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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Anticoagulanti orali: l’aderenza alla terapia risulta bassa

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 marzo 2016

anticogulantiMeno di metà dei pazienti con fibrillazione atriale aderisce al trattamento anticoagulante nella vita reale, indipendentemente dal fatto che il farmaco usato sia un anticoagulante diretto (Noa) piuttosto che un antagonista della vitamina K come il warfarin. «Abbiamo acquisito i dati di aderenza nell’arco di un follow-up medio di 1,1 anni» esordisce Xiaoxi Yao della Mayo Clinic di Rochester, Minnesota, primo nome di uno studio pubblicato sul Journal of American Heart Association, cui hanno preso parte 64.661 pazienti con fibrillazione atriale inseriti in un archivio assicurativo statunitense che avevano iniziato il trattamento con warfarin o uno dei tre Noa attualmente in commercio tra novembre 2010 e dicembre 2014. Per ogni paziente è stato calcolato l’indice CHA2DS2-VASc, con punteggi più alti che indicano un rischio maggiore di ictus. «Quasi il 90% dei partecipanti aveva un CHA2DS2-VASc di 2 o superiore, e gli anticoagulanti prescritti erano il warfarin nel 59% dei casi, l’apixaban (Eliquis, Bristol-Myers Squibb/Pfizer) nel 6%, il dabigatran (Pradaxa, Boehringer Ingelheim) in circa il 16% e il rivaroxaban (Xarelto, Bayer/Johnson & Johnson) nel 19%» scrivono gli autori. Al termine del follow-up annuale il 47,5% dei pazienti trattati con uno dei Noa aveva aderito al trattamento per i quattro quinti o più della durata dello studio, mentre nel gruppo warfarin l’aderenza è stata significativamente minore, pari al 40,2%.
Durante il follow-up, 1.150 pazienti sono stati ricoverati per ictus ischemico o embolia sistemica con un tasso di incidenza ridotto tra i pazienti con CHA2DS2-VASc da 0 a 1 rispetto a quelli con CHA2DS2-VASc di 4 o più. «Nessun legame significativo è emerso tra aderenza e rischio di ictus nei pazienti con punteggio CHA2DS2-VASc di 0-1, mentre il rischio di ictus nei pazienti che hanno sospeso l’anticoagulante orale per 6 mesi o più è risultato di 2,7 e 3,6 volte più elevato tra chi aveva rispettivamente un CHA2DS2-VASc di 2-3 o di 4 e oltre rispetto a chi lo ha sospeso per meno di una settimana» conclude Yao.(font: J Am Heart Assoc. 2016. doi: 10.1161/JAHA.115.003074)

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