Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Fragilità scheletrica

Posted by fidest press agency su martedì, 10 novembre 2015

osteoporosiRoma. E’ in corso, a Roma, il 100° anniversario del Congresso SIOT e uno dei temi portanti di quest’edizione sarà proprio la fragilità scheletrica nelle osteopatie metaboliche, quale l’osteoporosi severa ovvero complicata da una o più fratture, che possono incorrere anche per un minimo sforzo, come il sollevamento di un vaso di fiori, la torsione del busto o un saltello. Un problema socialmente molto rilevante, legato all’avanzare dell’età e alla conseguente perdita di massa ossea, che influenza negativamente la durata e la qualità della vita delle donne che ne soffrono.L’osteoporosi è, infatti, una malattia di genere, con un’incidenza maggiore nel sesso femminile, rispetto a quello maschile (rapporto 3:1). Si tratta di una patologia sistemica dell’apparato scheletrico, caratterizzata da un aumentato rischio di frattura sia per una bassa densità minerale ossea che per un deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo che, come tutto il nostro organismo, è destinato ad invecchiare. Per questi motivi le ossa diventano più fragili e vulnerabili.
Le fratture da fragilità ossea hanno un’incidenza che non deve essere assolutamente sottovalutata: secondo la World Health Organization, infatti, ogni 3 secondi, si verifica una frattura da fragilità osteoporotica a carico di femore, polso e vertebre. Ciò equivale, nel mondo intero, a circa 25 mila fratture al giorno o 9 milioni all’anno. Soltanto in Italia, l’osteoporosi è una patologia che oggi riguarda circa 5.000.000 di persone, di cui l’80% sono donne in post-menopausa. In pratica, considerando l’intera popolazione italiana over 50 anni, il 50% delle donne e il 30% degli uomini andrà incontro ad una frattura da fragilità. La fragilità scheletrica è dunque responsabile di oltre 280.000 fratture.La frattura più temuta rimane proprio quella del collo del femore che, in Italia, fa registrare almeno 100.000 casi all’anno nella popolazione anziana, con netta prevalenza nelle donne (8 casi su 10). Un’incidenza già molto elevata ma destinata ad aumentare ulteriormente nei prossimi anni, proprio per effetto dell’invecchiamento della popolazione: basti pensare che, nel 2040, gli over 65 raggiungeranno il 35% dell’intera popolazione italiana.
In molti casi, specie per le fratture del collo di femore, proprio l’ortopedico è lo specialista di riferimento a prendere in carico la paziente: «Il progressivo invecchiamento della popolazione determina inevitabilmente un incremento delle patologie croniche correlate all’età come l’osteoporosi che, negli ultimi decenni, è diventata una vera e propria priorità sanitaria e sociale – dichiara il Prof. Rodolfo Capanna, Presidente della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia – La sua conseguenza più temuta, dalle donne sopra i 65 anni, è proprio la frattura del collo del femore. Essa, infatti, comporta importanti conseguenze: dal ricovero per l’intervento chirurgico, a prolungati periodi di immobilità, fino a diventare spesso causa di invalidità con perdita del tutto, o in parte, dell’autonomia funzionale. L’intervento chirurgico è indispensabile per una rapida ripresa della funzionalità dell’arto fratturato, ma non può essere considerato il solo e unico trattamento. Sappiamo che la vera responsabile della frattura è infatti la fragilità ossea causata dall’osteoporosi severa, che necessita di un percorso diagnostico/terapeutico/assistenziale (PDTA) per ridurre il rischio di nuove fratture e migliorare lo stato di salute e la qualità di vita della paziente. E’ importante, infatti, che la paziente segua un corretto stile di vita, un’appropriata dieta e assuma una specifica terapia farmacologica. Come ortopedici, ovvero come primi e spesso unici specialisti di riferimento nella gestione dei pazienti con frattura da fragilità, dobbiamo purtroppo rimarcare come ancora oggi, nel 70% dei casi la frattura del femore sia associata a pregresse fratture vertebrali spesso misconosciute che rappresentano un campanello d’allarme purtroppo ancora troppo sottovalutato».
Dai 50 anni di età, per ogni donna è fondamentale conoscere il proprio rischio fratturativo. Sul sito http://www.stopallefratture.it è disponibile il Defra Test online, test di autodiagnosi per valutare il rischio personale di fratturarsi nei successivi 10 anni (basso, medio, elevato, molto elevato). A seconda del risultato ottenuto, verranno indicate, per tutte, raccomandazioni e consigli su come prevenire eventuali fratture da fragilità.‘Stop Alle Fratture’ è un’iniziativa educazionale, realizzata con il supporto non condizionante di Eli Lilly Italia, rivolta alle donne sopra i 50 anni di età per informarle sulle possibili conseguenze dovute alla fragilità scheletrica. L’iniziativa vede il coinvolgimento di prestigiose società scientifiche come la SIOMMMS (Società Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro), la SIOT (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia), la SIR (Società Italiana di Reumatologia), l’ORTOMED (Società Italiana di Ortopedia e Medicina) e il GISOOS (Gruppo Italiano di Studio in Ortopedia dell’Osteoporosi Severa) e, da quest’anno, anche il GISMO (Gruppo Italiano di Studio Malattie Metabolismo Osseo).

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