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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Le nuove prospettive offerte dalle “terapie rigenerative”

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2016

ricercatoreRoma dal 9 all’11 marzo 2016 sesto Congresso C.O.R.T.E. presieduto dal prof. Nicolò Scuderi presso il Palazzo dei Congressi di Roma Eur. Intervento del prof. Mauro Picardo. Le ricerche cliniche e laboratoristiche svolte in questi anni sulla riparazione delle ferite difficili ci hanno portato a capire meglio i meccanismi biologici alla base delle rigenerazione tissutale, la rilevanza della ‘comunicazione’ e cooperazione tra le varie popolazioni cellulari e il ruolo dei mediatori solubili. Una delle sessioni del Congresso riguarda il lichen scleroatrofico (LS) una patologia infiammatoria a carattere cronico-recidivante che può interessare, con formazioni maculari o a placche, le mucose genitali maschili e femminili, la cute adiacente e in misura meno significativa la cute di altri siti corporei. Si caratterizza a livello clinico, con uno stato di sclerosi e/o atrofia tessutale inteso come pallore, perdita di elasticità ed indurimento dei distretti coinvolti. Per la sua elevata incidenza, circa il 25% delle osservazioni nei centri di patologia vulvare e per le importanti ripercussioni funzionali, è causa di una elevata morbilità soprattutto a carico della popolazione femminile. La maggiore frequenza nelle donne con un rapporto femmine/maschi variabile da 10:1 a 6:1 accosta il LS da un punto di vista patogenetico ad altre patologie di tipo autoimmunitario. In considerazione dell’ipotesi patogenetica quale malattia a carattere infiammatorio ed immuno-mediata, il Lichen scleroatrofico ha mostrato una elevata sensibilità alla terapia steroidea locale, con buoni o ottimi risultati sui sintomi, sulla obiettività e nel ridurre le conseguenze funzionali della malattia. Inoltre è stata osservata una regressione dei parametri dell’infiammazione e del danno tessutale anche a livello istologico. Il clobetasolo propionato, farmaco principe in questa azione, usato localmente come unguento o pomata, ha dimostrato un’efficacia superiore rispetto ad altri trattamenti finora effettuati. L’uso del cortisone ad elevata potenza prevede un trattamento di circa 20-30 giorni, due volte al giorno, per poi passare ad applicazioni bisettimanali come mantenimento per alcuni mesi. È importante in seguito monitorare la terapia in funzione del risultato e dei possibili effetti collaterali. Una possibile evoluzione è quella in un carcinoma che coinvolge la cute e le mucose per cui la pazienti debbono essere controllate periodicamente. Una nuova frontiera del trattamento del lichen è la terapia rigenerativa che ha lo scopo di cercare di riattivare le cellule che costituiscono il derma e arrestare o fare regredire il processo sclerotico. Tra le terapie proposte c’è utilizzazione del plasma arricchito di piastrine (PRP) e la combinazione del PRP con cellule staminali mesenchimali isolate dalla cellule adipose del grasso addominale. Le esperienze in corso in diversi centri Italiani dimostrano una significativa efficacia del trattamento che porta, soprattutto se iniziato in fasi non molto avanzate della malattia, a una riduzione della sclerosi con un miglioramento della sintomatologia dolorosa. Studi sperimentali sulle cellule staminali mesenchimali sembrano indicare che un importane ruolo dopo la loro reimpianto sia la produzione di fattori di crescita più che l’eventuale differenziamento in cellule del derma in accordo con alte ricerche in corso.
Staminali: La terapia cellulare… senza cellule. Le cellule staminali diventano vere e proprie ‘fabbriche di farmaci’. I ricercatori dell’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano le hanno utilizzate per la prima volta al mondo per ricavarne proteine e fattori di crescita e aiutare il corpo nel riformare naturalmente e più velocemente i suoi vasi sanguigni e tessuti. Grazie a questa nuova tecnica, infatti, ferite croniche come le ulcere diabetiche si sono cicatrizzate in un tempo sino a due volte più breve. Questo innovativo intervento di medicina rigenerativa è possibile grazie all’uso di piccole strutture, gli scaffolds, costituite della più sottile fibra di seta, che vengono ‘immerse’ nelle cellule staminali e che come spugne si imbevono delle benefiche molecole prodotte da queste ultime. Gli scaffolds, una volta collocati nella lesione, le rilasciano poco per volta, aiutando l’organismo in una cicatrizzazione rapida. Si tratta di un approccio del tutto nuovo all’uso delle cellule staminali. Infatti, invece di usarle direttamente come una sorta di panacea capace di diventare qualsiasi tipo di cellula e così riparare ogni tipo di danno all’interno del corpo, le abbiamo utilizzate come produttrici di molecole attive, una sorta di capsule che contengono più farmaci, senza la necessità di trapiantarle nel corpo. Abbiamo realizzato una vera e propria terapia cellulare senza l’impiego di cellule direttamente innestate sul soggetto trattato. I vantaggi nell’uso della matrice ‘decellularizzata’ sono una più facile conservazione, una riduzione della possibilità di reazioni immunologiche e dunque di rigetto, o patogene, di infezione. Questa ricerca suggerisce un uso potenziale di queste strutture decellularizzate nella cura di ulcere croniche diabetiche negli esseri umani.
L’acne inversa. Un altro risvolto della ricerca sulla riparazione tissutale è la dimostrazione del ruolo rilevante dei processi infiammatori nella induzione del danno tissutale e del ritardo nei processi di riparazione. Focalizzare la terapia verso i mediatori dell’infiammazione a seconda delle patologie può migliorare il decorso o prevenire la perdita di sostanza. L’idrosadenite suppurativa, anche conosciuta come acne inversa o malattia di Verneuil, é una dolorosa malattia cronica, orfana di diagnosi e terapie. Interessa l’epitelio del follicolo pilifero e, in via secondaria, le ghiandole sudoripare apocrine delle zone ‘inverse’ – ascelle, glutei, zona perianale, inguine e seno – ma non disdegna di colpire anche collo, cuoio capelluto e addome. Si manifesta con un’infiammazione della pelle, caratterizzata dalla comparsa noduli sottocutanei infiammatori (cisti), ascessi singoli o multipli, ricorrenti e recidivanti, e fistole. Le neoformazioni creano dei canali sottocutanei che le mettono in collegamento tra loro, estendendo il perimetro dell’infiammazione. Tipico della patologia é il fatto che gli ascessi si aprano (suppurazione), dando luogo alla fuoriuscita di pus ed altro materiale organico purulento risultato. L’estensione e la gravità delle lesioni è molto variabile; alcuni pazienti presentano forme lievi che interessano una sola regione mentre, nella maggior parte dei casi, è presente un coinvolgimento a livello di più aree. Non sappiamo la percentuale di prevalenza dell’idrosadenite suppurativa. La letteratura scientifica internazionale riferisce dati differenti che oscillano tra l’1% circa al 4% della popolazione generale. La patologia colpisce soggetti di ambo i sessi, tuttavia sembra esserci una prevalenza maggiore nelle donne rispetto agli uomini (con un rapporto M:F da 1:2 a 1:5). Sono state riscontrate differenze di genere anche rispetto alla localizzazione delle lesioni: nel sesso maschile è più frequente l’interessamento della regione ascellare, inguinale e interglutea, mentre nella donna la zona ascellare, sottomammaria e importante coinvolgimento della regione genitale. L’esordio della patologia è riscontrabile con maggiore frequenza tra le seconda e la terza decade di vita (20-30 anni), ma anche in età pre-puberale o dopo i 50 anni circa.
Le cause dell’idrosadenite suppurativa non sono ancora conosciute, tuttavia alcuni studi hanno rilevato il coinvolgimento di fattori che potrebbero aggravare il quadro, quali: fattori genetici (malattia può divenire familiare), ormonali e stile di vita (fumo e obesità possono aggravare i sintomi della patologia). Da recenti evidenze anche l’alimentazione ha un ruolo nella frequenza con cui si manifestano gli ascessi. La malattia oltre all’importante sintomatologia ha notevoli riflessi sulla qualità della vita e sui rapporti interpersonali. La terapia non è definita ma vengono in genere prescritti antibiotici topici e sistemici per periodi prolungati e derivati della vitamina A in particolare l’acitretina. Recentemente è stato dimostrato che la somministrazione di farmaci biologici ed in particolare di anticorpi anti la citochina infiammatoria TNFalfa, sono in grado di migliorare significativamente l’evoluzione delle manifestazioni a dimostrazione che la patologia è inizialmente infiammatoria e che successivamente si sviluppa la crescita batterica che dà origine alle fistole e alla produzione di pus. Il microbioma sella cute. L’ipotesi patogenetica che si sta sviluppando considera che in seguito a stimoli ormonali o ad alterazioni del metabolismo del glucosio ed in particolare delle resistenza periferica all’insulina, possano indursi fenomeni infiammatori in gradi di modificare sensibilmente il microbioma cutaneo, cioè della composizione della flora batterica e micotica che normalmente è presente sulla superficie cutanea rappresentata da alcuni miliardi di batteri di alcune specifiche specie il cui equilibrio risulta essere fondamentale nel mantenimento dell’omeostasi cutaneo e nel controllo dell’insorgenza di fenomeni infiammatori e nei processi di riparazione dei tessuti. Obiettivo capire come si sviluppa il microbioma sulla cute e quale sia la sua funzione e soprattutto come bisogna preoccuparsi di ricostituirlo nella riparazione delle feriti difficili con l’utilizzazione di antibiotici specifici e per periodi di tempo limitato e con attento utilizzo di antisettici aspecifici. Ma uno dei problemi più frequenti è quello di riuscire a mantenere il risultato raggiunto dopo i trattamenti terapeutici, aspetto molto importante in considerazione della elevata incidenza di recidive di lesioni ulcerative in relazione alle patologie di base. Tra gli i vari aspetti riabilitativi è estremamente importante l’alimentazione, purtroppo non sempre correttamente considerata: soprattutto i soggetti anziani e defedati vanno facilmente in deficit nutrizionale con una diminuzione della concentrazione di proteine tissutali.

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