Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 15

Tutto il mondo al convegno Ido

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 ottobre 2015

balbuzieDa nazionale è diventato internazionale. È il XVI convegno dell”Istituto di Ortofonologia (IdO) sul processo diagnostico nell’infanzia, appena terminato a Roma e seguito in tutto il mondo: Francia, Spagna, Svizzera, Brasile, Repubblica Ceca, Inghilterra, Canada, Germania, San Marino, Romania, Argentina e tanti altri paesi ancora, tutti connessi online alla diretta streeming gratuita. Oltre 20 mila le connessioni. “Un pubblico numeroso che si è collegato da tantissime nazioni per ascoltare cio” che dicevamo. Lo psicoterapeuta della’età evolutiva ha poi assicurato:”risponderemo sul sito alle domande specifiche, e le restanti via email”. Chiudendo la tre giorni Castelbianco ha infine rinnovato l”appuntamento all’anno prossimo: “Nel 2016 proporremo un convegno sui percorsi terapeutici nel modo più pratico e comunicativo possibile”.
Nella giornata conclusiva dedicata al mondo scuola, l’IdO ha lanciato una proposta per un decreto dell’Infanzia: “Non insegnare ai bambini a leggere e scrivere a 4 o 5 anni, ma lasciare questo compito alle elementari. In questo modo avremo meno fobie scolari e vomiti in classe- precisa lo psicologo- molti bambini, dopo la scuola materna non vogliono andare alle elementari. Abbiamo chiesto, in un”indagine condotta su persone di 25 anni, quale fu per loro il periodo piu’ bello della vita. La risposta cadde nel silenzio. Un fatto drammatico- osserva lo psicoterapeuta dell”eta” evolutiva- non era l”infanzia. Gli insegnanti non devono anticipare i tempi di apprendimento sotto la spinta dei genitori. Loro hanno tutto un mondo da proporre ai bambini, che e’ alla base della qualità della scuola”.
L”IdO ha 1.000 bambini in carico e li segue negli incontri con gli insegnanti attraverso il servizio scuola. “Bisogna collaborare, aiutare e sostenere i docenti- prosegue Castelbianco- ma non sostituirci a loro”. Della stessa idea e’ Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell’IdO: “La responsabilità del mondo clinico e’ stata di aver troppo medicalizzato i bambini, facendo perdere valore alla pedagogia. Gli insegnanti sono indiscutibilmente le persone più importanti per il bambino, e anticipare gli apprendimenti e’ un errore. Il bambino deve avere la sua maturazione”.L’IdO chiede di “tornare su un modus di crescita che dica basta a far andare i bambini a 5 anni a scuola. Inoltre, se i bambini vanno a scuola alle 7 per uscire alle 16.30, non bisogna poi sovraccaricarli di compiti a casa. Dobbiamo ridare dignità al tempo del bambino- concludono- e alla sua possibilità di crescita”.Anche Raffaele Ciambrone, dirigente del Miur, è intervenuto sul tema: “Sarei per il modello portoghese- aggiunge- che prevede un intervento educativo non collegato alla certificazione clinica: gli insegnanti esplorano il fabbisogno del singolo alunno e determinano gli interventi. In Italia abbiamo un irrigidimento del controllo tra certificazione e intervento. La direttiva sui Bisogni educativi speciali (Bes) mira ad ammorbidire questo legame, che si era fatto troppo stretto. L”intento era di demedicalizzare e far sì che gli insegnanti avessero più flessibilità”.
Di fronte a questi dati quali sono le strategie che il Miur sta mettendo in campo? “Sono tre gli assi fondamentali: normativo, l”organizzazione territoriale e la formazione. La parte normativa si e” conclusa- precisa- c’è un pacchetto di norme sui Disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa) che vanno dall’accordo sulla certificazione fino all’individuazione precoce. L”organizzazione territoriale istituisce i Cts, 86 Centri territoriali di supporto dove ci sono insegnanti specializzati ed esperti su queste tematiche. Il nodo fondamentale è quello della formazione. La legge 107, ‘la Buona scuola’, introduce il principio della formazione obbligatoria in servizio e sono stati stanziati 40 milioni di euro. Un intento importante che ha risorse forti per poter mettere le gambe”.
Il dirigente sottolinea che il Miur “cerca quanto più di demedicalizzare l’approccio a questi problemi. Deve essere chiaro a noi, ma anche ai clinici e agli esperti che si confrontano con la scuola. Un fatto clinico quando entra a scuola diventa una questione educativa. Io ho definito l’insegnante come scienziato pratico, perché è lui il punto di contatto della classe. Esperti, clinici, psicoterapeuti, neuropsichiatri dovrebbero sostenere il lavoro degli insegnanti sia fornendo elementi di conoscenza che spostandosi verso la didattica, per cercare di capire quale poi debba essere l’azione dell’insegnante. E affinché questa sia resa efficace, occorre una conoscenza di questo mondo”. Ciambrone conclude: “I test non sono sufficienti, è necessario un approfondimento. La scienza è un regredire dagli effetti alle cause, e il buon diagnosta per interpretare i dati deve avere elementi di conoscenza. Noi miglioreremo sempre piu’ se ci sara’ una sinergia tra la scuola, la medicina, la pedagogia e la psicologia”. (foto: balbuzie)

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