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Etiopia: la siccità ruba il futuro

Posted by fidest press agency su martedì, 1 marzo 2016

pastoriNella zona di Asgita, nella vasta regione etiope dell’Afar, a pochi metri dalla stretta e a volte dissestata arteria che lungo quasi 900 chilometri collega il porto di Djibouti e la capitale Addis Abeba, da 5 mesi sono fortunosamente accampate 500 famiglie di pastori che a causa della siccità hanno perso gran parte delle loro bestie e hanno dovuto lasciare le loro terre in cerca di assistenza.
Le loro capanne sono fatte con quanto l’arida natura circostante ha permesso e le poche cose che si sono potuti portare fin lì. Si sono sistemati lungo la strada, a 7 chilometri dal piccolo agglomerato di Gewane perché vi hanno trovato una fonte d’acqua che permette un minimo di approvvigionamento per loro stessi e i pochi animali che gli restano e – semplicemente – perché non avevano alternative. Qui l’acqua copiosa ha creato un’ampia palude che si distende a vista d’occhio nell’arido territorio del nord dell’Etiopia.
Le regioni dell’Afar e del Tigre stanno patendo gli effetti della peggiore siccità degli ultimi decenni: in alcune zone i raccolti sono meno della metà della norma, in altre non hanno prodotto niente; e probabilmente centinaia di migliaia di capre, pecore, vacche e cammelli sono già periti. Tra i mesi di giugno e ottobre, la stima del numero di persone che in Etiopia patiscono gli effetti della siccità era già raddoppiata, toccando la cifra di 8,2 milioni. Oggi si parla di dieci milioni di persone a rischio e, a seconda dell’andamento del clima, da qui ai prossimi 4 mesi questa cifra potrà raggiungere i 15 milioni di persone – su di totale di 100 milioni di etiopi.Patiscono i contadini, patiscono i pastori, e patisce chi vive nelle città, perché la carenza di derrate alimentari, di carne e di latte sta provocando una forte inflazione anche nelle zone urbane. Ad Agita, Ahmed, uno degli anziani, mi ha detto di aver perso 55 capre e 30 vacche e di avere ancora solo 6 capre e 2 vacche, troppo poco per far tirare avanti la famiglia, visto che da sempre gli Afar dipendono dal latte delle proprie bestie; oggi, insieme agli altri sfollati della zona, dipende in tutto e per tutto dal governo, che fornisce ai bisognosi farina ed olio. Essendo nato e vissuto nomade ed indipendente, ad Ahmed questo dover contare sugli aiuti governativi pesa parecchio, e potendo ne farebbe a meno, ma deve restare per evitare di perdere quanto gli rimane e di mettere a rischio la vita di tutta la famiglia. (foto: pastori)

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