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Il grande pianista Radu Lupu a LuganoMusica

Posted by fidest press agency su martedì, 3 novembre 2015

Berwaldhallen 080424Gästspel av världspianisten Radu LupuSveriges Radios SymfoniorkesterManfred Honeck dirigent, Radu Lupu pianoFoto: Snezana Vucetic Bohm/SR

Berwaldhallen 080424Gästspel av världspianisten Radu LupuSveriges Radios SymfoniorkesterManfred Honeck dirigent, Radu Lupu pianoFoto: Snezana Vucetic Bohm/SR

Lugano 7 novembre alle 20.30 alla Sala Teatro LAC, proseguono gli appuntamenti con i récital cameristici proposti da LuganoMusica. Dopo il violinista Leonidas Kavakos, il pubblico potrà ascoltare, un sommo maestro della tastiera, Radu Lupu. Formatosi tra la nativa Romania e la Russia, Lupu si è segnalato all’attenzione internazionale negli anni Sessanta, risultando vincitore in tre importantissimi concorsi, tra cui il prestigioso Van Cliburn. La sua carriera è quindi decollata su scala mondiale, portandolo a lavorare con direttori del calibro di Giulini, Muti, Karajan e Barenboim. Noto alla critica ed al pubblico per la profonda pensosità delle sue esecuzioni, in cui il lavoro di cesello timbrico si unisce ad una lucidissima analisi formale, Radu Lupu è oggi riconosciuto come uno dei maggiori interpreti viventi dei grandi autori austro-tedeschi dell’Ottocento, in particolare Schubert, Schumann e Brahms. Autori che ha più volte inciso in cd, suscitando consensi unanimi e ricevendo importanti premi.
Di grande interesse il programma che Lupu proporrà al LAC il 7 novembre, interamente fondato proprio sugli autori a lui più congeniali: se la Sonata D 894 di Schubert, con le sue aperture formali verso l’infinito, rappresenta una pagina ben nota del primo Romanticismo tedesco, di più raro ascolto sono invece le variazioni di Mozart, Beethoven e Brahms che la precederanno nel corso della serata. Le Variazioni KV 573, scritte da Mozart durante il viaggio berlinese del 1789, si sviluppano a partire da un tema del violoncellista Duport, allora in servizio presso il re di Prussia, e rappresentano quindi un singolare biglietto da visita con cui il compositore salisburghese cercò di ingraziarsi nuovi possibili committenti. Di gusto piuttosto arcaico appaiono le giovanili Variazioni in do minore WoO 80 di Beethoven, che, si narra, ascoltandole chiese di chi fossero, disconoscendone la paternità, e che non le volle includere nel catalogo definitivo delle sue opere. Al contrario, sono già estremamente mature le Variazioni op. 21/1 di Brahms che, partendo da un tema originale intimo ed amabile, riesce a costruire un arco formale unitario di ampio respiro e di intensa poesia. (foto radu lupu)

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