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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

“Ma qual è il vero oggetto del referendum? Questo è il problema”

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 maggio 2016

Paola-Binetti“La campagna per il referendum non può essere affrontata ignorando tutte le questioni correlate: il premier che smette di fare politica e torna a casa; il ribaltamento della leadership nel Pd, con un potenziale ritorno alle origini; il governo che cade e il paese che va alle urne in un periodo di drammatico sfaldamento nell’area del centrodestra; la classica lotta tra il bene e il male, come accade spesso trasformata in lotta tra progressisti e conservatori; la dialettica stucchevole tra i fautori di una Italia sempre in coda rispetto all’Europa e i sostenitori di una rinascita del bel Paese, destinato a rinverdire gli allori del Rinascimento. I cento costituzionalisti di Renzi, di cui si ignorano ancora i nomi, ma contro cui si sta mobilitando una squadra di almeno altri 150 costituzionalisti che diranno cose uguali e contrarie. Il Paese si riconosce in questa atmosfera da derby nazionale, che contrappone gli uni agli altri, ma non riesce ad andare molto oltre e a capire su quali fatti concreti dovrà esprimersi con il suo si e il suo no”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare.
“Il vero talento sportivo, più ancora che politico, del nostro Premier è quello di trasformare ogni battaglia, grande o piccola che sia, non importa proprio, in una sorta di consultazione analoga a un derby cittadino. Ormai ne ha fatto un vero e proprio modello di consultazione – prosegue Binetti – come quello che fa con la fiducia. E’ un evidente riflesso della cultura digitale, dei like tipici dei media. Mi piace o non mi piace; o con me o contro di me. Le cose in realtà non stanno proprio così e nella riforma ci sono luci ed ombre che avrebbero dovuto mettere il cittadino davanti ad una scelta più articolata e più consapevole. La logica del tutto o nulla che avrebbe dovuto garantire un risultato rapido e sicuro, mostra in questi giorni le sue linee di frattura; solleva tutte le sue perplessità e spacca il Paese, prima ancora che sul referendum, sui modi del referendum. Ed è così che si crea quel circolo vizioso iniziale che rilancia continuamente un atteggiamento da tifo da stadio. Roma sì, Lazio no… Roma sì… Juventus no, anche se poi le cose vanno diversamente e la Juve vince tutto, esattamente quello che Renzi vorrebbe: vincere tutto; durare fino al 2018; concludere ancora una decina o più di ddl, senza esitare a porre la fiducia su ognuno di loro, ovviamente. L’importante è vincere, intascare risultati che almeno all’apparenza sembrano positivi e quindi porre le basi per un monocolore Pd, a guida renziana. Ed è su questo referendum sommerso – conclude Binetti – che in verità i cittadini si stanno interrogando a sinistra non meno che a destra. Vedremo se è solo una delle tante battute o se contiene un pizzico di profezia…”.

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