Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 335

Fine pena: quando non è più necessaria

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 Maggio 2016

ergastolaniScrive Carmelo Musumeci: “Ho letto un articolo di Ferdinando Camon pubblicato su “La Nuova Venezia” di mercoledì 13 aprile che mi ha fatto comprendere che sono un ergastolano senza scampo anche quando scrivo. L’autore di questo articolo mi rimprovera: “C’è un ergastolano a vita nel Veneto, Carmelo Musumeci, che scrive email, libri, e tempesta il mondo di messaggi: vuole uscire. “Premesso che credo sia normale che un prigioniero cerchi di uscire, in tutti i casi io lotto soprattutto per sapere quando finirà la mia pena. E penso di non fare nulla di male se invio dalle sbarre della mia cella pensieri, emozioni e sogni. La cosa incredibile è che in questi venticinque anni di carcere in molti mi hanno chiesto di “farmi la galera” e di smettere di scrivere e di ululare alla luna. E me lo hanno chiesto sia le persone perbene sia molti uomini di Stato e anche alcuni mafiosi di spessore che mi hanno fatto sospettare che la pena dell’ergastolo serva anche a loro per non fare uscire dalle loro organizzazioni, fisicamente e culturalmente, i giovani ergastolani (perché lo dovrebbero fare se non hanno più nessun futuro?)”. E le argomentazioni di Musumeci non finiscono qui, ovviamente, ma più che riportarle mi limito a qualche mia riflessione. Ci siamo spesso interessati al tema della delinquenza e delle sue cause scatenanti e al sistema paese che le registra e agisce di conseguenza, o almeno crede di farlo. Per me Musumeci ha ragioni da vendere. Il delitto di per sè merita una punizione ma va anche affiancato da un percorso “virtuoso” che potremmo anche chiamare di redenzione. Non si può, anzi non si deve chiudere la porta a nessuno e la severità della pena per quanto giusta va indubbiamente scremata nel tempo.
Mi sembra ridicolo pensare che si possa nutrire del timore per la sua libertà ad un uomo che ha già scontato tantissimi anni in carcere e che ha, per giunta, saputo mettere a frutto questo limite al suo status scrivendo e studiando e affrontando il suo problema e quello degli altri reclusi, con pragmatismo. Diciamo, piuttosto che alla giustizia dei numeri noi dovremmo sempre e comunque contrapporre quella umana. E allora caro collega Camon riserviamo un po’ più di attenzione e meno di impazienza per chi scrive dal carcere perché le tonalità più belle non sono il nero o il bianco ma i chiaroscuri. (Centro studi Fidest sulla tutela dei diritti) (foto: ergastolani)

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