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Sindacato Usb: No al referendum e si allo sciopero generale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 giugno 2016

la-costituzione-della-repubblica-italianaIl Consiglio nazionale confederale dell’Unione Sindacale di Base, riunitosi a Tivoli il 29 maggio scorso, ha deciso di impegnare l’intero sindacato nella campagna sul NO al Referendum costituzionale.
Le modifiche che si vogliono apportare alla costituzione, insieme alla nuova legge elettorale, rappresentano infatti un forte ed inaccettabile restringimento degli spazi democratici, consegnando il governo del Paese in poche mani e con un consenso popolare ridotto al minimo.Dopo la grande Assemblea di Milano del 3 aprile scorso, a cui hanno partecipato oltre 1.000 delegati e rappresentanti sindacali USB, il Consiglio nazionale ha approvato una Piattaforma rivendicativa complessiva ed ha deciso di sostenerla attraverso una grande raccolta di firme e l’indizione dello sciopero generale, dando mandato all’Esecutivo nazionale di scegliere la data, preferibilmente a ridosso del Referendum costituzionale.Uno Sciopero Generale giusto e necessario, che però non può essere indetto in tempi brevi: è necessaria una costruzione dal basso, tra i lavoratori, i pensionati, gli studenti, i migranti, i disoccupati, per trasformare una giornata di astensione dal lavoro in una giornata di lotta generalizzata e di blocco reale del Paese.
La Francia è esplosa perché vuole evitare di finire come l’Italia e si batte contro l’equivalente del nostro Jobs-Act. In Italia, complici Cgil, Cisl e Uil, il Jobs act e la controriforma delle pensioni sono passate sotto dettatura di BCE e Unione Europea, senza che queste organizzazioni sindacali muovessero un dito. Da noi non si tratta quindi di evitare l’applicazione di leggi e norme contro il lavoro: in Italia serve battere leggi già in vigore.E’ un percorso più difficile e lungo e per questo l’USB crede che tutte le forze sindacali degne di questo nome debbano impegnarsi per la riuscita di una mobilitazione generale, che sconfigga gli obiettivi di riorganizzazione dello stato e le politiche del lavoro imposte dall’Unione Europea.

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