Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Israele: Disinformazione media italiani?

Posted by fidest press agency su martedì, 13 ottobre 2015

palestinaScrive Emanuele Baroz: “Noi accusiamo. In un mondo sconvolto dalla violenza, con 30.000 persone al giorno che muoiono per fame, i nostri mezzi di informazione di massa hanno dato il massimo rilievo solo alle azioni dell’esercito israeliano. I morti in Afghanistan, i morti in Iran, i morti in Siria, le decine di morti in Libano dopo l’arrivo dei palestinesi, i bambini della Galilea bombardati, questi morti non valgono, e anche i terroristi palestinesi sono considerati mansueti, pacifici: avevano immensi arsenali di armi in Libano, ma solo per giocare…“. Queste parole pronunciate l’11 Ottobre 1982 nell’aula del Campidoglio durante la seduta del consiglio comunale dal Prof. Bruno Zevi risuonano ancora oggi nelle nostre menti. Risuonano perchè ahinoi a leggere e ad ascoltare il modo in cui i mass media italiani hanno riportato le notizie degli ultimi giorni riguardanti gli attacchi dei terroristi palestinesi contro cittadini israeliani sembra di essere tornati in quegli anni, anni in cui la ricerca di una giustificazione per i crimini commessi dai palestinesi sembrava essere diventato l’obiettivo principale della gran parte dei giornalisti e degli intellettuali italiani, molti dei quali ottenebrati dalla propria ideologia politica ed incapaci di aprire gli occhi di fronte a ciò che accadeva in Italia e nel mondo. Abbiamo assistito infatti negli ultimi giorni a telegiornali e ad articoli in cui la cronologia degli avvenimenti veniva sistematicamente ribaltata, mentre le vittime israeliane degli attacchi dei palestinesi erano sempre “ultraortodossi” se non”coloni”, e mai semplicemente ebrei e padri di famiglia, facendo si che in questo modo le loro morti venissero “accettate” dal pubblico come fossero “naturali” perchè di persone che “occupano” una terra non loro, quando invece non è così, è basterebbe raccontare le reali dinamiche dei fatti per rendere giustizia alle loro tragedie. Non è normale che un cittadino ebreo israeliano non possa camminare per le strade della propria città per recarsi nel luogo più sacro per la propria religione senza aver paura di essere accoltellato da un palestinese che, seguendo ciò che viene affermato a più riprese dalle varie leadership palestinesi, vuole “liberare Gerusalemme”, ma questo aspetto non sembra incredibilmente interessare ai vari inviati in Israele!
Le responsabilità del presidente dell’ANP con mandato scaduto Abu Mazen (Mahmoud Abbas) sono ampie ed evidenti e dovrebbe essere un dovere di chi si occupa di informazione sottolinearle con il dovuto risalto, ma questo non accade: Ansa, Repubblica, Corriere della Sera, Tgla7, SkyTg24, Tg1, Tg2, Tg3, Tg di Mediaset, sono tutti colpevoli in egual misura di questa diffusione di mezze verità volte solo ed esclusivamente a mostrare lo Stato di Israele ed i propri cittadini (tra cui lo ricordiamo, non ci sono solo ebrei…) come dei violenti carnefici che vogliono la distruzione dei propri vicini, quando l’esaltazione costante del terrorismo palestinese e la glorificaizone dello stesso da parte di Hamas e di Fatah è continua.
La storia di Israele dimostra invece che una pace stabile e duratura con i paesi confinanti è stata sempre ricercata con impegno dai vari premier israeliani che si sono susseguiti nel corso degli anni, mentre per i palestinesi l’unica via da Yasser Arafat in poi è sembrata sempre essere quella della violenza e della cancellazione dello stato ebraico. Questo bisognerebbe raccontare e ricordare sempre a tutti.
E’ troppo chiedere il rispetto della verità ai maggiori esponenti dell’informazione in Italia? Nell’immagine in alto: il modo in cui tra poco i mass media italiani riporteranno le notizie… (Emanuel Baroz) (n.r. Per quanto ci riguarda abbiamo sempre mostrata molta attenzione e sensibilità per gli eventi che ci pervengono dal Medioriente e in particolare da Israele e i paesi confinanti e quello che più conta, senza pregiudizi di sorta per entrambe le parti in causa. Nel merito penso che se tali posizioni sono diventate conflittuali nel tempo lo sono a causa dell’incapacità della comunità internazionale di comprendere il problema e di cercare una possibile soluzione che non fosse quella affidata all’uso delle armi. Nel frattempo le provocazioni non mancano e la tentazione di risolvere la diatriba con la violenza è forte e qui, inevitabilmente, entra in gioco la disinformazione per alienare le simpatie degli uni a vantaggio degli altri. Per noi i bambini e i giovani che perdono la vita sono una tragedia nella tragedia, ovunque accada, e tocca le corde sensibili dell’opinione pubblica. Ma non ne facciamo una colpa a chi opera sul campo ma solo a quei governanti che non sono capaci di dare il buon esempio ricercando gli strumenti che consentano di avviare un reale e duraturo processo di pace. D’altra parte va riconosciuto che i palestinesi sono troppo addensati in un’area limitata e non hanno la possibilità di trovare sbocchi lavorativi adeguati e risorse economiche che li affranchino dal bisogno. Certo vi è il ragionevole sospetto che vi siano interessi in taluni ambienti di lasciare che questa bomba resti innescata e probabilmente per fini innominabili ma facilmente intuibili. E’ senza dubbio un ragionevole sospetto.)

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