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Archive for 13 febbraio 2016

Immigrati: misure restrittive in Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2016

immigratiOltre 80mila rifugiati e migranti sono arrivati in Europa via mare durante le prime sei settimane del 2016 e oltre 400 persone sono morte nel tentativo di raggiungere l’Europa. Nonostante le condizioni del mare, il clima invernale e i numerosi disagi al momento dell’arrivo, oltre 2.000 persone al giorno continuano a rischiare la propria vita e quella dei propri figli in queste pericolose traversate via mare verso l’Europa. Nelle prime sei settimane del 2016 sono arrivate più persone che nel corso dei primi quattro mesi del 2015; numeri simili sono paragonabili solo a quelli del luglio del 2015. La maggior parte delle persone arrivate nel gennaio 2016, quasi il 58 per cento, sono donne e bambini; una su tre delle persone arrivate in Grecia sono bambini, rispetto al rapporto di una su dieci del mese di settembre 2015. Oltre il 91 per cento di coloro che arrivano in Grecia provengono dai primi dieci paesi di origine di rifugiati a livello mondiale, tra cui Siria, Afghanistan e Iraq. Il clima invernale e il mare mosso se non hanno scoraggiato le persone così disperate dall’intraprendere il viaggio, tuttavia hanno causato naufragi e operazioni di soccorso quasi quotidiani e circa 400 morti. Al loro arrivo, la maggior parte delle persone riferiscono di aver dovuto lasciare il proprio paese a causa dei conflitti. Più del 56 per cento degli arrivi di gennaio in Grecia proviene dalla Siria.Soluzioni per questa situazione di crisi in Europa non sono solamente possibili, ma sono già state concordate dagli Stati membri e hanno urgente bisogno di essere attuate. Stabilizzare la situazione è essenziale e c’è una forte domanda pubblica in questa direzione. Rispetto all’urgente bisogno di ridurre i pericolosi arrivi via mare, poter accedere in modo sicuro alla procedura d’asilo, anche attraverso il reinsediamento e l’ammissione umanitaria, è un diritto umano fondamentale che deve essere protetto e rispettato.
E’ importante garantire vie d’accesso regolari verso l’Europa e verso altri paesi per permettere ai rifugiati di raggiungere la sicurezza senza mettere la propria vita nelle mani di trafficanti e senza dover intraprendere pericolosi viaggi via mare. Canali legali, come ad esempio maggiori possibilità di reinsediamento e ammissioni umanitarie, il ricongiungimento familiare, la sponsorizzazione privata, e visti per i rifugiati per motivi di studio o lavoro, o per motivi umanitari, dovrebbero essere stabiliti in modo tale che i paesi che ricevono questi rifugiati possano gestire, controllare e coordinare i flussi.In risposta a questa situazione, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) auspica che gli Stati membri dell’UE attuino con maggior tempestività tutte le misure previste a livello di Unione nel corso del 2015, compresa l’implementazione del sistema degli hotspots e il processo di ricollocamento per 160mila persone già presenti in Grecia e in Italia, così come il Piano di azione congiunta UE-Turchia. Molto resta da fare per rafforzare le capacità di accoglienza nei punti di ingresso in Europa, per garantire una sistemazione umana ed efficace, assistenza, registrazione delle persone che arrivano giornalmente e misure di sicurezza. E’ necessario, infatti, individuare coloro che richiedono protezione, coloro che dovrebbero essere inseriti nei programmi di ricollocamento verso altri paesi dell’UE e coloro che non intendono chiedere la protezione internazionale e per i quali devono essere messi in atto meccanismi di rimpatrio efficaci e dignitosi.Gli sviluppi della situazione in Europa nelle prime sei settimane del 2016 hanno evidenziato come alcuni paesi stanno dando priorità al mantenere i rifugiati e i migranti al di fuori dei propri confini rispetto alla ricerca di soluzioni comuni realistiche. Dall’inizio del 2016 in molti Stati europei le misure di controllo delle frontiere sono diventate più serrate. Nonostante le ripetute richieste da parte dell’UNHCR affinché fossero incrementate vie legali per permettere ai rifugiati e ai richiedenti asilo di accedere all’asilo, molti Stati membri dell’Unione europea stanno di fatto riducendo i canali legali disponibili.Sul fronte legale, a gennaio la Danimarca ha imposto misure restrittive in materia di ricongiungimento familiare, che prevedono la possibilità per i rifugiati di richiedere il ricongiungimento della loro famiglia solo dopo tre anni, invece di uno. Altri paesi stanno valutando la possibilità di introdurre una legislazione simile o addirittura più restrittiva in un momento in cui i paesi europei dovrebbero invece potenziare i canali d’accesso legali e sicuri al ricongiungimento familiare e contrastare di conseguenza il traffico di esseri umani.I recenti annunci di misure nazionali volte a scoraggiare gli ingressi dai paesi confinanti, sottolineano solo l’urgente bisogno di una risposta europea collettiva efficace. I problemi non possono essere semplicemente spostati da un paese all’altro e una rincorsa verso il basso non aiuta nessuno.L’UNHCR riconosce le difficoltà che alcuni paesi europei si trovano ad affrontare a causa di arrivi significativi di richiedenti asilo, rifugiati e migranti. Chiaramente gli Stati hanno il sovrano diritto di gestire i loro confini; tuttavia, questo deve essere fatto in conformità con la legislazione nazionale, comunitaria e internazionale. È necessario considerare anche il possibile impatto negativo che tali misure individuali e pratiche potrebbero avere sui diritti e le vite dei rifugiati.L’aumento di manifestazioni di violenza e pregiudizio ha messo a repentaglio la sicurezza e il benessere di rifugiati e richiedenti asilo in tutta Europa. Sotto l’influenza di campagne xenofobe e propaganda basata sulla paura, vengono prese di mira famiglie di rifugiati, le loro abitazioni e i luoghi di culto con crimini d’odio quali aggressioni, atti di vandalismo, incendi dolosi e incidenti ancora più gravi, come quanto accaduto in una moschea in cui è stato gettato sangue sulle pareti ed è stata lasciata sulla porta una testa di maiale.Può accadere che alcuni paesi mettano in atto politiche di sequestro di denaro e oggetti di valore per alcuni richiedenti asilo, col presunto obiettivo di ridurre i costi dell’assistenza sociale. Tali misure comportano di per sé dei costi enormi e hanno l’effetto di assecondare paura e discriminazioni.L’esistenza di meccanismi di supporto rapidi ed efficaci è cruciale per l’integrazione delle persone nei paesi che ricevono il maggior numero di rifugiati, tra cui Germania e Svezia, e per contribuire a dissipare la paura e la xenofobia e ripristinare i principi comuni europei della dignità, della solidarietà e dei diritti umani sui quali l’Unione europea è stata fondata.

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New research shows four billion people affected by severe water scarcity

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2016

water scarcityThe Hague, 12th February 2016: Ground-breaking research published in Science Advances today reveals that many more people are living under severe water scarcity than previously thought. Founder of the Water Footprint Network and University of Twente Professor of Water Management, Arjen Hoekstra, has discovered that as many as four billion people worldwide are affected by severe water scarcity for at least one month a year. In 37 countries the entire population is affected and in 97 countries over half of the population (see map below).Hoekstra said: “We have found that groundwater levels are falling, lakes are drying up, less water is flowing in rivers, and water supplies for industry and farmers are threatened. The growing world population, changes in consumer water scarcity1behaviour, and climate change are having an alarming impact on the scarcity and quality of water.”This research provides a more detailed view of water scarcity – month by month and at a finer spatial resolution. This gives us a better understanding of how water scarcity changes over time and from one place to another. Water Footprint Network illustrates how this new research can be used to understand the causes of water scarcity and the impacts it has on sustainable development.
“Water scarcity can limit economic opportunities, degrade natural ecosystems, lead to loss of valuable ecosystems services and have negative impacts on subsistence uses, such as access to drinking water and loss of local fisheries. If we are going to achieve the Sustainable Development Goals, we must face the challenges ahead with a solid understanding of how we can end hunger, use resources efficiently and within sustainable limits. This new research tells us the challenge is greater than we thought and reveals the path ahead for achieving greater food and water security,” said Ruth Mathews Executive Director of Water Footprint Network. (photos: water scarcity)

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Pershing Square Foundation endows £3.7m to Oxford Saïd

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2016

Calling for applications from the students around the world who wish to make a difference as social entrepreneurs, The Pershing Square Foundation (“the Foundation”) today announced it would expand its oxford universityPershing Square Graduate Scholarship which supports talented individuals who demonstrate the motivation and commitment to finding sustainable and scalable solutions to global challenges. The Foundation announced an additional commitment of £3.7 million that will fund five two-year scholarships to the Oxford 1+1 MBA at Saïd Business School, University of Oxford. First established in 2014, the scholarship enables future leaders to pursue one of 28 specialised Master’s degrees from any of thirteen Oxford University departments, followed by the one-year Oxford MBA.‘Our goal with this programme was always to encourage social entrepreneurs by giving them the business tools and training to address important world problems,’ said Bill Ackman, founder and CEO of Pershing Square Capital Management, L.P., and co-founder and trustee of The Pershing Square Foundation. ‘Big problems need big thinkers and courageous entrepreneurs. By expanding our support to students for both their MSc and MBA, we hope to draw upon a broader range of entrepreneurial young people as we work to identify young leaders who wish to make a difference in the world.’‘The most interesting business careers and the most challenging issues in the world require leaders to have depth and breadth of understanding and expertise. The Pershing Square Foundation’s gift will allow five exceptional future leaders each year to gain deep knowledge and action-orientated business skills while being mentored by one of the most illustrious leaders in their fields,’ said Peter Tufano, Dean of Oxford Saïd. ‘This customised, fully funded, two-year path eclipses all others. It’s simply a chance of a lifetime to help shape and develop amazing individuals who can go on to make an outstanding impact on the world.’Two cohorts of Oxford Pershing Square Scholars have already joined the 1+1 MBA, the first in September 2014 and the second in September 2015. From providing clean water to communities across Africa, to completing research into drug therapies for cardiac disease; from developing a model for critical and creative learning in primary schools to improving sanitation in India; from protecting consumer privacy through strategies for ethical advertising to founding a healthcare clinic in Cameroon; the Scholars’ interests and established records of creating social change in communities are truly diverse.‘The MSc Child Development and Education, followed by the MBA provides a rare opportunity to focus on solving the real world challenge of early years education,’ said Tarun Varma, Oxford Pershing Square Scholar 2015/16. ‘Oxford Saïd and The Pershing Square Foundation have nurtured my dream to have a high impact career in education and pushed me to think big as I seek to address long term change. I know my two years here are seminal to what will follow.’‘The new opportunity that this generous funding provides will help ambitious young people to join the Oxford 1+1 MBA. The Pershing Square Scholarship creates an opportunity on par with the Rhodes Scholarship for the brightest students from around the globe to study at this prestigious university,’ added Tufano.In addition to participating in an outstanding academic programme at a leading university, Pershing Square Scholars benefit from opportunities for mentorship and networking with inspirational individuals and organisations that are part of The Foundation’s community. Additionally, The Foundation hosts the scholars each spring in New York City, where they participate in meetings and workshops with leading innovators and change makers. More information on the Scholarship and current Scholars is available here.

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l’Ensemble Claudiana, diretto dal liutista Luca Pianca

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2016

Le Stagioni

Le Stagioni

Lugano Sabato 20 febbraio 2016 – 20.30 Sala Teatro LAC Il ciclo dei récital a LuganoMusica prosegue con un appuntamento decisamente originale: l’Ensemble Claudiana, diretto dal liutista Luca Pianca e specializzato nel repertorio barocco, offrirà una panoramica della musica strumentale italiana tra Seicento e Settecento, per poi sconfinare in una inedita lettura di alcune canzoni di Jimmy Page, il mitico chitarrista fondatore dei Led Zeppelin, arrangiate per strumenti antichi dallo stesso Pianca. Se per l’uomo del Duemila la musica ‘di oggi’ sembra identificarsi soprattutto con quella dei generi cosiddetti di consumo, mentre la musica colta parrebbe legata quasi esclusivamente ad un glorioso passato – percezione diffusa ma contrastante con la realtà di una produzione musicale contemporanea viva e interessante -, non così avveniva almeno fino a tutto l’Ottocento. La musica dei grandi autori che noi oggi ascoltiamo nelle sale da concerto o in cd circolava, quando essi erano in vita, presso le più diversificate fasce di utenza ed era quindi, in senso lato, musica ‘pop’ anch’essa. E’ quindi meno strano di quello che potrebbe sembrare di primo acchito l’accostamento proposto da Luca Pianca, liutista e direttore dell’Ensemble Claudiana, tra autori come Vivaldi e Corelli e un personaggio della scena musicale dell’hard rock odierno come Page, fondatore dei Led Zeppelin. Innovatori gli uni e l’altro, pionieri dei rispettivi linguaggi musicali, che hanno contribuito a plasmare con la loro originalità. Il percorso musicale dell’Ensemble Claudiana prende le mosse dal Seicento italiano di Dario Castello e Biagio Marini, che rappresentano l’affermarsi di un linguaggio strumentale autonomo rispetto a quello vocale, per poi passare a due grandissimi del Barocco italiano più maturo: l’armonioso ed elegante Corelli e il suo opposto, l’estroso ed irregolare Vivaldi. Al centro del programma trova un breve ma intenso spazio anche la voce umana, con la splendida cantata Mi palpita il cor, in cui Haendel rende omaggio all’Italia. Da Haendel si passa quindi ai Led Zeppelin, con cinque brani trascritti da Pianca per il suo gruppo e quindi per strumenti antichi: una sorta di rilettura a ritroso, dove le sonorità del rock abbandonano il loro mondo elettrificato per vivere un’esperienza acustica decisamente fuori dagli schemi. Il concerto si conclude con la Sonata La follia di Vivaldi, in cui il compositore veneziano rielabora un’aria antica molto nota ai suoi tempi, su cui già altri – Corelli in testa – avevano esercitato la loro vena creativa. L’Ensemble Claudiana, fondato e guidato dal musicista ticinese Luca Pianca (che è anche fra i fondatori del Giardino Armonico), porterà a Lugano un team di musicisti di grande talento e versatilità: il violinista e cantante russo Dmitry Sinkovsky – direttore a sua volta dell’ensemble barocco La Voce Strumentale di Mosca -, la carismatica violoncellista tedesca Irene Liebau, la violinista moldava Elena Davydova, giovane e già molto quotata, e infine l’arpista Margret Köll, collaboratrice di artisti di diversa estrazione, da Cecilia Bartoli a Meredith Monk, fino al Kronos Quartett. L’Ensemble Claudiana è dal 2008 fra i protagonisti del Bach-Kantaten-Zyklus presso il Konzerthaus di Vienna, ciclo che prevede l’esecuzione integrale delle cantate di Bach sotto la direzione di Luca Pianca. (foto:Luca Pianca)

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L’IO ARABO di Mhd Houssam Mouazin

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2016

l'io araboCittà di Castello 20 settembre ore 17 sala degli Specchi Circolo Tifernate accademia degli illuminati presentazione del libro “L’io arabo” di Mhd Houssam Mouazin – Ed. LuoghInteriori. E’ presente l’autore. «È possibile convivere?» Questa la domanda che dopo l’11 settembre invoca la nostra riflessione sulla contrapposizione tra Occidente e Mondo Arabo, che ha conquistato con la forza le cronache quotidiane. L’Io Arabo è una risposta che passa attraverso l’analisi delle complesse dinamiche che oggi sembrano rendere incompatibili questi due mondi.Il libro nasce come raccolta di scritti concepiti in momenti diversi della vita dell’Autore, che comprendono un periodo di tempo molto ampio. Ogni intervento diventa un modo di raccontare l’identità Araba che, come frammentata in tante “tessere” di un mosaico, si compone ai nostri occhi per far luce sui complessi meccanismi che animano la sua natura.Di origini siriane e oggi cittadino italiano, l’Autore ha cominciato a scrivere il libro a partire dal 2004, spinto a meditare dopo aver assistito all’invasione americana dell’Iraq e ai suoi sviluppi.Quello intrapreso dall’Io Arabo è stato un lungo viaggio durato 11 anni, quasi per un gioco del destino, come l’11 settembre, come gli 11 mesi intercorsi fra l’attentato alla sede di «Charlie Hebdo» e gli atti terroristici avvenuti a Parigi il 13 novembre 2015.
La domanda che il libro ci propone sottende anche un invito alla riflessione positiva e intelligente perché tutti, arabi e occidentali, possano finalmente “riconoscersi” considerando l’intrinseco significato nascosto nella parola: “conoscersi di nuovo” senza pregiudizi per comprendere, “abbracciare con la mente”, l’altro.
Mhd Houssam Mouazin nato a Damasco, in una colta famiglia di alti ufficiali siriani, dopo una prima formazione di stampo cristiano (tipica della borghesia siriana) ha frequentato le scuole elitarie della capitale a contatto con i figli dei capi militari e dei conservatori della borghesia damascena. Dopo aver militato nelle forze speciali siriane, si è trasferito a Milano nel 1996 ed è diventato uno dei più affermati direttori artistici editoriali per case editrici come Rizzoli, Condenast e Universo; dal 2001 è anche giornalista.A partire dal 2008, Sam (così chiamato in Italia) si è appassionato alla cinematografia, alla scrittura e alle traduzioni. Si è laureato in Lingue Letteratura e Mediazione culturale all’Università Statale di Milano, ha studiato regia presso il Teatro Alla Scala, incontra scrittori e registi teatrali internazionali e produce cortometraggi culturali, collaborando con il suo stesso Ateneo, il British Council e altre Università britanniche come la Cardiff University e l’Edinburgh University. (foto: l’io arabo)

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Emergenza Kurdistan

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2016

kurdistanComunicato della Federazione Organismi Cristiani: “Nel corso della campagna lanciata lo scorso 4 novembre e conclusa il 31 gennaio, sono stati raccolti 135.472 euro , 539 sono i lettori che hanno fatto almeno una donazione, oltre la metà dei quali hanno confermato il loro sostegno all’intervento già profuso nella campagna precedente che aveva raccolto 373.369,78 euro.Il Kurdistan iracheno ospita oggi 926.000 profughi, dei quasi 3.300.000 iracheni che hanno abbandonato le proprie case, le grandi agenzie internazionali non sono più in grado di assicurare la sussistenza di questa immensa umanità in fuga e anche il governo è al collasso, e a stento riesce a provvedere alla popolazione locale, anch’essa ormai ridotta in condizione di povertà estrema.
Grazie ai fondi raccolti il nostro team è in grado di assicurare il funzionamento del “Centro Speranza” creato da FOCSIV ad Ankawa 2, il campo dei 1000 container di Erbil per 6 mesi: 120 bambini in età prescolare sono seguiti da 8 insegnanti competenti e appassionate che garantiscono loro sia momenti ludico-espressivi che di apprendimento e lo fanno in costante relazione con le loro famiglie che con serenità e fiducia gli affidano i propri figli; inoltre più di 150 ragazzi da 12 anni fino ai 18 sono impegnati in varie discipline sportive e 1500 partecipano alle attività di animazione che li tengono lontani dagli spazi angusti dei container, dalla violenza delle strade e dalla depressione dello sconforto e della paura. Ad Aleppo in Siria, 60 bambini dai 3 ai 7 anni e 250 bambini rifugiati siriani a Beirut di età compresa tra i 6-13 anni avranno garantiti i programmi di sostegno scolastico. Oltre alla necessaria istruzione, essi rispondono alla necessità, a superare il trauma della guerra e ritrovare il più possibile una normalità quotidiana.I fondi raccolti servono inoltre ad assicurare per almeno 6 mesi cesti alimentari a 700 famiglie ad integrazione del loro fabbisogno, medicinali salvavita per centinaia di malati cronici raggiungendo complessivamente circa 10.000 persone.Ad Avvenire e ai suoi lettori tutta la nostra gratitudine e quella delle persone che siamo riusciti ad aiutare in questi 15 mesi, perché è solo grazie alla generosità dei lettori che tutto ciò è stato possibile.
Alla loro generosità la CEI, grazie ai fondi dell’8xMille ha aggiunto un importante contributo con cui sono state potenziate 2 strutture sanitarie della Diocesi di Erbil con strumenti di diagnostica e medicinali, nonché l’avvio di numerosi corsi di formazione per giovani ed adulti. Costruiamo con loro la speranza del futuro anche fornendo loro gli strumenti per migliorare le proprie capacità lavorative per poter un giorno ricominciare a costruire la propria autosufficienza ed autostima, passaggi fondamentali per chi oggi vive solo di carità.Con l’accompagnamento dell’Università Cattolica di Milano abbiamo avviato un percorso di accompagnamento di docenti e animatori, un corso per promuovere resilienza attraverso attività creativo-espressive e sportive per i bambini. Perché curare i bambini in un campo profughi, fare i conti con i traumi vissuti, non è un lavoro ordinario e richiede un’attenzione particolare, per far sì che i traumi non si trasformino, con il tempo, in patologie difficili da gestire.Il campo di Ankawa 2 dove opera il team FOCSIV il Centro Speranza è un’oasi verde in un mare di container grigi. Un’oasi che è segno di speranza e serenità e non mancano le visite di ospiti importanti. Lo scorso luglio il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti , mentre a gennaio il Presidente del Senato, Piero Grasso, insieme alla neo Console Italiana, Alessandra Di Pippo hanno assistito alla recita di Natale dei bambini del nostro Hope Center.
Anche Monsignor Galantino, Segretario Generale della CEI è stato ospite del Centro e ci ha confermato l’impegno della Chiesa Italiana per tutte le minoranze perseguitate. Durante la visita ad una delle famiglie della comunità Yazida colpita dal lutto di un figlio ha assicurato “Finché avrete bisogno noi, saremo al vostro fianco”.Oggi la nostra presenza è ampiamente riconosciuta come un intervento significativo, atteso dalle persone e promosso dalle istituzioni e dalle stesse Agenzie Internazionali che, causa le limitate risorse, delegano a FOCSIV sempre maggiori attività e responsabilità, soprattutto nel campo della protezione dei minori. Tutto questo lavoro viene svolto con slancio umano reso possibile dalla prossimità e dalla condivisione, sull’ascolto e sulla conoscenza delle situazioni.Grazie ai membri del nostro team, italiani e iracheni, in questi mesi è stato possibile far fronte anche a singole situazioni di totale indigenza, di malattie gravi e inevitabili episodi di violenza. Soprattutto, è stato possibile evitare qualche viaggio della speranza che molto spesso si trasforma in viaggio della morte in mare alla ricerca di un futuro migliore.Piccole azioni le nostre, che da sole non bastano a fare fronte a un bisogno smisurato, che tuttavia dimostrano quanto importante sia portare aiuto e conforto a persone che hanno perso tutto, anche la speranza di tornare nelle proprie case distrutte.
Piccole azioni che aiutano tutti noi a “restare umani” dinnanzi al dolore, a mantenere alta l’indignazione di fronte all’ingiustizia, a esprimere compassione vera al cospetto di un dolore che dalla comoda, ancorché spaventata Europa, non si può né immaginare, né comprendere, né raccontare”.

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UNICEF su Giornata internazionale contro l’uso dei bambini soldato

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2016

unicefIn occasione della Giornata internazionale contro l’uso dei bambini soldato (oggi) l’UNICEF ricorda che decine di migliaia di bambini vengono reclutati e utilizzati nei conflitti in tutto il mondo. Soltanto in Sud Sudan dall’inizio del conflitto (nel dicembre 2013) 16.000 bambini sono stati reclutati e utilizzati dalle forze armate e da gruppi di tutte le parti coinvolte nel conflitto in corso; in Yemen tutti i gruppi coinvolti nel conflitto hanno ampiamente reclutato bambini; nella Repubblica Centrafricana tra i 6 e i 10 mila bambini sono stati reclutati da gruppi armati durante la crisi.
Secondo il Rapporto UNICEF UK “Ending the Recruitment and the Use of Children in Armed Conflict”, i bambini vengono utilizzati in vari modi dalle forze e dai gruppi armati, come combattenti, cuochi, facchini, messaggeri, spie o sono sottoposti a sfruttamento sessuale. In Iraq e in Siria, la proliferazione di gruppi armati e l’avanzamento militare dell’ISIS hanno reso i bambini ancora più vulnerabili al reclutamento. Bambini di 12 anni subiscono l’addestramento militare, oltre ad essere utilizzati come informatori e guardie ai posti di blocco e in altri luoghi strategici. In altri conflitti gruppi armati rapiscono i bambini in Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Somalia e Sud Sudan. Nella Repubblica Centrafricana oltre 2.800 bambini sono stati rilasciati nel 2014, tra cui 646 ragazze. Nel maggio 2015, i leader dei gruppi armati hanno firmato un accordo per liberare tutti i bambini e per porre fine a qualsiasi nuovo reclutamento. Da allora più di 600 bambini sono stati rilasciati. In Myanmar, dalla firma di un piano d’azione nel giugno 2012 quasi 700 bambini sono stati liberati dalle forze armate. In Sud Sudan: a seguito ad un accordo di pace locale, il gruppo armato Cobra Faction ha rilasciato 1.755 bambini.
Nel 2015, l’UNICEF ha assicurato il rilascio di più di 10.000 bambini da forze o gruppi armati e ha contribuito a reintegrare 8.000 bambini. L’UNICEF lavora per ottenere la liberazione dei bambini soldato da parte delle forze e dei gruppi armati e per reintegrarli nelle loro società.”Non possiamo aspettare la pace per aiutare i bambini intrappolati nelle guerre. Dobbiamo investire in interventi concreti per tenerli lontani dalle linee di combattimento, soprattutto attraverso l’istruzione e il sostegno economico. Dobbiamo ricordarci che sono anche queste le situazioni da cui tanti bambini e adolescenti fuggono per cercare protezione in Europa” – ha dichiarato il Presidente dell’UNICEF Italia Giacomo Guerrera – “Fino a quando queste gravi violazioni continueranno, la comunità internazionale non avrà onorato la sua promessa di porre fine, una volta per tutte, al reclutamento e all’impiego di bambini nei conflitti armati”.
La Giornata internazionale contro l’uso dei bambini soldato ricorda il giorno in cui nel 2002 è entrato in vigore il Protocollo opzionale alla Convenzione sui diritti dell’infanzia sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati. Attualmente il protocollo è stato ratificato da 159 Stati.

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Accordo per il cessate il fuoco in Siria ma non da tutte le parti combattenti

Posted by fidest press agency su sabato, 13 febbraio 2016

attacchi chimici siriani“L’accordo per il cessate il fuoco in Siria siglato questa notte a Monaco è un passaggio positivo fondamentale per il popolo siriano e per gli equilibri in Medio Oriente. Pertanto serve grande senso di responsabilità da parte di tutti gli attori in causa, dalla comunità internazionale fino alla stessa Russia che non può continuare a portare avanti raid aerei con effetti disastrosi soprattutto sui civili”. A dirlo è Paolo Alli, capogruppo Area Popolare (Ncd-Udc) in Commissione Esteri alla Camera e Vice Presidente dell’Assemblea Parlamentare Nato. “Se verrà effettivamente realizzato e non rimarrà solo sulla carta, – conclude – il cessate il fuoco rappresenterà un passo decisivo anche per il processo di formazione di un governo di transizione e per il contrasto al fondamentalismo islamico. Le azioni unilaterali hanno l’effetto collaterale di favorire il radicalismo mentre, invece, è necessario concentrarsi solo nel contrasto all’Isis. In questa partita, ad ogni modo, il contributo italiano è stato decisivo. È necessario, quindi, che d’ora in poi il Governo italiano intensifichi la propria azione diplomatica, mettendo in campo l’equilibrio e l’autorevolezza che tutti ci riconoscono”.

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