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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Il viaggio di Akroora per incontrare Krishna

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 ottobre 2015

kapilaMilano mercoledì 7 e giovedì 8 ottobre 2015 – ore 20.30 Teatro dell’Arte viale Alemagna, 6 (Biglietti platea / galleria intero 25 € / € 22,00, convenzionati € 22,00 / € 20,00, under 30 € 17,00 / € 15,00 over 60 € 12,50 / € 11,00 under 14 € 10 € / 8 €)
mercoledì 7 ottobre 2015 Akroora Gamanam Il viaggio di Akroora per incontrare Krishna
giovedì 8 ottobre 2015 Kamsa Vadham. All’interno del Festival de l’Imaginaire, in collaborazione con Maison des Cultures du Monde.
Nangyar Kuthu è una forma di teatro rituale, in questo caso dello Stato del Kerala, (India meridionale), danzato da una sola danzatrice e cantante accompagnata da un’orchestra di percussioni. Nelle due serate al Teatro dell’Arte sono presenti quattro musicisti che suoneranno diversi strumenti a percussione (mizhavu, edakka e talam i termini tecnici) e il pubblico potrà assistere a due diverse rappresentazioni, due viaggi nei complessi miti delle divinità induiste, alla scoperta di un mondo lontano, misterioso e affascinante.Il repertorio generalmente comprende drammi, a volte rappresentati in più notti consecutive, che raccontano episodi delle epopee sanscrite del Mahabharata e del Ramayana, della vita di Krishna, oppure opere di poeti risalenti al V secolo.
kapila1Si ritiene che l’origine di questa disciplina tutta al femminile risalga al Kutiyattam, una delle forme teatrali più antiche al mondo, un tempo riservata solo agli uomini che interpretavano con particolari tecniche anche i ruoli femminili.
Solo nel XVI secolo le attrici della casta nangyar hanno iniziato a esibirsi in questa danza accompagnate dal ritmo di piccoli cembali, tamburi e qualche ottone. Gli spettacoli potevano durare ore intere, traducendo con maestria assoluta la poesia originale dei grandi miti epici dell’India in coreografie dal sapore millenario.
Nessuna parola, ma movenze provenienti da un lontanissimo passato che suscitano emozione, superando ogni confine e frontiera culturali e raccontando al tempo stesso la condizione della donna indiana.
La danzatrice Kapila Venu (1982), nativa del Kerala e “figlia d’arte”, continua la tradizione più antica del teatro-danza sanscrito e allo stesso tempo si cimenta sul terreno di nuove sperimentazioni. Declina la sua arte in una forma prodigiosa, catturando il pubblico con una gestualità estremamente codificata e un affascinante gioco di sguardi .
Gli occhi infatti hanno un ruolo determinante e richiedono un training e un trucco molto complesso, che prevede l’uso di un cosmetico tratto da un fiore, per rendere lo sguardo più magnetico e infuocato. (foto: kapila)

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