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Medici di famiglia: Ambulatori per assistere i pazienti

Posted by fidest press agency su domenica, 29 novembre 2015

medico-pazienteIl salvataggio del Servizio Sanitario Nazionale passa attraverso un nuovo modello di cure primarie. In sette anni (2005-2012) è aumentato del 22% il numero di visite effettuate dai medici di famiglia: nel 2012 sono state 19 milioni, con 3,5 milioni di accessi in più rispetto al 2005. Da un lato il carico di lavoro dei camici bianchi è in costante crescita, dall’altro diminuiscono le risorse con tagli progressivi alla spesa sanitaria. Il nuovo modello di assistenza sul territorio deve essere formato da unità complesse con competenze avanzate, alternative sia all’ospedale che agli specialisti, destinate a occuparsi della cosiddetta “media intensità di cura”. In questi ambulatori il paziente potrà trovare una soluzione ampia e approfondita, a 360 gradi, della maggioranza dei problemi che riguardano la sua salute: dalle malattie acute a quelle croniche fino al monitoraggio e all’assistenza intensiva a domicilio di quasi tutte le condizioni cliniche. All’ospedale dovrà cioè essere lasciata solo l’alta intensità di cura. Il nuovo sistema organizzativo è presentato oggi al 32° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), in corso a Firenze fino a sabato. “Stiamo formando medici ‘con interessi disciplinari speciali’, in grado di coordinare al meglio le attività svolte sul territorio con quelle dell’ospedale – spiega il dott. Claudio Cricelli, presidente SIMG -. Una vera e propria interfaccia, una cerniera evoluta con la medicina specialistica, già presente in altri Paesi Europei ma non ancora in Italia. Solo così potremo far fronte all’epidemia di patologie croniche. Non più quindi il medico di famiglia che lavora da solo come un tempo, ma un professionista inserito in team competenti, in grado di effettuare un’ampia gamma di prestazioni di alto livello finora impensabili sul territorio. È importante però che ci venga garantita la possibilità di prescrivere liberamente i farmaci, perché solo così potremo sostenere gli importanti carichi di lavoro richiesti”. Nell’ultimo ventennio la proporzione di italiani affetti da almeno una malattia cronica è aumentata dal 35,1 al 37,9% (pari a 2,7 milioni di cittadini), mentre la percentuale di persone colpite da almeno due di queste patologie è passata dal 17,7 al 20% (2 milioni). I ‘multicronici’ saranno quasi 13 milioni nel 2024 e oltre 14 milioni nel 2034, pari rispettivamente al 20,2% e 22,6% della popolazione (nel 2013 si attesta al 14,4%). “La nostra è una risposta concreta ai preoccupanti rallentamenti che stanno segnando l’evoluzione della medicina generale – continua il dott. Cricelli -. È fondamentale creare un ponte con le nuove generazioni di professionisti, facilitare il passaggio di consegne e trasmettere loro le nostra esperienze e conoscenze. La Scuola di Alta Formazione della SIMG è nata proprio con questo obiettivo. È nostro compito anticipare i processi di cambiamento e preparare i futuri camici bianchi ad affrontarli. Il Servizio Sanitario si consoliderà solo se le società scientifiche sapranno rispondere al principio di sussidiarietà, promuovendo in modo autonomo i processi di evoluzione. In questo senso plaudiamo alla proposta di legge sulla responsabilità delle società scientifiche, perché riconosce il loro ruolo di guida nella definizione dei contenuti e nell’evoluzione della professione”. Una concreta attività di programmazione, anche se presente negli intenti del legislatore che aveva pensato la riforma del Servizio Sanitario nel 1978, ha preso forma solo nel 1994, quasi 20 anni dopo la sua istituzione. “Solo dopo un trentennio – sottolinea il dott. Ovidio Brignoli, vicepresidente SIMG – è stato definito il primo Piano della Prevenzione e dopo quasi un quarantennio il Piano per le malattie rare e per il diabete. In questo periodo la navigazione è stata sostanzialmente ‘a vista’, rendendo così impossibile implementare una serie di attività di natura strutturale, che avrebbero potuto offrirci una condizione di salute dei cittadini notevolmente migliore rispetto all’attuale. In questi anni ci siamo fatti carico di garantire una formazione avanzata ai medici di famiglia, al di là dell’offerta da parte del Servizio Sanitario Nazionale. E vogliamo proseguire su questa strada. Ad esempio le Aggregazioni Funzionali Territoriali (i grandi ambulatori di famiglia aperti 7 giorni su 7) oggi possono essere realizzate perché già 30 anni fa la SIMG ha promosso sperimentalmente i modelli associativi. Il cambiamento legislativo è stato possibile perché la professione possedeva già gli strumenti per metterlo in pratica”.
Per la prima volta il Congresso SIMG raggiunge una partecipazione straordinaria, toccando più di 2.500 presenze . “Oltre la metà – continua il dott. Cricelli – è rappresentata da medici in formazione, o sulla soglia della professione, e da studenti di medicina. Il Congresso non rappresenta una semplice vetrina di argomenti, ma una grande scuola delle cure primarie, qual è l’Alta Scuola della SIMG. Al Congresso si viene cioè ad apprendere concretamente la professione. Noi consideriamo la formazione dei giovani, inclusa quella manageriale, come il più grande investimento. E abbiamo definito una nuova formula di supporto alla formazione e alla qualità professionale. Nella nostra visione di trasferire l’eredità alle generazioni future e di passare loro il testimone, siamo stati affiancati da aziende come Doc Generici e Bayer che da anni credono nel sostegno alla qualità professionale, alla ricerca e alla formazione”.

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