Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 25

Giornata mondiale della celiachia

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Maggio 2016

glutineDa lunedì 16 a venerdì 20 maggio, dalle 11:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00, 120 specialisti gastroenterologi, dietologi, dietisti, esperti in nutrizione, saranno a disposizione del pubblico, per fornire consulti telefonici gratuiti sui disordini legati al glutine e su come seguire senza problemi una dieta senza glutine. 5 giornate di consulti telefonici con 120 specialisti gastroenterologi, dietologi e dietisti. Finalmente una buona notizia per le mamme italiane. In occasione della giornata mondiale della celiachia, arriva la conferma, che, secondo gli esperti, non esiste nessun rischio aggiuntivo di celiachia ad introdurre il glutine nella dieta dei bambini tra i 4 e i 12 mesi di età. La certezza arriva dalle nuove linee guida recentemente pubblicate sul Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition. Il rischio di incorrere nella malattia celiaca non è quindi legato all’introduzione del glutine in un momento preciso durante lo svezzamento. “L’unica differenza riguarda i bambini considerati “ad alto rischio” di celiachia, ovvero quelli che possiedono due coppie del gene HLA-DQ2 e che per questo hanno maggiori probabilità di ammalarsi – precisa il Professor Carlo Catassi, Università Politecnica delle Marche, Ancona, coordinatore del Comitato Scientifico del Dr. Schär Institute e coautore dello studio – In questi bimbi, è consigliabile aspettare fino al compimento dell’anno di vita prima di introdurre alimenti contenenti glutine».
La fotografia della celiachia in Italia, secondo gli ultimi dati disponibili[3], riporta 172.197 casi diagnosticati e un numero in crescita di circa il 15% rispetto ai numeri del 2012 quando erano 148.662. La malattia celiaca risulta interessare più le donne (121.964) che gli uomini (50.233) con un rapporto medio Maschi:Femmine di 1:2. La prevalenza della patologia è stimata all’1% della popolazione, e mantiene il rapporto che ad un caso diagnosticato corrispondono dai 3 ai 5 non diagnosticati, il cosiddetto “iceberg celiaco”. La maggior parte dei casi di celiachia, infatti, sono asintomatici, non mostrano alcun decorso tipico e restano a lungo non diagnosticati. Il lasso di tempo che intercorre tra il manifestarsi dei primi sintomi e la diagnosi della celiachia può estendersi fino a sette anni. Il ritardo diagnostico diventa un problema soprattutto nei bambini, perché la mancata diagnosi può comprometterne lo sviluppo, e nelle donne, dove gli “effetti collaterali” di una dieta che non sia priva di glutine pesano molto sulla fertilità.
Mese delle intolleranze al glutine ed esperto risponde. Favorire l’emersione della “base dell’iceberg”, accelerare il percorso di diagnosi e avviare screening genetici precoce sono alcuni degli obiettivi in cui la classe medica è impegnata. Da questi presupposti parte oggi la quinta edizione dell’Esperto Risponde, iniziativa d’informazione sui disordini glutine correlati, promossa da Schär, leader europeo nell’alimentazione senza glutine ed ADI Associazione Italiana di Dietetica e di Nutrizione Clinica, che ha lo scopo di fornire consigli utili a pazienti affetti da patologie riconducibili all’alimentazione senza glutine, evitare l’auto-diagnosi rafforzando la raccomandazione di consultare sempre il medico di riferimento in caso di sintomi ripetuti.
La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, proteina presente nel frumento, nell’orzo o nella segale, che provoca un attacco all’intestino tenue da parte del sistema immunitario. È una patologia in continua espansione a livello mondiale con un’incidenza che arriva fino all’1% della popolazione. Tuttavia a fronte di quest’espansione la celiachia è e rimane a tutt’oggi sotto-diagnosticata se si pensa che solo il 21% dei celiaci riceve una diagnosi adeguata.
La sensibilità al glutine non celiaca (SGNC) è un’entità clinica di recente inquadramento e necessita di una diagnosi di esclusione rispetto alla celiachia e all’allergia al grano. Esperienze internazionali dimostrano come la sensibilità al glutine non celiaca sia un problema di larga diffusione e confermano che la stima delle persone potenzialmente sensibili al glutine sia largamente superiore a quella dei potenziali celiaci ed allergici al grano.
Anche l’intestino irritabile è collegato al glutine? Si, lo studio italiano Glutox, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Nutrients, ha dimostrato che 1 paziente su 5 con diagnosi di intestino irritabile è in realtà sensibile al glutine. Gonfiore addominale, stanchezza generalizzata, mal di testa sono solo alcuni dei sintomi comuni a celiachia ed intestino irritabile, ma secondo gli esperti la diagnosi vera per un paziente su cinque, può essere sensibilità al glutine non celiaca. Anche in questo caso la dieta senza glutine è la terapia in grado di risolvere il problema.Per le due condizioni cliniche la terapia risolutiva è la dieta senza glutine, rigorosa ed a vita nel caso della celiachia, e temporanea da adottare sotto stretto consiglio del medico nel caso della sensibilità al glutine non celiaca. Per maggiori informazioni visitare il sito http://www.megliosenzaglutine.it

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