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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

Giornata Mondiale dell’Osteoporosi

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2015

In occasione della ricorrenza della Giornata Mondiale dell’Osteoporosi, il Prof. Giovanni Minisola, esperto di Osteoporosi e Direttore della Divisione di Reumatologia dell’Ospedale di Alta Specializzazione “San Camillo” di Roma, fa rimarcare come questa patologia rimanga decisamente misconosciuta dalla maggioranza della popolazione femminile anche nella Regione Lazio. E questo perché, ancora troppo spesso, si ignora che l’osteoporosi nella sua forma più severa aumenta considerevolmente il rischio di una o più fratture, anche soltanto per un minimo sforzo, come il sollevamento di una busta della spesa, la torsione del busto o un saltello: «L’osteoporosi – dichiara il Prof. Giovanni Minisola – rappresenta un problema socialmente molto rilevante che, se aggravato da fratture, influenza negativamente la durata e la qualità della vita delle persone, soprattutto donne, che ne soffrono, impegnando rilevanti risorse economiche da parte del SSN, anche in rapporto al costante allungamento della vita media della popolazione italiana. E’ doveroso per gli specialisti delle malattie ossee invitare i soggetti più a rischio, come le donne in menopausa o chi assume cortisone, a non sottovalutare il problema, specie in caso di dolore alla colonna, improvviso o persistente, possibile sintomo di frattura vertebrale da fragilità ossea, la cui incidenza è molto più alta di quanto si pensi».Si calcola che nei prossimi 40 anni, anche nel Lazio, in assenza di percorsi diagnostici e terapeutici mirati per la popolazione a rischio, l’incidenza delle fratture da fragilità ossea raddoppierà. «Per meglio mettere a fuoco questo preoccupante scenario – continua Giovanni Minisola – si consideri che la frattura vertebrale, la complicanza più frequente e temibile dell’osteoporosi, costituisce il primo momento del cosiddetto ‘effetto domino’, che consiste nella probabilità 5 volte maggiore che possano verificarsi altre fratture vertebrali, o in altre sedi (omero, polso, femore), entro un anno dalla prima frattura vertebrale. Nonostante questo dato certo e drammatico, risulta che nel Lazio è ancora molto alta la percentuale dei pazienti con fratture vertebrali osteoporotiche non trattati, con rilevante e concreto aumento del rischio di aggravamento e complicanze della loro condizione».Ancora troppo spesso, infatti, si tende a sottovalutarne i sintomi, come il dolore nei tratti dorsale e lombare della colonna, considerandoli alla stregua del risultato quasi fisiologico dell’invecchiamento. «E’ fondamentale – sottolinea il prof. Minisola – una maggiore sensibilità verso il sintomo “dolore alla colonna”, quale campanello di allarme di un evento fratturativo da trattare tempestivamente e appropriatamente, secondo quanto previsto dalle Linee Guida nazionali e internazionali. Anche la temibile frattura di femore da osteoporosi non può considerarsi risolta solo con l’intervento chirurgico, ma necessita – come tutte le fratture – di essere opportunamente trattata anche con la terapia farmacologica, contrariamente a quanto oggi, invece e purtroppo, solo raramente viene fatto. Particolare preoccupazione suscita il dato recentemente pubblicato, secondo il quale circa il 70% dei pazienti italiani fratturati di femore sottoposti ad intervento chirurgico non segue poi un adeguato trattamento farmacologico. Tale trattamento oggi può e deve essere attuato nel rispetto e secondo le indicazioni della nuova Nota 79, recentemente emanata da AIFA. Tale nota individua i soggetti a rischio di osteoporosi severa e stabilisce per loro il percorso terapeutico più appropriato da seguire».La Giornata Mondiale dell’Osteoporosi ha come obiettivo quello di promuovere una sempre maggiore consapevolezza nella popolazione, specie in quella femminile, di questa patologia. Ecco perché, in occasione di questa ricorrenza, diventa fondamentale ai fini della prevenzione, richiamare l’attenzione sullo stile di vita (evitare il fumo, fare attività fisica, alimentazione corretta) e su altri fattori di rischio, come la predisposizione genetica e la familiarità. «Poiché è accertato che la predisposizione famigliare alle fratture da fragilità ossea interessa 1 donna italiana su 3 – continua Giovanni Minisola – è importante verificare tale circostanza. Questa rappresenta, infatti,un notevole e ulteriore fattore di rischio che si aggiunge a quelli già noti, ma spesso sottovalutati nonostante la loro importanza, come la menopausa precoce, l’eccessiva magrezza e le abitudini voluttuarie (il fumo e l’alcol). Solo con la sensibilizzazione della classe medica, dal medico di famiglia a tutti gli specialisti coinvolti nella gestione della patologia osteoporotica, sarà possibile garantire alla popolazione una corretta ed esaustiva informazione su una patologia che può essere prevenuta e trattata grazie alle indicazioni della nuova Nota 79, la cui corretta applicazione consentirà di contrastare efficacemente l’osteoporosi e le sue complicanze fratturative».
ü L’osteoporosi è una patologia che interessa, nel mondo, oltre 200 milioni di donne (22 milioni solo in Europa) e la cui causa è senz’altro legata all’avanzare dell’età e alla conseguente perdita di massa ossea, con manifestazioni che, però, possono essere anche molto precoci.
ü Si tratta di una patologia che interessa il 30% di tutte le donne che vanno in menopausa, ma può insorgere anche dai 45 anni se la menopausa è precoce, condizione che, si stima, interessi circa il 4-5% della popolazione femminile.
ü Le fratture da fragilità ossea, conseguenza grave dell’osteoporosi, hanno un’incidenza che non deve essere assolutamente da sottovalutare: secondo la World Health Organization, infatti, ogni 3 secondi, si verifica una frattura da fragilità osteoporotica a carico di femore, polso e vertebre. Ciò equivale a circa 25 mila fratture al giorno o 9 milioni all’anno.
ü Si calcola che almeno il 40% delle donne dopo i 50 anni andrà incontro ad una frattura da osteoporosi quali fratture di femore (17%), vertebrali (16%) o di altri segmenti ossei (polso, pelvi, omero prossimale ecc.). Secondo l’OMS e la IOF (International Foundation of Osteoporosis) la presenza di una frattura da fragilità ossea (vertebrale o di altri segmenti scheletrici), configura sempre una condizione di OP severa.

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