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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Airbnb è opportunità di crescita del turismo, ma rimane problema evasione fiscale

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 Maggio 2016

TURISMORoma. Secondo lo studio “Fattore Sharing: l’impatto economico di Airbnb in Italia” la società leader della sharing economy ha contribuito nel 2015 a un beneficio economico complessivo di 3,4 miliardi (0,22% del pil), supportando l’equivalente di 98.400 posti di lavoro. Nel 2015 oltre 80mila host italiani hanno accolto ospiti nelle loro case, guadagnando in media 2.300 euro all’anno condividendo il proprio alloggio per 24 notti. Per Adoc sono numeri che dimostrano come la sharing economy possa essere un mezzo per la crescita del Paese, in questo caso del settore turistico, ma rimane viva la discussione sulla possibile evasione fiscale da parte degli host.“Airbnb e la sharing economy tutta rappresentano un’opportunità di crescita per il Paese. Ma affinché la crescita abbia benefici per tutti i cittadini è necessario valutare la migliore soluzione per eliminare ogni possibile caso di evasione fiscale, che andrebbe a penalizzare l’economia e a ricasco tutti i cittadini – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – ad oggi Airbnb lascia agli host la responsabilità di mettersi in regola con il pagamento delle tasse locali, assumendo una posizione neutra in tal senso. In Italia, lo ricordiamo, le entrate derivanti da quest’attività devono inserite nella dichiarazione dei redditi, sotto la voce “Redditi Diversi”, cumulandosi con gli altri eventuali redditi percepiti, su cui verrà calcolata la tassazione Irpef. Ma quanti effettivamente lo fanno? Dati certi non ce ne sono ma non possiamo escludere la possibilità che la percentuale di “furbetti” sia più alta di quanto vorremmo. La soluzione prospettata nel disegno di legge sulla sharing economy potrebbe essere un buon compromesso, prevedendo che ai redditi fino a 10mila euro si applichi un’imposta pari al 10% mentre i redditi superiori a 10mila euro verrebbero cumulati con i redditi da lavoro dipendente o da lavoro autonomo, applicandovi l’aliquota corrispondente. Altra previsione è che i gestori debbano operare in qualità di sostituti di imposta degli utenti operatori e, se risiedono all’estero, dotarsi di stabile organizzazione in Italia, comunicando i dati all’Agenzia delle entrate sulle transazioni economiche, anche laddove l’utente operatore non percepisca reddito dalle attività svolte. Comprendiamo che definire con unica disposizione normativa un universo molto frammentato come quello della sharing economy sia complesso ma occorre adoperarsi affinché i cittadini vengano tutelati anche in questo settore.” Flavio Mollicone Ufficio stampa Adoc

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