viaggio “esperenziale” fuori dai soliti giri: ci pensa Ceta

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

malagaMalaga – Trecentottantasette strutture di piccole dimensioni e 47operatori ed agenti di viaggio della Puglia e delle Isole Ioniche. Sono i numeri degli operatori del turismo di nicchia che il progetto Ceta – acronimo di Cross border Electronic exchange for the Tourism business Accomodation units: information services to match offer and demand – ha già messo in rete, fra Grecia e Italia. Una rete di scambio nel turismo di nicchia, attivata ad aprile dello scorso anno, per facilitare l’incontro fra domanda e offerta in Puglia e nelle isole joniche, attraverso itinerari mirati per turisti curiosi.
“Così chi ha deciso di trascorrere le sue vacanze in Puglia può programmare di allungare di qualche giorno il soggiorno nelle isole ioniche e viceversa. Sapendo già dove andare, in quale tipo di struttura alloggiare, perché l’ha preventivamente visionata sul portale e prenotata, e anche come arrivarci. Ceta è stato ideato per quella fetta di turisti che cercano una vacanza nelle strutture che non sono hotel e che intendono vivere un’esperienza speciale, diversa, e cioè visita di luoghi, dalla cultura alla natura, dalle tradizioni all’eno-gastronomia, ma anche una vacanza relazionale, di maggiore contatto con le peculiarità dei territori a cominciare dal rapporto diretto con l’ospite, elemento che un hotel tradizionale non può assicurare”.
Lo ha detto ieri alla Camera di Commercio di Malaga, nella conferenza internazionale di presentazione di Ceta, il malaga1manager di progetto, Ida Borrelli dell’Aicai, l’azienda speciale della Camera di Commercio di Bari. L’ente camerale barese è difatti soggetto capofila dell’iniziativa comunitaria, che è stata realizzata in collaborazione con la Camera di Commercio di Corfù, Innovapuglia SpA e l’Università delle Isole Ioniche. Il 10 ottobre sarà Corfù ad ospitare l’evento conclusivo.
Le strutture coinvolte da Ceta sono bed & breakfast, studios, agriturismi, appartamenti, ville, camping, tutti definiti “non hotel accomodations”. Devono avere però particolari caratteristiche: l’uso di prodotti tipici realizzati da aziende locali, la disponibilità di spazi all’aperto, l’amicizia nei confronti degli animali domestici, facilities per i portatori di disabilità fisiche e psichiche, menù specifici per gli intolleranti alimentari. E devono inoltre essere “sostenibili” per scelte compatibili con l’ambiente, fare informazione sul territorio in cui operano supportando il visitatore nella ricerca dei luoghi da visitare (soprattutto quelli a forte impatto naturalistico e storico) e offrire servizi aggiuntivi gratuiti come le biciclette, guide, escursioni organizzate.
Servizi necessari per poter aderite alla rete Ceta, sottoscrivendo una Carta del Turismo di Qualità, come ha evidenziato Kostantina Kolla della Camera di Commercio di Corfù. “Per incrementare sempre di più gli standard dell’offerta”.
Ceta è un portale ma anche due applicazioni per cellulari e palmari. Queste ultime dedicate alla guida nei luoghi di interesse raggiungibili dalle strutture di Ceta e ai trasporti per raggiungere le stesse destinazioni. Le ha illustrate a Malaga Roberto Scannicchio di Innovapuglia, che insieme a Ioannis Papadakis della Università Ionica, intervenuto anche lui alla conferenza internazionale, ha sviluppato la parte software e marketing di Ceta. “Attualmente si sta lavorando all’accesso off line delle applicazioni e ad implementare la parte del progetto che riguarda il marketing virale, dallo storytelling ai flash mob nei luoghi ad alta concentrazione turistica, e soprattutto le vetrine sui social network”.
“Ceta – ha concluso Ida Borrelli – ha voluto mettere in rete questa importante fetta di turismo extralberghiero, di matrice sostenibile, estremamente interessante ma assai frammentato e spesso poco conosciuto, per renderlo disponibile e soprattutto fruibile in un unico luogo telematico e senza dover fare svariate ricerche. La previsione è di incrementare la ricettività di queste strutture del 10% fino al 2018”. (foto: malaga)

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Esiste un ormone che fabbrica le ossa e il corpo lo produce praticando sport

Posted by fidest press agency su sabato, 26 settembre 2015

corpo umanoE’ questa la scoperta tutta italiana, risultato di una ricerca svolta dall’Università di Bari in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche di Ancona e supportata dalla SIOMMMS (Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro). Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista americana PNAS-Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, organo ufficiale della United States National Academy of Sciences, una delle pubblicazioni scientifiche più prestigiose a livello accademico internazionale. L’esito della ricerca, durata 3 anni, cambia l’approccio della terapia sulle malattie dello scheletro, definendo il meccanismo con cui l’irisina (il cosiddetto “ormone dello sport”), prodotta dall’attività fisica, crea tessuto osseo. Inoltre, la svolta apre nuove prospettive per la nascita di farmaci simulanti un vero e proprio esercizio fisico: uno sviluppo importante soprattutto per le persone esposte all’osteoporosi, che non possono praticare sport, ad esempio anziani o malati di altre patologie. L’ormone in questione, scoperto nel 2012 dal ricercatore statunitense Bruce Spiegelman, è ancora poco conosciuto e la scoperta italiana porta un contributo importante per conoscerne il ruolo. La ricerca americana ha infatti dimostrato come l’irisina sia ‘brucia grassi’; lo studio italiano rivela che l’irisina è in grado di agire efficacemente anche sull’osso: l’effetto “dimagrante” si verifica solo in presenza di grandi quantità dell’ormone, mentre per l’effetto “fabbrica osso” ne bastano anche piccole concentrazioni.“Il risultato della nostra ricerca ha una marcata rilevanza applicativa per i pazienti anziani in condizioni difficili – spiega la professoressa Grano -: sono loro i più espositi perché non possono svolgere attività fisica, sono destinati alla riduzione patologica del tessuto muscolare, che a sua volta risente negativamente delle condizioni di ipomobilità o anche di allettamento favorite dalle fratture indotte dall’osteoporosi: si genera in tal modo una sorta di implacabile circolo vizioso, con importanti conseguenze sanitarie ed elevatissimi costi sociali”.
“La SIOMMMS è orgogliosa che la ricerca italiana abbia raggiunto livelli così eccellenti – aggiunge il Presidente della SIOMMMS Giancarlo Isaia, Direttore del Dipartimento di Geriatria e Malattie Metaboliche dell’Osso all’Ospedale Molinette di Torino -. Riteniamo che la svolta presentata dalla scoperta costituisca la prospettiva concreta non solo per la prevenzione con l’attività fisica, ma soprattutto per la cura delle malattie dell’osso in pazienti particolarmente difficili. Ora si giungerà a dare supporto osseo anche a chi non può prodursi da solo l’irisina con un cambiamento epocale in particolare per i pazienti geriatrici”. Per salvaguardare i risultati della ricerca tutta italiana Maria Grano dell’Università di Bari e Saverio Cinti dell’Università Politecnica delle Marche hanno depositato un brevetto sulla possibilità di utilizzare la molecola per la cura dell’osteoporosi.La ricerca è stata possibile grazie a un premio per giovani ricercatori attribuito nel 2014 alla dottoressa Graziana Colaianni, dell’Università di Bari, primo autore del lavoro.Una curiosità: l’irisina trae il suo nome da Iris, la dea greca che aveva il compito di far comunicare gli umani con gli dei. L’ormone dello sport, proprio come la dea, mette in comunicazione diversi tessuti dell’organismo umano: osso e muscolo.
SIOMMMS-Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro è la più importante Società Scientifica che in Italia si occupa di promuovere la diffusione di conoscenze nel settore, il progresso scientifico e la prevenzione e agli aspetti sociali di queste malattie. Attualmente riunisce oltre 500 soci in tutta Italia. Tra le sue attività: aggiornamento e formazione permanente dei soci, bandi a sostegno di giovani ricercatori e iniziative di sensibilizzazione sugli aspetti sociali di queste malattie. A livello internazionale è membro di IOF (International Osteoporosis Foundation) e di ECTS (European Calcified Tissue Society)

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