Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 299

Archive for 4 novembre 2015

Bracciano Festa delle Forze Armate

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

festa forze armateBracciano (Roma) questa mattina alle 10 hanno riunito nella centralissima Piazza IV Novembre rappresentanze delle forze armate di stanza sul territorio – Artiglieria, Aeronautica, Brigata Paracadutisti Folgore, Aviazione dell’Esercito – e di numerose Associazioni Combattentistiche e d’Arma. Presente anche il comandante della Compagnia Carabinieri Bracciano, capitano Raffaele Annicchiarico e il Comandante delle Guardie provinciali Paola Bugliazzini. Deposta dal sindaco Giuliano Sala una corona d’alloro al Monumento ai Caduti. Alla cerimonia hanno preso parte centinaia di studenti del liceo Vian.
Dopo lo struggente “silenzio”, ha preso la parola il comandante della Scuola di Artiglieria di Bracciano Generale di Brigata Fabio Giambartolomei che ha ricordato la Battaglia del Piave e le vittime delle guerre. “Il loro ricordo – ha sottolineato – deve essere sempre vivo nelle nuove generazioni”.
Ha parlato della necessità di “tramandare i valori di pace, libertà e democrazia” la dirigente scolastica del Vian Maria Cristina Cigliano che si è detta anche onorata per la consegna del la bandiera tricolore all’istituto.
Una grande nazione – ha detto nel suo intervento il sindaco Sala – non mantiene i suoi ideali e la propria grandezza se non si ricrea un nuovo patto sociale, un nuovo stretto connubio tra generazioni, tra la memoria e il futuro, tra il presente e le prospettive dei nostri giovani che debbono tornare a credere nell’Italia, tornare a rispettare la nazione, avere la consapevolezza che chi governa l’Italia possa restituire loro quel convincimento fondamentale che cementa la società e le generazioni: la speranza di un futuro”. “Questa giornata – ha aggiunto ancora il sindaco Sala – la dedichiamo anche al ricordo di Ignazio Vian, militare e partigiano, che si è sacrificato per la patria, per la democrazia e la libertà, combattendo come militare e scegliendo allo stesso tempo di stare dalla parte della propria patria Italia, comunque, sacrificando la propria vita nella veste di partigiano che lotta contro l’oppressore tedesco, oppressore che lo imprigionò, lo torturò ogni giorno per farsi dire il nome dei partigiani con i quali condivideva la scelta della lotta a difesa della libertà e della democrazia. Vian fu impiccato nel centro di Torino, lasciato per una settimana penzoloni da un albero, quale esempio e monito della fine che potevano fare tutti coloro che si opponevano all’invasore tedesco. Voi, giovani generazioni – ha detto ancora il sindaco Sala – sappiate mantenere l’esempio di coraggio e di sacrificio di persone come Ignazio Vian, che con il loro spirito e i loro ideali possano trasmettervi quella speranza futura di una nazione democratica, libera e solidale, che ha bisogno di cementare un nuovo patto generazionale per le mutate condizioni sociali”.
La cerimonia si è conclusa con la consegna del tricolore da parte del comandante Giambartolomei nelle mani di uno studente del Vian. Le celebrazioni sono poi proseguite con la visita al Museo dell’Artiglieria presso la Caserma Cosenz. Per l’occasione aperto al pubblico anche il Sacrario Militare che raccoglie cimeli di caduti di Bracciano, ospitato presso un locale dell’ospedale vecchio. (foto: festa forze armate)

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Madrid Suono italiano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

concertoMadrid 5 ottobre alle ore 20 Istituto Italiano di Cultura Calle Mayor, 86 il trio di violino, violoncello e pianoforte aprirà la nuova stagione di concerti IIC Madrid: “Madrid Suono Italiano”.L’ingresso è gratuito sino all’esaurimento dei posti.
De la musique avant toute chose, La música sobre todas las cosas, escribió el poeta Paul Verlaine. Y, como siempre en otoño, el Istituto Italiano di Cultura de Madrid hace suya esta máxima al presentar a su público –un público atento y curioso, que nos sigue con una pasión y continuidad que nos motiva y enorgulle – ce– la programación musical para la temporada 2015/2016. De noviembre a junio: 8 magníficos conciertos bajo el título de Suono Italiano Madrid. Apostamos, como siempre, por lo mejor del talento musical de Italia, sobre todo de los jóvenes talentos; y no podríamos hacerlo sin el apoyo de Unión Fenosa Gas, nuestro prestigioso patrocinador, que ha hecho suyo este proyecto y a quien va mi más profundo agradecimiento por estar siempre, y un año más, a nuestro lado. Organizamos este proyecto con la esencial colaboración del CI – DIM, el Comitato Nazionale Italiano Musica con quien hemos dado forma al programa de la temporada. Desde 1978, el año
de su fundación, el CIDIM ha hecho suya la misión de la promoción de la excelencia musical italiana en el extranjero. Esta misma misión, en todos los ámbitos de las artes, es la razón de ser de los Istituti Italiani di Cultura, en Madrid y en todo el mundo, y por lo tanto la colaboración entre nuestras dos instituciones podría casi calificarse de natural. Al mismo tiempo, representa toda una declaración de intenciones del Instituto Italiano de Cultura de Madrid, el proponerse como creador y facilitador de relaciones entre las más altas instituciones culturales de España e Italia, en la convicción de que es en este espacio privilegiado, donde los artistas pueden encontrar
las condiciones más propicias para su creación. En las siguientes páginas, encontraréis extensas palabras de profundización en programas e intérpretes de cada uno de los conciertos de Suono Italiano Madrid. Después, se callará la palabra, y empezará la música, avant toute chose (Laura Pugno Directora del Instituto Italiano de Cultura Instituto Italiano de Cultura de Madrid)
Alessandra Grassi. Me complace presentar, en nombre del CIDIM (Comitato Nazionale Italiano Musica), el ciclo Suono Italiano Madrid con el apoyo de la Direzione Generale dello Spettacolo dal Vivo del Ministero per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo. La reseña de artistas italianos propuesta, la más extensa y articulada de entre las organizadas por nuestra institución en todo el mundo, se realiza gracias a la eficaz sinergía con el Instituto Italiano de Cultura de Madrid que, consciente de la calidad de la demanda de su público, ha querido apuntar sobre la originalidad de la oferta musical confiada a solistas y grupos de absoluto prestigio internacional. Suono Italiano permitirá al público español conocer nuevos talentos de nuestro país y, al mimo tiempo, definir, a través de la música, desde siempre parte fundamental de la cultura europea, ulteriores vías capaces de contribuir a una integración cada vez mayor entre los pueblos del viejo continente. Todo esto ha sido posible gracias a la sensibilidad cultural del Agregado cultural Lillo Guarneri y de la nueva Directora del Instituto, Laura Pugno a quienes agradezco haber aceptado las propuestas del CIDIM. Un profundo agradecimiento a los responsables de Unión Fenosa Gas, cuyo apoyo efectivo ha hecho posible la realización de una temporada de tan alta calidad como ésta que el CIDIM y el IIC de Madrid presentan. A todos vosotros que escucháis los talentos de Suono Italiano, una cálida bienvenida por vuestra participación y el deseo de que puedan recibir vuestro total aprecio. (Lucio Fumo Presidente del CIDIM) (foto: concerto)

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The case of multinational Poligrow

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

colombiaPalm oil is used for everything, from food and household products to make-up and biofuel. In the last 10 years palm oil production has doubled worldwide. Colombia benefited by becoming one of the largest exporters. But at a cost. New research by SOMO and INDEPAZ titled ‘Reconquering and dispossession in the Altillanura: The case of Poligrow’ concludes that in a country where land disputes were a key driver of the civil war, and where territorial issues are highly contested, land-intensive sectors like palm oil risk creating renewed conflict and caution is warranted. The report shows how the company Poligrow has failed to operate with caution and has therefore contributed to human rights violations and instability in an already fragile context such as the Meta region in Colombia.
Colombia has witnessed land conflicts and civil war for more than half a century. A war that is rooted in unequal distribution of land, and rife with disputes over land control. Despite favourable reports of enhanced security and political stability, the country still finds itself in a fragile peace, where conflicts continue or are easily reignited; in many regions peace has yet to come.In recent years, Colombia has been actively attracting private sector investments in order to increase the economic development of the supposedly post-conflict country. The free trade agreement between Colombia and the European Union plays a crucial role in facilitating this foreign investment. One of these foreign investors is the Spanish-Italian company Poligrow, which settled in Colombia in 2008. Critics question the benefits of this agreement for Colombia, and stress the complexity of foreign investments in conflict-affected areas: ‘Foreign investments can only contribute to restoring peace if the investors take an explicit stand. They must stand up against inequality and promote employment, inclusiveness and sustainable growth. That is not what Poligrow is doing. Their activities in no way show that they have understood the regional context, the companies’ role in the fragile region and the history of land control’, says Anne-Marie Mineur, member of the European Parliament.Although Poligrow claims to have contributed to local development, the research paper sheds light on the many negative impacts of their operations. Though Poligrow might claim not to be involved in the conflict, in a context where different armed groups fight for control over land and drug trade, and where most of the land is disputed, it is impossible not to become – directly or indirectly – entangled in the civil war.
SOMO and INDEPAZ found many high-risk situations during the field work in the Meta region. These relate mainly to failures in community participation; lack of transparency of its complex corporate structure and tax payments; irregular situations in land acquisition, labour relations and environmental sustainability.The case of Poligrow thus shows how these booming large-scale economic initiatives, such as extensive oil palm plantations, can lead to an increase in land dispossessions and at the same time consolidate an inequitable, discriminatory and undemocratic economic model. These investments rather increase the instability than enhance stability, as they collide head-on with the root causes of the conflict: the unequal distribution of land.

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The second scenario – that of a frozen conflict – seems the most plausible

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

ukraineIt may also be the best we can hope for. Russia already has a string of similar dependencies, from Nagorno-Karabakh in Azerbaijan, to Abkhazia and South Ossetia in Georgia, to Transnistria in Moldova. Adding the Donbas region to the list may seem logical, but the choice is fraught with complications for Russia.It is extremely unlikely that the Kremlin would be ready to annex another region of Ukraine, as it did with Crimea, or even to recognise the Donbas as independent, as it did with Abkhazia and South Ossetia. The industrial and mining region’s devastation is so profound that some have actually argued that Kiev should simply cede the territory and force Russia to foot the bill for reconstruction.Even assuming that the Donbas region remains part of Ukraine, the status quo cannot be sustained. The local population is in dire straits. Unless a solution can be found to allow for a resumption of social services, as well as for the return of refugees and internally displaced persons, the risk of a socio-economic catastrophe will continue to grow, and with it the risk of resumed violence.In the third scenario, a negotiated settlement, would require four main elements to work. It must: 1) compartmentalise Crimea, 2) find a constitutional solution on federal status for the Donbas region, 3) shore up the Ukrainian economy and 4) begin reconstruction in the east. Above all, striking a deal with Russia would require that there should be something in it for the Kremlin, too – and that may prove the real killer.On Crimea, it should be pointed out that downgrading the conflict to a bilateral issue between Russia and Ukraine would not be tantamount to recognition of the annexation. The US and Europe, after all, never recognised the Soviet occupation of the three Baltic states, but still saw no obstacle to trade or commercial ties with those republics while they were part of the Soviet Union. As tensions mount over Russia’s presence in Syria, simply putting Crimea on the shelf may be a way forward.The next element, the federalisation of the Donbas, was one of the Kremlin’s original demands. After the fighting erupted, the very idea of any form of concession to the separatists became anathema to the Ukrainian side. Now that the weapons have fallen silent and the Minsk accord appears to be holding, it may be possible to return to talks on the region’s status. The government in Kiev is cautiously optimistic, but wants to see more evidence that fighting will not continue.Making an agreement stick would be a tall order for both sides. The Kremlin would have to let the authorities in Kiev assume full control over all border crossings, which would effectively block the separatists’ supply lines. In return, Ukraine would have to grant a high degree of autonomy to local authorities in the Donbas that are beholden to Moscow. As those bodies would have a say in federal decision making, the Kremlin would get a de facto veto power over matters such as Nato membership.If Kiev refuses to accept those terms, it risks triggering a resumption of hostilities in the east. If it accedes, it risks triggering rebellion in the centre and the west of the country. Although parties of the far right, such as Svoboda and Samopomich, do not poll more than 5 or 10 per cent in national elections, they cannot be ignored. When Ukraine’s parliament, the Rada, held a first reading of a bill on decentralisation on August 31, violent protests left three dead and dozens wounded. A right-wing rebellion, driven by accusations of treachery and betrayal, could well sweep President Petro Poroshenko from power and even break up Ukraine or turn it into a failed state.The only real safeguard against such an outcome is to strengthen Ukraine’s economy, which is a tremendous challenge. The World Bank is hopeful that economic growth will resume in 2016, but it also recognises that this year’s contraction may come to 12 per cent, considerably worse than its April projection of a 7.5 per cent drop.
Ukraine’s first taste of economic success could be easily undone. The current account has been balanced mainly through reduced imports, which became unaffordable as the country’s currency, the hryvnia, plummeted. If economic growth resumes, the external deficit will widen again. Ukraine’s budget surplus has been achieved by harsh austerity programmes reminiscent of those in Greece. Salaries and pensions have been frozen amid rampant inflation, which peaked at 60 per cent in April. It is fair to question the wisdom of such methods during a severe recession.The deal with foreign bondholders is also less than meets the eye. Originally, the savings for Ukraine was supposed to be much larger. The IMF calculated that a ‘debt operation’ entailing a write-down and rescheduling of debt held by private credits would free up the equivalent of US$15.3 billion, on top of US$17.5 billion in direct IMF assistance to Ukraine. During the debt talks, Ukrainian Finance Minister Natalie Jaresko had insisted that foreign bondholders would have to take a 40 per cent ‘haircut,’ even as the IMF made it clear that its continued support was contingent on a deal being reached.The question now is whether the 20 per cent debt reduction is enough ­– especially because there are big bills waiting. Russia is demanding that Ukraine repay its US$3 billion Eurobond coming due in December, and it is estimated that a further US$1 billion will be needed to secure Russian gas for the winter season. Ms Jaresko commented after the debt deal that the US$3.6 billion savings was ‘an enormous amount for us.’ Next month, Kiev may have to prepare an even bigger amount to pay its Russian debts.Meeting its current debt obligations effectively requires Ukraine to keep its budget in surplus. But running a budget surplus voids all hope of achieving economic growth of 2-4 per cent over the next few years, a level which the IMF views as essential to make the bailout work. This means Ms Jaresko was right to insist on a bigger write-down, and that a second ‘haircut’ can be expected.By far the greatest obstacle to economic revival is corruption. Last year, Ukraine ranked 142nd of 175 countries surveyed by Transparency International in its Corruption Perceptions Index. Before a recent meeting with Ukrainian Prime Minister Arseniy Yatsenyuk, Chancellor Angela Merkel said that German companies stand ready to invest, but only if the right conditions are in place. In plain language, that means Ukraine will have to tackle corruption and roll back the influence of the country’s notorious oligarchs.Before a recent meeting with Ukrainian Prime Minister Arseniy Yatsenyuk, Chancellor Angela Merkel said that German companies stand ready to invest, but only if the right conditions are in place. In plain language, that means Ukraine will have to tackle corruption. Rebuilding the Donbas region will be the most taxing of all. Output in the region has fallen precipitously since the conflict started, largely due to a 70 per cent drop in trade with Russia. Before the conflict began, Ukraine traded as much with Russia as with the EU; now the volume of trade is about half. The conflict in east Ukraine has claimed over 8,000 lives, including civilians. More than 1.4 million people have been displaced, many of whom had been employed in factories and mines that have now shut down.
If the constitutional issue can be resolved – which looks iffy indeed – it is possible to envision a process in which Russia and the West join hands to rebuild the Donbas. Since the bulk of the region’s industries were built for trade with Russia, Moscow must play a significant role. The prospect of resuming cooperation with Ukrainian defence suppliers could give the Kremlin an extra incentive. For Western firms, there are tantalising prospects for infrastructure projects and the consumer goods industry.Will any of this happen? The difficulties seem endless, not least the impossibility of scaling back sanctions while Russia is bombing Western-backed rebels in Syria. The most plausible outcome is that of frozen conflict, which in the industrial Donbas would inevitably lead to economic collapse and a resumption of violence. This would threaten the economic recovery and political stability of Ukraine as a whole.One gauge of severe ‘Ukraine fatigue’ is that the EU has given the country only US$2.5 billion in non-loan economic aid. That compares with billionaire philanthropist George Soros’s estimate that US$50 billion is needed to put the country back on its feet. While the lull in the Donbas has granted Ukraine some breathing space, the country is still facing a ‘now or never situation.’ As Mr Soros rightly noted, doing nothing would be a tragic mistake. (ukraine)

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First glimmer of hope for Donbas deal as guns fall silent

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

piskiRussia’s entry into the Syrian conflict has fundamentally altered its stand-off with the United States and Europe. Until Russia launched its first air strikes in Syria on September 30, the crisis in Ukraine was near the top of the international agenda. At the time, some still feared an escalation of the military conflict, or that Russia and Nato could sleepwalk into war. One month later, Ukraine has almost disappeared from policy makers’ radar. The transformation is striking. The question now is whether this change brings a resolution any nearer.
Firstly, the undeclared war in the Donbas region may finally be over. Both sides are pulling back heavy weapons and the daily firefights and artillery exchanges have all but stopped. This not only removes the pressure on Ukraine’s allies to supply weapons – it also marks the first real compliance with the Minsk II ceasefire agreement. As such, it represents an essential first step towards scaling back the sanctions against Russia.
Secondly, following months of deadlocked negotiations, on October 14, 2015, Kiev finally reached an agreement with foreign bondholders on a 20 per cent (US$3.6 billion) write-down of its debt. Standard & Poor’s consequently upgraded Ukraine’s credit rating from ‘selective default’ to B-. While that means Ukrainian bonds are still highly speculative, the change reduces fears of a pending sovereign default and, most importantly, keeps the International Monetary Fund’s US$17.5 billion aid programme on track.The industrial and mining region’s devastation is so profound that some have actually argued that Kiev should simply cede the territory and force Russia to foot the bill for reconstructionThirdly, Ukraine’s macroeconomic situation finally offers some hope. There are signs that the economy’s sharp downturn may have bottomed out. The country’s current account is basically balanced, the government budget is in surplus and the World Bank expects a return to growth in 2016, albeit the forecast is for only 1 per cent expansion.While all three of these promising trends are extremely fragile, they do provide a window of opportunity to reach a lasting solution. Looking forward, three very different scenarios are possible. The first assumes a resumption of hostilities in east Ukraine, which would take us back to square one. The second is a ‘freezing’ of the conflict, which is no solution at all. The third would be a negotiated settlement.
When considering the first potential scenario – a resumption of hostilities – it is important to note that the sanctions imposed by the US and Europe have not hurt the Kremlin overly much. Their impact was far outweighed by the sharp drop in the price of oil, and even then, the Russia economy proved surprisingly resilient in the short term. A more likely explanation of why the fighting has subsided is that the military strain has exhausted both sides.
For Russia, keeping a large military force at the ready for so long has been taxing. Military planners have been forced to draw on a large number of different units, and reserves have clearly been running low. And while special operations forces are trained to accept that death in an undeclared war may mean burial without honours or even acknowledgement, such experiences have a devastating impact on the morale of regular troops and reservists. And now, Russia must prepare to send ground troops into Syria.Enthusiasm over the war has worn thin on the Ukrainian side as well. Fighting in the Donbas region no longer has the same gloss of patriotic duty, and volunteers are no longer fired by the same passion for fund-raising and supporting the troops. Mutual exhaustion probably gives a better chance for the cease-fire to hold than mere political agreement.This is no reason to be complacent about the outlook. Both sides remain bitter. The separatist forces fear that they may be abandoned by Moscow, while many members of the Ukrainian volunteer battalions have voiced anger over ‘treachery’ by the government in Kiev. That means there is a continuing risk that local commanders on either side could renew hostilities in order to settle scores and force other units to join in. However, the odds are against this happening at the moment. (photo: piski)

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Burundi president lights slow fuse to ethnic war

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

Bujumburaby GIS Guest Expert. President Pierre Nkurunziza’s decision to seek a third term has plunged Burundi into chaos, reversing a decade of progress towards ethnic reconciliation and economic growth. While the present conflict is political in origin, triggered by the president’s ambitions, the climate of violence and repression it has fostered may revive ethnic tensions that could potentially spark a conflict of regional dimensions. In a continent where entrenched presidents-for-life are often the main obstacle to building democracies, Burundi’s crisis will have broad reverberations in African politics. It could be an inspiration or a warning for these ageing leaders, depending on the outcome.
Burundi and neighbouring Rwanda share a similar ethnic composition, with a Hutu majority (about 85 per cent of the population) and a Tutsi minority (about 14 per cent). Before independence, both countries were colonised under a divide and rule strategy that favoured the Tutsi minority over the majority Hutus. After independence, this colonial legacy made ethnicity central to politics, leading to civil war and humanitarian tragedies in both countries.Unlike in Rwanda, where Paul Kagame and the Rwandan Patriotic Front chose to banish ethnicity from the public sphere after the 1994 genocide, in Burundi the reconciliation process was based on its explicit recognition. The 2005 constitution introduced a system of quotas under the principle of majority rule and minority inclusion. The ethnic integration that this system imposed significantly reduced tensions between Hutus and Tutsis.Burundi’s economy, one of the least developed in the world, also benefited from the peace dividend. Economic growth has averaged 4 per cent since 2010, according to data from the African Development Bank. While the country’s poverty rate is still estimated at 66.9 per cent, development indicators improved thanks to the relative political stability and bigger inflows of foreign aid.This positive trajectory was interrupted in April when President Nkurunziza announced he would run for a third term, in defiance of the constitution and the Arusha accords of August 2000 that helped end the civil war. In the next three months, at least 100 people died and as many as 200,000 fled the country as protests shook Bujumbura, the capital, and a coup attempt was made against the president.This positive trajectory was interrupted in April when President Nkurunziza announced he would run for a third term, in defiance of the constitution and the Arusha accords of August 2000 that helped end the civil war. Following several delays and failed attempts at international mediation, Mr Nkurunziza won re-election on July 21, 2015 with 69 per cent of the vote. Turnout was low, after opposition parties called for a boycott. In the elections’ aftermath, the government continued to crack down on protesters and the media. Even so, the violence has continued, including a rocket attack on August 2 that killed Mr Nkurunziza’s top security aide, General Adolphe Nshimirimana, and the killings of several leading opposition politicians.
Burundi was far from being a fully fledged democracy even before the recent troubles. The country was scored at 5, or ‘partly free,’ in a 2014 survey of civil and political rights by Freedom House. This year, that status declined to ‘not free,’ as the government cracked down on the opposition and muzzled critics.The current crisis in Burundi appears to be driven by political, rather than ethnic divisions. The country is split between those who support President Nkurunziza’s third term and those who don’t. The cleavage crosses ethnic lines, with significant opposition coming from Mr Nkurunziza’s fellow Hutus. Both sides acknowledge the centrality of the constitutional issue, especially because the two-term limit and other curbs on the ruling majority’s power were crucial to the compromise that ended the civil war.The president’s loyalists claim that since he was appointed by parliament to his first five-year term, it should not count against the two-term limit for elected presidents. Burundi’s seven-member constitutional court upheld this interpretation in a controversial decision on May 5.The decision was made under duress, according to the court’s vice president, Sylvere Nimpagaritse, who fled to Rwanda on the eve of the ruling. He claimed that senior government officials had threatened some judges with death if they did not go along. Whatever the truth, the verdict did not give Mr Nkurunziza the domestic or international legitimacy he needed to rule the country. (Photo: Bujumbura)

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Catella predicts paradigm shift in the European market for office space – less room, more innovation

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

François Brisset, CatellaOver the past 15 years, changes in office space in Europe have pointed in one direction only: up. Availability, demand and the number of people working in offices all saw constant growth – but so did the levels of unoccupied floor space. Behavioural changes have generated less demand from companies for office use, and as a result employees will have smaller workspaces in the future. In its latest Market Tracker, Catella Research has examined the development of 14 European office markets over the past 15 years. Since 2000, office building stocks have grown by 26.3 %, the demand for office space by 17.9% and the number of office workers by 19.3%. Equally, vacancy levels have continuously increased by 6.3 % in the entire stock.“This paradigm shift not only opens up opportunities to rethink how future demand for space could look structurally, but also how developers should change the focus of buildings. The reasons for this development lie mainly in cost cutting, the increasingly temporary use of space and the transition to modern forms of working at companies,” says Dr. Thomas Beyerle, Head of Group Research at Catella.Due to the current rising lease prices, the shortage of new space and the increasing requirements for digitalisation, companies will reduce the available workspace per employee in the European office markets going forward, predict the analysts at Catella.Overall, the number of office workers increased in all studied markets in Europe over the past 15 years by an average of 19.3%. The associated need for office space is covered by the proportional increase in the gross office stock. The average decline in per capita office space since 2000 in Europe was 1.0%, although this value hides large differences. For example, office workers moved closer together through a contraction of space in Helsinki (-12.3%), followed by London (- 8.8%) and Stockholm (-7.4%). However the reduction of workspace per office employee is not borne out in all European cities, with gains in Frankfurt (+ 1.2%), Madrid (+ 21.5%), Barcelona (+ 3.3%) and Lyon (+ 7.4%) for example.“The often-quoted space efficiency is more than just compression. Fewer square metres per employee are considered to be the future trend in the analysis. This development is promoted, particularly, by innovation and behavioural changes, and will have structural effects. One key concept is that the location of future working spaces defines their attractiveness,” concludes Beyerle.

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Quale ruolo per la normazione tecnica volontaria nella politica economica nazionale?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

scoprire roma1Roma Martedì 10 novembre 2015, ore 10.30 Sala degli Arazzi – Ministero dello Sviluppo Economico – Roma, Via Veneto 33. Fare normazione significa elaborare e pubblicare documenti di applicazione volontaria che definiscono “come fare bene le cose” garantendo sicurezza, qualità, tutela dell’ambiente e dei consumatori, prestazioni certe in tutti i settori industriali, commerciali e del terziario.Scopo della normazione è contribuire al miglioramento del sistema socioeconomico, fornendo gli strumenti di supporto all’innovazione e alla competitività: recenti studi quantificano fino al 1% del PIL gli effetti della normazione nei Paesi in cui l’applicazione è consolidata (Germania, Francia, Gran Bretagna).I valori caratteristici della normazione – consensualità, democraticità, trasparenza – rendono le norme espressione di un diritto mite, la cui applicazione si integra con la regolamentazione cogente in una logica di semplificazione, efficacia ed efficienza del sistema a vantaggio della Società.Nel momento in cui il Paese ha bisogno di tutti gli strumenti utili per tornare a essere competitivo, riprendere a crescere e conquistare nuovi mercati, la normazione deve essere riconosciuta come strumento di politica economica e in quanto tale valorizzata dalle Istituzioni.Purtroppo la situazione attuale non corrisponde agli auspici: ne discuteremo con i principali stakeholder economici e i rappresentanti delle Istituzioni, alla luce delle esperienze pregresse.

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Oncologia: Convegno presieduto dal luminare viennese Siroos Mirzaei

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

MirzaeiTorre Annunziata 7 novembre. A parlare degli elementi essenziali per la diagnosi saranno a partire dalle 9.30 S. Bellini, Francesco Barbato, Gennaro Chiappetta e Francesco Iaselli che precederanno quindi la lezione di Mirzaei. A seguire, dalle 11.30 la discussione verterà sul tema degli aggiornamenti delle opzioni terapeutiche con gli interventi di Marco De Sio, Carmen Laudando, Giovanni Facchini e Teresa Pellegrino, introdotti a partire dalle 11.30 da Raffaele Addeo. In chiusura, alle 13 avrà inizio una discussione multidisciplinare.
L’iniziativa consentirà ai medici provenienti da tutta Italia ed iscritti al convegno coordinato e presieduto da Raffaele Addeo di scoprire le potenzialità diagnostiche e terapeutiche del Rame 64 (64-CU), un radiofarmaco innovativo su cui il centro polispecialistico ha scommesso facendo così fede ad una tradizione di pionieri della Medicina Nucleare. Il Rame 64 ha infatti la caratteristica di poter essere utilizzato sia a scopo diagnostico che terapeutico e la struttura è oggi uno dei tre centri in Italia (oltre all’ospedale di Pescara e quello di Torino) a poterne vantare l’utilizzo laddove in tutta Europa lo si trova solo in Germania ed Austria. A livello pratico il CU è un elemento molto versatile, infatti può essere legato con diverse molecole “carrier” in modo da poter essere utilizzato in modo specifico in numerose patologie e già da giugno gli specialisti del CMO lo somministrano sotto cmoforma di 64-CUCl (studio dei glioblastomi) e CU-DOTANOC (tumori neuroendocrini) o 64CU-DOTANOC (tumori neuroendocrini).Questo ha consentito all’ufficio studi del CMO di realizzare un monitoraggio ampio e dettagliato sui risultati riscontrati, che sarà presentato nel corso del convegno e che sarà di grande supporto alle lezioni degli specialisti invitati a Torre Annunziata.Nel giro di poche settimane, inoltre, sarà a disposizione dei pazienti anche il 64CU-PSMA per lo studio del carcinoma della prostata, un radiofarmaco che rappresenta il futuro. Rispetto ai chemioterapici classici ed agli altri radiofarmaci utilizzati a scopo terapeutico il 64-CU ha il vantaggio di poter essere somministrato anche a dosi molto elevate senza effetti tossici per il fegato, i reni ed il midollo osseo consentendo quindi trattamenti ripetuti e più duraturi nel tempo. Una rivoluzione per i malati del Centro – Sud Italia, che potranno beneficiare del radio farmaco in convenzione con il SSN, ma anche per gli scienziati che avranno modo di scoprirne le varie sfaccettature nel corso della giornata che verterà in particolare sul carcinoma della prostata. (foto: Mirzaei, cmo)

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Apertura Anno Accademico 2015-2016, nel 69° anno dall’istituzione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

Fori imperialiRoma, Sabato 14 Novembre 2015, alle ore 10.00 – Foro Romano. Apertura Anno Accademico 2015-2016, nel 69° anno dall’istituzione. La Cerimonia di Apertura del 69° Anno Accademico di Studi Hahnemanniani dell’Istituto Omeopatico SIMOH, si terrà a Roma, al Foro Romano, presso San Lorenzo in Miranda, sede del Nobile Collegio Chimico-Farmaceutico Universitas Aromatariorum Urbis (Via in Miranda 10). L’evento è organizzato dall’Istituto SIMOH in collaborazione con l’Accademia Italiana di Medicina Omeopatica Hahnemanniana AIMOH.
La Lezione di Prolusione sarà tenuta dal Prof. Carlo Ventura, M.D. Cardiologo, Professore Ordinario di Biologia Molecolare della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Bologna, Fondatore e Direttore del National Institute of Biostructures and Biosystems (NIBB), Direttore di VID, Visual Institute of Developmental Sciences – Bologna e Scientific Director di GENICO, EuroBioBank (European Network of DNA, Cell and Tissue banks for Rare Disease) – Svizzera. (foto: fori imperiali)

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Jerry Seinfeld canta in Israele il 19 ed il 20 dicembre

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

Jerry Seinfeldtel avivTel Aviv. Jerry Seinfeld, il comico superstar americano di origine ebraica, si esibirà a Tel Aviv alla Nokia Arena il 19 e il 20 dicembre prossimo. Sebbene Seinfeld sia stato in Israele più volte (l’ultima nel 2007 per promuovere il suo Bee Movie), questo sarà il suo debutto professionale in Israele come artista di cabaret. Originariamente era stato previsto un solo spettacolo, che però è andato esaurito in poche ore, così i promotori hanno deciso subito di aggiungerne un altro, e ppoi un altro e poi un ultimo ancora! La domanda è stata così grande che Seinfeld si esibirà in quattro spettacoli in tutto, due al giorno sia il 19 sia il 20 dicembre. Il comico è soprattutto conosciuto per la sua popolare sitcom della NBC “Seinfeld”, che è andata in onda tra gli anni 1989 e 1998 ed è ampiamente considerata una delle più grandi serie tv di tutti i tempi. (foto: Jerry Seinfeld, tel aviv)

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Responsabilità professionale, ginecologi a congresso premono per nuova legge

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

MedicinaEsami inutili, accertamenti superflui e prestazioni evitabili prescritte solo per evitare possibili denunce costano 10 miliardi l’anno. Azzerarli o dimezzarli con una nuova legge sulla responsabilità professionale potrebbe essere la ricetta per contribuire, senza nuovi tagli, a risanare i conti del sistema sanitario nazionale. Ecco la proposta dei ginecologi italiani, riuniti a Milano per il loro congresso nazionale dal titolo Nutrizione, stili di vita e salute della donna, cui partecipano oltre 2.500 specialisti di tutto il paese. «Serve al più presto una nuova legge sul rischio professionale, che dovrà dare risposte chiare oltre che sulla medicina difensiva anche sul contenzioso medico-legale e sugli eccessivi costi assicurativi» esordisce Paolo Scollo, presidente nazionale della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), ricordando che una causa su 10 contro un camice bianco è proprio a carico di un ginecologo, che per assicurarsi paga fino a 20 mila euro. Le tre società scientifiche Sigo, Aogoi e Agui hanno quindi invitato il Governo ad approvare al più presto una legge sulla responsabilità professionale per adeguare il nostro ordinamento a quello di tutti gli altri Paesi Europei. «Per colpa delle troppe cause contri i camici bianchi ogni giorno perdiamo potenziali nuovi medici in aree ad altro rischio come la ginecologia» lamentano in un comunicato congiunto i presidenti Paolo Scollo (Sigo), Vito Trojano (Aogoi) e Nicola Colacurci (Agui). «La nostra è infatti una delle categorie più colpite dal contenzioso medico-legale. Oltre il 98% dei processi termina però con un’assoluzione o archiviazione da parte della magistratura. Tutto ciò comporta spese enormi per l’intera collettività e il deprezzamento sempre maggiore dell’immagine della professionalità medica.Il decreto legge in discussione da mesi in Commissione Affari Sociali delle Camera potrebbe rappresentare una soluzione: «Le nostre società scientifiche ne condividono pienamente i contenuti perché oltre a istituire un osservatorio nazionale sul rischio clinico sia a livello regionale che nazionale forniscono risposte importanti su extracontrattualità tra medico-paziente, obbligo assicurativo per le strutture sanitarie, udienze preliminari prima di un processo penale e consulenze tecniche precedenti alle cause civili, fondo di solidarietà nazionale per area terapeutica, scelta dei consulenti tecnici di ufficio» spiegano i tre rappresentanti della ginecologia italiana, che invitano il governo ad agire in fretta: «Ogni giorno che passa partono nuove cause contro i medici-chirurghi, i costi per la medicina difensiva crescono e le spese per le assicurazioni professionali aumentano. Non c’è più tempo da perdere soprattutto nell’interesse della serena assistenza alle pazienti».
(fonte: doctor33)

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CORE/Demetra 2.0

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

demetraCatania Scenario Pubblico Via Teatro Massimo, 16 novembre 2015 h20:45 8 novembre 2015 h19:00 la Compagnia Giovanna VelardipresentaCORE/Demetra 2.0 Coreografia: Giovanna Velardi Scenografia elettronica e video: Dominik Barbier/Anne Van Den Steen Costumi : Dora Argento Luci: Danila Blasi Scultura: Fabrizio Lupo Musiche originali: Domenico Sciajno Musiche: AA.VV. Interpreti: Stellario Di Blasi, Simona Miraglia, Tiziana Passoni, Giovanna Velardi, Sabrina Vicari, Valeria Zampardi.
CORE/Demetra 2.0 è uno spettacolo che si interroga sull’apparenza del potere e sviluppa la sua tematica prendendo spunto dal mito greco di Demetra e di sua figlia Persefone, detta anche Core.
Il lavoro nasce dalla ricerca di un significato condiviso dei simboli, un’indagine interculturale sul rapporto tra l’uomo e l’avatar, tra un oggetto e il suo segno. Un percorso coreografico e scenografico sul valore del simbolo nella società dell’immagine. Un progetto che ha interrogato figure mitiche appartenenti ad una dimensione immaginifica e simbolica. L’identità coreografica si costruisce tra mito e mondo contemporaneo appoggiandosi alle corrispondenze simboliche e visive create dalla scenografia elettronica.
Il percorso non è lineare ma fatto di emozioni, di pensieri e riflessioni, di intenzioni che indagano gli aspetti umani, le demetra1pulsioni animali, ancestrali, terrene. È una riflessione sulla società, una società fatta di immagini svuotate di significato e resa viva nella sua volgarità, immortalata in un quadro crudele che rappresenta l’inferno e l’indifferenza di oggi, di un popolo lasciato nel silenzio, che si lacera come carne macellata, che dissolto tenta di riformarsi, di riemergere denudandosi. Un gruppo di danzatori, una immagine, una voce dietro una statua parlante, una divinità simbolo del potere che distrugge e crea un nuovo volto, il volto di una città, simbolo del medioevo che stiamo vivendo.
“Questo spettacolo ci racconta un inferno, un mondo senza speranza. Nonostante la storia si ripeta e ogni momento di crisi ci dia la possibilità di affrontare un cambiamento e di fare nuove scelte, ci ritroviamo in un mondo fatto di poca attenzione per l’altro, siamo trattati come carne da macello, subiamo con aggressività; il pensiero, la coerenza appartengono a pochi e la capacità di compiere azioni per imporre un nuovo modo richiede coraggio e onestà intellettuale. L’aggressività ha preso il sopravvento sulla capacità di controllare i nostri impulsi. Siamo delle bestie.” “QUANDO ATTRAVERSERA’ LE VOSTRE CAMERE DA LETTO CON UN COLTELLO DA MACELLAIO VOI SAPRETE LA VERITA’ “ (Traduzione dal francese del testo della statua) (Giovanna Velardi) (foto: demetra)

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Renzo Arbore La mostra

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

Roma, MACRO Testaccio – La Pelanda 19 dicembre 2015 – 3 aprile 2016 sarà aperta al pubblico, negli spazi espositivi della Pelanda al Macro di Testaccio, una grande mostra dedicata a Renzo Arbore, ai 50 anni della sua straordinaria carriera, alle sue trasmissioni televisive e radiofoniche che hanno così fortemente caratterizzato la storia della televisione e del costume del nostro paese, alle sue amicizie e alle sue scoperte, ai suoi percorsi musicali e ai concerti dell’Orchestra Italiana, alla sua incredibile collezione di oggetti e memorabilia, ma anche ai suoi amici, ai suoi viaggi, al sostegno non episodico alla Lega del Filo d’Oro e alla sua sensibilità verso i più sfortunati, alla travolgente esperienza umana e in definitiva al suo contributo di intelligenza e di ironia alla cultura italiana.
renzo arboreAll’ingresso della mostra campeggerà la scritta: “lasciate ogni tristezza voi ch’entrate”. All’interno, in un percorso espositivo sorprendente, saranno esposti gli oggetti che sono i testimoni di questa straordinaria avventura: dalle copertine dei dischi alle sue collezioni più improbabili, dalle radio d’epoca alle cravatte più strane, dagli oggetti in plastica collezionati in modo quasi maniacale alle memorabilia dei suoi viaggi, dagli strumenti musicali agli elementi scenografici che hanno caratterizzato le sue trasmissioni televisive. Accanto a loro saranno protagonisti i documenti audio e video delle performances di Arbore, da Quelli della notte ai concerti dell’Orchestra italiana, da Bandiera Gialla e Alto Gradimento ai suoi film e perfino ai suoi sketch pubblicitari, in un percorso articolato in “stazioni” che corrispondono alle passioni di Renzo: la Musica, l’America, il Collezionismo e la Plastica, il Cinema, i Viaggi, la Televisione, le Città e gli Amici, la Moda e il Design, la Radio e infine la Lega del Filo d’Oro. Si svilupperà così un racconto nel quale, come in una camera delle meraviglie, ogni oggetto, ogni suono e ogni immagine porteranno alla luce una curiosità e un momento della vita di Renzo Arbore, ma anche di un pezzo della storia d’Italia e degli italiani.Oltre a Renzo Arbore nel progetto sono coinvolti molti dei suoi collaboratori, che gli sono stati e gli sono accanto in tante occasioni, a partire da Alida Cappellini e Giovanni Licheri, che hanno disegnato per Arbore le scenografie della maggior parte dei suoi spettacoli e hanno progettato un allestimento della mostra che non mette solo in valore i materiali esposti, ma riesce ad accogliere il visitatore come se fosse a casa di Renzo. La regia e il montaggio dei filmati è affidata a Luca Nannini che si avvarrà delle ricerche di Sabina Arbore e Adriano Fabi. (foto: renzo arbore)

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Festa del torrone di Cremona

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

festa del torronefesta del torrone1Milano Martedì 17 Novembre 2015, ore 11.30 Palazzo Pirelli, Sala Gonfalone, Via Fabio Filzi n°22 Interverranno: Cristina Cappellini Assessore Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia, Gianluca Galimberti Sindaco di Cremona, Barbara Manfredini Assessore alla Città vivibile e alla Rigenerazione urbana del Comune di Cremona, Stefano Pelliciardi Rappresentante SGP Eventi (foto: festa torrone)

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Chi ha ucciso Woody?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

chi ha ucciso woodychi ha ucciso woody1Roma dal 5 al 29 novembre 2015 Teatro Petrolini Via Rubattino, 5 (Testaccio), Roma Orari Giovedì, venerdì e sabato: ore 21 domenica ore 18 solo domenica 8 novembre ore 19Scritto e diretto da Antonello LotrontoInterpreti: Marco Bullitta, Cristiano Cecchetti, Angelo Curci,Sara Felci, Carmela Ricci, Mario Rinaldoni,Audio – Luci: Gemma Nucci Locandina: Gisella Fabbrini.
L’autore ha voluto rendere omaggio ad uno dei più geniali e creativi registi cinematografici con un giallo interattivo zeppo di citazioni dei suoi film. Lo spettatore attento (e conoscitore della filmografia di Allen), non avrà difficoltà a individuarle e a collocarle nella vastissima opera del grande regista americano.L’ispirazione per la commedia è venuta per caso. L’autore si è accorto di avere tanti amici che si identificavano con i personaggi di Allen, in particolare nell’imbranato protagonista di tante sue pellicole.Da questa osservazione e dalla constatazione che esiste una “terapia del cinema” teorizzata da molti psicologi, è nato un giallo interattivo costellato da personaggi – non chi ha ucciso woody2personaggi. Da persone comuni che sembrano quello che non sono e si muovono, parlano, agiscono e soprattutto pensano, come gli eroi del cinema dei quali sono (forse inconsciamente) innamorati. Incapaci di affrontare la vita con la loro personalità, indossano quella proiettata da uno schermo cinematografico e che, come ne “La rosa purpurea del Cairo”, si materializza in una sorta di alter ego protettivo e rassicurante.
Murderparty ha esteso il concetto di “teatro interattivo” proponendo una formula, “Il detective sei tu!”, che è l’unica capace di mettere davvero gli spettatori nei panni dell’investigatore incaricato delle indagini. Senza filtri di alcun genere, il pubblico è chiamato a vestire i panni del detective e ad indicare, alla fine della rappresentazione chi, come e perché ha commesso il delitto. A tal scopo, ha la possibilità di esaminare gli indizi e di rivolgere direttamente, in momenti prestabiliti, domande ai sospetti (gli attori). Chi si avvicinerà di più alla soluzione del “caso”, riceverà un simpatico ricordo della serata. Tutti i titoli in rassegna sono accomunati da un taglio divertente e brillante, pur presentando, nella maggior parte dei casi, delle trame “gialle” nel senso più rigoroso del termine, con indizi da esaminare, sospetti da interrogare e con una costruzione della vicenda che si riallaccia al filone del giallo classico alla Agatha Christie o alla Conan Doyle.
BIGLIETTI Interi: euro 14,00 Ridotti: euro 12,00 (per gli utenti registrati del sito internet http://www.murderparty.it e prenotando sul sito). Il biglietto ridotto viene applicato anche ai gruppi di almeno 10 persone. La tessera del teatro non è inclusa e costa 2 euro. (foto:chi ha ucciso woody)

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Amazon Publishing annuncia i primi testi tradotti dall’inglese all’italiano

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

non ho paura del buioLussemburgo. AmazonCrossing, il marchio editoriale di Amazon Publishing specializzato in narrativa tradotta, ha annunciato oggi le prime opere in lingua italiana.I primi libri tradotti, di scrittori premiati e di successo, e pubblicati da Amazon Publishing sono disponibili sia in formato Kindle sia in edizione cartacea.“Siamo molto contenti della risposta dei lettori alle traduzioni in tedesco e in francese pubblicate da Amazon Publishing e siamo entusiasti di aiutare i nostri autori nel continuare a superare i propri confini geografici per incontrare il più ampio numero di lettori” ha dichiarato Dominic Myers, Director, Amazon Publishing EU. “Le traduzioni in Italiano dimostrano il nostro impegno nel sostenere il successo dei nostri autori Kindle a livello internazionale”.I primi titoli di Amazon Publishing tradotti in italiano con AmazonCrossing, disponibili dal 3 novembre, sono:
Non ho paura del buio (My Sister’s Grave) – la potente e struggente storia di una detective della Omicidi determinata a vendicare a tutti i costi l’assassinio della sua amatissima sorella minore, scritta da Robert Dugoni, autore di thriller di successo, in cima alle classifiche di Kindle Store e Wall Street Journal.
La Barriera (The Line) – un Urban Fantasy accattivante, dallo stile contemporaneo che intreccia magia, romanticismo e tradimento, ambientato a Savannah e scritto da J.D. Horn.
Affetti Straordinari (When I Found You) – Uno splendido ed emozionante racconto sui legami inaspettati più forti del la barrierapiù forte legame biologico, scritto da Catherine Ryan Hyde, già autrice del best-seller La formula del cuore.
Lei che ama solo me (Because She Loves Me) – un avvincente racconto di gelosia, ossessione e omicidio. Romanzo di Mark Edwards.
Non proprio un appuntamento (Not Quite Dating) – il primo libro della serie romantica Not Quite di Catherine Bybee, autrice di successo per il New York Times, USA Today e Wall Street Journal.
Guida agli appuntamenti per imbranate (Crazy Little Thing) – il pluripremiato primo romanzo della serie Bell Harbor di Tracy Brogan.
“Sono davvero entusiasta del fatto che Non ho paura del buio e la mia protagonista, Tracy Crosswhite, arrivino in Italia. Sono orgoglioso delle mie origini italiane, e vedere un mio romanzo tradotto nella lingua dei miei avi è un’esperienza emozionante” afferma lo scrittore Robert Dugoni. “Conosco la ricca storia del Bel Paese e il suo amore per le arti, compresa la considerevole cultura letteraria, e mi sento onorato e commosso di avere una piccola parte in questa storia”.Tra i prossimi titoli in uscita per Amazon Publishing in italiano ci sono:
Affetti StraordinariNascosta (Hidden) – un romanzo che unisce fredda tensione e bollente sensualità scritto dalla premiata autrice Kendra Elliot.
Spose di Guerra (War Brides) – l’avvincente storia di un’amicizia inattesa tra cinque donne durante la Seconda Guerra Mondiale, scritta dall’autrice di successo Helen Bryan.
Elizabeth Street (Elizabeth Street) – uno straordinario racconto sugli immigrati italiani in America all’inizio del ventesimo secolo, basato su una storia vera, scritto da Laurie Fabiano.
Lanciato nel 2009, Amazon Publishing è la casa editrice di Amazon.com, e pubblica libri di diversi generi. AmazonCrossing il marchio editoriale specializzato in narrativa tradotta di Amazon Publishing lanciato nel 2010 allo scopo di aiutare grandi storie da tutto il mondo a trovare il più ampio pubblico di lettori possibile e di connettere gli autori con i lettori a livello globale. (foto: non ho paura del buio, la barriera, Affetti Straordinari)

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Donne infertili

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

procrea«È ormai evidente come siano molte e differenti le cause che possono provocare problemi di infertilità in una donna. L’infertilità femminile è un capitolo estremamente vasto che oggigiorno può trovare soluzioni molto differenti. L’ovodonazione è il passaggio ultimo, ma non così raro, cui rivolgersi per avere un figlio. Stimiamo infatti che, tra quante pazienti hanno problemi di infertilità, almeno una su cinque per coronare il sogno di diventare madre abbia la necessità di fare ricorso all’ovodonazione, ovvero debba ricorrere ad ovuli donati da un’altra donna e fecondati con il seme del proprio partner», spiega Cesare Taccani specialista in Medicina della riproduzione del centro ProCrea.Non è però un passaggio semplice e automatico: «Il programma di ovodonazione deve essere avviato solamente dopo aver effettuato approfonditi esami e aver diagnosticato evidenti problemi irrisolvibili in altro modo. Si indica l’ovodonazione in situazioni di esaurimento della funzione ovarica, di menopausa precoce fisiologica oppure di menopausa chirurgica ovvero indotta dall’asportazione parziale o totale delle ovaie per gravi patologie», afferma Taccani. «Anche nei casi di fallimenti ripetuti con le tecniche di procreazione assistita e nelle donne affette da endometriosi avanzata è bene iniziare a pensare al ricorso ad una donatrice». Non certo ultimo, «nei casi in cui la donna sia affetta da malattie genetiche trasmissibili alla prole, è bene che si faccia un riflessione sull’opportunità o meno di affrontare un percorso con l’ovodonazione per evitare il rischio che i figli possano essere affetti della stessa malattia». In quest’ottica, aggiunge lo specialista di ProCrea, «occorre tenere presente che in etàprocrea1 avanzata, ovvero oltre i 40 anni, aumentano le possibilità di alterazioni cromosomiche negli embrioni: questo può dare origine non solamente a problemi nel portare a termine la gravidanza, ma anche a generare figli con gravi malattie».La scelta della donatrice è un passaggio delicato. «Le donatrici vengono selezionate in modo accurato e sottoposte ad esami specifici: si tiene in considerazione l’età – in media hanno intorno ai 25 anni -, l’anamnesi familiare per verificare la presenza di sindromi ereditarie e la presenza di malattie infettive e genetiche», aggiunge. Al medico spetta il compito di individuare la donatrice specifica per il singolo caso. «Reputiamo importante che tra donatrice e futura mamma ci sia una corrispondenza fisica e ci sia anche un riscontro sotto il profilo del gruppo sanguigno».Una volta individuata la donatrice, prelevati gli ovuli, si procede con la fecondazione con il seme del partner e al trasferimento degli embrioni ottenuti nell’utero della paziente. Conclude Taccani: «I tassi di successo sono più elevati rispetto alle fecondazioni omologhe, vista soprattutto la giovane età delle donatrici. L’anonimato è garantito sia per la donatrice sia per la mamma». (foto: procrea)

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Scoperta dalla ABC Farmaceutici di Torino, la doxofillina sarà commercializzata negli Stati Uniti dalla Alitair

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

Cancro-sintetizzata-molecola-che-blocca-proteina-tumoraleUna molecola scoperta oltre 30 anni fa dalla società ABC Farmaceutici di Torino ha recentemente ottenuto la designazione di “orphan drug” per il trattamento delle bronchiectasie dalla FDA, l’autorità statunitense che vigila sulla sicurezza e l’efficacia di alimenti e medicinali. Ora la doxofillina sarà commercializzata negli USA dalla società americana Alitair Inc., specializzata nei farmaci orfani, che in ragione delle caratteristiche e della qualità della molecola ha sottoscritto un accordo esclusivo con la ABC Farmaceutici, garantendosi il diritto di registrare il farmaco per le bronchiectasie negli USA, in Giappone e in Sud America.La doxofillina, una metilxantina di seconda generazione, è registrata in Italia per la terapia dell’asma e della bronchite cronica ostruttiva (BPCO). A questo proposito un recente studio italiano di confronto, condotto nel 2015 e pubblicato sulla rivista CEIS dell’Università Tor Vergata di Roma, ha valutato una popolazione di oltre 30.000 pazienti, trattati nel periodo 2008-2012 con doxofillina e teofillina capostipite delle metilxantine. Lo studio ha dimostrato che l’impiego della doxofillina riduce significativamente l’utilizzo di glucocorticoidi, farmaci notoriamente efficaci ma accompagnati da numerosi effetti collaterali.Anche dal punto di vista farmacoeconomico, questa indagine ha evidenziato un miglior rapporto costo-efficacia di doxofillina rispetto a teofillina.La designazione di farmaco orfano ottenuta oltreatlantico, rappresenta ora per la società Alitair Inc. una nuova opportunità come terapia innovativa nell’indicazione delle bronchiectasie. Negli Stati Uniti, infatti, sono oltre 180.000 i pazienti afflitti da questa patologia invalidante, i quali non dispongono ad oggi di alcuna terapia farmacologica efficace.La doxofillina oltre ad essere registrata in Italia è già presente in numerosi mercati a elevato tasso di crescita: Cina, Korea, Indonesia e Filippine. La molecola, già nel 2010, ha superato i 40 milioni di unità dispensate. Un successo – terapeutico e di mercato – dovuto all’efficacia, sicurezza e alla tollerabilità del farmaco, ma anche al suo ridotto impatto economico sui budget della sanità, un aspetto valutato con attenzione crescente in tutti i Paesi del mondo.

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Tra autoritarismo e stabilità, l’incerto futuro del modello turco

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

giornalistiturchiaCon il voto a Recep Tayyip Erdoğan in Turchia l’elettorato ha scelto la stabilità e i prossimi mesi saranno cruciali per capire se il modello di Islam politico turco andrà verso una sempre più marcata autocrazia – il cui segnale più evidente è l’attacco contro la stampa indipendente – o verso le aperture da anni auspicate dall’Unione europea. L’offensiva russa in Siria a fianco delle forze del regime va avanti, e Aleppo è ogni giorno di più una città accerchiata. Eppure, a pochi metri dal fronte, c’è chi con tenacia sopravvive nella quotidianità dei piccoli gesti. Gli Stati Uniti hanno deciso di inviare tra i 20 e i 30 uomini delle Forze speciali nel Nord della Siria per addestrare alcuni gruppi ribelli in funzione anti Stato islamico. L’occidente non sa oggi come contrastare la veloce ascesa dell’ISIS, eppure la sua entrata in scena non è stata improvvisa: i germi erano già presenti nella regione. Sul campo di battaglia si declina inoltre l’ennesimo scontro tra sunniti e sciiti. Chi sono e perché la loro rivalità ha radici antiche? (fonte Oasis) (foto: giornalisti turchia)

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