Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 30 n°108

Archive for 11 novembre 2015

Tom Tom and Shell Collaborate for Integrated Telematics Services and Fuel Card Management

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

Borsa Merci Telematica ItalianaLondon, UK TomTom Telematics, one of the telematics giants across the globe and the biggest in Europe in terms of subscription base, partners with Shell, one of the world’s leading Oil and Gas companies to jointly promote telematics services in the European region. TomTom Telematics will be able to offer a combined solution for the monitoring and reporting of fuel data to reduce fuel consumption as well as CO2 emissions. This non-exclusive partnership aims at adding value to the fleet operators by providing unique product-service integration, i.e., fuel card data from Shell integrated onto the TomTom Telematics WEBFLEET platform. This will see euroShell Fuel Card data processed by WEBFLEET, allowing businesses to access all fuel management information in one system. euroShell Fuel Cards offer cashless payments for fuel and non-fuel transactions such as road tolls and breakdown services. This deal gives customers a complete solution by combining a rich reporting suite with fuel card expertise and one of the largest petrol station networks in Europe. In 2015, fuel cost and driver wages remain a key challenge for fleet operators accounting for over 50% of the total operating expense. By providing fuel purchase reporting information in WEBFLEET, fleet managers can access driver, vehicle and fuelling data in a single fuel management solution. Historically, fleet operators would monitor and review separate data sets from their telematics system and fuel card provider. This integrated solution helps to streamline the process, reducing time-consuming administration. Having all fuel information in one place also makes the reconciliation of fuel purchase and consumption data easier, helping businesses to identify any potentially fraudulent activity and reduce overall costs. TomTom Telematics has initiated a robust partnership ecosystem to fulfil the changing demands of fleet operators, thereby providing an opportunity for new participants to enter the value chain through partnerships and address existing industry challenges through vertical focused expertise. This partnership will enhance the value proposition of the existing offerings while adding newer revenue streams into the existing telematics business portfolio. To reiterate, this partnership will benefit fleet operators and customers in the following ways:
· Improved driving behaviour, resulting in reduced fuel spend and increased safety
· Transparency of fuel spend across the entire fleet
· Secure payment of fuel and non-fuel transactions such as road tolls and breakdown services (cashless payment which can be easily tracked)
· Reducing the risk of potential fuel card misuse
This strategic move will help TomTom Telematics promote their products and services to a comparatively larger addressable market in Europe, while Shell can offer a more competitive and larger product/service portfolio (now including best-in-class telematics) to their customers. TomTom Telematics will leverage 5 million vehicles connected to Shell’s business. Going forward, this partnership will provide the end user with an integrated application interface that would streamline the processing of data from the telematics service provider and the fuel card provider, thereby reducing administration time. Frost & Sullivan believes that core competencies of Shell and TomTom Telematics will mutually benefit the companies to offer integrated value-added services, helping them move northwards with respect to customer base. The road ahead for 2016 is interesting with this partnership as the combined expertise will create an innovative portfolio for the Fleet Management Solutions market, leveraging the specialist knowledge and capabilities within TomTom Telematics and Shell. Frost & Sullivan expects this partnership model to create multiple benefits to the entire telematics ecosystem. Fuel usage with innovative reporting and connected vehicles with smart guidance will enable more non-exclusive partnerships between universal fuel card vendors like Shell and premium telematics service providers like TomTom Telematics to accelerate the penetration of fleet telematics.

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Libano: italiani Unifil donano un campo di calcetto alla popolazione del Sud

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

libano unifilTIRO. Una struttura sportiva nuova di zecca per la popolazione del Libano Sud: il Contingente italiano del Sector West di UNIFIL, su base Brigata alpina Taurinense, ha completato infatti la realizzazione di un campo da calcetto presso Jinnata, villaggio situato a nord-est della città di Tiro, consegnandolo ufficialmente alla popolazione con una cerimonia inaugurale.20151107 Inaugurazione campo da calcio a Jinnata-280-ModificaDavanti a numerose autorità Libanesi, tra cui il ‘Quaemaquan’ di Tiro Mohammed Alì Jaffal, il presidente delle municipalità di Tiro Abed Al Mohsen al Houssayini e al sindaco, il Comandante del Sector West ha sottolineato l’importanza del percorso di costruzione di fiducia e trasparenza reciproca basato sulla cooperazione tra tutti i soggetti operanti nel sud del Libano.
ll progetto inaugurato a Jinnata è stato realizzato grazie alla supervisione di specialisti del Multinational Cimic Group (cooperazione civile e militare) con i fondi italiani dedicati allo sviluppo della cooperazione civile e militare e concorre al conseguimento degli obiettivi fissati dalla Risoluzione 1701, per il supporto e il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione nel sud del Libano. (foto: libano)

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La biblioteca di Babele

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

martinatricomiBologna Giovedì 12 novembre, alle ore 19 Biblioteca di Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale (via Nazario Sauro, 20/2) proseguono i viaggi-spettacoli nel mondo della letteratura e dei libri della rassegna Spritzbook, curata da Andrea Maioli (ingresso gratuito). Un recital con musica e videoproiezioni per accompagnare il rito dell’aperitivo bolognese nella splendida cornice della Biblioteca di Arte e di Storia di San Giorgio in Poggiale.L’appuntamento di questa settimana è inspirato al racconto fantastico di Jorge Luis Borges: La Biblioteca di Babele. Guidati della voce dell’attrice Martina Valentini Marinaz lo spettatore si perderà nel labirinto delle biblioteche o di una libreria, in cui a volte sarà difficile trovare la via d’uscita.
I suoni unici e vibranti della viella, dell’oud, del tombak e del flauto, eseguiti dal musicista Fabio Tricomi, insieme alle videoproiezioni di Marg8 & Retrophuture (Gianni Margotto e Fabrizio Passarella) e ad un bicchiere di spritz, accompagneranno e animeranno questo imperdibile incontro. (foto: martina, tricomi)

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Il numero di rifugiati maliani in Niger ha raggiunto il picco più alto da quando è scoppiato il conflitto, nel 2012

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

FCO 312 - Nigeria Travel Advice Ed2 [WEB]Migliaia di rifugiati sono fuggiti dal Mali orientale nelle ultime settimane, nonostante un accordo di pace tra il governo, una milizia lealista e una coalizione Tuareg ribelle sia stato firmato lo scorso giugno.Sebbene infatti la firma dell’Accordo di Algeri abbia segnato un importante passo avanti nel processo di pace in diverse zone del Mali, non ha fermato il flusso di persone verso il Niger. Questo sviluppo inaspettato desta preoccupazione e sta mettendo a dura prova la nostra operazione in Niger. Le persone che stanno arrivando in Niger dicono di essere fuggite da situazioni d’illegalità, estorsioni, di scarsità di cibo, di rivalità tra tribù, da scontri tra pastori e contadini e dal vuoto di potere che si è creato nell’est del paese in assenza di un governo forte, ma con una forte presenza militare.I rifugiati maliani in Niger erano circa 50.000 nel 2012-2013, al culmine della guerra civile, che si è conclusa quando francesi e maliani hanno sconfitto le forze ribelli. Dopo le elezioni presidenziali del 2013, l’UNHCR ha aiutato circa 7.000 rifugiati maliani a rimpatriare dal Niger.All’inizio dell’anno, erano 47.449 i rifugiati maliani registrati residenti in Niger, di cui circa 5.000 erano rifugiati urbani ad Ayorou e nella capitale Niamey, mentre il resto si trovava nei cinque campi per rifugiati delle regioni di Tillabéri e Tahoua.Il numero di arrivi è, però, cominciato ad aumentare durante l’anno, raggiungendo un nuovo picco a ottobre e inizio novembre, quando circa 4.000 rifugiati maliani hanno attraversato le regioni scarsamente popolate dell’est per raggiungere il Niger. Questo ha portato il numero totale di rifugiati registrati ad un record, pari a 54.000 presenze all’inizio di novembre, mentre altre 3.000 persone sono in attesa di registrazione.La maggioranza dei nuovi arrivati proviene dalle zone rurali delle regioni di Menaka e Anderaboukane. A Inates, dove di recente sono arrivati più di 2.000 maliani, alcune donne rifugiate hanno riferito di essere fuggite dai combattimenti tra le tribù di Idourfane e Daoussak. Hanno detto che i loro animali sono stati rubati, i loro bambini non potevano andare a scuola e le strutture pubbliche erano state danneggiate in assenza delle autorità nazionali.La situazione di perenne insicurezza delle zone rurali vicino Menaka e Ansongo ha avuto un impatto negativo anche sulla sicurezza alimentare della popolazione. Per coloro che dipendono dall’allevamento, l’accesso limitato ai terreni dei pascoli rappresenta una minaccia che mette a rischio la loro sussistenza. Fuggire in Niger in questi casi può rispondere ad una strategia di sopravvivenza.Nei campi per rifugiati in Niger, le abitazioni in tende sono state sostituite da case di fango, il che indica che le persone non si aspettano più di tornare nel proprio paese in tempi brevi. Il numero di persone che vogliono tornare nel Mali è irrisorio rispetto a quelli che si dirigono verso il Niger. Nei primi 10 mesi, abbiamo facilitato il rimpatrio volontario di 953 rifugiati. Nonostante questi ritorni, il numero di nuovi arrivi e l’aumento della popolazione rifugiata ha incrementato il numero totale di rifugiati di oltre il 10 per cento.Questo nuovo flusso e le cifre senza precedenti di rifugiati maliani rappresentano le sfide principali dell’UNHCR, che ha visto una continua riduzione dei fondi per le sue operazioni nella regione. La situazione che ci troviamo ad affrontare si sta evolvendo in una direzione opposta a quella che ci si aspettava: sta diventando infatti una condizione permanente piuttosto che un’emergenza.Tuttavia, per far fronte a questa sfida, i fondi a disposizione sono passati da 300 dollari a persona nel 2013 a meno di 150 nel 2016. Il fatto che diverse ONG che avevano fondi propri da investire abbiano lasciato il paese e che anche il supporto delle altre agenzie ONU è venuto meno, sta mettendo a dura prova la capacità del Niger di assorbire questo ulteriore flusso.Inoltre, quest’ultimo flusso arriva in un momento in cui l’UNHCR stava pianificando le operazioni di rimpatrio volontario delle persone o di supporto a percorsi di autosufficienza in Niger. I risultati fin qui raggiunti nei campi, compresi le iscrizioni alla scuola superiore, un buon livello di nutrizione e bassi livelli di povertà, sono ora minacciati dai nuovi arrivi e dal calo dei finanziamenti.

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Nasce la prima Digital Cultural Heritage School

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

paolo verriLa Scuola, che aggrega oltre cinquanta organizzazioni tra università, enti di ricerca, scuole, istituti tecnici superiori, istituti di cultura, associazioni e imprese pubbliche e private, attorno ad un Accordo di Rete, siglato il 16 febbraio scorso, a Roma, presso l’Istituto Sturzo, nasce per favorire e consolidare una cultura dell’innovazione tecnologica digitale sulle problematiche legate alla conservazione, la valorizzazione e promozione del Cultural Heritage attraverso una ampia pianificazione di attività formative ed educative condivise sul piano regionale, nazionale ed internazionale.Presenti molte personalità del mondo della cultura e della politica, tra queste: on.Flavia Nardelli, presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati; Paolo Verri, Direttore Generale Fondazione Matera Basilicata 2019; Gianmaria Ajani, Rettore Università di Torino; Antonio Felice Uricchio, Rettore Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”; Carmine Marinucci, Segretario generale della Scuola DiCultHer; Irene Pivetti, presidente LTBF Onlus; Roberto Rizzo, direttore del TG DiCultHer. Nella sua articolazione e organizzazione, DiCultHer si propone come un modello reticolare, caratterizzato da un’ampia distribuzione sul territorio nazionale ed internazionale di Poli Formativi baricentrati sulle Università a essa aggregate, che condividono tra loro funzioni, compiti e competenze tali da assicurare elevati standard di qualità, innovazione e flessibilità formativa, in risposta alle richieste di competenze digitali per la conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale tanto nel sistema pubblico che produttivo. “La Digital Cultural Heritage School sta eleborando una offerta formativa originale, non riproporrà schemi formativi già proposti”, ha affermato Gianmaria Ajani, presidente della Scuola, dando l’avvio ai lavori dei primi Poli Formativi, tra i quali figurano il Polo Abruzzo (Univ.degli Studi de L’Aquila), Polo Apulian (Università degli Studi di Bari Aldo Moro), Polo Basilicata (Università degli Studi della Basilicata), Polo Campania (Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali), Polo Lazio I (Univ. Degli Studi di Tor Vergata), Polo Lazio II (Istituto Superiore Industrie Artistiche), Polo Marche (Università degli Studi di Camerino), Polo Piemonte (Università degli Studi di Torino), Polo Toscana (Università degli Studi di Siena).
Digital Cultural Heritage School è articolata nei seguenti cinque principali indirizzi: 1)Scienze umane digitali, 2)Beni culturali digitali, 3) Arte e comunicazione digitale, 4) Economia e management dell’arte e della cultura digitale, 5) Design di sistema del Cultural Heritage.
I primi Poli Formativi e le prime attività sono costituiti in base al fare e al saper fare dei soggetti che li comporranno, definiti, con riferimento alle macro aree individuate dalla Scuola secondo criteri di innovatività e in linea con gli obiettivi delineati nel Position Paper “Un pensiero italiano per la formazione delle competenze nel Digital Cultural Heritage” presentato a Torino, il 29 giugno 2015.Position Paper che interpreta, per quanto riguarda la dimensione digitale, le indicazioni di scenario di Europa Creativa per il 2014-2020 e, a livello nazionale, gli orientamenti sulla riforma del sistema di istruzione che individua nel digitale, e nell’acquisizione delle relative competenze, uno degli assi portanti di ripresa economica ed una premessa abilitante per una politica attiva del patrimonio e della produzione culturale del Paese. In linea con tali finalità di indirizzo la Scuola è orientata a promuovere la conoscenza e la funzione civile del Cultural Heritage. Il digitale quindi come un nuovo paradigma di approccio globale all’eredità culturale e un nuovo orientamento di pensiero. Un insieme di opportunità quindi per collegare temi diversi integrando vecchi e nuovi media, linguaggi, geografie e storia ed innovando contenuti, metodologie e logiche di accesso, ‘titolarità’ e responsabilità da parte dei cittadini. La Scuola DiCulther, si colloca in tale contesto, per sostenere un nuovo design di sistema del Cultural Heritage, sostenendo la ricerca e modelli di aggregazione di istituzioni in una prospettiva di condivisione delle risorse intellettuali e delle relative competenze per favorisce processi di diffusione, distribuzione e di interdisciplinarità del sapere, ma che pone la ‘creatività’ come chiave e strumento di governance per affrontare approcci innovativi di promozione delCultural Heritage. In questa direzione si collocano le iniziative già assunte dalla Scuola a “Rete” in Digital Cultural Heritage che sono state presentate nel corso della giornata, i cui obiettivi sono riassumibili nella dimensione:
conferenza· Formativa/Educativa: per dotare gli studenti di strumenti culturali e scientifici atti a stimolare l’interdisciplinarità, l’inserimento in comunità di pratiche nazionali ed internazionali, la partecipazione a progetti orientati al digitale nella conservazione e valorizzazione dell’eredità culturale;
· Scientifica e sociale: per sviluppare una ‘cultura del digitale’ ad ampio spettro dell’eredità culturale, sia per aggiornare coloro che già operano nelle organizzazioni culturali, sia per preparare le future generazioni. Fra questi, si sottolineano i progetti di intervento dedicati all’engagement dei giovani verso il Patrimonio Culturale promossi dalla Scuola ed in particolare:
– A) 1 ST Italian Week for Digital Cultural Heritage, Arts & Humanities – Settimana delle culture digitali (4-10 aprile 2016);
– B) Concorso “Crowd-dreaming: i giovani co-creano culture digitali”: indetto nell’ambito delle iniziative per la 1st Italian Week for Digital Cultural Heritage, Arts & Humanities School. L’organizzazione è a cura dell’associazione Stati Generali dell’Innovazione. Il concorso #igiovanicocreano è esteso ai giovani delle scuole elementari, medie e medie superiori italiane ed estere, che presentino le loro opere in lingua italiana. La registrazione deve essere effettuata entro la mezzanotte del 31 Dicembre 2015. I partecipanti dovranno consegnare i loro elaborati entro la mezzanotte di venerdì 4 Marzo 2016. La premiazione dei migliori lavori e la selezione delle scuole ammesse alla fase successiva di costruzione del monumento digitale avverranno durante la 1st Italian Week for Digital Cultural Heritage, Arts & Humanities – Settimana delle Culture Digitali dal 4 al 10 Aprile 2016. L’inaugurazione del monumento digitale avverrà a Ottobre 2016. Il concorso #igiovanicocreano condivide gli obiettivi della 1st Italian Week for Digital Cultural Heritage, Arts & Humanities – Settimana delle Culture Digitali e mira a: incrementare la consapevolezza diffusa dell’esistenza e del valore delle culture digitali; aiutare i ragazzi a orientarsi nell’oceano di opportunità delle nuove culture digitali; lanciare una comunità on-line, che funzioni come laboratorio permanente per la trasmissione generazionale di conoscenze e pratiche digitali verso i giovani, in particolare i ragazzi in età scolare. (foto: paolo verri, conferenza)

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MEPs give green light to visa waiver agreements with nine countries

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

Civil liberties MEPs are recommending the european parliament to give its consent to short-stay visa waiver agreements between the EU and five Caribbean nations, three Asian Pacific states and the United Arab Emirates. The deals voted by the committee on Tuesday provide for visa-free travel for EU citizens when travelling to the territory of these countries and for citizens of these countries when travelling to the EU for stays of up to 90 days within any 180-day period.In order to benefit from visa-free travel, citizens from the EU and from these nine countries – Dominica, Vanuatu, Trinidad and Tobago, Samoa, Grenada, Timor-Leste, Saint Lucia, Saint Vincent and the Grenadines, and the United Arab Emirates – must be in possession of a valid ordinary, diplomatic, service/official or special passport.The visa waiver applies to all categories of persons travelling for any kind of purposes (for instance tourism, cultural visits, scientific activities, family visits, business etc.), except to those travelling for the purpose of carrying out a paid activity. The civil liberties committee rapporteur, Mariya Gabriel (EPP, BG), stresses that the visa waiver agreements represent a culmination of the deepening of relations between the EU and these countries and are an additional way of stepping up economic and cultural relations and intensifying political dialogue on various issues, including human rights. Moreover, these countries do not present risks of clandestine immigration or threats to public policy or security, she adds.

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Driver Monitoring Systems: Personal Assistants That Safeguard the Driver from Accidents

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

london-centralLONDON, UK As the loss of driver attention due to fatigue or drowsiness is a common cause of road accidents worldwide, there is a clear need for driver monitoring systems (DMSs) globally. DMSs can analyse driver behaviour or detect patterns tending towards micro-sleep to issue appropriate warnings and help revive the driver’s focus. Several original equipment manufacturers (OEMs) have therefore adopted behaviour-based DMS that employ frontal cameras, steering angle sensors and sensors on the steering wheel. However, the current generation of behaviour-based sensors used in passenger vehicles is capable of harbouring only two to three functions at most. Many vehicle OEMs are therefore moving from behaviour-based DMSs towards advanced inward-looking camera-based systems. New analysis from Frost & Sullivan, Original Equipment Manufacturer (OEM) Strategies for Driver Monitoring Systems in Europe, finds that the total DMS shipment in the passenger vehicle market was approximately 4.44 million units in 2014 and estimates this to reach 5.61 million by 2021. “Due to the need to improve existing functions, while adding new ones to enhance the human-machine interface (HMI), OEMs are exploring vision-based sensors such as infrared mono or stereo cameras facing the driver,” said Frost & Sullivan Intelligent Mobility Senior Research Analyst Anirudh Venkitaraman. “With the aid of these products, OEMs are planning the introduction of functions such as gesture recognition, mood detection, eye monitoring, driver identification and health monitoring.” Deciding on the number of functions to provide within DMS and sharing the hardware cost across safety and HMI functions will prove vital for OEMs. It will also be worthwhile to offer a value justification for customers to invest in DMS-equipped vehicles with feature additions and partner with capable suppliers to develop cost-competitive solutions. “For now, even though several tier-one suppliers possess a strong DMS sensor portfolio, vehicle OEMs’ approach to adoption has not been aggressive enough,” noted Venkitaraman. “While certain OEMs offer DMS as a standard fitment in their vehicle line-up, many others look to extend this technology only as an option.”
Over time, vehicle OEMs will realise that adding more driver interactive features within DMS will enable them to pitch the technology not only as a safety enabler but also as one’s personal assistant while driving. They will find that DMS has special importance in the context of semi and highly automated driving as well as manual driving. Original Equipment Manufacturer (OEM) Strategies for Driver Monitoring Systems in Europe (MB86-18) is part of the Automotive & Transportation (http://ow.ly/Uhoyk) Growth Partnership Service program. Frost & Sullivan’s related studies include: Light Detection and Ranging-based Strategies for Active Safety and Automated Driving from Major OEMs in Europe and North America, Global Overview of Truck Video Safety Solutions Market, Key Focus Areas for Driving Interface Systems for Passenger Cars, and Passenger Car Braking Technology and Innovations in North America and Europe. All studies included in subscriptions provide detailed market opportunities and industry trends evaluated following extensive interviews with market participants.

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Amazon Doesn’t Ship Your Item to Italy? Big Apple Buddy Steps in to Help

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

new-yorkNew York. The U.S. retail market is the main channel for tech lovers around the world to acquire newest gadgets as soon as they are released. However, international consumers often face challenges. Cross-border shopping is growing, but big retailers are not making it easy to shop from America.For example, Amazon, the world’s largest online store, doesn’t allow buyers outside of the U.S. to purchase a wide range of electronics, cameras, sporting and outdoor goods, software and computers. International shipping restrictions are even placed on Amazon’s own house products: Amazon Echo, Fire TV and Kindle Voyage. “This item cannot be shipped to the address you selected” notification will often appear on the screens of hopeful international buyers.New York shopping concierge, Big Apple Buddy, now offers a solution. The company specializes in shipping items from the U.S. to almost any country in the world, basically acting as a middle-man between U.S. online stores and international customers.The company delivers a seamless shopping experience by taking care of the entire buying process, allowing clients to rest easy knowing their products will be reliably shipped to their doorstep, avoiding complex international shipping procedures that can be associated with a big marketplace such as Amazon. Ordered items often reach clients in as little as 2-4 business days.One of the reasons why Big Apple Buddy is able to deliver a smooth shopping experience is that the company is not bound by manufacturer and dealer arrangements in America. Amazon is often unable to ship internationally because it has pre-existing agreements with manufactures to sell only in the U.S. Big Apple Buddy on the other hand, acting as an independent third party, can purchase amazon alternativaitems from U.S. online stores, such as Amazon, without such restrictions, and ship them to clients worldwide.Big Apple Buddy has partnered with FedEx, DHL and UPS and already ships products to thousands of clients in over 150 countries worldwide, with happy clients located everywhere from Europe to Asia to Africa.“Some of our clients come to us looking to buy the latest gadgets, sporting goods or health products from the U.S. after they have unsuccessfully tried to order them directly through bigger retailers, including Amazon. Usually they get surprised with the ease and convenience of the service we provide,” says Ms. Chan, the co-founder.Currently, some of the most popular items ordered from America through Big Apple Buddy include tech products such as the Microsoft Band 2, Amazon Echo Speaker, Roku 4 Media Streaming Player, Google OnHub and the newly released Nexus 5X and 6P phones.
Cross-border shopping is currently the fastest-growing area of international e-commerce, but large online stores, including Amazon, still need to re-organize if they want to meet the global demand. In the meanwhile, there are innovative companies such as Big Apple Buddy, determined to offer a solution. By providing consumers around the world with unrestricted access to the latest goods from the U.S., Big Apple Buddy is helping to create a shopping world without borders.For more information, please visit http://www.bigapplebuddy.com.
Big Apple Buddy is a New York based e-commerce company, founded by two former Australian corporate lawyers who saw a global demand for items that are only available in the U.S. Big Apple Buddy is a friendly, responsive and reliable personal shopping concierge that delivers desired items from the U.S. to consumers across the globe. Popular items include tech gadgets and designer brands. http://www.bigapplebuddy.com

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Kodak Alaris annuncia la creazione di AI Foundry

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

kodakE’ una nuova divisione aziendale dedicata a supportare le organizzazioni nei processi di elaborazione e apprendimento dei dati strutturati e non strutturati attraverso l’uso della tecnologia proprietaria dell’Intelligenza Artificiale (IA). Kodak Alaris, azienda conosciuta come fornitore leader di soluzioni di gestione delle informazioni, basata sul successo dei suoi pluripremiati scanner per documenti e software di acquisizione, entra in un nuova fase evolutiva grazie al lancio di AI Foundry.Le aziende hanno bisogno di un modo per elaborare e rispondere all’assalto delle comunicazioni. Con i dati non strutturati le imprese prevedono di raggiungere i 40 zettabytes entro il 2020, e devono mettersi in moto già ora per trovare una soluzione. I contenuti non strutturati devono essere letti e compresi prima di poter elaborare una risposta e dare inizio a un nuovo processo.Info Insight, la migliore offerta di AI Foundry, è ideale per le aziende che appartengono a una grande varietà di settori e mercati verticali, tra qui quello assicurativo, sanitario, del commercio al dettaglio, della logistica e ovunque gli utenti interagiscono elettronicamente con i loro fornitori. Gli algoritmi alla base della soluzione si affidano alla linguistica (ad esempio la comprensione semantica) per dare un senso alle comunicazioni non strutturate e consentono al contempo di imparare in tempo reale e diventare sempre più esperti nel corso degli anni. Inoltre, Info Insight integra un meccanismo di instradamento intelligente per inviare richieste e risposte suggerite alla “miglior persona”, tenendo in considerazione le sue capacità, la sua disponibilità, il fuso orario e persino la lingua.Le soluzioni basate sull’intelligenza artificiale si dimostrano particolarmente efficaci se utilizzate per comprendere le comunicazioni con gli utenti e intervenire, rispondendo a una richiesta, realizzando una knowledge base o dando il via a un processo del flusso di lavoro. Con la partecipazione a questa nuova ondata tecnologica, le organizzazioni possono offrire risposte più precise sin dalla prima interazione, diminuendo i tempi di gestione, riducendo al minimo i costi di transazione e aumentando la produttività del personale.

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Indonesia: Distruzione delle foreste

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

Forest fires adjacent to a house in Kapuas district, Central Kalimantan province on Borneo island, Indonesia. Forest fires are a threat to the health of millions. Smoke from landscape fires kills an estimated 110,000 people every year across Southeast Asia, mostly as a result of heart and lung problems, and weakening newborn babies.

Forest fires adjacent to a house in Kapuas district, Central Kalimantan province on Borneo island, Indonesia.
Forest fires are a threat to the health of millions. Smoke from landscape fires kills an estimated 110,000 people every year across Southeast Asia, mostly as a result of heart and lung problems, and weakening newborn babies.

Burned peatland and forest remains, planted with oil palm seedlings, near the Nyaru Menteng Orangutan Sanctuary west of Palangkaraya, Central Kalimantan. The most recent public maps, several years old, do not indicate that any oil palm concession has been granted in this area. Unless government ensures that all company land tenure is available for public scrutiny, those profiting from fires cannot be held accountable.

Burned peatland and forest remains, planted with oil palm seedlings, near the Nyaru Menteng Orangutan Sanctuary west of Palangkaraya, Central Kalimantan. The most recent public maps, several years old, do not indicate that any oil palm concession has been granted in this area. Unless government ensures that all company land tenure is available for public scrutiny, those profiting from fires cannot be held accountable.

JAKARTA (INDONESIA). Greenpeace diffonde nuovi foto e video che mostrano il recente impianto di piantagioni di palma da olio al posto delle foreste torbiere distrutte dagli incendi che divampano da settimane nella regione Kalimantan. Il video inoltre mostra l’impatto degli incendi sulla popolazione degli ultimi oranghi del Nyaru Menteng Orangutan Sanctuary.Greenpeace chiede al governo indonesiano di impedire che si possa trarre profitto dalla distruzione delle foreste e dalla conseguente emergenza ambientale e sanitaria provocata dagli incendi, dal fumo e dalle ceneri che soffocano la regione.Dopo settimane di emergenza roghi, diventa sempre più grave il rifiuto del governo indonesiano di rendere pubbliche le mappe aggiornate che mostrino i siti di produzione di olio di palma e le concessioni forestali a norma, con dati relativi alla perdita di copertura arborea e foreste primarie. Questa inaccettabile posizione è inoltre accompagnata da fatti gravi, come l’incendio sospetto che la settimana scorsa ha distrutto gli archivi cartacei del Dipartimento delle Finanze del governo del Kalimantan.
Tutto ciò determina l’impossibilità di definire con esattezza il danno reale che gli incendi stanno provocando e fare chiarezza sulla legalità delle piantagioni di palma da olio. A riprova di ciò, il mese scorso la Commissione anti-corruzione ha riferito che, negli ultimi dieci anni, la deforestazione illegale è costata all’Indonesia nove miliardi di dollari in royalties del legno perdute.«Questi incendi sono uno dei peggiori disastri che abbiano mai colpito il Paese: è

Fires at the peatland in the district of Kapuas in the Central Kalimantan province on Borneo island, Indonesia. Peatland soils store a massive amount of carbon. When peatlands are cleared and drained for plantations, they degrade and the carbon they store starts to release into the atmosphere as CO2 emissions. If peat soils catch fire, they can smoulder away below the soil surface, which is exceedingly difficult to extinguish.

Fires at the peatland in the district of Kapuas in the Central Kalimantan province on Borneo island, Indonesia.
Peatland soils store a massive amount of carbon. When peatlands are cleared and drained for plantations, they degrade and the carbon they store starts to release into the atmosphere as CO2 emissions. If peat soils catch fire, they can smoulder away below the soil surface, which is exceedingly difficult to extinguish.

Orangutan on the banks of the Rungan river in Central Kalimantan province. Fires raged in critical orangutan habitat in October, including here on the edges of the Nyaru Menteng orangutan sanctuary.

Orangutan on the banks of the Rungan river in Central Kalimantan province. Fires raged in critical orangutan habitat in October, including here on the edges of the Nyaru Menteng orangutan sanctuary.

impensabile che sia consentito trarre profitto da una tale crisi. Il Presidente indonesiano Joko Widodo deve impegnarsi urgentemente nel ripristino delle foreste distrutte, impedendo che altre palme da olio vengano piantate», afferma Martina Borghi, campaigner Foreste di Greenpeace Italia.Un portavoce dell’Associazione Indonesiana di Produttori di Olio di Palma ha dichiarato che l’industria dell’olio di palma è vittima di una campagna diffamatoria, e ha suggerito che gli incendi siano stati orchestrati per danneggiare l’immagine dell’industria dell’olio di palma in Indonesia. Tuttavia, quando Greenpeace aveva visitato la zona interessata dagli incendi, lo scorso 27 ottobre, la popolazione locale aveva dichiarato agli investigatori che l’area era stata bruciata due volte: una pratica illegale ma molto comune per preparare il suolo per la palma da olio. «La polizia sta ancora indagando su quanto successo in quest’area per determinare se ha avuto luogo un reato. Eppure qualcuno sta già sfruttando la devastazione causata dagli incendi per piantare palma da olio. A chi appartiene davvero questa terra? Gli incendi sono stati appiccati dolosamente? Non lo sapremo finché il governo non pubblicherà le mappe delle concessioni e prenderà seri provvedimenti nei confronti di chi vorrebbe lucrare su questa emergenza ambientale e sanitaria», conclude Borghi. (foto: indonesia)

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Fotografia del diabete in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

diabete_21-300x224L’assistenza alle persone con diabete è una delle voci più ‘pesanti’ nel budget della sanità: ottenere informazioni precise sui percorsi assistenziali e sulla spesa è dunque di importanza cruciale per migliorarne l’assistenza, con un occhio alla sostenibilità economica. Preziose da questo punto di vista le informazioni contenute nel ‘Rapporto ARNO Diabete 2015’, frutto della collaborazione tra la Società Italiana di Diabetologia (SID) e il CINECA. Analizzando i dati relativi a oltre 30 ASL sparse sul territorio nazionale, è stato individuato un campione di 550 mila persone con diabete, rappresentativo della popolazione italiana: dato corrispondente ad una prevalenza del diabete del 6,2% (pari a una stima di 3.780.000 italiani con diabete), più che raddoppiato rispetto a 30 anni fa. In soli 18 anni, i casi noti sono aumentati di oltre il 70%. A questi vanno aggiunti i casi di diabete non riconosciuto, che si stima siano 1 ogni 4 casi di diabete noto. Questo porta i casi complessivi a circa 5 milioni e la prevalenza del diabete in Italia a circa 8,1%. Oltre il 65% delle persone con diabete ha più di 65 anni e 1 su 4 più di 80 anni, mentre il 3% ha meno di 35 anni.Diabete patologia costosa: più farmaci, visite, esami e ricoveri. Il 96% delle persone con diabete assume almeno un farmaco per il diabete o per altre patologie e consuma un confezioni di farmaci circa doppio (71 contro 32) rispetto ai non diabetici. Il 93% delle persone con diabete ha ricevuto dal SSN almeno una prestazione specialistica (visita ambulatoriale o esami del sangue o strumentali), contro il 73% dei non diabetici. Una persona con diabete su 5 si ricovera almeno una volta l’anno (media di 1.7 volte) e la degenza media nei diabetici è superiore di quasi un giorno rispetto ai non diabetici.
La spesa sostenuta dal SSN per curare le persone con diabete ammonta a circa 15 miliardi di euro l’anno. La spesa sanitaria pro capite annua nelle persone con diabete è circa doppia rispetto a quella dei non diabetici (rispettivamente € 2900 contro € 1500). Metà di questa spesa è generata dai ricoveri, il 21% dalla specialistica, il 20% dai farmaci non per il diabete, solo il 7% dai farmaci anti-diabetici e il 4% dai dispositivi. (In realtà la spesa per i ricoveri è largamente sottostimata dalle tariffe standard (sistema dei DRG) perché utilizzando il costo reale di una giornata di degenza (€ 750) e considerando la degenza media di 12 giorni si arriva a stabilire che il costo reale nei diabetici è stato € 9.000 per ricovero). Da notare che la spesa per le visite diabetologiche ambulatoriali rappresenta appena l’1% della spesa totale. Il costo della gestione standard del diabete è circa il 10% della spesa totale, mentre il costo delle complicanze croniche rappresenta il 90%.Terapia del diabete a due velocità: insuline di ultima generazione ma antidiabetici orali ‘antichi’ e spesso inadatti. Il farmaco in assoluto più utilizzato (in conformità con le linee guida) è la metformina (>80% dei soggetti). Oltre il 40% dei soggetti è trattato con sulfoniluree o repaglinide, fra l’altro usate più spesso negli anziani, i più fragili e a rischio effetti indesiderati. Ancora molto limitato – circa il 12% – l’uso delle incretine (inibitori DPP-4 e agonisti del recettore GLP-1), nonostante il loro rapporto rischio-beneficio sia più favorevole. “Il maggiore costo a volte gioca contro i farmaci nuovi – afferma il presidente della SID Enzo Bonora – ma se si considera la spesa nel suo complesso (farmaco + dispositivi + costo delle patologie iatrogene come l’ipoglicemia) essa è inferiore o comunque non superiore con le incretine, rispetto alle sulfoniluree/glinidi. Lo stesso ragionamento probabilmente lo si dovrà fare fra qualche tempo con la classe degli inibitori SGLT-2, non presenti nel rapporto ARNO, in quanto sul mercato italiano solo dal 2015”. Stabile da anni è l’uso di pioglitazone (5%) e acarbosio (3%). “Si tratta di ottimi farmaci – continua Bonora – che meritano un’adeguata attenzione, nel contesto di quella personalizzazione della cura del diabete tipo 2 che è raccomandata dalle linee guida”.
Radicalmente opposta la situazione sul fronte insuline: sempre più usati gli analoghi e sempre meno le vecchie insuline umane DNA-ricombinanti. “Questa transizione non sorprende – commenta Bonora – perché gli analoghi garantiscono maggiore sicurezza, stabilità glicemica e flessibilità. Resta comunque sorprendente il grande uso di insulina nel diabete tipo 2, spesso con multiple somministrazioni giornaliere, alla luce di un armamentario terapeutico oggi ricco di possibili e anche meno costose alternative”. Il 27% dei diabetici è trattato con insulina, da sola o in associazione ad altre terapie. Le insuline più usate sono glargine e lispro. Da notare che dei circa 850 milioni di euro spesi per i farmaci antidiabetici, circa la metà viene spesa per le insuline.Allarme automonitoraggio: non si controllano come dovrebbero. I soggetti che fanno uso di dispositivi (lancette pungi-dito e strisce per la misurazione della glicemia, aghi per penne o siringhe) sono circa la metà del totale. “Sono troppo pochi quelli che fanno misure della glicemia a domicilio – afferma Bonora – soprattutto se si considera che 1 su 4 è in terapia con insulina e che il 40% assume farmaci (sulfaniluree o repaglinide) che espongono al rischio di ipoglicemia”.I diabetici trascurano gli altri fattori di rischio. Troppo pochi quelli trattati per gli altri fattori di rischio cardiovascolare: “solo il 72% dei diabetici prende un farmaco per l’ipertensione – commenta Bonora – mentre dovrebbe essere 85-90%; solo il 48% assume farmaci contro il colesterolo (dovrebbe essere il 60-70%) e solo il 34% assume antiaggreganti piastrinici (dovrebbe essere il 50-60%)”. Nelle persone con diabete la causa di ricovero più frequente è lo scompenso cardiaco, tre volte più dei non diabetici; la seconda è l’insufficienza respiratoria, con tassi più che doppi. Oltre il doppio che nei non diabetici anche la percentuale di ricoveri per infarto del miocardio e ictus. “Praticamente tutte le patologie determinano ricoveri più frequenti nei diabetici che nei non diabetici – conclude Bonora – e questo conferma che tutte queste patologie andrebbero considerate come ‘complicanze’ del diabete”.

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Empagliflozin: nuovi risultati mostrano migliori esiti cardiovascolari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

infartoPresentati i nuovi risultati di una sottoanalisi del trial EMPA-REG OUTCOME®, che mostrano come, in pazienti con diabete di tipo 2 ad alto rischio di eventi cardiovascolari (CV), la riduzione del rischio di ricovero per insufficienza cardiaca o mortalità cardiovascolare con empagliflozin rispetto a placebo – quando aggiunti alla terapia standard – sia stata omogenea per tutti i sottogruppi analizzati, compresi soggetti con e senza insufficienza cardiaca al basale. Questi risultati sono stati presentati, per conto di Boehringer Ingelheim ed Eli Lilly and Company (NYSE: LLY), in occasione del Congresso 2015 dell’American Heart Association (AHA) in corso ad Orlando. I dati fanno parte di un’analisi predeterminata degli endpoint secondari dello studio.“Le malattie cardiovascolari, tra cui lo scompenso cardiaco, sono la principale causa di mortalità associata al diabete” – ha dichiarato Silvio Inzucchi, Professore di Medicina presso la Yale School of Medicine.“Le persone con diabete hanno un rischio due/tre volte superiore di sviluppare insufficienza cardiaca, rispetto ai non diabetici. Per questa popolazione di pazienti abbiamo necessità di terapie che possano aiutare a ridurre l’elevato tasso di insufficienza cardiaca, i ricoveri e la mortalità che ne conseguono”.Altri nuovi risultati, anch’essi presentati oggi, dimostrano che empagliflozin, in pazienti con diabete di tipo 2, ad alto rischio di eventi cardiovascolari, riduce del 39% il rischio per l’endpoint composito di ricoveri per insufficienza cardiaca o mortalità per insufficienza cardiaca rispetto a placebo, quando aggiunto allo standard terapeutico.“Fino ad oggi nessun farmaco ipoglicemizzante aveva dimostrato, in uno studio dedicato, di ridurre il rischio di ricoveri per insufficienza cardiaca o mortalità per insufficienza cardiaca” – ha dichiarato il Professor Hans-Juergen Woerle, Global Vice President Medicine di Boehringer Ingelheim. “Questi risultati, ottenuti con empagliflozin, dimostrano l’importanza di continuare a promuovere ricerche che migliorino le nostre conoscenze su come gestire e ridurre il rischio di malattie cardiovascolari in soggetti con diabete di tipo 2”.
Studio a lungo termine, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, con gruppo di controllo a placebo, condotto su oltre 7.000 pazienti con diabete di tipo 2 ad alto rischio di eventi cardiovascolari di 42 Paesi.Lo studio è stato disegnato per valutare l’effetto di empagliflozin (10mg o 25mg una volta/die) aggiunto a terapia standard, rispetto a placebo aggiunto a terapia standard. La terapia standard comprendeva farmaci antidiabetici e farmaci cardiovascolari (inclusi antipertensivi e ipolipemizzanti). L’endpoint primario è stato il tempo intercorso sino al verificarsi del primo fra i seguenti eventi: decesso per causa cardiovascolare o infarto del miocardio non-fatale o ictus non-fatale.In un tempo mediano di 3,1 anni empagliflozin ha ridotto significativamente, del 14% verso placebo, il rischio di decesso per causa cardiovascolare o infarto del miocardio non-fatale o ictus non-fatale.La riduzione del rischio di mortalità cardiovascolare è stata del 38%, senza alcuna differenza significativa nel rischio di infarto non-fatale o ictus non-fatale. Il trattamento con empagliflozin ha comportato anche la riduzione del rischio di mortalità per tutte le cause del 32% e del rischio di ricovero per insufficienza cardiaca del 35%.Il profilo di sicurezza complessivo di empagliflozin è stato in linea con quello riscontrato in studi precedenti. L’incidenza di chetoacidosi diabetica è stata pari o inferiore allo 0,1% e simile in tutti i gruppi in trattamento.

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“La gestione della malattia di Parkinson in Italia”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

Parkinson04Roma, 18 novembre 2015 dalle 10 alle 13,30 Senato della Repubblica – Sala Capitolare Chiostro del Convento di Santa Maria Sopra Minerva Piazza della Minerva 38. La malattia di Parkinson, seconda patologia neurologica per frequenza dopo la malattia di Alzheimer, colpisce in Italia circa 300.000 persone, un numero destinato a raddoppiare nei prossimi 15 anni. È una patologia neurodegenerativa gravemente invalidante, dal forte impatto sociale, e con pesanti ripercussioni sulla vita di migliaia di famiglie. In considerazione del progressivo abbassamento dell’età di esordio della malattia (il 25% dei pazienti ha meno di 50 anni) e in ragione dell’attuale strutturazione del modello di presa in carico nel nostro Paese, si rende necessario avviare uno specifico percorso diagnostico-terapeutico assistenziale. Programma: Giovanni Defazio, Professore Associato di Neurologia, Dipartimento di Scienze mediche di base, neuroscienze e organi di senso – Università degli Studi di Bari
Giovanni Abbruzzese, Professore Ordinario di Medicina Fisica e Riabilitativa, DINOGMI – Università degli Studi di Genova
Leonardo Lopiano, Professore Ordinario di Neurologia, Dipartimento di Neuroscienze “Rita Levi Montalcini”- Università di Torino
Alfredo Berardelli, Professore Ordinario di Neurologia, Dipartimento di Neurologia e Psichiatria, Sapienza Università di Roma
Americo Cicchetti, Direttore ALTEMS – l’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore
PDTA e interventi necessari per la presa in carico dei pazienti: implicazioni in termini di politica sanitaria, assistenza sul territorio e sostenibilità
On. Gian Luigi Gigli, Membro Commissione Parlamentare per le Questioni Regionali, Camera dei Deputati; Professore Ordinario di Neurologia, Università di Udine
On. Federico Gelli, Membro Commissione Parlamentare Affari Sociali, Camera dei Deputati
Sen. Annalisa Silvestro, Membro XII Commissione Permanente Igiene e Sanità, Senato della Repubblica; Consigliere, IPASVI
Francesco Alberti, Componente Comitato Centrale, FNOMCeO; Presidente, Ordine provinciale di Imperia
La voce delle Associazioni pazienti
Grazia Nardone, Referente Roma/Lazio, AIP – Associazione Italiana Parkinson
Antonino Marra, Presidente Parkinson Italia
Claudia Milani, Presidente A.I.G.P. Onlus – Associazione Italiana Giovani Parkinsoniani

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Colpi di sonno sulle strade

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

autostradeProprio nei giorni in cui il governo italiano si appresta a recepire la direttiva europea n. 2014/85/UE con un decreto legge che dal 1 gennaio 2016 rivoluzionerà il mondo dei trasporti , i ricercatori Dr. Sergio Garbarino (Dipartimento di Neuroscienze, Riabilitazione, Oftalmologia, Genetica e Scienze Materno-Infantili – Università di Genova), Dr. Antonio Sanna (Unità di Pneumologia Ospedale San Jacopo – Pistoia), ed Alessio Pitidis, Marco Giustini e Franco Taggi del Dipartimento Ambiente e Traumi dell’Istituto Superiore della Sanità Ministero della Salute, hanno pubblicato una ricerca, sulla prestigiosa rivista scientifica inglese “Chronic Respiratory Disease”, con la quale p er la prima volta al mondo è stata individuata, tra tutti gli incidenti stradali documentati, la percentuale di quelli attribuibili agli autisti affetti dalla sindrome delle apnee ostruttive del sonno, il cui acronimo universalmente utilizzato è OSAS. La metodologia di analisi statistica scelta, e per la prima volta applicata nella valutazione degli incidenti stradali, ha permesso ai ricercatori di quantificare con un valore pari a 7 la percentuale (7%) di quelli dovuti agli autisti della popolazione generale affetti da OSAS. Questo dato é il primo in assoluto per l’OSAS e permette di quantificare il guadagno in termini sanitari ed economici ottenibili con programmi sanitari mirati alla sua diagnosi precoce ed al suo ottimale trattamento. Inoltre, a differenza dell’ormai nota da anni valutazione del rischio per il singolo individuo, permette finalmente di indicare il numero atteso di incidenti stradali causati da autisti OSAS. Da ciò deriva il calcolo del numero di morti ed infortuni evitabili e quello dei costi sanitari, in particolare quelli dovuti ad infortunio. Infatti nell’anno 2014 gli incidenti stradali in Italia sono stati 248.000 con 3.300 morti e 174.000 feriti. Applicando a tali dati i risultati dell’analisi statistica condotta dai ricercatori italiani sono ben 7.360 gli incidenti stradali, causa di 231 morti e 12.180 feriti provocati da autisti con OSAS.Il modello statistico che ha permesso di ottenere il dato del 7% é estremamente sofisticato e si è basato sul PAF (population attributable fraction). Il PAF, già da tempo validato e utilizzato in medicina, ha permesso di partire dal rischio individuale di incidente stradale per il soggetto OSAS, ormai noto da anni e già più volte confermato dalla letteratura scientifica internazionale, per quantificare esattamente quanti degli incidenti stradali documentati in una popolazione generale (quindi soggetti con o senza OSAS) in un definito intervallo di tempo sono attribuibili alla OSAS. In ultima analisi il risultato di tale ricerca permette di quantificare il guadagno, in termini di salute ed economico ( 1.500.000.000 di euro circa), ottenibile con progetti sanitari che abbiano come obiettivo la diagnosi precoce dell’OSAS ed un’ottimale aderenza al trattamento prescritto. “Infatti l’OSAS è una malattia curabile da cui si può guarire;- dichiara il Dr. Sergio Garbarino – la prevenzione e il trattamento precoce sono l’arma vincente che permette di migliorare la salute e la sicurezza dei cittadini spesso inconsapevoli di questa diffusissima malattia, permettendo inoltre di ridurre gli enormi costi socio-economici tali da incidere perfino sul nostro PIL. I dati del nostro studio permettono finalmente di avere una esatt a dimensione del problema su cui costruire un’adeguata e concreta strategia preventiva” Poco si parla di questa malattia che è facilmente diagnosticabile e curabile e che ha una prevalenza ed un impatto socio-sanitario simile se non superiore al diabete, con importanti risvolti medico legali e assicurativi. “I più recenti dati epidemiologici- dichiara il Dr. Antonio Sanna – indicano che l’OSAS di grado moderato e grave ha una diffusione nella popolazione adulta pari a circa il 50% nell’uomo e circa il 23% nella donna. L’OSAS non è solo causa di eccessiva sonnolenza, ma rappresenta anche un fattore di rischio ed è spesso associata alle principali patologie del mondo occidentale, quali obesità, sindrome metabolica e diabete, infarto del miocardio, ictus, fibrillazione atriale, scompenso cardiaco, disturbi cognitivi ed insufficienza respiratoria, che sono le principali cause di morte della nostra società. La diagnosi precoce e l’ottimale trattamento dell’OSAS rendono possibile prevenire la comparsa di tali diverse patologie o di migliorarne il controllo. In altre parole la diagnosi di OSAS rende concreto il miglioramento della qualità e dell’aspettativa di vita dei soggetti che ne sono affetti offrendo loro un re ale e percepito guadagno in termini di salute” Tali dati epidemiologici fanno si che i medici ed i ricercatori che da anni si occupano di tale malattia considerino causa di una “epidemia silente”. (foto: sergio garbarino)

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Farmacisti ospedalieri: Garantire i contratti di formazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

farmacieInvestire sui farmacisti ospedalieri e garantire anche a loro, come avviene per i medici, il pagamento dei contratti di formazione per il periodo della specializzazione, mettendo così fine a un’ingiustizia che è prima di tutto sociale. A prendere posizione sull’annosa questione della specializzazione per le professioni di area sanitaria è SIFO, la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle Aziende Sanitarie che chiede con forza al Governo di applicare la legge, di fatto già in vigore, e di riconoscere ai farmacisti ospedalieri i contratti di formazione a copertura del periodo della specializzazione.Sul tema, nei giorni scorsi, i senatori Luigi d’Ambrosio Lettieri e Andrea Mandelli, in sede di esame della legge di stabilità 2016, hanno presentato un ordine del giorno alla commissione Sanità del Senato (accolto) chiedendo l’equiparazione contrattuale degli specializzandi di area sanitaria a quella dei laureati in medicina, per rimediare ad una “sperequazione incomprensibile che deve trovare finalmente una soluzione”. L’intervento di Mandelli e D’Ambrosio Lettieri arriva alla luce del fatto che nella legge di stabilità si parla di fondi stanziati, ma si menziona solo la formazione specialistica dei medici. La battaglia, però, non è certo nuova, e ha visto schierarsi compattamente negli ultimi tempi SIFO, SINAFO (Sindacato nazionale farmacisti dirigenti del Servizio sanitario nazionale), FOFI (Federazione ordini farmacisti italiani) e l’Università. Oggi SIFO torna alla carica.“Come SIFO plaudiamo all’iniziativa di Mandelli e D’Ambrosio Lettieri, confidando che darà finalmente i risultati che vogliamo”, afferma Laura Fabrizio, presidente della SIFO. “La situazione è di una gravità e di un’ingiustizia sociale enorme ed unica in Europa. Siamo dirigenti che rappresentano una risorsa per il Servizio Sanitario Nazionale, perchè dove c’è la professionalità del farmacista, è ormai provato da studi rigorosi, c’è risparmio, appropriatezza e sicurezza per i pazienti. Eppure contrariamente ai medici, su di noi non c’è nessun investimento per il futuro della professione”, prosegue Fabrizio senza mezzi termini.A supporto della battaglia di SIFO c’è in primis la legge 401 del 2000, che già 15 anni fa, all’articolo 8, parlava chiaramente di un percorso di formazione per i farmacisti uguale a quello previsto per i medici. Si parlava infatti di una ricognizione triennale per individuare sia il numero di laureati iscrivibili alle scuole di specializzazione, sia di una successiva “ripartizione annuale delle borse di studio nell’ambito delle risorse già previste”. E questo, oltre che per i farmacisti, includeva odontoiatri, biologi, chimici, fisici e psicologi. A questo punto fermo si è poi aggiunto il decreto interministeriale 68 del 4 febbraio 2015, che ha riclassificato le scuole di specializzazione di area sanitaria restringendo di fatto il campo ad alcune professioni. Una novità che aveva aumentato non poco le speranze, per i farmacisti ospedalieri, di vedersi riconoscere i contratti di formazione durante il periodo della specialità. Si tratta di quattro anni di lavoro intenso e a tempo pieno, pro prio come quello dei medici, che esclude la possibilità di svolgere contemporaneamente un lavoro per potersi pagare la scuola e che pertanto il più delle volte grava sul bilancio delle famiglie. Ecco perchè la presidente della SIFO, Fabrizio, non esita a parlare di “ingiustizia sociale”.Il percorso di studio del farmacista, spiega ancora Fabrizio, “si sta spostando sempre più verso il clinico, ma se mancano i contratti di specializzazione le Università continueranno a non indire i bandi, e tutto resterà bloccato, sospendendo così nel prossimo futuro il fisiologico turnover calcolato in circa 150 farmacisti per anno”. Per Fabrizio, mai come ora è necessaria una svolta: “Si stanno creando situazioni gravi e poco etiche. Su questo tema c’è poca lungimiranza: è un fatto di enorme gravità e va sanato, confidiamo nelle Istituzioni”, conclude Fabrizio.Proprio l’assenza dei contratti di formazione, infatti, è uno dei motivi all’origine del blocco pressochè totale delle scuole di specializzazione di area sanitaria, ferme da oltre due anni. E su questo stop forzato, ne è certa Fabrizio, pesa non poco lo spauracchio delle cause, che potrebbero arrivare a pioggia proprio come è accaduto per i medici negli anni scorsi, che alla fine si sono visti riconoscere il pagamento del lavoro svolto negli anni della specialità. Ad oggi, in Italia, solo qualche scuola isolata, in autonomia, ha avviato il bando, dopo aver reperito in proprio le borse di studio su cui contare. La stragrande maggioranza, però, è ferma dal 2013. E da allora, di fatto, si è reso impossibile accedere alla scuola di specializzazione in Farmacia Ospedaliera.

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Nuova strategia e organizzazione per Europ Assistance Group

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

tassi interesseEurop Assistance, Compagnia del Gruppo Generali, lancia “We Connect” un modo del tutto nuovo di approcciarsi al mercato dell’assistenza dove opera da oltre 40 anni, per migliorare la vita delle persone offrendo servizi e soluzioni a situazioni difficili e stressanti.
Tre sono i punti chiave di questa strategia: i clienti, le nuove tecnologie e l’internazionalizzazione dell’offerta per diventare un Gruppo sempre più globale e efficace a livello internazionale. Si parte dalla centralità del cliente, perché essere collegati con i clienti vuol dire offrire nuove soluzioni costantemente in linea con i bisogni, innovative e di semplice accesso per migliorare la customer satisfaction e dar vita ad una nuova esperienza di acquisto e fruizione di prodotti e servizi. Per essere al passo con l’internazionalizzazione dei clienti e offrire loro soluzioni rilevanti e coerenti, nasce il nuovo Sales and Marketing Department affidato a Pierre Brigadeau che sarà diviso in 5 business line: Automotive (45% del business mix a livello globale), Travel (30%), Health (13%), Home&Family (11%) e Premium services and CRM divisione che avrà il ruolo di migliorare la relazione tra cliente e compagnia, digitalizzando tutte le comunicazioni e interazioni. Questa unità internazionale avrà il compito di estendere a tutto il Gruppo le migliori esperienze realizzate a livello locale.Per realizzare questo obiettivo sarà indispensabile anche un alto tasso di innovazione garantito da uno sforzo tecnologico senza precedenti. Quindi “We Connect” vuol dire tecnologia nel contatto tanto con il cliente finale che con il business partner. Lo sviluppo tecnologico sarà applicato alle due aree che caratterizzano maggiormente l’assistenza: il call center e il coordinamento e la gestione del network dei fornitori. Il nuovo Global Operations Department affidato a Pascal Baumgarten si occuperà infatti di implementare programmi di Lean Management per dare maggiore indipendenza e capacità di decision making ai team, e migliorare la qualità del servizio. Altro obiettivo della nuova unità internazionale sarà la digitalizzazione di tutti i processi legati dall’esperienza dei clienti a partire dal programma dedicato al soccorso stradale Roadside Assistance.La strategia “We Connect” vuole rendere Europ Assistance un Gruppo sempre più unito grazie alla condivisione di knowhow ed expertise dei 34 Paesi in cui opera. Questa è l’ottica nella quale lavorerà il nuovo Group Management Committee che si occuperà di semplificare la corporate governance e velocizzare e rendere più trasparenti i processi decisionali. Oltre al CEO di Europ Assistance Group Antoine Parisi faranno parte del Group Management Committee i manager di Europ Assistance Group e quelli delle principali regioni.

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Domanda di credito da parte delle famiglie italiane

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

Banca europea per gli investimentiIl mese di ottobre appena concluso ha fatto segnare una crescita della domanda di mutui ipotecari da parte delle famiglie italiane pari al +42,5% rispetto allo stesso mese del 2014. In termini aggregati, nei primi 10 mesi dell’anno in corso il numero di richieste di mutui ha segnato una crescita del +56,7% rispetto al pari periodo del 2014.
L’ultimo aggiornamento del Barometro CRIF riporta anche il dato relativo all’importo medio dei mutui richiesti che, nei primi 10 mesi dell’anno, è stato pari a 122.293 Euro, in calo del -1,5% rispetto al pari periodo dello scorso anno (quando l’importo medio era pari a 124.169 Euro) e del -11,7% rispetto al 2008, quando la crisi economica non si era ancora manifestata. Si consolida inoltre il trend relativo alla durata dei mutui richiesti, con la classe compresa tra i 15 e i 20 anni che risulta essere la preferita dagli italiani, con una quota pari al 24,2% del totale, seguita da quella compresa tra i 25 e i 30 anni con una quota pari al 21,3%.
Relativamente alla domanda di prestiti da parte delle famiglie italiane (nell’aggregato di prestiti personali e prestiti finalizzati), il mese di ottobre appena concluso ha fatto segnare un incremento pari al +6,6% rispetto allo stesso mese del 2014. Prendendo in considerazione l’aggregato dei primi 10 mesi del 2015 la domanda complessiva di prestiti da parte delle famiglie italiane fa registrare un +7,5% rispetto al pari periodo del 2014. Anche nel mese di ottobre si conferma la dinamica divergente delle due tipologie di finanziamento che ha iniziato a manifestarsi nei mesi precedenti: nello specifico, i prestiti finalizzati all’acquisto di auto, moto, arredo elettrodomestici e altri beni e servizi finanziabili hanno fatto registrare un aumento del +17,8% rispetto al corrispondente periodo del 2014, determinando la performance positiva dell’intero comparto e controbilanciando la confermata debolezza dei prestiti personali, che nel medesimo periodo di osservazione hanno fatto segnare un -7,2%, confermando la performance negativa che ha caratterizzato gli ultimi mesi.
Dall’ultima rilevazione di CRIF arrivano segnali incoraggianti relativamente all’importo medio dei prestiti richiesti che, nell’aggregato di prestiti personali più finalizzati, nel mese di ottobre si è attestato a 7.805 Euro rispetto ai 7.191 Euro del pari periodo 2014 (+8,5%). Entrando maggiormente nel dettaglio, per quanto riguarda i prestiti finalizzati nel mese di ottobre l’importo medio richiesto è risultato pari a 4.914 Euro contro i 4.529 Euro del corrispondente periodo 2014 (+8,5%) mentre relativamente ai prestiti personali si è assestato a 12.278 Euro contro i 10.436 Euro dell’ottobre 2014 (+17,7%). Relativamente all’aggregato dei primi 10 mesi dell’anno, invece, l’importo medio (nel complesso di prestiti personali + finalizzati) si è attestato a 7.847 Euro, in crescita del +2,9% rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno ma ancora ben distante dagli anni pre-crisi (-16,4%).

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Corso di aggiornamento “Alterazioni congenite ed acquisite della coagulazione”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

porta nuova milanoMilano 24 e 25 novembre Aula Magna G.B. Candiani – Clinica Mangiagalli Via della Commenda, 12 Corso di aggiornamento “Alterazioni congenite ed acquisite della coagulazione”. Nell’ambito di EXPO il Corso ha infatti scelto di focalizzarsi anche sul ruolo di una dieta sana (e in particolare della dieta mediterranea) nel prevenire malattie di grande rilievo sociale ed epidemiologico come i tumori e le malattie cardiovascolari. Gli argomenti di questo Corso spaziano da una revisione e rivisitazione della evidence-based medicine all’analisi critica dello stato di ipercoagulabilità nell’infarto e in altre sindromi coronariche acute e dei relativi metodi di studio. Viene poi messa in evidenza l’evoluzione delle conoscenze scientifiche nel campo di malattie frequenti come le trombosi nei tumori, nonché di rare manifesta-zioni cliniche come la sindrome emolitico-uremica e le coagulopatie nelle malattie autoimmuni. Il Corso è organizzato da Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico (Milano), Irccs Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed (Pozzilli, Isernia), Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica – Sezione di Medicina Critica e Medicine Specialistiche, Università degli Studi (Firenze), e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini

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Tra Cipro e Rodi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

la letturaTorino Giovedì 12 novembre 2015 alle ore 18,00 Sala Principe Eugenio, Sede AIP via Legnano 2/b, Conferenza di:Francesco DE CARIA, Associato di “Immagine per il Piemonte”, giornalista e storico dell’arte. Introduce: Cinzia REJ, Consigliere di “Immagine per il Piemonte”
Nel 1464 muore il figlio di Carlotta di Cipro, moglie di Ludovico di Savoia: Carlotta, ospitata presso gli Spitalieri di Rodi, fa aprire la tomba del Gran Maestro dell’Ordine, Giacomo de Milly, morto tre anni prima, il 17 agosto 1461, e depone il cadavere del figlioletto sul petto del Cavaliere… E’ una sepoltura che ha ragioni particolari: neppur lì il bambino avrà pace, dal momento che dopo appena una sessantina di anni, nel 1523, i Turchi che hanno conquistato l’isola violano la tomba per depredarla e il corpicino scompare. Passano 443 anni e nella passione archeologica che caratterizzava il Romanticismo si rinviene il coperchio di quel sepolcro, con le parole che segnano il breve cammino dell’esistenza del piccolo che vi era sepolto: la lapide è inviata a Parigi, al museo di Cluny dove continuò a dar testimonianza – sia pur esile – di quel breve passaggio terreno, ma lontano dai luoghi dove tante vicende e tragedie erano accadute, sotto gli occhi consapevoli della regina Carlotta, ma anche nei trasalimenti, nelle oscure paure, negli innocenti giorni di H. È un modo per ripresentare un nodo particolare della storia del Casato sabaudo – da quell’episodio discende il titolo regio ai Savoia – tanto importante quanto poco vulgato. (foto: la lettura)

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Birmania: Transizione democratica pacifica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

birmania“La vittoria in Birmania di Aung San Suu Kyi e del partito di opposizione Ndl da lei guidato, è un’ottima notizia e un esempio da seguire. Una donna è riuscita, con la sua tenacia e la sua determinazione, affrontando e sopportando mille difficoltà, a portare dopo 25 anni il suo Paese verso la democrazia. Non si tratta, però, di una rivoluzione improvvisa avvenuta da un giorno all’altro ma di una transizione pacifica che produrrà di sicuro effetti strutturali e duraturi nel tempo”. A dirlo è Paolo Alli, Capogruppo Area Popolare (Ncd-Udc) in Commissione Affari Esteri e Vice Presidente dell’Assemblea Parlamentare Nato. “Sono stati evitati gli errori avvenuti, ad esempio, in Libia dove ancora a distanza di qualche anno dalla caduta di Gheddafi, siamo in una situazione complessa e dove la democrazia non è stata riportata. Ora la Birmania potrà, finalmente, uscire dal suo isolamento, tornare nella comunità internazionale e rilanciare la sua economia. Finora su di essa, per effetto del regime militare, hanno gravato le sanzioni Usa e quelle dell’Unione Europea”.

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