Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 265

Archive for 24 ottobre 2015

Greenpeace responding to the week’s events at the UNFCCC

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

GP01XT2Responding to the week’s events at the UNFCCC, Martin Kaiser, head of international climate politics at Greenpeace, said:“This week started with a powerful typhoon battering the Philippines, the 12th storm to hit the country this year. It’s ending with Mexico about to be hit by Hurricane Patricia, the most powerful hurricane ever recorded in the western hemisphere. We need no other reminder that we are already feeling the impacts of climate change. “Meanwhile, negotiations have gone on here for five days as if there is no urgency at all. This puts more pressure on the negotiations in Paris, and makes it much more difficult to reach an ambitious agreement. “On the positive side, some critical elements like the long-term goal of phase out fossil fuels are back and getting growing support among countries. We want to see words which signal the end of the fossil fuel era, and a new era based on 100% renewable energy. But this is a start.“More and more countries also support a mechanism for ramping up climate pledges every five years. This process needs to start before 2020 to avoid locking in weak ambition. “It’s also good that loss and damage has remained in the text. This is a must-have for the poorest, who are losing their homes now in countries like the Philippines or Mexico. “On the other hand, the text is far too long. With only five weeks to go before Paris, we have 55 pages. And it’s not specific enough on some of the key issues. It’s clear why this has happened: the oil-producing countries are trying to block negotiations and hi-jack this process for their own ends. They mustn’t be allowed to get away with this.“The shortage of time is becoming a serious issue. Negotiators are getting nervous and that’s understandable given what is at stake. Everyone wants to play their cards very late. But not everyone can have the Ace of Spades. And this is too important to be a high-stakes poker game. Countries need to drop the cards, and play together as a team.“What gives us hope is the dynamic change going on outside the UNFCCC process. This year we’ve had the G7 declaration on de-carbonisation, the Pope’s Encyclical, China-US co-operation on climate change and Ban Ki Moon’s meeting with global leaders at the UN where 100% clean energy was one of the options in the final declaration. “There has also been a mind-shift in the business world. Only yesterday, one of the energy giants, Enel of Italy, said it would phase out coal completely by 2050. The message is being sent to investors that the age of fossil fuels is over, and that should speed up the transformation from brown to green investments.“The winds of change are blowing through the energy world. Paris needs to feel those winds, and bend with them.” (Tina Loeffelbein Political Communications Lead – International Climate Politics)

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Rischio clinico

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

cataniaCatania. Un manuale per prevenire i possibili errori di terapia e per dare ai farmacisti ospedalieri le ‘regole d’oro’ per gestire nel modo corretto i farmaci ad alto rischio (FAR). Ma allo stesso tempo un testo che per la prima volta sia d’aiuto per districarsi tra simboli e sigle presenti nelle prescrizioni, perchè capita spesso che i farmacisti ospedalieri, oltre che con calligrafie illeggibili, si trovino a fare i conti con acronimi e abbreviazioni latine di dubbia interpretazione. L’idea è di SIFO, la Società dei farmacisti ospedalieri e dei servizi territoriali, che attraverso la propria Area rischio clinico ha realizzato questo manuale e ha deciso di presentarlo e distribuirlo in questi giorni a Catania, dove si sta svolgendo il XXXVI congresso nazionale SIFO. Ne verranno distribuite un migliaio di copie, poi il testo in futuro verrà pubblicato anche sul sito SIFO.Di errori ne esistono di ogni tipo, da quelli di dosaggio a quelli di miscelazione, da quelli di prescrizione non appropriata a quelli di interpretazione, fino all’errore di somministrazione. Il manuale li affronta tutti, proponendo comportamenti e strategie che aiutino a prevenirli. Il testo, un’ottantina di pagine, si compone di due parti: nella prima si affrontano i principali rischi legati ai farmaci ad alto rischio (in tutte le fasi, dalla preparazione alla distribuzione alla somministrazione), mentre nella seconda parte del volume si tratta la questione di acronimi e sigle, una ‘giungla’ che ancora troppo spesso costella le prescrizioni dei medici e può indurre in errore. Secondo alcuni studi, proprio dall’utilizzo di queste abbreviazioni dipende un’importante percentuale di errori, nonostante siano state vietate a livello internazionale da JCI, Joint Commission International, da oltre dieci anni.Il problema degli acronimi, già preso in considerazione negli anni dal ministero della Salute, finora non era stato però affrontato in modo così specifico e mirato. E il lavoro di SIFO non è passato inosservato: arriverà presto, infatti, una raccomandazione del ministero della Salute (la numero 18) proprio sul tema degli acronimi. Sarà elaborata dagli esperti del ministero in collaborazione con SIFO e con le Regioni prendendo spunto dal manuale messo a punto dai farmacisti ospedalieri. Sul tema degli errori esistono già raccomandazione numero 7, e poi a seguire la 12 e la 14 (che si sono focalizzate sui farmaci Lasa e antineoplastici), oltre alle linee di indirizzo diffuse dal ministero, che ha inserito la problematica anche tra le verifiche LEA. Ora arriverà anche la raccomandazione numero 18, sul tema della prevenzione degli errori in corso di terapia farmacologica dovuti all’uso di acronimi, per elaborare la quale il ministero si avvarrà della collaborazione di SIFO, già consulente del ministero anche per le precedenti.
Ma cosa sono questi acronimi? Si va da QD (quam die, cioè una volta al giorno) a BID (due volte al giorno), da TID (tre volte al giorno) a QID (quattro volte al giorno). Di sigle, poi, ne esistono molte altre, così come esistono molte altre diciture che possono risultare poco comprensibili o generare errori. Abusare della ‘U’ per indicare ‘unità’, ad esempio, può portare a fraintedimenti gravi, perchè ‘6U’ può facilmente ‘diventare’ 60. Ma anche i numeri romani, le sigle e le frazioni possono essere lette in modo equivoco. “L’uso di abbreviazioni e acronimi nel settore sanitario è diventato un problema preoccupante per la sicurezza dei pazienti”, afferma Piera Polidori, direttore scientifico SIFO e coordinatrice del Comitato scientifico SIFO. “I problemi più comuni sono causati da sigle ambigue, poco conosciute e simili tra loro, abbreviazioni e acronimi che conducono ad interpretazioni errate e ad errori medici. L’utilizzo di abbreviazioni, poi, simboli e acronimi- prosegue Polidori-, s eppur consolidati nella pratica clinica, aumentano il rischio di confusione tra farmaci con nomi o pronuncia simili o il rischio di confusione tra unità di misura e dosaggi”.Per quanto riguarda invece i farmaci ad alto rischio, nel manuale SIFO c’è l’elenco dei principali medicinali così catalogati, i rischi presenti in letteratura e un focus sulle principali categorie di pazienti (pediatrici, geriatrici, oncologici o diabetici) nei confronti dei quali più spesso si verificano gli “eventi avversi”. Tra i consigli di SIFO c’è quello di standardizzare e semplificare il processo di gestione del farmaco nelle aree a maggior rischio, produrre e condividere una lista dei farmaci FAR e monitorarne l’uso; monitorare la risposta dei pazienti a tali farmaci e prevedere sistemi di doppi controllo, oltre che lavorare alla formazione continua del personale.“Il problema degli errori in terapia è di eccezionale rilevanza da un punto di vista clinico ed economico. Molta strada è stata fatta nella prevenzione, soprattutto nei paesi anglosassoni, ma molta strada rimane da fare in Italia, dove, a parte alcune situazioni sporadiche, i sistemi di prescrizione e distribuzione sono assolutamente inadeguati ed è necessario che tutte le parti in causa (direzioni aziendali, medici, farmacisti, infermieri e tecnici) si confrontino per costruire insieme un nuovo modello compatibile con le realtà locali e nazionali”, afferma Polidori. L’auspicio è che “tutte le realtà ospedaliere possano, in tempi ragionevolmente brevi, predisporre una propria procedura per la corretta gestione dei farmaci, con particolare attenzione per quelli considerati ad alto rischio, tenendo conto delle risorse economiche disponibili, delle prestazioni erogate e del livello di efficienza a cui mira la propria organizzazione”, conclude il direttore scientifico SIFO.

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Mattia Noberasco apre la XIV edizione del Master in Marketing Management

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

parma universitàParma lunedì 26 ottobre aprirà la sedicesima edizione del Master in Marketing Management, promosso dall’Università di Parma in collaborazione con la Business School de “Il Sole 24ORE”. La cerimonia si svolgerà alle ore 10 nell’Aula dei Cavalieri del Palazzo Centrale dell’Università di Parma (via Università, 12). In apertura sono previsti i saluti di benvenuto di Guido Cristini, Direttore del master, e di Ivo Ferrario, Direttore delle Relazioni Esterne di Centromarca. La parola passerà quindi a Mattia Noberasco: la sua lectio magistralis sarà incentrata sulle strategie di marketing e branding che hanno fatto dell’azienda Noberasco un caso di successo.A conclusione della lezione interverrà Maria Cristina Ossiprandi, Pro Rettrice per l’Area Didattica e Servizi agli studenti. La prof.ssa Ossiprandi conferirà a Mattia Noberasco il sigillo dell’Ateneo, a riconoscimento dei successi ottenuti dalla Noberasco Spa nella creazione di valore conseguita attraverso un’attenta politica di rinnovamento, di pianificazione e realizzazione di strategie di marketing avanzate.
Il Master in Marketing Management si colloca tra le iniziative nazionali più riconosciute dalle imprese operanti in Italia e consente ai partecipanti un accesso privilegiato al mondo del lavoro, reso possibile dal network di contatti con oltre 60 imprese operanti in Italia attivati negli anni. Il percorso didattico è strutturato in 850 ore di aula, nelle quali le lezioni frontali sono alternate quotidianamente a discussioni di casi, esercitazioni, lavori di gruppo, business game e role playing, laboratori manageriali, coaching di gruppo e sessioni in outdoor.A termine della fase d’aula inizia lo stage di 900 ore, durante il quale i partecipanti sviluppano un project work – incentrato su un tema di marketing oggetto dell’attività lavorativa in azienda – che in seguito presentano a una commissione composta da docenti e manager.

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Presentation of the Italian translation of the book “Glenn” by David Young

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

Emanuele TorquatiToronto Friday, October 30, 2015 6:00pm – Doors open 6:30pm – Book launch 7:00pm – Piano recital Heliconian Hall 35 Hazelton Ave Free admission. The Istituto Italiano di Cultura presents a double-bill event featuring a presentation of the Italian translation of the book “Glenn” by David Young, followed by Emanuele Torquati’s piano recital.
The book “Glenn”
Glenn Gould captured the imagination of a worldwide audience, becoming an instant celebrity with his eccentric performance style and his definitive renderings of Bach. David Young has used Gould’s early and late recordings of The Goldberg Variations as a structural template for the acclaimed Glenn, his dramatic exploration of the music, ideas, and remarkable life of this iconoclastic and celebrated pianist, arguably the most important artist Canada has ever produced.
Emanuele Torquati Italian concert pianist and chamber musician Emanuele Torquati is rapidly gaining international recognition for his poetic and passionate music making, communicative performances and engaging programming. His flourishing career has taken him to some of Europe, Canada, America and Africa’s most illustrious venues. (Photo: Emanuele Torquati)

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Azerbaijan’s centrality in the geopolitical and geostrategic role of the Caspian highlighted in Paris

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

In the context of the refugee crisis and changing relationships between the West with Russia and Iran – both of which are neighbours of Azerbaijan – this is a pivotal time for the South Caucasus powerhouse to demonstrate its importance to the region. On 21 October these were highlighted during a panel discussion in Paris at L’Hôtel de l’Industrie, headquarters of the Société d’Encouragement pour l’Industrie Nationale (SEIN), located near the Sorbonne University and the centrepiece of French industry since 1852. The conference was organised by TEAS, the International Geostrategic Maritime Observatory (IGMO) and SEIN, and attended by over 60 delegates, including H.E. Elchin Amirbayov, Azerbaijani Ambassador to France; H.E. Aurelia Bouchez, incoming French Ambassador to Azerbaijan; and diplomats from the Iranian, Georgian, Russian and Turkish embassies, amongst others.Azerbaijan is currently in the midst of an energy revolution. The development of the Shah Deniz II full-field development has led to the 3500km, $45bn Southern Energy Corridor, which ill see gas piped through the South Caucasus Pipeline (SCP), Trans-Anatolian Pipeline (TANAP) and Trans-Adriatic Pipeline (TAP) to an Italian interconnector, thereby representing supply diversity for much of Europe, away from overreliance on Russian resources. This will initially see up to 16bn m3 (bcm) of gas pumped to Turkey per year, and then Europe, by 2018 and 2020, respectively. The corridor is being constructed at over-capacity, and has the potential to carry up to 31bcm, augmenting Azerbaijani Caspian supplies with those from Central Asia – and possibly Iran – and transforming Azerbaijan into both a supply and transit country.After Gilles-Henri Garrault, Vice-President: International Relations, SEIN, opened the event, Ellen Wasylina, President, IGMO, presented the special edition of the Geostrategic Maritime Review, which focuses on the Caspian region.Marie-Laetitia Gourdin, Director, TEAS France commented: “This is an important time to hear about the strategic importance of the Caspian Sea. Azerbaijan is a major partner of the EU, located in the Caspian, and it has established many business and commercial relationships with EU member countries. This publication is a very important addition to the available literature on the country.”Gulmira Rzayeva, Senior Editor of the Geostrategic Maritime Review – The Caspian Sea; Associate, Oxford Institute for Energy Studies, and Senior Research Fellow at the Centre for Strategic Studies (SAM) under the President of Azerbaijan said: “It is necessary to raise awareness of the countries around the Caspian Sea by organising events of this type in Paris and other capitals in Europe.”She continued: “Energy is certainly the most important issue in the Caspian region. In the publication, we tried to cover the Caspian from different angles. We included such topics as the Trans-Caspian Pipeline, which has geopolitical implications, in addition to the demarcation of the legal status of the sea. EU countries are key customers for Azerbaijan16, as it reduces their reliance on Russian gas. Azerbaijan is developing the Southern Energy Corridor, and this represents an alterative energy source to Russian Gazprom. Liquiefied Natural Gas (LNG) will be particularly important in the future. Iran has the resources, but it will need to produce more gas and oil.”Dr Efgan Niftiyev, Expert, Hazar Strateji Enstitüsü, who moderated the panel discussion, reiterated this, saying: “The Caspian is taking centre-stage in global geopolitics and is central to the former Soviet space. The West is interested in collaborating with the region in terms of energy security and has been primarily responsible for the development of resources in the region. Now we are seeing local companies involved in the development of the Shah Deniz field and construction of the Southern Energy Corridor.”Oktay Tanrisever, Professor at METU-Turkey, specialising in Regional Security, Energy and Environment and Turkish Foreign Policy, commented: “The development of the Eurasian Economic Union (EEU) since 2012 has resulted in Russia unleashing its power in the region, and Russia and Kazakhstan – two littoral states in the Caspian Region – are members of the EEU. However, Baku has demonstrated its ability to pursue an independent policy.”Slavtcho Neykov, Chairman, Energy Management Institute, Bulgaria, said: “All presentations today have focused on security of energy supply. It is also important to take into account the security of demand and infrastructural security. The Southern Energy Corridor will play an important role, but it will initially carry only 16bcm per annum, whereas total EU consumption is 530bcm.”Sonja Lekovic, Energy Analyst, International Energy Agency, explained: “The Caspian Sea has an important role to play in the world of energy. Azerbaijan continues to pursue an independent policy, is achieving its 2020 objectives, and has achieved a greater reduction in energy intensity of any country in the region, partly due to the replacement of oil with natural gas and the adoption of new, energy-efficient technologies.”Jane Amilhat, Deputy Head of Russia–CIS Unit, DG Trade, European Commission, continued: “We are in favour of greater economic integration, but this doesn’t really exist in the Caspian Region. The countries need to be integrated with the world monetary market, and Azerbaijan is coming closer to this. The EU is seeking market integration, energy security and supply diversification and hence the Caspian Region is particularly important to us.”Agathe Thomas, ENGIE Representative in Baku, concluded: “Azerbaijan, Turkmenistan and Kazakhstan account for 13 per cent of the world’s gas reserves. With around 18 per cent of total reserves – making it the top potential supplier of gas ­– Iran has the potential to become a major export country, and this will be a gamechanger. Azerbaijan is an oil producer with huge ambitions for gas and has the potential to produce 30bcm per annum.”The evening concluded with a question-and-answer session and cocktail reception for more informal discussions.

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Debate on the budgetary challenges and the current migration situation with Commissioners Georgieva and Avramopoulos

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

immigratiOn 27 October, the Civil Liberties Committee and the Budgets Committee will have a joint meeting to discuss the current state of play on the budgetary challenges and the current migration situation with the Commissioner responsible for Budget and Human Resources, Kristalina Georgieva, and the Commissioner for Migration, Home Affairs and Citizenship, Dimitris Avramopoulos.The Commissioners will present additional measures in response to the refugee crisis not foreseen in the Commission’s initial draft budget proposal for 2016. These include increased emergency funding for the most affected Member States, additional funding for Frontex, EASO and Europol, as well as increased humanitarian funding. The proposal also covers support measures for the agricultural sector following the extension of the Russian embargo.

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Una piattaforma internazionale online per costruire un network dei mercati alimentari

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

Milano-Expo-250x150Milano. Una piattaforma telematica regolamentata per la contrattazione dei prodotti agricoli e agroalimentari basata sulle prassi del commercio internazionale e aperta agli scambi di tutti i Paesi del mondo. E’ l’iniziativa presentata oggi in occasione del Convegno organizzato ad Expo Milano dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, Unioncamere e BMTI S.c.p.a.
Parola chiave del progetto, tenuto a battesimo dal Ministro Maurizio Martina, è condividere regole ben definite per la contrattazione in maniera che le imprese appartenenti ai Paesi interessati ad accedere al mercato telematico possano effettuare gli scambi in un contesto chiaro e trasparente. A tutto vantaggio non solo della riduzione del contenzioso a livello internazionale, ma anche in un’ottica di contrasto alla contraffazione, di tutela del consumatore e di crescita della competitività delle imprese.
Per la buona riuscita dell’iniziativa, sarà quindi necessario stipulare accordi di collaborazione tra le istituzioni italiane e quelle di altri Paesi, strutturando un network internazionale che operi proprio per questa “globalizzazione” delle regole del commercio.
L’idea di realizzare un mercato internazionale online viene dalla realtà ormai consolidata della Borsa Merci Telematica Italiana (BMTI), nata su iniziativa del sistema camerale italiano per ammodernare i servizi a supporto della commercializzazione dei prodotti agroalimentari e per dare trasparenza al meccanismo di formazione dei prezzi. La BMTI, istituita ufficialmente nel 2006 con il Decreto n.174 del Ministro delle politiche agricole, è il mercato telematico regolamentato dei prodotti agricoli, agroenergetici, agroalimentari, ittici e dei servizi logistici realizzato attraverso una piattaforma telematica unica a livello nazionale accessibile da postazioni remote.
Con l’obiettivo di estendere i benefici ed i vantaggi dell’uso di una borsa merci telematica regolamentata al di fuori dei confini europei e favorire l’incontro tra domanda e offerta di prodotti agroalimentari tra operatori europei ed extraeuropei, è stata realizzato il Mercato internazionale della Borsa Merci Telematica Italiana, una piattaforma telematica regolamentata per la contrattazione dei prodotti agricoli e agroalimentari basata sulle prassi del commercio internazionale.
“L’esperienza italiana sulle borse merci, sulla contrattazione dei prodotti agroalimentari e sul monitoraggio dei mercati rappresenta un esempio di azione delle nostre istituzioni a supporto dello sviluppo e della trasparenza dei mercati. In questo ambito, lo strumento che oggi mettiamo a disposizione delle istituzioni e delle imprese affiancato dalla nostra esperienza e dalle nostre competenze rappresentano il contributo concreto che la nostra società e il Sistema delle Camere di commercio italiane vogliono dare agli impegni della Carta di Milano” – ha dichiarato Andrea Zanlari, Presidente di BMTI S.c.p.a.
“La nostra piattaforma telematica internazionale punta a favorire l’accesso al mercato estero da parte di tutte le imprese anche di dimensioni contenute e quindi meno strutturate. Ma, affinché questo strumento diventi realmente operativo, occorre che le istituzioni italiane ed estere cooperino mettendo in campo azioni congiunte. Noi siamo pronti e disponibili a lavorare insieme ad altri Paesi in progetti di cooperazione istituzionale per implementare e favorire l’utilizzo del Mercato internazionale così da facilitare gli scambi commerciali tra Paesi in un ambiente chiaro e trasparente, basato sulle prassi del commercio internazionale” – ha dichiarato Annibale Feoroldi – Direttore di BMTI S.c.p.a.

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Curare il diabete con i trapianti di isole pancreatiche o di staminali

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

cellula staminaleItalia prima della classe nel mondo per la ricerca sulla terapia cellulare del diabete, ma situazione kafkiana per gli aspetti amministrativi. Il DRG per i trapianti di isole esiste ma non viene rimborsato. E questo penalizza anche l’assegnazione di fondi di ricerca internazionali. Il punto della situazione dal Riccione, dal congresso Panorama Diabete della Società Italiana di Diabetologia, dagli aspetti amministrativi alle nuove frontiere della ricerca, con uno dei massimi esperti internazionali del settore, il professor Lorenzo Piemonti, Coordinatore del Gruppo di Studio della Società Italiana di Diabetologia (SID) ‘Medicina Rigenerativa in diabetologia’, membro del comitato scientifico della SID e Deputy Director del Diabetes Research Institute dell’IRCCS San Raffaele di Milano.‘Panorama Diabete’ è un congresso dedicato agli aspetti pratici della gestione del diabete, con un occhio di attenzione rivolto alle conoscenze ‘di frontiera’ come la medicina rigenerativa, dai trapianti di isole pancreatiche a quelli di staminali riservata a quelle forme di diabete difficilissime da controllare anche con le migliori terapie a disposizione. In questo settore la ricerca Italia fa scuola nel mondo. Ma non mancano i problemi sul fronte amministrativo. “Uno dei principali problemi del trapianto di isole – afferma Lorenzo Piemonti – è che c’è un’ampia eterogeneità nel riconoscimento da parte degli health care system. In Italia ad esempio il trapianto di isole non è proprio considerato; esiste un DRG ma senza corrispettivo economico. In altre parole non viene rimborsata né la procedura di isolamento, né quella di trapianto delle isole pancreatiche. Diversa invece la situazione in Inghilterra, Svizzera o Canada dove il trapianto di isole è riconosciuto e rimborsato; mentre in Francia e negli USA la procedura è in fase di approvazione (negli USA è in dirittura d’arrivo lo studio registrativo di fase 3 CIT07)”.
In Europa questa materia viene dibattuta separatamente nei vari Stati, che procedono dunque a diverse velocità. In Inghilterra il Ministero della Salute attraverso il National Insitute for Health and Care Excellence (NICE) si è già pronunciato in materia, la Francia lo sta dibattendo, in Italia non è ancora chiaro chi debba occuparsene, se lo Stato o le Regioni. “Tutto ciò dovrebbe essere motivo di riflessione – afferma Piemonti – pur essendo noi uno dei Paesi che in questo campo ha sviluppato e continua a sviluppare un’eccellenza scientifica e clinica (il San Raffaele è uno dei centri clinici con il più alto volume di trapiantati al mondo – quasi 200 pazienti trapiantati dal 1989), collocandoci tra il secondo e il terzo posto a livello mondiale come volume di trapianti e leader mondiali della ricerca, non abbiamo ancora la copertura economica per il DRG del trapianto di isole nella sua applicazione clnica. Questo tra l’altro ci penalizza anche molto nella competizione per l’assegnazione di fondi a livello internazionale. Se la Juvenile Diabetes Research Foundation (JDRF), una delle organizzazioni internazionali più importanti che finanzia i progetti di ricerca per il diabete di tipo 1, deve decidere se finanziare un progetto di ricerca sul trapianto di isole in Inghilterra o in Italia, sceglierà l’Inghilterra perché facendolo lì non dovrà supportare i costi della procedura, cosa che invece deve fare in Italia. Quindi a parità di capacità l’Italia risulta svantaggiata nelle competizioni internazionali rispetto a paesi come Inghilterra, Canada, Svizzera e presto anche Francia”.Ma quanto costa un trapianto di isole? “Il problema – spiega Piemonti – non è quanto costa, ma come si pone rispetto al trapianto di pancreas, del quale è un’alternativa, come sanciscono le linee guida della SID e di tutte le società che si occupano di terapia sostitutiva. Da un punto di vista del payer quindi il costo non potrà essere superiore a quello di un trapianto di pancreas che, a seconda delle Regioni, oscilla dai 14 ai 27 mila euro circa. L’indicazione al trapianto di isole o di pancreas è la stessa: il trattamento delle cosiddette ipoglicemie problematiche. Il trapianto di pancreas rispetto a quello di isole garantisce una maggior raggiungibilità dell’indipendenza dall’insulina nel tempo (essenzialmente perché vengono trasferite un maggior numero di isole nel trapianto di pancreas). Però il trapianto di pancreas ha lo svantaggio che, essendo una procedura chirurgica ‘maggiore’, è gravata da complicanze più importanti (mortalità e morbilità) rispetto al trapianto di isole (che si fa in anestesia locale). Quindi maggior efficacia per il trapianto di pancreas e migliore safety per quello di isole. “Stiamo vivendo un periodo molto interessante – afferma Piemonti – che necessita di una elaborazione nuova dal punto di vista culturale, scientifico, regolatorio e amministrativo. Da questo è nata all’interno della Società Italiana di Diabetologia la necessità di costituire anche un gruppo di studio di medicina rigenerativa in diabetologia, proprio perché la posta in gioco è alta e qualificherà nel futuro sia la diabetologia che, più in generale, la capacità del nostro sistema Paese di poter essere tra i primi a lavorare su questa tipologia di approccio che contiene, almeno potenzialmente, possibilità terapeutiche importanti per diversi campi della medicina: dalla neurologia alla cardiologia fino alla diabetologia. La sostituzione della funzione delle cellule beta, per le sue caratteristiche intrinseche, in termini clinici potrebbe essere quello che arriverà al successo prima degli altri”.

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Debate on Safe Harbour with Commissioner Jourová

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

BruxellesBruxelles On 26 October, Civil Liberties Committee MEPs will discuss with the Commissioner for Justice, Consumers and Gender Equality, Věra Jourová, the Commission’s views on the judgement in case C-362/14 Maximilian Schrems v Data Protection Commissioner of the EU Court of Justice of 6 October (“Safe Harbour”), as well as what the Commission is planning to do next. (Monday, 19.30 – 21.00)

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ComoNexT diventa internazionale

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

Un deciso, ulteriore passo verso l’internazionalizzazione: è quello compiuto nei giorni scorsi da ComoNExT con la firma di due accordi con altrettanti parchi tecnologici moscoviti, il Technopark STROGINO e Zelenograd Innovative Cluster.
All’atto della firma, avvenuta nel Padiglione della Russia ad Expo, erano presenti Maria Cristina Porta, responsabile Incubatore e Start up di ComoNExT, Sergey Teplov, direttore generale SE Technopark STROGINO, e Vladimir Zaytsev, direttore generale MCE Zelenograd Development Corporation.”Siamo molto soddisfatti di essere arrivati alla firma di questi accordi – commenta Stefano Poretta, direttore di ComoNExT – Durante la visita che i referenti di questi parchi tecnologici hanno fatto a ComoNExT la scorsa settimana abbiamo potuto mettere le basi per la partecipazione congiunta a progetti anche finanziati dalla Comunità Europea, basi che poi sono state formalizzate con la firma degli accordi”.
L’accordo con il Technopark STROGINO prevede l’avvio di una collaborazione di lungo termine per lo sviluppo di modelli e meccanismi di interazione con ComoNExT, con l’obiettivo di aumentare i contatti di lavoro e il trasferimento di conoscenza.In quest’ottica, ComoNExT si impegnerà a fornire assistenza nella creazione di contatti commerciali tra le sue imprese innovative e quelle connesse a Strogino e al Distretto Amministrativo nord-occidentale di Mosca. L’accordo con Zelonograd Innovative Cluster intende sviluppare iniziative per il rafforzamento reciproco, condividendo sforzi ed esperienze e implementando competenze e ricerca attraverso una importante cooperazione nelle aree educazione, R&D, trasferimento tecnologico, sviluppo. Tra gli altri obiettivi, rafforzare la competitività internazionale dell’industria nelle rispettive regioni, introdurre obiettivi strategici nel dibattito pubblico riguardanti il futuro delle regioni come centri fiorenti di industrie tecnologicamente innovative, e informare gli attori politici e gli opinion leader sull’importanza strategica dell’industria high tech.

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Nella politica c’è un problema di legalità

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

legge-e-giustiziaOramai è evidente. Si può continuare a cercare di nasconderlo, ma la sostanza non cambia: nella politica italiana – dichiara il Sindacato Labor – c’è un problema di legalità. Per molto tempo si è creduto, o forse sperato, che si trattasse di mele marce all’interno di un meccanismo complesso, ma la verità è ormai venuta a galla e quelle mele merce non sono più dei casi episodici ma parte di un sistema ampiamente contaminato ed estraneo alle funzioni alle quali dovrebbe invece adempiere. Ovviamente – continua l’organizzazione – la politica non è la sola a doversi interrogare su questi temi; anche le strutture sindacali “tradizionali”, colpite di recente da numerosi scandali, dovrebbero dimostrare la reale intenzione di sgomberare il campo da ogni ambiguità. La verità però – conclude il Sindacato Labor –, e va detta, è che il disonestà, la corruzione e l’immoralità hanno ormai conquistato diversi campi della vita pubblica del Paese. Per sconfiggerle non si può attendere che la moralizzazione avvenga da parte di coloro che hanno già scelta di abbandonare il sentiero della legalità, ma serve un’aria nuova: soprattutto all’interno delle istituzioni.

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“L’internazionalizzazione negli atenei piemontesi”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

torinoTorino. È stata pubblicata l’edizione 2014/15 del rapporto “L’internazionalizzazione negli atenei piemontesi: gli iscritti stranieri e gli studenti in mobilità” redatto dall’Osservatorio regionale per l’Università e il Diritto allo Studio universitario.
«La fotografia che viene scattata dal rapporto ci dice che le Università piemontesi sono sempre più una meta per molti studenti stranieri, la testimonianza dell’ottimo livello della formazione universitaria nella nostra regione. Non solo, i dati ci dicono che molti di questi sono figli di stranieri residenti in Italia: la prova che l’integrazione in Piemonte è già in atto. Chi invece arriva dall’estero non può che essere una ricchezza per il nostro tessuto sociale» – ha dichiarato Monica Cerutti, assessora al Diritto allo Studio universitario della Regione Piemonte.
Nell’anno accademico 2014/15 gli studenti stranieri iscritti in Piemonte sono stati 9.025: 3.789 presso l’Università di Torino; 4.475 al Politecnico; 690 all’Università del Piemonte Orientale; 71 a Scienze Gastronomiche. In dieci anni la presenza di studenti stranieri sul totale degli iscritti è passata da 1,7% del 2003/04, a 8% del 2014/15; un dato che è ampiamente al di sopra di quello italiano che è fermo al 4,3%.
Il trend di crescita positivo è stato registrato anche per quanto riguarda il numero degli immatricolati: nell’anno accademico 1998/99 gli stranieri immatricolati erano poco più di un centinaio; nell’anno accademico 2014/15 erano quasi 1.600.
Il gruppo disciplinare più frequentato dagli studenti stranieri immatricolati nell’anno 2014/15 all’Università di Torino è stato quello Linguistico, seguito dall’Economico-statistico, dallo Scientifico e da quello Politico-sociale. Al Politecnico il gruppo disciplinare più frequentato da immatricolati stranieri è quello di Architettura.
I Paesi che hanno presentato il maggior numero di matricole straniere sono state la Romania, l’Albania, la Cina e il Marocco: rumeni e albanesi sono più numerosi presso l’Università di Torino e presso il Piemonte Orientale; al Politecnico invece la componente più forte è quella cinese.
All’Università di Torino e all’Università del Piemonte Orientale la presenza femminile tra gli stranieri superava quella maschile e risultava superiore anche alla componente femminile tra gli studenti italiani. Il 60% delle matricole di UniTo e l’80% delle matricole del Piemonte Orientale in grande maggioranza hanno conseguito il diploma secondario superiore in Italia; la stessa cosa non si può dire del Politecnico dove si trovano in questa condizione solo il 36% degli studenti.
Anche gli studenti stranieri possono fare richiesta per accedere all’assegnazione di borse di studio o all’erogazione di servizi come abitazione e ristorazione. Gli studenti stranieri non appartenenti all’Unione Europea accedono agli interventi di diritto allo studio universitario a parità condizione di quelli italiani purché in possesso di un permesso di soggiorno in corso di validità. Nell’anno accademico 2014/15 gli studenti stranieri idonei alla borsa di studio sono stati 1.997; provenivano prevalentemente dall’Asia (44%), il 28% è europeo, il 24% circa è africano e il 4% è americano.
Non possono essere trascurati neppure i dati che riguardano la mobilità in ingresso e uscita degli studenti.Gli studenti in ingresso nell’anno accademico 2014/15 sono stati 1.620, di cui 889 al Politecnico, 670 all’Università di Torino e 51 presso il Piemonte Orientale. Il 59% di questi arriva attraverso il programma Erasmus+ e sono spagnoli, francesi tedeschi, portoghesi e polacchi. Il restante 41% ha utilizzato altri canali per giungere negli atenei piemontesi e in questo caso l’ateneo più attrattivo è stato il Politecnico che ha ospitato ben 522 studenti stranieri tramite un programma non afferente all’Erasmus+. Principalmente i canali alternativi sono: accordi bilaterali che prevedono un periodo di frequenza degli studi in Italia e un periodo in un paese straniero; Erasmus Mundus; free mover; Campus Italo Cinese Politong.
Nell’anno accademico 2014/15 sono partiti dall’Italia verso l’estero per studio o tirocinio 2.029 studenti degli atenei del Piemonte; hanno scelto come mete principali Spagna, Francia, Germania e Portogallo. Il Politecnico di Torino è l’unico ateneo a livello regionale e uno dei pochi a livello nazionale ad avere un numero di studenti in uscita inferiore a quello in entrata, ciò vuol dire che attrae più studenti dall’estero rispetto a quelli che partono verso l’estero.

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Il Miur conferma lo stop alle supplenze per il primo giorno d’assenza dei docenti

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

ministero pubblica istruzione…e per la prima settimana di amministrativi e tecnici: così si portano le scuole al collasso. La nota n. 2116 del 30 settembre 2015 ha previsto una deroga solo per il “profilo di collaboratore scolastico”. Lasciando completamente scoperto il servizio in tutti i casi di assenza di assistenti amministrativi e tecnici. La scuola dell’autonomia avrebbe invece bisogno di maggiori risorse umane. Non va meglio per infanzia e primaria, dove quando manca il docente titolare si uniscono più gruppi-classe, comportando la formazione estemporanea di classi-pollaio. E di moltiplicazione dei rischi di culpa in vigilando. Alle medie e superiori si calpesta anche il diritto allo studio.Marcello Pacifico (presidente Anief): l’amministrazione farebbe bene ad estendere a tutte le categorie professionali la possibilità di sostituire il personale assente, altrimenti passeremo un anno con l’attività didattica perennemente bloccata. Presto, con i primi malanni autunnali, la situazione sarà già critica. Perché nello stesso periodo entrerà nel vivo il piano triennale delle scuole autonome previsto dalla riforma 107/15.

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Acacia di Costantinopoli ai Giardini di Sissi a Merano

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

acaciaUn’imponente pianta dal fogliame delicato e leggero che ogni anno fa sbocciare eterei fiori rosa. È questo albero dalle origini antiche, l’Acacia di Costantinopoli, il nuovo arrivato ai Giardini di Castel Trauttmansdorff. L’arbusto, piantato pochi giorni fa nell’area dei Boschi del Mondo, è stato scelto quale simbolo positivo e perenne per celebrare il profondo impegno sociale delle donne.Ricorre proprio quest’anno il 25° anniversario della Commissione Provinciale per le pari opportunità, che ha voluto celebrare questa importante ricorrenza con una cerimonia ai Giardini di Sissi e la messa a dimora della splendida acacia. Oltre al significato poetico e simbolico del gesto, piantare questo albero significa soprattutto mantenere viva la memoria dei 25 anni di lavoro svolto dall’associazione altoatesina, ma anche accompagnare negli anni a venire l’impegno delle donne e le loro molteplici attività a sostegno della società.Anche la scelta di collocare l’acacia nella splendida corniche dei Giardini di Castel Trauttmansdorff ha una valenza molto forte. Tra le centinaia di migliaia di visitatori che ogni anno varcano la soglia del parco botanico meranese, circa il 60% sono donne. L’acacia di Costantinopoli, che d’ora in avanti sarà custodita nei Giardini di Sissi, resterà anche in futuro un forte simbolo del cammino verso le pari opportunità non solo delle donne altoatesina, ma anche di quelle di tutto il mondo, che avranno modo di visitarla e contemplarla per lungo tempo.
La cerimonia di messa a dimora dell’albero ha rappresentato anche il primo passo verso la creazione di un futuro sempre più dalla parte delle donne. Già dalla stagione 2016 i Giardini di Sissi ospiteranno infatti una Giornata delle Pari Opportunità, che si ripeterà a cadenza fissa ogni anno e che sarà dedicata al ruolo fondamentale giocato dalla componente femminile all’interno della collettività.

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Coordinamento consolare Usa

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

Washington. L’On. Fucsia FitzGerald Nissoli ha partecipato, presso l’Ambasciata italiana a Washington, alla tradizionale riunione annuale di coordinamento consolare, indetta dall’Ambasciatore Bisogniero, con i Capi degli Uffici consolari, i Presidenti dei Comites, i Direttori degli Istituti di cultura e i neo eletti membri del CGIE.
In questa occasione preziosa per capire i problemi dei connazionali in Usa, l’on. Nissoli è intervenuta dando un contributo al dibattito partendo dalla propria attività parlamentare e richiamando il suo impegno per la scuola italiana all’estero. Infatti, ha ricordato che “recentemente, è stata approvata la riforma della scuola italiana, la cosiddetta “buona scuola” dove è stato approvato anche un mio emewashingtonndamento, molto semplice, ma che rivoluziona il sistema di promozione e diffusione della lingua e della cultura italiana; dopo parecchio tempo, pertanto sarà istituita una cabina di regia da parte dei soggetti coinvolti nella promozione scolastica nel mondo, per cui i ministeri degli Esteri e dell’Istruzione dovranno coordinarsi e garantire insieme una efficace sinergia degli strumenti di promozione della nostra lingua nel mondo, nell’esercizio di quell’autonomia e della flessibilità che saranno prassi in Italia e che potranno trovare anche una migliore e più efficace applicazione all’estero. Poi, qui in Usa, il Programma Advanced Placement ha raggiunto ottimi risultati grazie all’impegno ed al lavoro dell’Ambasciatore e del CGIE”.Infatti, grazie a questi programmi i tanti figli di italiani che vivono in Usa hanno avuto la possibilità di conoscere meglio le proprie radici; concordemente a quegli studi pedagogici che hanno dimostrato che conoscere la lingua di origine serve ad uno sviluppo psicofisico più armosioso e contribuisce ad una migliore integrazione nei territori di accoglienza. Un aspetto importante, quindi, anche per i tanti figli di italiani che vivono in Usa.”Un altro punto – ha riferito l’on. FitzGerald Nissoli – di cui si è discusso riguarda le problematiche che si affrontano sul campo, soprattutto per la ricerca di risorse finanziarie locali e per la ricerca di soluzioni adeguate per venire incontro alle nuove esigenze di lingua e cultura italiane dei nostri connazionali di seconda, terza e quarta generazione, arrivando a proposte operative che tengano effettivamente conto della domanda di lingua e cultura italiana proveniente dalle diverse realtà geografiche, in tutte le sue diversificazioni e specificità. In questo, è fondamentale il contributo dei Comites e dei Consolati in un atteggiamento dialogico e costruttivo ed aperti al contributo dell’associazionismo e delle tante realtà della società civile operanti su questo territorio”.Infine, l’on Nissoli, ha evidenziato, con soddisfazione, il clima di dialogo costruttivo che si è venuto a creare durante la riunione auspicando che continui così anche in futuro”.

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Dal peccato al reato

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

vaticanoLa smentita di Papa Francesco circa l’invito che non sarebbe stato rivolto all’ex sindaco di Roma Ignazio Marino, ha rappresentato il colpo di grazia che ha portato alle inevitabili dimissioni del medesimo.
Non c’è dubbio che Marino ha commesso alcune leggerezze, tutte da dimostrare, ma non tali per sollecitare una condanna generalizzata, quando troppi silenzi hanno ammantato comportamenti criminali da parte di altri sindaci, con particolare riferimento ad Alemanno, sindaco di Roma mentre Berlusconi e Ratzinger governavano rispettivamente l’Italia e il Vaticano. Silenzi omertosi, complici, frutto di scambi tra reati e peccati, nonché tra sacro e profano.
Anche nell’attuale circostanza appare uno scivolamento di Papa Francesco verso teorie anti-relativistiche, che furono il cavallo (fortunatamente azzoppato) di Benedetto XVI.
Si è trattato di un castigo che ha punito la colpa di Marino nell’aver aperto le porte della laicità del governo della città di Roma, trascurando (anzi ignorando) i doveri di un pubblico amministratore di curare gli interessi dei cittadini, senza discriminazioni di sorta, per consentire l’appagamento di reali bisogni che la Chiesa considera “peccato” ma che il governo laico non può considerare “reato”.
Marino è stato collocato fuori dalla Chiesa con quella improvvida e decisiva affermazione del pontefice in carica: “Marino non è stato da me invitato. Chiaro ? “
Un relativismo praticato avrebbe sollevato da reciproche responsabilità entrambi gli attori: Marino e papa Francesco, riconoscendo i diritti civili del pianeta laico, senza confusioni di sorta, perché il peccato condannato dalla Chiesa non può essere imposto e condannato come reato ad un governo laico non teocratico.
Accadde l’inverso con Benedetto XVI che cercò di confondere il reato penale della pedofilia in peccato veniale da assolvere nel segreto delle sacrestie (vedi lettera ai vescovi americani. Crimen sollicitationis, a suo tempo inviata da Ratzinger.
Bisogna decidersi se accettare l’analisi relativistica, come sta facendo papa Francesco, o respingerla come aveva fatto Benedetto XVI, che fu una delle concause che provocarono le sue dimissioni.A proposito del relativismo culturale e del nichilismo etico ritengo di poter dire la mia, convinto come sono e resto che il relativismo contiene in sé le fondamenta della cultura sociale e del vivere civile.
Si intrecciano le discussioni intorno al “relativismo”, ma senza chiarire cosa sta nel calderone relativistico, esprimendo condanne generalizzate o assoluzioni formali. Bisogna partire dalla considerazione che il relativismo non è una teoria o una ideologia, bensì un “metodo” di analisi e, quindi, di valutazione, che, per avere valenza scientifica, non può operare scelte a monte secondo i modelli culturali evidenziati da una sola parte.
L’esigenza di uno studio approfondito delle varie culture si è fatta urgente alla luce della mondializzazione che prevede una possibile e necessaria integrazione tra popoli di culture diverse. L’imposizione di una cultura, senza le dovute tappe frutto di analisi sociologiche, antropologiche, etiche, psicologiche, lungi dall’essere viatico di integrazione diventa una forma mimetizzata di coercizione.
L’elemento estraneo che si inserisce dentro una cultura diversa deve affrontare il problema della ri-socializzazione, intesa come adeguamento ai nuovi parametri vigenti nella cultura ospite. In un primo momento scatta lo “shock culturale” che può essere facilmente superato se la cultura ospite favorisce il nuovo arrivato e ne promuove l’integrazione; ma quando la cultura ospite manifesta ostilità e rifiuto allora avviene un “eclissi culturale” (v. Rosario Amico Roxas, Tunisie: Le defi du 2000, ed. Universitaires La Manhnuoba, Tunisi 2001), inteso come mancanza di ogni riferimento: manca la propria cultura perché disapprovata e respinta e manca la nuova cultura perché non favorita nel recepimento, nella comprensione e nell’adattamento.
Tutto ciò provoca una regressione culturale che porta il nuovo arrivato a richiudersi dentro i propri valori, come in un torre, isolandosi dal contesto che lo respinge. L’analisi sociologica serve proprio a questo, a valutare le condizioni migliori perché l’integrazione diventi un momento costruttivo e non demolitore del patrimonio che ognuno porta con sé. Devono essere gli stessi appartenenti al nuovo gruppo, adeguatamente istruiti, che devono farsi portatori delle nuove norme e dei nuovi modelli culturali e condurre per mano il proprio gruppo verso l’accoglimento dei valori culturali che li ospitano; ipotizzare, come avviene, il metodo coercitivo conduce inevitabilmente a scontri e incomprensioni difficilmente sanabili. L’idea dell’eclissi culturale che svuota i singoli di ogni valore e li lascia sbandati dentro un coacervo di ipotesi che non conoscono, rappresenta l’antitesi del dialogo e del confronto.
Peraltro viene denigrato il relativismo, ma solo per poterlo applicare lì dove più conviene:
il federalismo fiscale è anti-relativismo perché premia talune regioni che per motivi contingenti si ritrovano a godere di una migliore e più proficua produttività, per penalizzare le altre che quei motivi contingenti e temporanei non hanno.
L’utilizzo differenziato della giustizia è anti-relativismo, specie quanto propone tolleranza zero per taluni reati e massima tolleranza per altri reati, addirittura legiferando per ammorbidire l’impatto del reato con il concetto di giustizia, come la depenalizzazione di taluni reati. L’uso della Sanità non equilibrato è anti-relativismo quando fornisce servizi primari da una parte e malasanità da un’altra. E così via.
Trasportare poi l’anti-relativismo sul terreno della ricerca del giusto e del non giusto, del vero e del falso, rischia di riportarci ad una nuova sofistica, dove giusto e vero coincidono con le scelte del più forte e servono solo a dilatare sempre più la forbice che divide i possessori dai nullatenenti, i produttori dai consumatori, i creditori dai debitori, elevando un muro insonorizzato attraverso il quale ogni ipotesi di dialogo diventa impossibile.
Il relativismo dell’anti-relativismo
E’ diventata una moda rifiutare il relativismo, indicarlo come “il male assoluto”, metterlo all’indice per presupposte alterazioni al predominio della ragione. Ma nello stesso tempo viene usato il medesimo relativismo per elaborare le teorie anti-relativismo.
Non è un paradosso, bensì la realtà nella quale viviamo, anche se troppo distrattamente.
Il “relativismo” iniziò il suo itinerario ai tempi di Pericle, quando si sviluppò una nuova aristocrazia, quella dei mercanti, degli artigiani, degli usurai, cioè l’aristocrazia del denaro e del potere che il denaro porta con sé; fu la nuova aristocrazia che si sostituì alla precedente basata sulla proprietà terriera e, quindi, sull’economia del lavoro, per spostare l’interesse sull’economia delle capacità intellettuali dell’uomo. Il sistema democratico, che fu il primo della storia dell’uomo, divenne demagogia, dove veniva privilegiata la ricerca del piacere, del lusso, dell’edonismo e anche della cultura, ma non come conoscenza, bensì come mezzo per aggiungere al potere del denaro anche il prestigio della cultura. Questa nuova prospettiva formò il terreno di coltura dei sofisti, abili parlatori che sostenevano la causa dei più forti, intesi come i più potenti. Iniziò l’analisi circa la valutazione di ciò che è giusto, che avrebbe dovuto sostituire ciò che veniva indicato dalle leggi dello Stato con ciò che veniva universalmente accettato come legge di natura.
Il primo passo lo segnò Protagora, affermando: “L’uomo è misura di tutte le cose: di quelle che sono in quanto sono, di quelle che non sono in quanto non sono”, dando inizio alla elaborazione di un quesito che dura da secoli: “La realtà è costituita dell’ ”essere” o dal “divenire” ?”
Le implicazioni divennero enormi, perché entrò in discussione la staticità della realtà o il suo sviluppo; nel secondo caso chi avrebbe dovuto e potuto interpretare “il giusto” nel tipo di evoluzione da sviluppare ?
Così il quesito si spostò sulla ricerca di un principio di validità universale:
“Per natura è giusto ciò che piace”, ma questa affermazione scatenava l’individualismo e promuoveva l’affermazione “homo homini lupus”, trasformando la società in una grande giungla dove ogni individuo avrebbe cercato la propria affermazione.
Così l’affermazione d venne “E’ giusto ciò che piace al più forte”; ma cosa avrebbe identificato “il più forte” ? Giunse il chiarimento: “il più forte è colui che sa usare meglio la parola”, intesa come elemento di comunicazione.
A questo punto emerge plateale l’analogia con i nostri tempi, e l’emergere di un nuovo Gorgia.
Ci hanno regalato la democrazia, che è diventata demagogia, sostenuta dall’apparenza delle parole, mentre l’uso del linguaggio per comunicare è diventato monopolio dei detentori dei mezzi di comunicazione di massa, che riescono a farsi sentire, effettuando un costante lavaggio del cervello che arriva anche al convincimento subliminale.
– Anche i rapporti con lo Stato e le sue leggi subiscono una modificazione secondo l’indirizzo suggerito dal relativismo sofista: “Per prudenza e utilità bisogna rispettare la legge ma trasgredirla solo se conviene e modificarla quando si ha la forza per farlo.”
• Mi pare superfluo sottolineare le analogia con i nostri ultimissimi tempi, specialmente a fronte della visione della vita: “Di fronte al dramma della vita l’unica consolazione è la parola, che acquista valore proprio perché non esprime la verità ma l’apparenza. La parola crea un mondo di sogno dov’è bello vivere.”(Le due citazioni sono recuperate da Gorgia: Sul non-essere e sulla natura”).
Così la verità assoluta non esiste, emergendo un relativismo che investe tutto lo scibile; per contrastare tale relativismo non resta che utilizzare il medesimo relativismo per affermare ciò che le parole sostengono e le apparenze dimostrano.
Basterebbe solo saper distinguere il relativismo etico dal relativismo culturale per dare spazio alla dialettica del divenire, che può essere unificabile solo nel profilo etico, universale e valido per tutti, escludendo ogni pretesa di primato per razza, religione, o cultura.
Per i governanti laici vige l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.
Allora neanche in Vaticano “la legge è uguale per tutti” e il relativismo viene messo all’indice quando fa comodo; ma quando c’è da sanzionare severamente un pubblico comportamento commesso dal componente più importante della casta al potere, allora tutto diventa relativo, anche l’infanticidio.
Tengo a sottolineare che sono un cattolico, cristiano, praticante, che crede nelle parole di Cristo e molto meno nella diplomazia d’occasione del Vaticano, che eleva ai massimi onori Magdi Allam e bandisce fuori dalla Chiesa Piergiorgio Welby, non permettendo l’ingresso della salma nella “Casa di Dio”; il Vaticano che condanna la Teologia della Liberazione e il suo massimo teologo Jon Sobrino, ma scrive e sottoscrive con le mani del Pontefice dimissionario, insieme al razzista Pera “Senza radici” un pamphlet razzista secondo solo al ben noto Mein Kampf che sosteneva il primato della razza ariana e il libercolo di Ratzinger/Pera che esalta la superiorità del cattolicesimo occidentale, cancellando il relativismo culturale elaborato nei più accreditati studi di antropologia. (Rosario Amico Roxas)

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Mele: Consigli per gli acquisti

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

melaLa mela ha avuto un posto di rilievo nella nostra cultura, come simbolo di tentazione e istigazione: da Adamo ed Eva, a Biancaneve e la Strega, a Guglielmo Tell e Isacco Newton. Nel mondo ci sono 7000 varieta’ di mele che maturano in climi e tempi diversi. In Italia il periodo di maggior raccolta va da agosto a novembre, per cui e’ meglio mangiarle in questi mesi che sono ancora fresche: nei prossimi mesi le troveremo sul mercato ma saranno quelle conservate a bassa temperatura e in atmosfera povera di ossigeno o di importazione. Un antico proverbio afferma che “una mela al giorno toglie il medico di torno”, in effetti, la mela e’ un concentrato di sostanze benefiche: fibre (per l’intestino e il colesterolo), vitamina C (ossidoriduzioni, sintesi del collagene, distribuzione del ferro), fruttosio (per diabetici e sportivi), potassio (contrazioni muscolari, conduzione nervosa), acido malico (sbianca i denti, protegge dalla carie). La mela svolge anche una moderata azione diuretica.
Le mele provengono da coltivazioni tradizionali (uso di fertilizzanti, pesticidi, cere esterne) o biologiche, biodinamiche e da lotta integrata (uso minimo di sostanze chimiche abbinato a tecniche biologiche). Noi consigliamo ovviamente queste ultime anche se sono un po’ piu’ care. Se badiamo al rendimento e’ ovvio che le mele piu’ grandi hanno una maggiore quantita’ di polpa rispetto allo scarto, costituito dal torsolo, e sono quindi piu’ convenienti. Quando invecchia la mela produce un gas, l’etilene, che ha un effetto deleterio sulle altre mele, di qui l’antico detto sulla mela marcia che rovina le altre, e in genere anche su frutta e verdura. Va quindi conservata al fresco e nella spesa al supermercato sarebbe opportuno scegliere quelle che sono tenute a bassa temperatura. Anche in casa e’ preferibile la conservazione in frigorifero. Spesso si trovano mele ….splendenti, tirare a lucido con la cera; il motivo non e’ estetico ma pratico: la cera rallenta l’ossidazione e quindi l’invecchiamento, conservando al frutto un bell’aspetto. (Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc)

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Catastrofe in Sud Sudan

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

sud sudanLe agenzie ONU – Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), l’ UNICEF e il Programma Alimentare Mondiale (WFP) – hanno fatto appello alle parti in conflitto perché garantiscano accesso immediato e senza restrizioni nello Stato di Unity. Il nuovo studio Integrated Food Security Phase Classification (IPC) ha rilevato che almeno 30.000 persone vivono attualmente in gravi condizioni, esposte alla fame e al rischio di morte. Dall’inizio del conflitto in Sud Sudan, quasi due anni fa, è la prima volta che uno studio IPC registra il livello cinque (“catastrofe”) – il più alto nella scala da uno a cinque – per tutte le fasce della popolazione.“E’ il periodo in cui si inizia il raccolto, dovremmo quindi assistere a un miglioramento significativo della sicurezza alimentare nel paese. Purtroppo, in luoghi come le zone meridionali dello Stato di Unità, ciò non sta avvenendo e le persone sono sull’orlo di una catastrofe che potrebbe essere scongiurata”, ha detto la Direttrice del WFP nel paese, Joyce Luma. “La popolazione del Sud Sudan ha bisogno di pace, di cibo nutriente e di assistenza umanitaria, insieme al sostegno alle proprie attività di sostentamento per sopravvivere e ricostruire la propria vita”, ha aggiunto Luma.Se non verrà garantito accesso umanitario senza restrizioni, hanno dichiarato le agenzie, l’insicurezza alimentare potrebbe aggravarsi fino alla carestia in zone dello Stato di Unity dove nei mesi scorsi l’assistenza umanitaria è stata compromessa da violenze terribili e dall’impossibilità di accesso. Alcune famiglie sfollate dicono di sopravvivere con solo un pasto al giorno a base di pesce e ninfee.“Dallo scoppio delle violenze quasi due anni fa, i bambini hanno sofferto il conflitto, la malattia, la paura e la fame”, ha detto Jonathan Veitch, Rappresentante dell’UNICEF in Sud Sudan. “Le loro famiglie sono state incredibili nel cercare di provvedere al loro sostentamento, ma hanno ora esaurito tutte le strategie di sopravvivenza. Le agenzie possono fornire sostegno, ma solo se verrà loro garantito accesso senza restrizioni. Altrimenti, molti bambini rischiano di morire”.Lo studio IPC indica che 3,9 milioni di persone in Sud Sudan soffrono la fame acuta. Nonostante il numero di nuclei familiari in stato di insicurezza alimentare sia diminuito durante la stagione del raccolto – come previsto – esso è superiore di circa l’80% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ciò è dovuto al fatto che anche la popolazione delle regioni non direttamente coinvolte nel conflitto ne subisce gli effetti di lungo periodo, assieme a quelli causati da precipitazioni irregolari, da strumenti di sostentamento in esaurimento, da alti prezzi alimentari, dal costo del carburante e dall’inflazione, in una condizione economica in generale degrado.Inoltre, l’IPC registra come la situazione nutrizionale complessiva rimanga critica, con la Malnutrizione Acuta Globale (Global Acute Malnutrition, GAM) tra i bambini al di sotto dei cinque anni superiore alla soglia di emergenza negli stati colpiti dal conflitto di Jonglei, Upper Nile e Unity nel mese di settembre, e a livelli elevati nel Bahr el Ghazal settentrionale e nel Warrap durante tutto l’anno. Il livello elevato è dovuto a consumo alimentare inappropriato, ad inadeguate pratiche di alimentazione per madri e bambini, al cattivo stato di salute e all’offerta limitata di servizi sanitari e nutrizionali.Le tre agenzie – che lavorano nell’ambito della sicurezza alimentare e della nutrizione – hanno avvertito che la drammatica situazione economica nel paese sta contribuendo alla crescita record dei prezzi alimentari, che condiziona negativamente il potere d’acquisto delle famiglie acuendo i livelli di insicurezza alimentare. Anche le aree prima non interessate ora mostrano i segni di un grave deterioramento, con ampie parti della popolazione negli Stati del Greater Bahr el Ghazal in stato di crisi alimentare.
“Le attività di sostentamento sono state gravemente colpite da tassi di inflazione elevati, dall’interruzione dei mercati, dai fenomeni di sfollamento legati al conflitto e dalla perdita di bestiame e produzione agricola”, ha spiegato Serge Tissot, Responsabile FAO in Sud Sudan.
“Inoltre, al termine della stagione agricola, alla fine dell’anno, ci si attende una produzione cerealicola al di sotto della media in Uganda, Sudan ed Etiopia, che condizionerà gravemente le importazioni di cibo in Sud Sudan. Se verranno create nuove modalità di sostegno ai produttori agricoli, agli allevatori di pesce e bestiame, la resilienza di queste comunità ne uscirà rafforzata”, ha aggiunto Tissot.UNICEF, WFP e FAO, insieme ad altri partner dell’ONU e delle organizzazioni non governative, stanno raggiungendo milioni di persone con cibo, assistenza nutrizionale e kit d’emergenza per le attività di sostentamento. Le missioni di risposta rapida convogliano l’assistenza in molte aree remote, che sarebbero altrimenti tagliate fuori dai soccorsi umanitari. Il sostegno rapido alla produzione alimentare contribuisce alla sicurezza alimentare di lungo termine per le persone più gravemente colpite. Le agenzie hanno fatto appello alla comunità internazionale perché fornisca le risorse necessarie a sostenere ed estendere gli sforzi di assistenza salvavita.

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Convegno: Interpera

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

ferraraFerrara dal 18 novembre con visite tecniche guidate in campo e poi nella sede di Ferrara Fiere il 19 e 20 novembre 2015 Interpera. Il più grande convegno mondiale dedicato alla pericoltura si terrà a Ferrara, nell’ambito di FuturPera (Salone Internazionale della Pera). Interpera aprirà ufficialmente il 19 nei padiglioni di Ferrara Fiere in contemporanea con FuturPera ma già dal 18 ci saranno le prime visite tecniche in campo e si inizierà a respirare sul territorio un’aria del tutto internazionale. A spiegare il programma e gli obiettivi di Interpera è Luciano Trentini, presidente del comitato scientifico di Futurpera e vicepresidente di AREFLH, l’Assemblea delle Regioni Ortofrutticole Europee che organizza Interpera: “Vogliamo sostenere, con la presenza di Interpera, un comparto che vale, nella sola Emilia-Romagna, oltre 300 milioni di euro di PLV agricola. L’evento inizierà il 18 novembre con un incontro, organizzato in collaborazione con la Fondazione Navarra, tra le aziende sperimentali di Italia, Francia, Spagna e Belgio. Un incontro – spiega Trentini – che ha come obiettivo lo scambio dei risultati più salienti delle ricerche in atto o appena concluse nel campo delle pere e anche l’individuazione dei temi di ricerca che interessano il comparto per i futuri bandi previsti da Horizon 2020 relativamente alla ricerca e alla innovazione.
Giovedì 19 e venerdì 20 spazio, invece, ai convegni con i temi caldi del momento: la situazione produttiva e commerciale nei due emisferi, quello nord e quello sud, la ricerca e l’innovazione, la logistica e le barriere fitosanitarie, l’emergenza causata quest’anno dalla Cimice asiatica, le nuove tecniche integrate per ridurre i residui di pesticidi e l’impatto ambientale, l’andamento dei consumi e la promozione del prodotto, i nuovi orientamenti varietali. Venerdì 20 Novembre – conclude Trentini – ci sarà poi una tavola rotonda sul ruolo degli Organismi Interprofessionali. Interpera e FuturPera saranno anche l’occasione per incontrare Opera e Origine, i nuovi player della commercializzazione delle pere in Italia”.
La partecipazione ai convegni di Interpera così come l’accesso a FuturPera è completamente gratuito. E’ comunque necessaria una registrazione che può essere effettuata on line o direttamente in Fiera. E’ possibile, inoltre, acquistare, sempre on line, uno speciale “Pacchetto Conferenze” che consente di assistere ai convegni, presenziare alle visite guidate e usufruire di servizi garantendo così una partecipazione più semplice, comoda. Per tutte le info e il programma completo di Interpera http://www.futurpera.com
FuturPera è promosso da Ferrara Fiere e Oi Pera e può contare su tre main sponsor: Cassa di Risparmio di Cento, Camera di Commercio di Ferrara e A&A.

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Paga canone Rai chi ha tv, anche la radio, ma non altri device

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2015

televisori“Rimane l’impianto della normativa in vigore. E’ il possesso di un televisore il requisito per il pagamento del canone, non degli altri device. Nella norma abbiamo solo aggiunto una presunzione del possesso del televisore che è il contratto di fornitura elettrica per l’abitazione in cui si è residenti. Questo è il presupposto, in futuro vedremo per prendere in esame l’evoluzione tecnologica” Lo ha detto il sottosegretario Antonello Giacomelli a 24Mattino su Radio 24 e ha aggiunto “Secondo i dati Istat – ha sottolineato – il 97% degli italiani possiede un televisore. Eppure questo non emerge dai dati sul pagamento del canone”.
Alla domanda del conduttore di Radio 24 Alessandro Milan se anche chi ha una radio debba pagare il canone, Giacomelli risponde: “Secondo me non è importante quello che uno ascolta e come fruisce. Il requisito rimane lo stesso, il possesso di un apparecchio atto a ricevere. Sono esclusi, al momento, computer, tablet e smartphone”

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