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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Depressione: la malattia del secolo

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 dicembre 2015

Roma. E’ la malattia a maggiore incidenza nel mondo e al primo posto nei paesi occidentali e nel 2020 sarà la maggior causa di disabilità dopo le malattie cardiovascolari. Secondo la Relazione del 2011 dell’ECNP (European College Neuropsychopharmacology) che ha condotto uno studio triennale, coinvolgendo trenta paesi (Unione Europea, Svizzera, Islanda e Norvegia) e una popolazione complessiva di 514 milioni di persone, sono 30,3 milioni le persone affette da Depressione Maggiore in Europa.
In Italia – Secondo il Rapporto OsMed (Uso dei farmaci in Italia) 2013, presentato dall’AIFA, la depressione colpisce il 12,5% della popolazione assistibile, di cui solo il 34,3% assume farmaci antidepressivi. Ad oggi ancora un’elevata percentuale della popolazione adulta che presenta sintomi depressivi non chiede aiuto a nessuno7 e solo circa un terzo dei pazienti riceve terapie antidepressive4. Eppure in questi soggetti il rischio di suicidio è trenta volte superiore rispetto alla popolazione generale. Ma soprattutto, se non trattata, la depressione tende alla cronocità e alla progressiva disabilità, così come spiegato dagli esperti internazionali riuniti all’Accademia dei Lincei di Roma per il Forum delle Neuroscienze.
Inoltre il 50% dei pazienti non ottiene risultati dal primo trattamento e abbandona, semplicemente, la ricerca di una terapia efficace. La malattia si manifesta con vissuti di profonda tristezza, dolore morale, senso d’inutilità, disperazione, perdita dello slancio vitale, incapacità di provare gioia e piacere, disinteresse per le normali attività, inadeguatezza nello svolgimento del lavoro abituale. Quello che prima era semplice diventa difficile, non è possibile partecipare alla vita sociale, non si prova più alcun interesse. Il paziente lamenta di non provare più affetto per i propri cari, di sentirsi distaccato da qualsiasi situazione.
Disturbi somatici – Oltre alla salute psicologica, anche la salute fisica delle persone con sintomi depressivi risulta decisamente compromessa, se paragonata al resto della popolazione adulta: nel mese precedente l’intervista le prime dichiarano mediamente più giorni vissuti in cattive condizioni fisiche (10 giorni vs 2 giorni), in cattiva salute psicologica (16 giorni vs 2 giorni) e più giorni con limitazione delle abituali attività (7 giorni vs 1 giorno). La depressione porta con sé una spiccata comorbidità con cancro, diabete e malattie cardiache, il che si traduce in un maggior rateo di mortalità precoce e, soprattutto, evitabile, così come sottolineato anche dall’OMS (http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs369/en/)
Disturbi cognitivi non riconosciuti nemmeno dai pazienti – Alla depressione si associano frequentemente disturbi cognitivi che tendono a manifestarsi per oltre il 94% del tempo nel corso degli episodi depressivi, rappresentati da difficoltà nell’attenzione, nella concentrazione e memorizzazione. Il rallentamento ideativo si traduce in incertezza e in alcuni casi in incapacità di prendere qualunque decisione, anche la più semplice, creando notevoli disagi e scadimento delle prestazioni. I sintomi di tipo cognitivo sono associati a peggiori esiti clinici e sociali della malattia. Sebbene i sintomi cognitivi della depressione siano spesso frequentemente associati alla depressione e causino problemi nelle funzioni e nella produttività sul lavoro, vi è una scarsissima consapevolezza al riguardo: quando si chiedeva di identificare i segni della depressione, solo il 33% degli intervistati menzionava la scarsa memoria, il 44% l’indecisione e il 57% la difficoltà di concentrazione
Crollo verticale della qualità di vita – L’impatto della depressione sulla qualità di vita è drammatico per il paziente ma anche per tutta la famiglia, poiché corrode il funzionamento individuale e sociale della persona, riducendo la capacità di interpretare un ruolo “normale” nelle diverse attività in ambito familiare, socio-relazionale e lavorativo. Le persone con questo disturbo sembrano ‘scomparire’ dalla vita sociale e lavorativa. Evitamento e progressivo ritiro sociale fanno di questi pazienti dei ‘malati invisibili’ e tenendo conto che, per ogni paziente, sono coinvolti almeno due-tre familiari, il numero delle persone coinvolte indirettamente dal disturbo depressivo è di 4-5 milioni.

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