Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 338

Twittando Da Vinci

Posted by fidest press agency su martedì, 17 Maggio 2016

geologia di leonardo(Fidest) E’ il titolo del libro della geologa Ann C. Pizzorusso. Per l’autrice se “Leonardo da Vinci avesse avuto un account Twitter, forse centinaia di anni prima della loro effettiva scoperta, avremmo avuto l’aeroplano, l’attrezzatura da sub, i robot, i sistemi di identificazione degli uragani e un’idea esatta del come si sia formata la Terra”. In effetti dobbiamo molto all’informazione che ci perviene via web per favorire la diffusione delle notizie, delle ricerche e degli studi di fattibilità che arrivano da ogni parte del mondo e s’intrecciano con le nostre conoscenze e ne favoriscono l’interscambio per consentire al più lontano degli umani di concorrere a comporre il complesso puzzle della nostra esistenza e per intendere meglio dove siamo e cosa facciamo. Ma il libro della Pizzorusso non solo elogia la potenza dell’informazione che viaggia sulle ali del web, ma si rivela un prezioso e insostituibile strumento di conoscenza attraverso la carta stampata. E’ un testo che non solo si può leggere tutto d’un fiato, per smentire soprattutto coloro che credono che la geologia sia solo una disciplina arida e noiosa, ma è anche capace di rivelarci un aspetto della professione del geologo non solo incentrata sull’osservazione dei fenomeni terrestri ma anche per essere in grado di verificarli con gli eventi storici ambientali e i suoi mutamenti e associandoli con la contestuale presenza umana e le sue interferenze non sempre appropriate come sta accadendo nel nostro tempo.
A questo riguardo il riferimento letterario e culturale a Leonardo Da Vinci da parte della Pizzorusso non è solo strumentale nel momento in cui lo elegge a “guida personale” per il suo excursus nel campo dell’arte, della letteratura, della storia, della scienza e dell’ingegneria, ma è improntato a un pietrericonoscimento del valore del Maestro come lo fu per Dante il sommo Virgilio. E a mio avviso vi avverto un parallelismo non casuale sul piano culturale per richiamare l’intera umanità a una maggiore presa di coscienza di ciò che rappresenta la natura e i fenomeni che essa produce nel corso dei tempi e dell’attenzione e del rispetto che dovremmo riversarvi così come facciamo per le opere dell’ingegno umano. E’ anche un invito alle giovani generazioni perché sappiano apprezzare il loro passato per farne tesoro nel loro divenire in tutti i campi dello scibile e dove la geologia ne fa parte a pieno titolo.
Vi è anche un altro motivo di stima per il lavoro della Pizzorusso che è quello dell’aver saputo interagire con la storia dell’origine geologica del pianeta Terra, e dell’Italia in particolare, con la stessa curiosità che susciterebbe nell’osservatore occasionale la vista di fenomeni naturali non di facile ed immediata comprensione. E nel suo racconto abbiamo incominciato a familiarizzare con parole non certo di uso corrente o anche in qualche modo misteriose come le placche tettoniche, le faglia, le zone di subduzione e via di questo passo. Vi sono addirittura dei passaggi degni di un saggio letterario di squisito lirismo allorché “Ammirando l’operato della natura” ci indica il suo “meraviglioso mosaico di colori e composizioni”. E parlandoci dell’Italia scrive: “Ad ovest degli Appennini, possiamo osservare i precipizi della costiera ligure con romantiche baie e profonde acque, mentre, scendendo verso sud, in Toscana e nel Lazio, le spiagge diventano sabbiose.” E’ questa l’Italia vista da una nuovayorchese: “Una terra ricca di fenomeni naturali, doni sacri che hanno dato benessere alla qualità della vita spirituale e fisica dei suoi pozzuoli tempio di serapidepopoli, ed è stata una Musa perfetta che ha ispirato le più grandi opere letterarie e artistiche della storia dell’umanità.” Così Dante e Virgilio diventano un tutt’uno con Leonardo da Vinci nel loro multiforme ingegno ed è proprio la natura con i suoi fenomeni e profondi di rivolgimenti la loro madrina. E in tutto questo andirivieni dalle cime delle Alpi ai pennacchi fumosi dell’Etna un capitolo lo ha riservato a quello che considera un paesaggio divino: gli Etruschi e il loro territorio. Pagine bellissime e interessanti e che riescono a fare il paio con altrettanta capacità descrittiva con quel che ne segue sul viaggio di Virgilio negli inferi dove nel sesto libro dell’Eneide descrive l’arrivo di Enea sulle sponde di Cuma euboica, situata a 20 Km ad ovest di Napoli. E’ l’occasione per testare la fedeltà della descrizione dei luoghi fatta dal poeta in tempi così lontani da noi e di rilevarne non solo l’autenticità ma la stessa tenuta del contesto ambientale dopo che sono trascorsi tanti secoli. “A Virgilio sarebbe bastata una passeggiata fra i Campi Flegrei per trovare tutto quello di cui aveva bisogno per descrivere i luoghi degli Inferi: gas velenosi, fango bollente, caverne misteriose, vapori caldi e, in ultimo, ma non meno importante, un fiume sotterraneo.” E tutto qui è rappresentato in concreto agli occhi di Virgilio e descritti nell’Eneide: “la palude dello terapia termaleStige, il lago d’Averno, i vortici fumanti, il luogo privo di uccelli, i rigurgiti fangosi del fiume Acheronte e il fiume di fuoco, il Flegetonte”.
Ma non finisce qui, ovviamente. Ci parla del Paradiso di Dante soffermandosi su quel “contenitore forbito di numerosi riferimenti a perle, rubini, topazi, smeraldi, zaffiri, brillanti, cristalli ambra e vetro. E i riflessi della luce sulle pietre diventano occasioni di splendenti metafore: indica la perla, profonda saggezza intellettuale, i rubini, le anime dei guerrieri cristiani, i diamanti, fortezza e solidità, gli zaffiri, simbolo della vergine Maria, regina del Paradiso.
Non manca, ovviamente, un capitolo riservato a Leonardo da Vinci e alla natura delle cose. “Egli osò affermare – scrive la Pizzorusso – che la terra, in realtà, si fosse sollevata dal mare da cui era stata coperta per tanto tempo. Una volta emersa, i fiumi e l’acqua scrosciante erosero le montagne portando via i resti e muovendo i fossili da un posto all’altro.” E la lettura va anche ad esaminare la storia di due dipinti dove la geologia di Leonardo mostra i suoi segni e approfondimenti. Segue quel segreto fascino dell’Italia offerto dal suo prolifico numero di caverne, cave, grotte e crateri che bucano il paesaggio e che sono così ricche di arte e, dal punto di vista archeologico, la testimonianza dello sviluppo dell’uomo. Alla fine arriva Ischia e le sue straordinarie proprietà terapeutiche e si chiude così il ciclo di questa narrazione che sembra invitarti a riprendere la lettura per fissare nella mente i passi più affascinanti e interessanti perché sono tanti e ti riempiono la vita di rinnovati interessi e ti fanno amare la geologia per il come è stata rappresentata e per i suoi legami con la vita dell’uomo e della natura.

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