Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

Archive for 27 marzo 2016

Der Spiegel: la cartapesta leccese trionfa sui giornali stranieri. Nuovo riconoscimento per l’arte leccese

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2016

der spiegelcartapestaNon solo bellezza e storia, ma anche l’arte, ha attratto la stampa tedesca. Der Spiegel (in italiano Lo Specchio) è la rivista settimanale tedesca con la maggior tiratura in Germania ed oggi nel giorno di Pasqua, nella sua versione on line, ha dato risalto alla città di Lecce: sul periodico viene ricordato come il capoluogo salentino sia l’unico posto in Italia dove l’arte di Cartapesta è ancora esercitata. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta dell’ennesimo importante riconoscimento di come arte e cultura siano radicate in una terra all’estrema periferia d’Europa, ma anche un monito indiretto sulla necessità di non abbandonare ed anzi incentivare la perpetrazione di antichi mestieri che rischiano comunque di perdersi se le istituzioni non le incentivano.

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L’antica sfilata dei Talami di Orsogna

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2016

orsognaOrsogna (Chieti) il 29 marzo, dalle ore 10.30, rinnovando la sacra festa dei Talami, una tradizione risalente al tardo Medioevo che affonda le radici nel dramma liturgico e trova analogie in Spagna, con gli Auto Sacramentales, e in Inghilterra, con i Pageants, narrazioni di scene sacre interpretate da attori su palchi mobili. Il nome del “palco” orsognese – dal greco “thalamos”, dal latino “thalamus” – deriva dalla radice “thal”, che significa tenere, portare, sostenere. Nel 2011 il Ministero del Turismo ha riconosciuto i Talami come “Patrimonio d’Italia per la tradizione”.Quest’anno si torna totalmente all’antico, al martedì in Albis, dopo che per nove anni la manifestazione era stata anticipata in via sperimentale al lunedì. Un’iniziativa che ha orsogna1avuto comunque i suoi effetti positivi, ma ora la scelta dell’Amministrazione comunale, dell’Associazione culturale Talami Orsogna e del nuovo Comitato appositamente costituito, dopo aver consultato i cittadini, è stata di ripristinare tutti gli elementi della tradizione.
Il Talamo portato a spalla dagli Alpini (gli altri sei saranno trainati da trattori) sarà preceduto dalla banda “Sarabanda”, da un corteo di fanciulle e canefore con i doni e seguito dal carro dei donativi e, a cura del Teatro di Plinio, da un corteo di mietitori. Parteciperanno gruppi di pellegrini di Perano e Torrevecchia Teatina. Al termine della sfilata conclusiva in piazza Mazzini, intorno alle ore 13.30, ci sarà il pranzo in piazza con il piatto tipico dei Talami, «li gnuccune aristufate» (raccomandata la prenotazione al 328.5325042) e l’asta dei donativi. Dopo la Santa Messa (ore 17.30) e la Processione in onore della Madonna del Rifugio (18), alle 19.30 si esibirà in piazza Mazzini l’orchestra “Domenico Ceccarossi” della Scuola secondaria di I grado di Orsogna.
La manifestazione, che ha il patrocinio degli assessorati alla Cultura e al Turismo della Regione Abruzzo, si articolerà comunque su due giorni. Lunedì 28 marzo è prevista la deposizione di canestri donativi con l’effigie della Madonna Nera presso l’altarino devozionale del Belvedere (dov’era un tempo la chiesetta della Madonna del Rifugio dove nacquero i Talami) a cura dell’Associazione «Domenico Ceccarossi». Alle 21 nella Chiesa di San Nicola di Bari ci sarà la veglia in onore della Madonna del Rifugio con i canti del coro “La Figlia di Jorio” di Orsogna e dei pellegrini di Perano e Torrevecchia Teatina.
Secondo la tradizione, il primo Talamo nacque nella chiesetta edificata prima del 1341, data incisa su una campana fusa da Luca da Guardiagrele. Sull’altare trovò posto un affresco che rappresentava la Vergine dal volto nero (la “Madonna Nera”) con intorno angeli e fedeli ai suoi piedi. Quel volto era considerato miracoloso: la notte tra il lunedì e il martedì di Pasqua, durante la veglia di preghiera, il dipinto cambiava aspetto, gli occhi si muovevano, le fattezze del viso mutavano. In onore a tale prodigio (cui molti credettero di assistere fino al 1943, anno nel quale la cappella fu distrutta dai bombardamenti) la confraternita che gestiva la chiesa allestì il primo Talamo dinanzi all’altare maggiore. I fedeli furono gli interpreti della scena dell’affresco. Il Talamo, successivamente, uscì per le vie del paese e si moltiplicò per il numero dei quartieri.
Un tempo i talami erano più piccoli e con il fondale triangolare. La possibilità di trainarli su carri consentì di ampliare la scena e portò a realizzare fondali rettangolari, come avviene ancora oggi, con attori in costume che interpretano episodi del Vecchio e Nuoto Testamento. Il talamo portato a spalla dagli Alpini rievoca, invece, la tradizione più antica. (orsogna)

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Il folk inglese indipendente

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2016

auroraaurora1Palermo martedì 29 marzo alle 21,30 nel locale al Cortile di San Giovanni degli Eremiti in via dei Benedettini – accanto Palazzo dei Normanni, raggiungibile da piazza della Pinta e via del Bastione – appuntamento con Aurora D’amico, accompagnata da Ruggero Micciché alla batteria.
Il folk inglese indipendente, così come può scriverlo e suonarlo una vera cantautrice palermitana, diplomata al Berklee College of Music di Boston. È una vera star del presente e del futuro quella che suonerà e canterà a “MasterCast”, la rassegna musicale che vede protagonisti tutti i martedì sul palco di Spillo la Birroteca i maestri della scuola di canto e musica CAST di Palermo. Concerti unici, speciali, sperimentali e mai visti nel capoluogo siculo, per chi vuole ascoltare sempre qualcosa di nuovo. Aurora, con in mano la sua inseparabile chitarra, porterà il suo particolare sound fatto di alcune delle trenta canzoni che l’artista, 22 anni, ha scritto da sola, raccontando in lingua inglese i suoi sentimenti, il suo mondo, il suo essere.
L’evento “Mastercast” è organizzato da CAST Agency, agenzia di management, produzione e distribuzione musicale, a Palermo in via Maggiore Tommaso de Cristoforis 8. (foto: aurora)

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The sixth anniversary of the Affordable Care Act

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2016

Barack ObamaEach time the anniversary of this achievement has come around, I’ve thought about the people who stood with Barack every step of the way as he fought to bring quality, affordable health care to people across this country. Today, thanks to the people in our community, more than 20 million Americans have health insurance who didn’t have it before. A young woman who previously would have been charged higher premiums because of her gender no longer faces that kind of discrimination. A young man who just graduated from college can now stay on his parents’ insurance for a few more years while he makes his way in the world. These are the kind of meaningful changes the Affordable Care Act continues to bring to the lives of Americans all over this country. And after coming this far, we simply cannot go backwards. That’s why we need to make sure we elect leaders who will protect Obamacare for future generations, and we need your help to get that done.

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Innovazione e digitale per dare più informazione alle imprese

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2016

google-building-44Il progetto Discovery24 conquista 530mila euro di supporto del fondo DNI di Google e affianca il programma Frontiere nell’azione di Fondazione Golinelli ed IIT per la formazione in scienza e tecnologia.Essere competitivi nell’economia della conoscenza significa avere accesso a informazioni selezionate e sapere come trasformarle in innovazioni con un valore sul mercato. Nei prossimi mesi gli imprenditori italiani ed europei avranno una marcia in più su questo fronte grazie a Discovery24, il progetto presentato da Fondazione Golinelli di Bologna, Expert System, con la collaborazione di Nòva, il settimanale di innovazione e tecnologia de Il Sole24Ore e dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT). Discovery24 è, infatti, stato selezionato per il cofinanziamento del Digital News Initiative Innovation Fund (digitalnewsinitiative.com), il fondo di Google per l’innovazione digitale nel giornalismo emergendo come il più grande progetto finanziato in Italia in questo primo round che ha assegnato 27 milioni di euro in 23 paesi europei (digitalnewsinitiative.com/images/map-results.gif). Il progetto, al quale è stato accordato un sostegno di 530mila euro, svilupperà un sistema per cercare e trovare informazioni operative sulle ultime novità generate dalla ricerca scientifica globale al servizio delle imprese. Gli strumenti semantici e di intelligenza artificiale messi a punto dalla modenese Expert System, uno dei leader del settore, saranno costantemente arricchiti dal lavoro umano, di ricercatori e giornalisti. L’output, Discovery24, sarà un sistema giornalistico ad alto contenuto di tecnologia con servizi dedicati per imprese, sia già affermate che start-up, e per il settore della formazione imprenditoriale.Discovery24 è il primo progetto nato all’interno del programma di collaborazione tra Fondazione Golinelli e Istituto Italiano di Tecnologia annunciato lo scorso dicembre per lo sviluppo di iniziative di formazione, ricerca e innovazione volte ad aumentare la capacità competitiva del sistema italiano.Nelle prossime settimane Fondazione Golinelli e IIt lanceranno anche il progetto Frontiere pensato per il mondo della formazione che vedrà la produzione di video sugli ultimi progressi della ricerca nel campo delle nanotecnologie, delle scienze della vita e della robotica con il supporto dei migliori ricercatori del settore. Frontiere nasce con lo scopo di potenziare l’attività di formazione permanente degli insegnanti di tutte le scuole per la promozione dell’innovazione scolastica a livello nazionale. I video di Frontiere saranno in parte liberamente fruibili in rete, mentre i materiali sviluppati per insegnanti e studenti delle superiori, così come per la formazione aziendale, saranno erogati in base ad accordi specifici.Expert System S.p.A., quotata sul mercato AIM Italia di Borsa Italiana, è leader nel settore del Cognitive Computing e Text Analytics. Attraverso la tecnologia proprietaria Cogito, basata sull’analisi semantica, Expert system innova il modo con cui le aziende elaborano le informazioni, offrendo il proprio tool di intelligenza artificiale per comprendere il significato di grandi quantità di documenti, e ricavare conoscenza strategica dai big data per accrescere il proprio vantaggio competitivo e migliorare i processi decisionali. Fra i principali clienti del Gruppo, che ha sedi in Italia, Francia, Spagna, Germania, UK, USA e Canada: Shell, Chevron, Gruppo Eni, Telecom Italia, Intesa Sanpaolo, Il Sole 24 ORE, Ely Lilly, BAnQ, Biogen, Bloomberg BNA, Elsevier, Gannett, IMF, RSNA, Sanofi, SOQUIJ, The McGraw-Hill Companies, Thomson Reuters, Wiley, Wolters Kluwer, Networked Insights, Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, Dipartimento di Giustizia e Dipartimento delle Difesa degli Stati Uniti (DTRA).

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La politica industriale italiana e le logiche informative dei media

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2016

Enrico Cisnetto, “Cortina InConTra”

Enrico Cisnetto

È a dir poco schizofrenico il comportamento dei media italiani – della politica è inutile dire: non pervenuta – di fronte al “fenomeno Bollorè” e più in generale rispetto al tema dell’italianità dei gangli decisivi (quei pochi rimasti) del nostro capitalismo, cioè della proprietà italiana o straniera dei pacchetti di controllo di alcune società strategiche. Fino a ieri, pur avendo da molto tempo una posizione di rilievo in Mediobanca-Generali, e pur avendo più recentemente acquisito la quota di Telecom che era già diventata “foresta” perché finita in mani spagnole (Telefonica), Vincent Bollorè è stato trattato con i guanti, con la deferenza che si deve ad un padrone che è meglio avere amico che nemico. Ma nelle ultime settimane, supponendo che ci sia stato il suo zampino nella nomina di un francese, Philippe Donnet, al vertice di Generali (trascurando che faceva già parte del management della compagnia triestina) ed essendosi messo alla ricerca dell’amministratore delegato di Telecom (nel cui capitale nel frattempo il finanziere bretone è arrivato, senza superarla, alla soglia dell’opa obbligatoria) dopo le dimissioni di quello che c’era prima del suo ingresso nella società, ecco che di colpo l’uomo che opera attraverso il gruppo Vivendi è diventato il “francese colonizzatore”, e per altrettanta magia si è scoperto che i “poteri forti” – peraltro fino a ieri vituperati in quanto tali – parlano straniero. E giù articoli sulle penetrazioni francesi in terra italiana, solo parzialmente compensate dalla conquista di Carte Noire da parte di Lavazza e dalla malcelata soddisfazione di vedere i ripetuti inciampi che si è autoprocurata la Lactalis della Besnier nella gestione della Parmalat.Ma il tema non si può affrontare così. Prima di tutto perché quelli che oggi si stracciano le vesti sono gli stessi che nel passato hanno non solo criticato, ma addirittura volgarmente sbeffeggiato chi (do you remeber Antonio Fazio) difendeva il valore della proprietà italiana di alcuni bastioni decisivi (banche, Eni, Enel, la stessa Telecom) in nome della tutela degli interessi nazionali. Poi perché non si possono giudicare i protagonisti della partita a seconda dei rapporti politici che coltivano: Bollorè è buono fintanto che Renzi sembra preferirgli il suo rivale Xavier Niel, ma diventa cattivo se ipotizza di fare affari con Berlusconi e riconquista le simpatie del presidente del Consiglio. Certo, se il bretone decidesse di mettere al posto di Patuano un “non italiano” o, peggio, scegliesse un uomo chiaramente sponsorizzato dal padrone di Mediaset (come almeno un nome di quelli che circolano è), sbaglierebbe di grosso. Ma di qui a metter su filippiche sul transalpino arrembante, come se ci fosse la fila di italiani che vogliono la Telecom e lui li avesse tutti sgambettati con falli da rigore, ce ne corre.La verità è che si vorrebbe chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati da tempo. Il nostro sistema imprenditoriale si è impoverito – ben al di là degli effetti della lunga recessione – e ha perso ogni dimensione sistemica, dopo che sono venuti a mancare i poli di aggregazione, a cominciare da Mediobanca (che è ormai solo una banca d’affari come tante altre, oltre ad essere depositaria del pacchetto azionario più importante di Generali). Fiat-Exxor e Pirelli guardano oltre i confini nazionali, anzi sono già in larga misura fuori, e i quattro o cinque gruppi dotati di risorse finanziarie potenzialmente adatte a permetter loro di giocare partite aggregative, non hanno alcuna vocazione sistemica. Mentre le molte realtà medie e medio-grandi di successo – quelle che taluno chiama le multinazionali tascabili – non hanno né la tipologia di business né la dimensione neppure per concepire operazioni di sistema, e il loro spinto individualismo impedisce che lo facciano in una logica consortile.Abbiamo scritto qualche settimana fa che non saremo certo noi a piangere il disfacimento del vecchio “sistema paese”, quell’insieme di ruoli, uomini, prassi, relazioni e abitudini, che hanno costituito l’impalcatura su cui in Italia si è retta l’organizzazione della politica, dell’economia e della stessa società nell’ultimo quarto di secolo. È la “fine di un mondo”, ed è bene che sia così. Il problema, però, è che occorre costruirne un altro, di “mondo”, e nulla si vede all’orizzonte. Molti lettori ci hanno detto: “ok, ma non potete limitarvi a dire che c’è bisogno di riprogettare tutto senza spiegare come si fa, senza indicare con quali risorse umane ed economiche intendete farlo”. Vero, verissimo. Vi dobbiamo una risposta. Diciamo subito, però, che non abbiamo la ricetta miracolistica, e che qui cominciamo a darvi soltanto qualche prima indicazione. Tre, per la precisione.La prima: non è cosa da poco avere coscienza che la ridefinizione del “sistema Italia” riguarda tutto – gli assetti politici e istituzionali, le imprese e le loro relazioni, la rappresentanza degli interessi, la magistratura, le dinamiche della vita sociale, la mentalità collettiva – e che questa immane sfida non si può vincere se manca anche uno solo di questi tasselli. Saperlo è condizione non sufficiente, ma comunque necessaria, e siccome in giro di consapevolezza ce n’è poca, ci sentiamo di dire che si è già a metà dell’opera.La seconda: la costruzione di una risposta, anche sul terreno degli assetti del capitalismo, non può che partire dalla politica. Sia perché è giusto che chi è chiamato a guidare il Paese se ne assuma la responsabilità, sia perché il quadro del nostro sistema imprenditoriale – e la vicenda del rinnovo della presidenza di Confindustria è lì a confermarcelo – non è tale da poterci aspettare una risposta diretta. Quindi chi ha a cuore la “ricostruzione”, sappia che non può evitare di “sporcarsi le mani” con una ridefinizione di uomini, strumenti e regole della politica.La terza: la ricostruzione di un’intelaiatura del nostro capitalismo, che deve ovviamente calarsi nella dimensione dell’economia globalizzata e digitalizzata di oggi, va di pari passo con il nostro ritorno alla crescita e alla capacità di riportarci ad un tasso sviluppo intorno al 2,5-3%. Cosa che si può ottenere solo con un ricorso a massicci investimenti. I quali sono sostenibili solo se fatti da soggetti pubblici. Per questo occorre che nasca l’Iri 3.0 e che da una sua costola rinasca la vecchia Mediobanca. Non si tratta di nostalgia, ma di un esame obiettivo delle criticità del presente e delle necessità del futuro. Cominciamo da qui.(Enrico Cisnetto direttore di http://www.terzarepubblica.it)

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In ricordo di Paolo Poli

Posted by fidest press agency su domenica, 27 marzo 2016

Paolo PoliNapoli. La Fondazione Premio Napoli esprime tutto il suo cordoglio per la perdita di un inestimabile protagonista dei palcoscenici italiani, l’attore Paolo Poli che proprio tre mesi fa fu insignito del Premio Napoli per la lingua e la cultura italiana. Ospite della Fondazione, Poli lo scorso dicembre trascorse una mattinata tra i detenuti del penitenziario di Secondigliano che allieto’ con una brillante interpretazione di alcune delle sue poesie preferite. “Non sono un sociologo e non sono il papa” dichiarò Poli in merito all’esperienza con il suo consueto piglio caustico e ironico.
“Odio il buonismo, una sorta di porto franco dell’ipocrisia. Ai detenuti non ho portato in dote ne’ analisi ne’ parole consolatorie, ma mi sono limitato a fare l’unica cosa che mi riesce meglio, raccontare poesie. Ho una certa età, spero nella loro clemenza”. E, a proposito del Premio ricevuto la sera dell’11 dicembre all’Auditorium della Rai per la serata conclusiva del tour di incontri e reading del Premio Napoli il maestro aggiunse: “I premi li ho sempre rifiutati ma in questo caso ho fatto volentieri un’eccezione, un premio che porta il nome di Napoli va al di la’ di tutto. E’ una gioia profonda tornare in una citta’ dove basta guardarsi intorno per sentirsi vivi e ammirare la bellezza”.”Paolo Poli – dichiara Gabriele Frasca, presidente della Fondazione Premio Napoli – ha inventato uno stile comico antiretorico frutto di una solidissima cultura letteraria unita a un alto artigianato teatrale. Artista e uomo graffiante, è stato un felicissimo esempio dell’elevata qualità dell’invenzione teatrale e della tradizione culturale italiane. Rimane, forte, l’emozione di aver unito il suo nome a quello della città”.
Per Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay è “Una perdita enorme, che ci addolora immensamente” ed esprime il lutto di tutta l’associazione per la scomparsa di Paolo Poli. “Salutiamo un protagonista prezioso della nostra storia e della nostra cultura. Paolo Poli non ha mai nascosto la proprio omosessualità al grande pubblico, anzi la sua visibilità di omosessuale orgoglioso ha rappresentato, negli anni in cui l’omosessualità era ancora un tabù, un pionierismo fiero e un modello per molti e molte di noi, che ne raccogliamo l’importante eredità. Poli era beffardo e irriverente, eppure elegante e mai fuoriluogo. Il suo contributo all’evoluzione di questo Paese è stato costante, si rinnovava ogni volta che prendeva parola o calcava il palcoscenico. Ci lascia una scia di geniale leggerezza, un patrimonio di sorrisi e risate che mai ha attinto nella stupidità o nella comicità facile. Poli, anzi, incastonava sempre nella sua ironia un pensiero lucido, che ha aiutato a superare paure e stereotipi ben radicati nel Paese stravolto dal fascismo. Era un intellettuale squisitamente laico, allergico a qualsiasi compiacenza coi potenti, amichevole, gioviale e generoso nelle innumerevoli occasioni in cui senza filtri incontrava il proprio pubblico. Perciò è con immensa commozione che salutiamo il grande artista, il maestro della scena, ma anche il gay orgoglioso, l’uomo senza infingimenti, il grande coraggioso che ha affrontato i suoi e i nostri tempi senza armature, forte soltanto del suo corpo gracile, del suo orgoglio, del suo sorriso contagioso e del suo sguardo iniettato di genio”, conclude Piazzoni. (foto: Paolo Poli)

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