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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

I giovani europei: Emarginati dalla crisi ma pochi vanno a studiare o lavorare all’estero

Posted by fidest press agency su sabato, 21 maggio 2016

parlamento europeoIn Italia il 78% dei giovani tra i 16 e i 30 anni (quasi otto su dieci) si sente emarginato dalla crisi, oltre 20 punti percentuali in più rispetto alla media europea. Allo stesso tempo, più della metà non è interessata a trasferirsi in un altro Paese UE per studiare o lavorare.Sono solo alcuni dei dati che emergono dall’ultimo Eurobarometro commissionato dal Parlamento europeo, condotto tra il 9 e il 25 aprile su un campione di 10,964 giovani.
In 20 Paesi su 28 dell’Unione Europea, la stragrande maggioranza dei giovani si sente emarginata dalla crisi, con i Paesi più colpiti che fanno registrare i dati più negativi: si va infatti dagli oltre nove greci su dieci (93%) a meno di tre tedeschi su dieci (27%). Tuttavia, soltanto il 15% degli intervistati tra tutti i Paesi UE riferisce di essersi sentito obbligato a lasciare il proprio Paese a causa della crisi.Il 61% dei giovani in Europa non vuole studiare o lavorare in un altro Paese europeo, una cifra che si abbassa al 52% se vengono presi in considerazione soltanto gli italiani.Per quanto riguarda l’Italia, il 41% esprime invece il desiderio di fare un’esperienza all’estero, un dato ben più alto rispetto alla media UE del 32%. Eppure il nostro paese ha la maglia nera per quanto riguarda i giovani tra i 16 e i 30 anni a non aver mai fatto un’esperienza accademica o lavorativa in un altro Paese europeo (ben il 95%, contro l’88% della media Ue).
Nove giovani europei su dieci ritengono che sia importante studiare il funzionamento dell’UE e delle sue istituzioni.Il 51% crede che votare alle elezioni europee sia la miglior maniera di partecipare alla vita pubblica nell’UE, mentre in Italia è dello stesso parere soltanto il 44% dei giovani. I giovani italiani sono tra i più ottimisti d’Europa per quanto riguarda l’impatto dei social media sulla democrazia: il 63% ritiene che con il loro avvento si sia fatto un passo avanti considerevole, permettendo a tutta la popolazione di prendere parte al discorso pubblico.

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