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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Dibattito sui rifugiati, controlli alle frontiere e futuro di Schengen

Posted by fidest press agency su sabato, 30 gennaio 2016

schengenStrasburgo 2 febbraio 2016. I deputati discuteranno martedì pomeriggio, con il primo Vicepresidente della Commissione Frans Timmermans, la crisi dei rifugiati e i controlli alle frontiere, sia esterne sia interne dell’area Schengen. Il 27 gennaio la Commissione europea ha ammonito che, per un periodo fino a due anni, potrebbero essere reintrodotti controlli sistematici sull’identità se la Grecia non risolverà alcune “gravi mancanze” nella gestione delle proprie frontiere esterne.Il Codice frontiere Schengen, che regola il funzionamento dell’area di libera circolazione, richiede che la Commissione e gli Stati membri coinvolti informino, il prima possibile, il Parlamento europeo e il Consiglio di qualsiasi motivo che potrebbe portare alla reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere. I deputati discuteranno anche il rispetto del principio internazionale di non respingimento.In totale, sono 26 i paesi che fanno parte dell’area Schengen, 22 Stati membri dell’UE e 4 Stati non membri (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera). L’Irlanda e il Regno Unito hanno scelto di non far parte dell’accordo, mentre Bulgaria, Croazia, Cipro e Romania sono candidati all”adesione.
In seguito dell’aumento dei flussi migratori e dei rifugiati, diversi paesi hanno temporaneamente ristabilito controlli alle frontiere nei mesi scorsi. Attualmente i controlli vengo effettuati in Austria, Francia, Danimarca, Germania, Norvegia e Svezia.
In base al codice frontiere Schengen, i controlli alle frontiere potrebbero essere reinseriti per un periodo di 10 giorni per motivi di “ordine pubblico e sicurezza nazionale”. Questi controlli potrebbero essere mantenuti e rinnovati per un totale di due mesi. Nel caso ci fosse un’evidente minaccia per la sicurezza interna, i controlli potrebbero essere mantenuti per un periodo di 30 giorni sino ad un massimo di 6 mesi. In “circostanze eccezionali” potrebbero essere prolungati per due anni.

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