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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 55

Pubblico impiego: Riduzione dei comparti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2015

palazzo chigiOggi pomeriggio all’Aran si terrà il primo incontro con le organizzazioni sindacali finalizzato a ridurre da 11 a 4 i comparti di contrattazione della Pubblica Amministrazione. La riduzione, previsto dalla Riforma Brunetta, non è stata in alcun modo modificata dall’attuale esecutivo.L’USB Pubblico Impiego ha chiesto ufficialmente al Governo di emanare una norma di legge che rinvii la revisione dei comparti e domani sosterrà questa richiesta in sede Aran per andare all’immediato rinnovo dei contratti, fermi da ben sei anni, con adeguati stanziamenti nella prossima Legge di Stabilità.”La priorità dei lavoratori è il rinnovo del contratto e non le alchimie della composizione dei comparti”, afferma Daniela Mencarelli, dell’Esecutivo nazionale USB Pubblico Impiego. “Dopo sei anni di blocco della contrattazione i lavoratori pubblici non possono accettare l’elemosina che il Governo Renzi sembra voglia stanziare nella legge di stabilità. Pretendiamo aumenti veri, che riequilibrino la sperequazione determinata con questo blocco del contratto”.”I lavoratori pubblici hanno lasciato almeno 20 miliardi di euro sul piatto della crisi – incalza la dirigente USB – è giunto il momento di restituire valore alle retribuzioni. Il 16 ottobre saremo davanti al Ministero della Semplificazione e della Pubblica Amministrazione con un’assemblea nazionale dei lavoratori del pubblico impiego, che si terrà open air per rivendicare contratti veri, assunzioni, a partire dai precari, e rilancio del Welfare”, conclude Mencarelli.

Una Risposta to “Pubblico impiego: Riduzione dei comparti”

  1. I Conservatori di musica in Italia devono essere mantenuti in seno al Comparto dell’Università. L’insegnamento della musica neccessita l’esistenza di un insegnamento superiore di livello universitario che offra agli studenti l’eccellenza per una comprensione della musica a 360 gradi, dal punto di vista tecnico ma anche teorico. L’ermeneutica della musica oggi non può prescindere dalla conoscenza della cultura contemporanea perché il pensiero sulla musica, sulle epoche e i generi, cambia utilizzando le acquisizioni concettuali del nostro tempo. Tuttavia, per comprendere la musica, il punto di partenza più immediato è imparare a suonare. Come dire che per studiare psichiatria è necessaria la laurea in medicina. Piuttosto deve essere potenziata l’attività di ricerca musicologica, la connessione interdisciplinare con le altre scienze umane per sondare sempre più il mistero affascinante dell’arte dei suoni. Condivido la riflessione di Marcello Sorce Keller: «Un diploma di violoncello non aiuta a capire il contributo che Eminem e U2 danno alla cultura conteporanea.» Ma senza sperimentare di persona l’esecuzione della musica non è possibile raggiungere la consapevolezza di chi ne comprende il come e il perché. Lo affermava già il critico musicale americano Henry Edward Krehbiel nel 1897. Ancora prima nel medioevo Guido d’Arezzo «nam qui facit quod non capit diffinitur bestia».

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