Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Processione si ferma davanti casa di Riina

Posted by fidest press agency su domenica, 5 giugno 2016

AL CAPONE -RIINA-LUCIANOCommenta il Coisp: “Guarda il caso… ieri il figlio del boss nella fiction, oggi l’inchino davanti un’altra casa che ‘conta’ proprio grazie a cose come queste. E Saviano e compagni che ne pensano?” “Guarda il caso… appena ieri paragonavamo l’aver affidato una scena tutta speciale della fiction Gomorra al figlio di un boss della camorra ai tristemente noti ‘inchini’ davanti alle case dei mafiosi e, mentre diffondevamo il nostro comunicato, si diffondeva anche la notizia dell’ultimo di questi vergognosi, pietosi, indegni, orrendi episodi. Non si è diffuso, invece, alcun commento, neppure un piccolo pensierino videoregistrato, di Roberto Saviano né di alcun altro dei noti paladini dell’antimafia a proposito né dell’uno né dell’altro fatto. Strano. Aspettiamo con ansia di sapere che ne pensa l’autore di Gomorra come anche tutti gli altri”.
Così Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo che ieri la processione che ha attraversato le strade di Corleone si è fermata per un inchino davanti alla casa dove abita Ninetta Bagarella la moglie del capo di Cosa Nostra Totò Riina, mentre il Commissario di Polizia ed il Maresciallo dei Carabinieri che erano presenti hanno subito lasciato la processione inviando una relazione alla Procura distrettuale antimafia. L’episodio, che risale a domenica scorsa, è stato ricostruito da un quotidiano, e la notizia segue di appena 24 ore la notizia che il piccolo Nicola di Gomorra, Neko per gli amici, protagonista di una scena di uno degli episodi della fiction, non è un normale baby-attore, ma è figlio del boss mafioso degli Scissionisti di Secondigliano-Scampia, ucciso in un’imboscata del 2012. Un fatto che il Coisp ha bollato come alquanto allarmante e grave, equiparandolo esattamente ai tristemente noti episodi degli “inchini” effettuati davanti alle case dei mafiosi durante le processioni.
“La considerazione è quella che abbiamo detto fino a ieri – conclude Maccari -, coinvolgere la gente in gesti, episodi e comportamenti che, di fatto, consolidano la presunta ‘autorevolezza’della criminalità è una cosa che deve essere evitata in ogni modo, con ogni mezzo, a qualunque costo. Persino voler descrivere una realtà atroce e buia come il mondo della criminalità non può rasentare il rischio di presentarla come un dato di fatto, che c’è e non può essere modificato, e deve essere accettato. Allo stesso modo non si può assolutamente accettare il rischio che la parte buona ed onesta della società, che poi è la parte maggioritaria, debba essere suo malgrado coinvolta in episodi che esulano completamente da ogni contenuto religioso ma consentono ai criminali di sfruttare e strumentalizzare ogni occasione. E’ ora di dare precedenza assoluta e categorica all’affermazione dei principi di legalità, di cultura, di civiltà, assicurandosi di non dare adito ad alcun fatto o circostanza che possa in qualsiasi maniera esaltare, rinforzare e garantire la più profonda delle falsità: che la criminalità debba godere di alcun genere di rispetto”.

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