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Nutrizione e ferite: L’approccio alimentare per guarire prima e meglio

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 marzo 2016

cibiRoma dal 9 all’11 marzo 2016 sesto Congresso C.O.R.T.E. presieduto dal prof. Nicolò Scuderi presso il Palazzo dei Congressi di Roma Eur. Intervento del prof. Giovanni Scapagnini. E’ noto da tempo che i deficit nutrizionali possono costituire un ostacolo al processo di guarigione delle ferite, e nutrienti di diversa natura risultano necessari per la rigenerazione tissutale delle ferite, risultando cruciali nel migliorare i tempi e gli esiti finali di guarigione. Il processo di guarigione delle ferite, causate da un evento accidentale o conseguenti ad un intervento chirurgico, comporta l’attività di una rete intricata di eventi biologici che coinvolgono cellule del sangue, mediatori tissutali, citochine e fattori di crescita. Ciò si traduce in una maggiore attività cellulare che determina un’accelerazione del metabolismo ed un aumento del fabbisogno energetico da compensare con un adeguato apporto di uno o più nutrienti. Un apporto proteico adeguato è, ad esempio, assolutamente essenziale per una corretta guarigione della ferita. Nello specifico, alcuni studi sperimentali e clinici hanno evidenziato l’importanza di assicurare adeguati livelli tissutali di arginina e glutamina, aminoacidi in grado di influenzare la guarigione delle ferite e la funzione immunitaria. In particolar modo l’arginina, substrato fondamentale per la produzione di ossido nitrico, sembra svolgere un ruolo molto rilevante nel condizionare la ne angiogenesi e la corretta riepitelizzazione. Molti micronutrienti, hanno attratto l’attenzione per un loro potenziale effetto funzionale in corso di guarigione delle ferite. La vitamina A, ad esempio, riveste un ruolo di primaria importanza nel stimolare i meccanismi di riepitelizzazione.
La vitamina C è necessaria per la formazione del collagene, per una corretta funzione immunitaria, oltre ad essere anche un antiossidante tissutale. La vitamina E è il principale antiossidante liposolubile con azione specifica sul derma, tuttavia, gli effetti della vitamina E sulle ferite chirurgiche sono ancora inconclusivi. La glucosamina, un amminomonosaccaride precursore dei glicosamminoglicani, il principale componente della cartilagine, molto utilizzato nelle patologie articolari, sembra essere un substrato fondamentale per la produzione di acido ialuronico nella ferita. Recentemente anche sostanze fitochimiche di origine vegetale, sono state sperimentati nel contesto della guarigione delle ferite. La bromelina, un enzima vegetale presente nell’ananas, somministrato in soggetti con ferite traumatiche o a seguito di interventi chirurgici, riduce l’edema, il bruciore, il dolore ed i tempi di olio-imbottigliatoguarigione. Numerosi studi hanno inoltre validato l’efficacia ed il meccanismo di azione di Centella asiatica ed Aloe vera, piante medicinali utilizzate per decenni, sia per via topica che enterale, per migliorare la guarigione delle ferite. Numerose altre sostanze ‘non nutrienti’, contenute in alimenti comuni o piante, sono oggetto di ricerche sperimentali e cliniche, in quanto potenzialmente efficaci nel promuovere aspetti del processo di guarigione delle ferite. Tra le sostanze più interessanti vi sono alcuni appartenenti alla famiglia dei polifenoli quali ad esempio le catechine del tè, i flavanoli del cacao, l’idrossitirosolo dell’olio di oliva, e la curcumina, il pigmento giallo che dà il colore al curry. Una delle sostanze che è stata maggiormente studiata in termini di guarigione delle ferite è proprio la curcumina, in quanto, a livello scientifico, sono note da anni le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti di questa molecola. Sia il danno ossidativo che i processi infiammatori sono fenomeni in grado di condizionare tempie qualità di guarigione della ferita, soprattutto in un contesto di ulcere cronicizzate, suggerendo un possibile utilità di una terapia nutrizionale con un composto in grado di modulare efficacemente questi fenomeni. Ricerche sviluppate nel nostro e in altri laboratori hanno evidenziato che uno dei principali meccanismi di azione della curcumina e di altri polifenoli, è legato alla specifica capacità di attivare un fattore di trascrizione fondamentale per la sopravvivenza cellulare allo stress, l’Nrf2, e parallelamente inibire l’Nfk-B, un segnale fondamentale nell’innescare i processi infiammatori e di morte programmata. La curcumina, oltre alle sue capacità di controllare infiammazione e stress ossidativo, è un potente modulatore del TGF-β, un fattore di crescita ritenuto fondamentale nei processi di riepitelizzazione e nella formazione di cheloidi. Uno dei principali limiti dell’utilizzo della curcumina per bocca è comunque legato alla sua scarsa biodisponibilità. Tale limite è stato affrontato attraverso diversi approcci mirati a migliorare assorbimento e cinetica, e che hanno permesso recentemente di valutare in maniera adeguata l’efficacia della curcumina nel contesto della guarigione delle ferite, su modelli animali. Altri polifenoli sono, invece, naturalmente dotati di discreta biodisponibilità, e tra questi i flavanoli contenuti nei semi della fava di Theobroma cacao (la parte della pianta usata per la produzione del cacao), in particolar modo i monomeriepicatechine e catechine, sono sempre più oggetto di studio per le loro capacità di interferire positivamente sulla fisiologia della cute e sulla rigenerazione tissutale (modulazione su infiammazione, angiogenesi, produzione di collagene). Anche i polifenoli dell’olio d’oliva, l’idrossitirosolo e l’oleuropeina, sono stati recentemente esplorati nel contesto delle strategie nutrizionali per ottimizzare aspetti legati alla qualità della guarigione delle ferite, e un recente studio clinico ha dimostrato un efficacia dell’assunzione di olio di oliva nel ridurre i tempi di guarigione post chirurgici.

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